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Trofeo Baracchi del 1952 - Fausto Coppi in coppia col giovanissimo Michele Gismondi. I due taglieranno il traguardo col 3° tempo assoluto

FAUSTO COPPI
Le sue imprese sportive attraverso interviste, racconti personali, aneddoti... (2)

AGOSTO 1939 -  Fausto Coppi, da dilettante, riportò un successo anche a Pugliola di Lerici
Pugliola di Lerici (SP) - La lapide in memoria di Fausto Coppi e i premi della corsa a lui intitolata
A PUGLIOLA, NEL COMUNE DI LERICI (SP), UNA LAPIDE RICORDA
uno dei sei successi del ventenne Fausto Coppi quando correva da dilettante indipendente. Nella targa marmorea è scolpito il famoso passaggio della borraccia con Gino Bartali e si può leggere la seguente epigrafe: "Il 6 agosto del 1939, qui in PUGLIOLA, FAUSTO COPPI continuò la serie delle sue vittorie poi, tenace, semplice, leale, diventò "CAMPIONISSIMO" del ciclismo nel mondo e lo rimase per sempre. Ora, perchè sia esempio ai giovani, questa lapide PUGLIOLA pone in memoria il 10/08/1997".
La firma è del Comitato "Memorial Fausto Coppi" - Coppa "Contessa Carnevale", che ogni anno, in ricordo dell'avvenimento, organizza un' importante corsa ciclistica riservata ai dilettanti, nel 2010 valida come prova unica del Campionato Provinciale Spezzino categoria Juniores, ma aperta agli atleti di tutte le regioni.

Il "Memorial Fausto Coppi" a Pugliola di Lerici (SP)

Le memorie dell'epoca raccontano che la soddisfazione del vittorioso Coppi fu mitigata dal fatto che gli venne rubato il portafoglio. Il promettente campione dovette correre il giorno dopo a Firenze, ove raccimolò qualche soldo per tornare a casa e non fare una brutta figura nei confronti dei familiari.

OTTOBRE 1946 - Fausto Coppi vince il suo primo Giro di Lombardia (40a edizione)
Velodromo Vigorelli di Milano: Fausto Coppi taglia il traguardo da trionfatore del Giro di Lombardia 1946. Per una illusione ottica, Casola e Motta sembrano sprintare, ma devono invece ancora compiere un giro della pista.
SUL GHISALLO QUALCUNO DEI PRIMI MISE I PIEDI A TERRA
All'epilogo di una corsa spasmodica, che è tutta un film di avventure, Fausto Coppi passa tutto solo sotto lo striscione d'arrivo del Giro di Lombardia. La vittoria del biancoceleste numero uno in campo, ottenuta a 36.046 KMh di media e con una temperatura invernale, è raddoppiata dal successo del giovane Luigi Casola, secondo arrivato. Per poco non si è battuta la media oraria di Ricci, ma bisogna considerare che, in parecchi tratti, le strade erano viscide per la pioggia caduta e costringevano alla prudenza. Per questa considerazione, il tempo totale va ritenuto un vero primato. Del resto, Coppi è l'atleta dei primati. In ogni suo successo c'è sempre un particolare tecnico che distingue la sua alta classe.

Anche in quest'ultima vittoria, che chiude la sua annata trionfale (anche se per cause varie e sorte avversa egli è stato sconfitto nel Campionato del Mondo e nel Giro d'Italia) c'è qualche cifra che sarà ricordata a fianco del risultato tecnico.  Come le centinaia di migliaia di persone che erano sicure della sua affermazione, una folla di sportivi che lo ha accolto dovunque con festose dimostrazioni di simpatia. In apertura di stagione Fausto Coppi ha vinto a Sanremo la corsa dei mandorli in fiore, arrivando tutto solo, come si addice ad un campione di razza. In chiusura di stagione, Fausto Coppi ha vinto a Milano la corsa delle foglie gialle, arrivando ancora da solo, come si addice ad un campione di razza.
Sul prato del Vigorelli, il vincitore è conteso da decine e decine di ammiratori. Dopo molti sforzi, riesce a guadagnare l'entrata degli spogliatoi: ha gli occhi rossi e reca sul viso i segni dello sforzo compiuto. Il campione della Bianchi ha proprio dato fondo a tutte le sue risorse per  strappare l'ambita vittoria. Rilascia alla stampa alcune impressioni sulla gara: "E' stata una gara durissima, soprattutto perchè ho molto sofferto del freddo. Ho avuto  forse il torto di "lavorare" troppo in partenza; però sul Ghisallo sono andato via bene. Confesso che nel finale ero abbastanza stanco e vi dico infine che Casola e Motta hanno viaggiato molto forte."

