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Fotografie © GIOVANNI MENCARINI

 
La Pieve di Codiponte
CODIPONTE - La Pieve dei Santi Cornelio e Cipriano
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Un edificio di origine longobarda
In epoca feudale Codiponte fu un possedimento conteso da varie signorie: da Matilde di Canossa, dai Malaspina, dai Lucchesi, dai Pisani e dai Fiorentini che dal 1419 lo tennero fino all'epoca napoleonica.
Era infatti un rinomato borgo commerciale e il suo ponte veniva frequentemente attraversato da coloro che, servendosi di carovane di muli, trasportavano le merci dal mare alla Pianura Padana e viceversa.
Nel medioevo, provenendo dalla marina di Luni e Sarzana, prima di arrivare a Codiponte si attraversava il "Portico", una zona che era addossata alle mura che davano sul fiume e sulla quale insistevano importanti case signorili.
Arrivati nel borgo vero e proprio si incontrava appunto il ponte a schiena d'asino dal quale deriva il nome della località (toponimo romano "Capite Pontis"). Questo sorge nel punto in cui la valle si allarga ed è più facile attraversare il fiume per accedere al borgo arroccato. In zona la strada si biforcava sulla destra in direzione del Castello e della Rocca (un tempo anche verso Ugliancaldo e le Apuane). Attraversando il ponte invece si raggiungeva la matrice dell'intero territorio di tre valli, ovvero la Pieve dei Santi Cornelio e Cipriano.
● Un raro esempio di stile proto romanico
La millenaria Pieve di Codiponte ha un posto preminente tra gli edifici di culto più interessanti della Lunigiana ed giunta intatta fino a noi anche perché nascosta e protetta da costruzioni postume.
Edificata tra il VII e l'VIII secolo, rappresenta un raro esempio di basilica in stile proto romanico.
A sud-ovest è affiancata da un insieme di costruzioni, alcune delle quali risalenti alle ultime fasi medievali della chiesa.
Questo nucleo è stato consolidato probabilmente dopo il terremoto del 1920 con una serie di contrafforti appoggiati da sud.
L'impianto comprende l'attuale canonica e la relativa scala in muratura (databile al XVI secolo per tecnica muraria e tipo di portale) che sono addossate verso nord ad una struttura del XV secolo, a sud-est ad un prospetto superstite di un edificio trecentesco, ad ovest alla base di una casa-torre. Quest'ultima è assegnabile al XIV secolo o anche prima ed ha i caratteri tipici delle fortificazioni abitabili.
La casa-torre assolveva il suo ruolo di protezione temporanea della popolazione in quanto il complesso della Pieve non era isolato nella campagna, ma adiacente ad un centro abitato del quale sono venuti alla luce numerosi reperti durante uno sbancamento per la sistemazione di un parcheggio lungo la strada regionale per la Garfagnana.
Comuni della Lunigiana
Aulla Pontremoli Fivizzano Casola e Alta valle dell'Aulella
Fosdinovo   Villafranca   Filattiera Bagnone   Comano   Zeri
Podenzana   Licciana Nardi   Mulazzo   Tresana
Il nucleo abitativo, quasi sicuramente di epoca medievale, era alquanto esteso e composto a più isolati a file di case con un muro in comune.
Il reperimento di frammenti ceramici di pentolame grezzo permette di stabilire il periodo di frequenza del borgo in un'epoca compresa tra una data non ben precisabile attorno al 1000 e la fine del Trecento.
L'immagine attuale della chiesa si deve ai vistosi rifacimenti del XIV secolo. I fianchi e la facciata recano appunto l'impronta di tale periodo, sia per quanto riguarda la muratura, che gli elementi decorativi.
L'impianto basilicale con due absidi è a tre navate, separate da una doppia fila di tre colonne, che sostengono archi a tutto sesto. Alla metà del 1100 molto probabilmente risale la decorazione scultorea dei capitelli raffiguranti motivi floreali, sirene bicaudate, fiere, oranti ed atleti. Sono figure di significato allegorico, opera di maestranze ritardatarie, legate a schemi tendenzialmente ripetitivi.
● I lavori di restauro del secolo scorso
Negli anni Ottanta del XX secolo la Pieve è stata oggetto di cospicui lavori di restauro che hanno lasciato inalterate le sue forme fino ad oggi, eccetto gli interventi ottocenteschi che sono stati in gran parte asportati.
I lavori, effettuati dalla Soprintendenza ai Beni Artistici ed Architettonici di Pisa, hanno riguardato il consolidamento dell'edificio e l'eliminazione delle infiltrazioni di acqua piovana e di falda. Particolarmente interessati la pavimentazione e la copertura. Dopo la demolizione del pavimento ottocentesco, ne è stato costruito uno nuovo, in cotto, sopra i resti di quello trecentesco che era in lastre di arenaria.