LA CAPARBIETA' DEL VINCITORE E DEL PRIMO DEGLI STRANIERI  -  Coppi era partito sulla salita del Ghisallo dopo circa un chilometro e aveva percorso gli 8 chilometri e 800 metri in 27'03", migliorando di ben 30" il tempo stabilito da Bartali lo scorso anno. Una grande impresa, se si considera che non aveva punti di appoggio, la strada era viscida per l'umidità e il freddo pungente non favoriva le prestazioni atletiche. Vale la pena ricordare che il migliore degli stranieri E. Idée (arrivato 14°), sul Ghisallo aveva dovuto mettere i piedi a terra e compiere un chilometro a piedi con la bicicletta a mano (e non andava molto più piano di chi riusciva a pedalare). Arrivato in vetta con un distacco onorevole, nella discesa non si era perso d'animo e aveva recuperato coraggio e smalto atletico per tagliare il traguardo in una discreta posizione..

Ordine d'arrivo del 40° Giro di Lombardia:  1° Fausto Coppi (Bianchi) che compie i 231 Km del percorso in 6 ore 24'30" alla media oraria di 46.046 Km . - 2° Luigi Casola (Bianchi) a 40" - 3° Michele Motta (Welter) a 41" - 4° Italo De Zan (Olmo) a 1'45" - 5° Bruno Pasquini (Legnano) a 2' - 6° Osvaldo Bailo - 7° Elio Bertocchi - 8° Antonio Covolo - 9° Ubaldo Pugnaloni - 10° Severino Canavesi ... - 14° E. Idée a 5' (primo degli stranieri).
Fonte: "La Gazzetta dello Sport" del 28 ottobre 1946 - (art. Bruno Roghi e Guido Giardini)
NON SEMPRE LA SALITA DEL GHISALLO RISULTAVA DECISIVA

E' noto che la salita del Ghisallo è stata inclusa per la prima volta nel percorso del Giro di Lombardia nell'anno 1919. Nei primi anni, dal 1905 al 1910, la gara si era disputata sempre in pianura o con i soli saliscendi brianzoli. Dal 1910 in poi aveva avuto il Brinzio come maggiore difficoltà.
Che la salita del Ghisallo sia notevole e difficile non ci sono dubbi e tuttavia la storia del Giro di Lombardia fa rilevare che, fino al 1946, solo quattro volte in tutto questa temuta salita aveva visto emergere nettamente il vicitore della corsa tanto da non essere più ripreso. La fuga del vincitore sulla famosa asperità si verificò infatti soltanto negli anni 1926 (Binda), nel 1935 (Mollo), nel 1937 (Bini), nel 1940 (Bartali). Tutte le altre fughe dei vincitori della classica corsa autunnale ebbero luogo in punti diversi del percorso, prima o dopo della "Madonnina".
Nel 1935 Mollo fuggì tra l'incredulità degli inseguitori, i quali pensarono ad un suo probabile crollo. Il torinese aveva davanti a sè ancora 170 Kmh e le salite del Marchirolo e del Brinzio. Il fuggitivo tenne invece duro per reggere magnificamente nella fase finale, con gli inseguitori impegnati allo spasimo per riprenderlo.
Nel 1937 Bini approfittò di un lieve ritardo di Bartali in Valbrona e partì alla caccia del fuggitivo Landi (che aveva fatto da lepre in salita). Lo raggiunse e lo lasciò subito per poi tenere testa magnificamente al disperato inseguimento di Bartali fino all'arrivo. Va comunque ricordato che, nella discesa verso Barni, il toscano era stato attardato da una foratura.
La più bella rivincita sugli avversari e sullo stesso Ghisallo Gino se la prese nel 1940, quando stroncò una fuga di Coppi per poi passare da solo sulla Madonnina, senza essere più raggiunto. Quella fu una delle più belle ed ammirate vittorie di tutta la splendente carriera di Gino Bartali...

Estratto da "La Gazzetta dello Sport" del 2 ottobre 1946
GIRO D'ITALIA 1947 -  Una toccante lettera al fratello Serse dopo la vittoria di tappa a Napoli
"La Gazzetta dello Sport" del 2 giugno 1947 - Prima pagina dedicata alla vittoria di Coppi nella tappa Roma-Napoli del 30° Giro d'Italia
NELLA CITTA' CAMPANA LEONI E BARTALI BATTUTI IN VOLATA
Il giorno prima i corridori avevano scioperato per portare avanti alcune loro rivendicazioni. Un episodio clamoroso, che aveva fatto molto rumore. La gara che ha portato la carovana del Giro nell'azzurro del Vomero era filata via abbastanza liscia fino a Cassino, dove i corridori avevano effettuato il rifornimento. Da registrare soltanto uno scatto di Canavesi sulla breve salita di Frosinone, dove questo minuscolo arrampicatore che non protestava mai e parlava sottovoce, aveva avuto il suo momento di gloria. A Cassino un po' di raccoglimento davanti a tanta rovina. Pareva di vedere un enorme scheletro già incorporato nella natura. La popolazione mostrava segni di sbalordimento e confusione alla vista di tanta gente che si era riversata in loco.
Dopo Cassino la corsa era entrata nel vivo, l'andatura si era velocizzata

di colpo, dando luogo a scatti e fughe. Ronconi era stato il primo a tentare di andarsene; in evidenza anche Martini, Vicini, Fiorenzo Magni, Vittorio Rossello, Leoni, Toccaceli, Crippa, Servadei e Peverelli. Ma i luogotenenti erano abbastanza vigili e gli stessi Coppi e Bartali, ogni volta, si erano messi in testa al gruppo per riportarsi sui fuggitivi. Cosicché la corsa si era decisa solamente sulla salita del Vomero. Cottur aveva decisamente allungato il passo, mentre Coppi stava bevendo, ma Fausto aveva scagliato via con forza la borraccia e si era dato subito all'inseguimento. Le danze erano iniziate...
Coppi fu il dominatore dell'ultima salita ed entrò sulla pista di arrivo seguito da Leoni, da Toccaceli, da Bartali, da Cottur e da Martini. La volata non ebbe storia, anche perchè non ci fu una vera volata: Coppi e Leoni mantennero la loro posizione, solo Bartali superò Toccaceli e Martini si lasciò dietro Cottur. La vittoria di Fausto Coppi era già decretata. Si era visto troppo bene che nessuno avrebbe potuto batterlo, tanto era risoluto, freschissimo, prepotente nella sua azione.
Piuttosto Coppi e Bartali furono anche allora i principali protagonisti e la folla incontenibile si era divisa in due anche a Napoli. 

"A MIO FRATELLO SERSE PRESSO L'OSPEDALE CIVILE DI CORTONA" 
Dopo l'arrivo a Napoli Fausto volle rivolgere un affettuoso pensiero al fratello Serse, che era ricoverato all'ospedale civile di Cortona con una gamba fratturata in seguito ad una caduta nella tappa di Perugia. Sotto i passi principali della sua lettera raccolta da Giorgio Fattori:  "Stasera al Vomero, Serse, avresti sorriso. Ho vinto in una difficile volata contro un Bartali impegnatissimo a dare la grande soddisfazione ai suoi molti tifosi di Napoli. Mi hanno fotografato, intervistato, fatto parlare alla radio, colmato le braccia di fiori. Le cose di sempre insomma, le cose di ogni vittoria, ma che ogni volta acquistano un sapore nuovo ed intenso, la gioia segreta dell'uomo di essere, in un qualunque momento della sua vita, il più forte... Ma una vittoria è mutilata e sterile se non si può parteciparla, riviverla con una persona cara. E noi due, tutte queste gioie, le mescolammo sempre nel nostro affetto e ci parve, nel dircele, che fossero ancora più belle. Tu stasera, Serse, non eri da me col sorriso polveroso e felice a stringermi silenziosamente il braccio nella vettura che ci porta in albergo dopo la faticosa corsa... Tu eri invece lontano in un bianco lettuccio d'ospedale, come in quei raccontini commeventi che si trovano sui giornali per ragazzi; eri laggiù con la tua gamba dolorosamente ferma che, forse, nell'ascoltare la radio-conaca della corsa ha avuto un fremito impercettibile nel pensiero di una pedalata, quasi per aiutarmi ad arrivare primo. Sono arrivato primo, Serse, ma stavolta non sono <molto contento>, come si usa dire al microfono nelle smozzicate frasi del dopocorsa. Non sono molto contento perchè ti ho perduto per via, per quella strada livida di polvere che porta a Perugia. Quella sera, Serse, dopo l'arrivo scongiurai Zambrini che mi portasse da te. Piangevo anche... Purtroppo nello sport, come in un combattimento, non ci si può mai voltare e dondolarsi sulla facile vena dei sentimentalismi. Non so se questo l'hanno capito i miei tifosi che mi chiedono l'autografo e tengono la mia fotografia in tasca. Non so se l'hanno compreso quelli che troppo facilmente catoneggiano sui miei lauti giuadagni e sospirano invidiosi al pensiero di una vita facile, un biglietto da mille per cento pedalate; non so se hanno mai considerato come sia amara quella disciplina che mi costrinse ad andare a letto (anche se non potevo dormire) quella sera che scongiuravo Zambrini di portarmi da te. Se hanno compreso insomma che anche noi atleti, come tutti, abbiamo i nostri sacrifici amari, che non si sanno. Stasera ho vinto, Serse, ma non sono molto contento perchè, per quanto tenda l'orecchio ogni tanto nella gara, non odo il fruscio familiare della tua ruota sulla mia e se mi volto non vedo, tra i tanti avversari, la tua ciondolante figura di impareggiabile fratello che arranca veloce per prendermi, anche per darmi, se lo chiedo, tutta la bicicletta. Stasera, dopo che avevo tagliato il traguardo e ancora non ero sceso di macchina, Leoni mi si portò al fianco e mi abbracciò per la gioia. Leoni è il mio caro compagno, e fui felice del suo gesto. Ma tu mancavi, ed era buffo che i fiori che mi diedero mi sembrassero come avvizziti. Guarisci presto, Serse. Tuo Fausto."
Da questa lettera piena di affetto per il proprio fratello si può ben capire il dramma umano vissuto da Coppi quando, nel giugno del 1951, le conseguenze di un trauma al capo per una caduta nel Giro del Piemonte si rivelarono fatali al povero Serse, che morì nella notte alla clinica Sanatrix di Torino dove era stato ricoverato.