Delle cospicue trasformazioni realizzate nell'Ottocento oggi restano solo la torre campanaria e il portale principale che, secondo una memoria orale raccolta dal Formentini, proverrebbe dal diroccato monastero delle Clarisse.
Con tutta probabilità, tra la demolizione della vecchia torre campanaria e la costruzione di quella moderna dell'Ottocento, l'edificio fu corredato da un semplice campanile a vela, o forse solo da una campanella interna.
Il portale laterale, venuto alla luce nella sua interezza durante questi restauri, appartiene ad un periodo più tardo del 1100 e probabilmente va ricollegato alla massiccia ristrutturazione avvenuta nel XIV secolo.
● I capolavori artistici al suo interno
Al periodo in cui il rituale del Battesimo si spostò da quello ad infusione a quello ad immersione risale la costruzione di un nuovo fonte battesimale in pietra che, con tutta probabilità, è quello stesso conservato in fondo alla navata destra. Trattasi di un massiccio monolite in arenaria scavata, che poggia su una tozza base quadrangolare, sul cui fronte è scolpito un capro stilizzato, simbolo del male.
Per quanto riguarda la pavimentazione c'è da rilevare che parte degli strati medievali più antichi sono stati tagliati per l'escavazione delle tombe altomedievali, che sono numerose, sia all'interno che all'esterno della chiesa.
Prive di corredo, possono risalire a non oltre il secolo VIII, datazione approssimativamente ottenuta analizzando il materiale contenuto nel terreno adiacente alle loro coperture. Per la loro sistemazione nell'area consacrata non rispettano un unico orientamento est-ovest, ma sono disposte anche in direzione nord-sud.
Tra i capolavori artistici che appartengono alla Pieve c'è un prezioso polittico di scuola senese del '400 raffigurante la Madonna di Codiponte con i Santi Cornelio e Cipriano e il Volto Santo, attribuito dagli esperti al lucchese Angelo Piccinelli.
L'edificio custodisce anche un prezioso affresco della prima metà del XIII secolo raffigurante San Francesco. Quest'ultimo venne alla luce durante i lavori di restauro della chiesa e si tramanda che sia il più antico ritratto del Poverello d'Assisi.
● La Pieve aveva una vasta giurisdizione
La Pieve dei Santi Cornelio e Cipriano venne menzionata per la prima volta nella Bolla di Papa Eugenio III del 1148. L'origine longobarda di questo luogo è testimoniata dalla presenza del toponimo Sala e da un documento del 793 che si riferisce alla fondazione della Chiesa di San Cipriano.
Il toponimo Capite Pontis rappresentò un luogo strategico per il passaggio sia delle greggi transumanti che per i pellegrini che dalla Lunigiana si spostavano in direzione della Garfagnana per poi raggiungere la città di Lucca.
Nel 1276 l'amministrazione della Pieve di Codiponte si estendeva fino a Cerignano, Alebbio, Vinca, Terenzano ed Ugliancaldo. Interessava quindi una striscia di terra che va dal Monte Sagro fino al torrente Rosaro. Dagli estimi del XV secolo si comprende come la sua giurisdizione si sia sviluppata lungo la strada identificabile con l'antica Luni - Forum Clodi e poi con la «via di Reggio». Si ritiene che, in origine, il piviere di Codiponte comprendesse anche le terre soggette al Monastero di Monte dei Bianchi, che dopo il declino della dinastia degli Attoni erano tornate alle precedenti istituzioni di appartenenza. Il rientro definitivo alla dipendenze della pieve avvenne nel 1470.
L'antichità del tracciato viario, la posizione della matrice su un passaggio obbligato dello stesso, il ritrovamento della Stele della tarda età del Bronzo, permettono di ipotizzare anche in questo caso la derivazione della circoscrizione ecclesiastica da una unità demo-territoriale ligure-apuana.
Gli scavi della chiesa pievana, oltre a chiarire le diverse fasi costruttive, hanno evidenziato infatti l'esistenza sovrapposta di un insediamento romano e di uno preromano nello stesso luogo dove, nel Medioevo, fu innalzato il complesso monumentale.
Pur tuttavia, potrebbe non esserci una continuità di vita tra le due epoche. Infatti, sotto le tombe più antiche, molto labili sono le tracce relative ad una frequenza umana di epoca compresa tra il V e l'VIII secolo, quando peraltro dalle fonti scritte la località era già conosciuta e designata dal toponimo ad Sanctum Ciprianum.
Testi consultati - Vedi pagina principale "La Lunigiana"  Testi consultati: per la redazione di queste note si è fatto particolare riferimento
al volume "Storia dell'insediamento in Lunigiana - Alta Valle Aulella - a cura di Isabella Ferrando Cabona ed Elisabetta Crusi - SAGEP editrice Genova.
Per altre info di rilevanza, vedi pagina principale "La Lunigiana"
 

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