Ordine d'Arrivo della tappa Roma-Napoli:  1° Fausto Coppi (Bianchi) che percorre i 231 Km in 6 ore 50'07", alla media di Km 33,795 - 2° Leoni (Bianchi) - 3° Bartali (Legnano) - 4° Toccaceli (Olmo) - 5° Martini (Welter) - 6° Cottur (Wilier-Triestina) - 7° Besci (Welter) - 8° Ronconi (Benotto) - 9° Cecchi (Welter) - 10° Peverelli (Lygie), tutti con lo sesso tempo.
Classifica Generale dopo l'arrivo a Napoli:  1° Gino Bartali in 50 ore 09'40" - 2° Fausto Coppi a 2'41" - 3° Bresci a 3'02" - 4° Ortelli a 5'29" - 5° Cottur a 7'44" - 6° Ronconi a 8'49" - 7° Maes a 10'04" - 8° Vicini a 12'56" - 9° Cecchi a 13'19" - 10° L. Maggini a 19'27"
Fonte: "La Gazzetta dello Sport" del 2 giugno 1947 - (art. Emilio De Martino e Giorgio Fattori)
GIRO D'ITALIA 1947 -  Nella prima tappa dolomitica Coppi battuto da Bartali a Pieve di Cadore
Fausto Coppi impegnato in salita tra due ali di folla che lo incita a gran voce
FAUSTO ACCUSATO DI AVER SFRUTTATO LA SCIA DELLE MACCHINE
Nella prima fuga si mette in luce Renzo Zanazzi. Martini primo nel Gran Premio della Montagna al Passo di Mauria. Si distingue anche Biagioni. Gli assi si sprecano in un poderoso inseguimento e Coppi raggiunge Bartali a 4 chilometri dall'arrivo, ma viene poi battuto nella volata finale. Il vincitore scompare subito, prima letteralmente sommerso dalla folla, poi sottratto alla calca da Pavesi e dai meccanici della Legnano. In albergo si presenta freschissimo, ma è di umore piuttosto nero e si lascia andare in un'intervista dai toni polemici: "Accidenti alle macchine!" protesta "se non c'erano le automobili, Coppi non mi pigliava più. Mi ha raggiunto proprio in salita, dove, anche oggi, ho fatto vedere di essere più forte di lui. E possibile? Può darsi un fatto di questo genere? Non può essere, lo dico io che me ne i
ntendo. Tutta colpa delle macchine! Non mi importava nulla di perdere la tappa

battuto da Leoni o da Martini, o da qualunque altro avversario; anche da Coppi, guarda un po' cosa dico: anche da Coppi, purché avesse fatto la corsa come si deve. Invece mi ha raggiunto manovrando negli ultimi chilometri nella scia delle macchine. Io me ne vado a casa se non finisce questa storia!" Poi si era subito dimenticato di queste fiere dichiarazioni di protesta e aveva aggiunto: "Vedrete giovedì come lo batto!".

COPPI INTERVISTATO:"SERSE MI HA TELEGRAFATO CHIEDENDOMI LA VITTORIA E LA MAGLIA ROSA" 
In un'altro albergo, Coppi sta riposando in camera e non è per niente contrariato dalla sconfitta, anzi riconosce apertamente la superiorità odierna del vincitore: "Bartali oggi andava tanto forte sia in salita che in discesa da non poter essere battuto! Quando Zanazzi si mise in fuga, dovetti prodigarmi quasi da solo per tirare il gruppo all'inseguimento. Bartali è logico che non tirasse. Ma Ortelli e Ronconi, secondo me, avrebbero dovuto farlo. Ho lavorato oggi come non mi era mai accaduto di dover fare durante la mia carriera. Comunque sono riuscito a raggiungere Bartali in prossimità del traguardo, a 150 metri dal quale ho creduto, per un momento, di poter vincere la tappa. Ma mi è andata male... Ieri Serse mi aveva telegrafato chiedendomi la vittoria e la maglia rosa. Purtroppo stasera non posso accontentarlo, povero Serse... Vedremo giovedì, chissà, certo che è dura. Però non si sa mai; mi sento benissimo, anzi potrei dire di non essere mai stato bene come adesso."

Ordine d'Arrivo della tappa Vittorio Veneto - Pieve di Cadore:  1° Gino Bartali (Legnano) che percorre i 200 Km in 6 ore 07'57", alla media di Km 32,613 - 2° Fausto Coppi (Bianchi) st - 3° Leoni (Bianchi) a 11" - 4° Martini (Welter) a 14" - 5° Biagioni (Benotto) a 20" - 6° Ronconi (Benotto) a 26" - 7° Crippa (Lygie)  - 8° Bresci (Welter) - 9° Cecchi (Welter) - 10° Ortelli
Classifica Generale dopo l'arrivo a Pieve di Cadore:  1° Gino Bartali in 92 ore 42'51" - 2° Fausto Coppi a 2'41" - 3° Bresci a 4'11" - 4° Ronconi a 9'15" - 5° Ortelli a 9'52" - 6° Cecchi a 13'15" - 7° Maes a 13'23" - 8° Vicini a 16'42" - 9° Martini a 17'17" - 10° Crippa a 20'28"
Classifica Finale del 30° Giro d'Italia:  Al Vigorelli di Milano Fausto Coppi nel 1947 vinse il suo secondo Giro d'Italia (dopo quello del 1940) precedendo Gino Bartali di 1'43"; al terzo posto Giulio Bresci con un ritardo di 5'54". 
Fonte: "La Gazzetta dello Sport" dell'11 giugno 1947 - (interviste estratte da un art. di Danilo Mazzucato)
"La Gazzetta dello Sport" - ottobre 1946 - Fausto Coppi vince il Giro di Lombardia "La Gazzetta dello Sport" - settembre 1947 - Fausto Coppi vince il Giro del Veneto "La Gazzetta dello Sport" - marzo 1948 - trionfo di Fausto Coppi alla classica italiana Milano-Sanremo "La Gazzetta dello Sport" - giugno 1948 - Fausto Coppi vince la tappa di Cortina al Giro d'Italia "Tuttosport" - ottobre 1948 - Fausto Coppi stravince il Giro di Lombardia Una delle foto più belle e famose di Fausto Coppi, scalatore al Tour del France del 1949, accompagna un articolo di Jacques Goddett su "Lo Sport Illustrato"
Prime pagine di quotidiani sportivi dedicate ad alcune tra le più importanti vittorie di Fausto Coppi
AGOSTO 1947 -  Dopo una fuga solitaria di 170 chilometri, Coppi vince il Giro del Veneto
Fausto in un ritratto con la sua bicicletta e la maglia di Campione d'Italia
FIORENZO MAGNI ARRIVA SECONDO CON OTTO MINUTI DI RITARDO
Sembra che Fausto si diverta a mettere in imbarazzo gli esperti del mestiere. Quando tutti pensano che difficilmente possa vincere, eccolo dimostrare il contrario con un'impresa sbalorditiva. Quando lo si pensa un possibile vincitore invece ti combina uno scherzo magari tipo Reims o Giro della Svizzera. Un grande, un grandissimo campione è questo Coppi, che tutto può vincere, che può anche perdere, ma che sa imprimere sempre il suo nome nei cervelli degli sportivi con imprese mirabolanti. Quello che ha fatto vedere oggi nel Giro del Veneto ha del superlativo. Assente Bartali, si era prefisso il programma di partire a fondo alle maggiori difficoltà per tentare la grande vittoria. Era un modo del tutto particolare di dimostrare all'assente le sue superbe condizioni di forma, era il modo più convincente per confermare la sua grande classe agli sportivi tutti. In risposta a Bartali, Coppi ha voluto dimostrare che questo Giro del Veneto, disegnato su un percorso magnifico e accidentato, si poteva vincere senza attendere le rampe finali. Per questo è partito a poco meno di 170 chilometri dal traguardo per sconvolgere ogni piano tattico avversario e travolgere, progressivamente, ogni resistenza. La sua maglia rosa filava come un diretto, scavalcando salite e discese,

pianure e ancora salite e discese, con una regolarità di marcia cronometrica. Più nessun avversario lo vide se non dopo il traguardo che gli inseguitori raggiunsero quando Fausto già aveva percorso il giro d'onore. E' stata questa una grande impresa che Coppi ricorderà per sempre, anche perchè può essere quella che gli donerà un nuovo titolo nazionale. Infatti questa sera è primo nella classifica del campionato con cinque punti di vantaggio sui rivali più pericolosi che sono Ortelli, Ronconi e Cottur.

GLI ORGANIZZATORI CAMBIARONO PERCORSO E "GINETTACCIO" NON SI PRESENTO' AL VIA 
Molti sportivi ci tenevano a sapere perchè Gino Bartali non aveva partecipato al Giro del Veneto. Tutti sperarono fino all'ultimo che il fiorentino avrebbe ponderato e considerato bene le responsabilità del suo atto e che, alla fine, si sarebbe potuto ricredere. Invece non fu così. La causa principale della sua assenza venne addebitata agli organizzatori della corsa e al suo direttore, rappresentante dell'U.V.I. Questi, dopo un accurato sopraluogo alla parte finale del percorso, avevano ritenuto che la salita di Castelnuovo poteva essere pericolosa per il peggiorato fondo stradale e l'avevano sostituita con un'altra più lieve che da Vò porta a Teolo.  Una decisione umana e da tutti approvata, meno che da Bartali, che ritenne diminuite le sue probabilità di successo. A nulla valsero le esortazioni e le preghiere dei dirigenti, le suppliche del segretario dell'U.V.I., di amici ed appassionati che ritenevano le difficoltà da superare adattissime ad uno scalatore. Bartali non ascoltò nessuno e se ne andò a bordo della sua automobile, tra la costernazione degli organizzatori e di tutti gli sportivi padovani, mortificando in tal modo i suoi sostenitori e mancando ai suoi doveri verso lo sport e la sua Casa che non partecipava certo alla corsa per capriccio. Rinunciò in tal modo anche al tentativo di conquistare il titolo nazionale. Insomma un'alzata di testa non certo degna di una grande campione.
Secondo i bene informati, invece, Gino ce l'aveva con L'U.V.I. per la faccenda di Reims ed era infuriato con i giornalisti, che a suo avviso gli erano avversi. Insomma un bel caratterino, che lo faceva litigare un pò con tutti, portandolo a questi clamorosi gesti che lasciavano l'amaro in bocca agli sportivi e a tutti coloro che gli volevano bene e lo apprezzavano. Da qui il soprannome di "Ginettaccio".

Ordine d'Arrivo del Giro del Veneto 1947:  1° Fausto Coppi (Bianchi-Pirelli) che compie i 280 chilometri in 8 ore e 31' alla media di 32,876  -  2° Fiorenzo Magni  a 8'  -  3° Angelo Menon - 4° Antonio Bevilacqua - 5° Olimpio Bizzi - 6° Giordano Cottur - 7° Domenico De Zan - 8° Alfredo Martini - 9° Salvatore Crippa - 10° Bruno Pasquini
Classifica del Campionato Italiano dopo la 4a prova:
  1° Fausto Coppi con punti 22 - 2° Ortelli, Ronconi e Cottur (17) - 5° Motta e Bresci (12) - 7° Bartali (10)  - 8° Bevilacqua, Menon e F.Magni (9) - 11° L.Maggini e Vicini (8) - 13° Bizzi S.Maggini e Ricci (7) - 16° De Zan (6)
Fonte: "La Gazzetta dello Sport" del 1 settembre 1947 - (art. Guido Giardini )
OTTOBRE 1947 -  Coppi vince un 41° Giro di Lombardia che rimarrà nella storia del ciclismo
Giro di Lombardia 1947 - Fausto Coppi irrompe sulla pista dell'Arenaccia acclamato dalla folla. Per lui ancora pochi metri prima del trionfo
IL TORTONESE CENTRA LA SUA 14a VITTORIA STAGIONALE
E'' stato questo un Giro di Lombardia  che è da consegnare alla storia dello sport ciclistico. Tutto è stato detto sul protagonista numero uno, Fausto Coppi, molto si è detto del protagonista numero due, Gino Bartali. Bisogna ancora capire perchè Bartali, in Valbrona, non è stato pronto a seguire Coppi. Alla prepotente e decisa azione di Coppi, lanciato alla caccia di Magni e Bizzi, non ha fatto seguito una risposta del fiorentino che al rifornimento era transitato tra gli ultimi del plotone. Un errore di calcolo, un'indecisione, una crisi passeggera?  Coppi in quella ventina di chilometri ha conquistato 2'20" di vantaggio. Bartali non è un pivello delle corse da commettere errori gravi. Una sola ragione può spiegare un così netto distacco: Coppi ha volato in quella

prima fase del suo impetuoso attacco e forse lo stesso Bartali non credeva di perdere tanto tempo prima della salita del Ghisallo; forse era anche convinto di poterlo riprendere in salita.
Bisogna  anche  aggiungere che nessuno di coloro che erano rimasti con Bartali dopo lo scatto di Coppi era in grado

di fare molto di più, salvo il francese Teisseire, che però commise l'errore di gettarsi in un inseguimento isolato senza molta speranza, anzichè unire le sue forze a quelle degli altri che erano in ritardo. A lui e a tutti gli altri avversari di Coppi (tanto i fuggitivi, quanto gli inseguitori) è mancata quella qualità che nessun corridore al mondo possiede in dosi elevate: la grande classe e la velocità impressionante, tipiche dei "puro sangue" del ciclismo. E i franco-belgi cosa facevano con Bartali dopo la fuga di Coppi?  Erano scesi in Italia con tanto orgoglio e tanta ambizione ma sono stati inferiori ai nostri campioni e complessivamente inferiori  anche ai nostri rincalzi, per cui, anzichè attaccare come era nei loro programmi,  hanno dovuto difendersi e rimanere rassegnati nel gruppo staccato da Coppi, che andava verso il Ghisallo senza speranze. Se
Giro di Lombardia 1947 - De Santi e Ortelli in fuga sulla salita del Brinzio, ma la loro iniziativa durerà poco

è vero che il ciclismo italiano su strada fa scuola, vengano più spesso tra di noi ad imparare e sarà tanto di guadagnato per tutti.  Le sconfitte non devono scoraggiare ma spronare a migliorarsi.

GIRARDENGO PRONOSTICO' BARTALI VINCITORE  - Costante Girardengo da un pezzo non seguiva corse su strada. Quest'anno si era visto solo all'arrivo della Sanremo. "Gira" si è dato anima e corpo alla sua fabbrica di biciclette in Alessandria e al tiro a volo, la sua nuova grande passione. Ma questa volta non ce l'ha fatta a rimanere a casa. E' venuto a Milano, ha chiesto un "passaggio" e l'ha ottenuto dal direttore della "Gazzetta". Così ha potuto seguire da vicino il 41° Giro di Lombardia; come vedere un'opera da un palco di proscenio e ne è rimasto affascinato. Domenica mattina, al Poligono della Cagnola, durante le operazioni preliminari della corsa, aveva espresso un suo giudizio: "E' la giornata di Bartali. Coppi oggi non ce la fa con questo tempo, col Ghisallo che troveremo..." - Alla fine, davanti alla strabiliante realtà dei fatti, s'era ricreduto anche lui. Anche le vecchie volpi non sempre hanno il fiuto fino. All'arrivo non seppe trovare parole sufficienti per esaltare l'impresa di Fausto Coppi. Alla fine buttò fuori il suo pensiero, con parole che sgorgavano dal cuore: "E' stata un corsa alla morte, con tutte le fughe, con tutte le speranze durate la vita d'un fiore, con tutti quegli attacchi e contrattacchi che alla fine hanno fatto il gioco dell'uomo più forte. Coppi è stato di gran lunga superiore all'intero campo avversario. E' in una forma che gli permette di fare quello che vuole..." - Poi parlò di Bartali: "Bartali mi è parso un poco sciupato. Ad ogni modo ha lottato anche oggi con un coraggio leonino, ma non poteva fare di più contro un Coppi scatenato a quel modo. Dirò una cosa banale, ma senza Coppi la corsa sarebbe stata assai più equlibrata..."

Ordine d'Arrivo del 41° Giro di Lombardia:  1° Fausto Coppi  -  2° Gino Bartali  -  3° Italo De Zan
Medie parziali di fine gara:  Fausto Coppi dalla vetta del Ghisallo all'Arena ha percorso i Km. 59 in 1 ora e 32', alla media di Kmh. 38,480.
Per compiere il tragitto dal Ponte della Malpensata all'Arena di Km. 43 ha impiegato 1 ora e 2', alla media di Kmh. 41,600. v
Fonte: "La Gazzetta dello Sport" del 28 ottobre 1947 - (art. Guido Giardini e Danilo Mazzucato)
MARZO 1948 -  Nuovo trionfo di Coppi che vince per la seconda volta la Milano-Sanremo
"Il Nuovo Cittadino" di venerdì 19 marzo 1948 - Pagina sportiva dedicata alla 39a Milano-Sanremo, classicissima del ciclismo su strada LUNGO LE STRADE UNA FOLLA IMPONENTE MA DISCIPLINATA
Coppi, come tutti prevedevano, ha vinto anche la XXXIXa Milano-Sanremo. Oggi c'è un campione che rischia di rendere monotone le corse ciclistiche: perchè, al momento giusto lui vola e gli altri no? Perderanno la loro popolarità le corse ciclistiche su strada perchè Coppi ci minaccia con le sue ormai solite vittorie? Alla luce di quanto accaduto oggi, in una stupenda giornata di piena primavera, non si direbbe che i continui successi del campione rendano meno popolare lo sport ciclistico. Una folla sterminata ha fatto ala al passaggio della corsa. E tutti scattavano come grilli quando vedevano la fiammante maglia tricolore di Coppi che dominava la scena fantastica offerta dalla gente esaltata e ubriaca di evviva, evviva rivolti all'asso che scattava fulmineo sulla strada lambita dal mare.

Forse mai vedemmo uno spettacolo simile, tutti avvolti da un'atmosfera così accesa di entusiasmi, persino eccessivi. E c'è da domandarsi come, in tale bolgia, la corsa abbia potuto svolgersi regolarmente. Ad un certo punto alcuni inconvenienti fortuiti avevano appiedato quasi tutti gli agenti della polizia stradale al seguito, sia in motocicletta che in macchina, e il direttore di corsa, Armando Cougnet, improvvisamente si era ritrovato senza uomini e mezzi che potessero garantire la sicurezza al passaggio dei corridori. Bisogna dire con gioia che la folla si è disciplinata da se stessa e che tutto si è svolto regolarmente.  Non appena apparivano i ciclisti, in quella marea umana straripante, imponente e irrefrenabile nel suo impetuoso impulso sportivo, si apriva d'incanto un varco e la fiumana infernale passava tra spasimi e rombi, come attraverso un'aureola di fuoco... C'è anche un santo che protegge le corse ciclistiche. Forse è San Fausto.
Comunque anche con una polizia più fortunata sarebbe stato impossibile frenare il libero slancio della folla che ama i suoi campioni e vive nella gioia dell'andare e nel vedere andare in bicicletta (alla partenza, per disciplinare l'afflusso degli sportivi che avevano preso d'assalto Porta Ticinese, era stata chiamata la Celere)...

FAUSTO SOLO SUL TRAGUARDO FIORITO E LUMINOSO DI SANREMO
Coppi dimostrava con opportuni allunghi di non impressionarsi troppo per le furiose ribellioni dei suoi avversari. La sua squadra poi funzionava egregiamente, impedendo forti distacchi. All'inizio della corsa erano venuti alla ribalta molti stranieri: si citano Carrara, Remy, Chapatte, Diot e Gauthier, autori di una interessante fuga lanciata insieme a corridori italiani.
Il classico e romantico traguardo del Passo del Turchino veniva vinto da Sciardis che a Masone aveva resistito ad un attacco di Cottur. Il corridore che porta i colori di Trieste lo aveva accompagnato su tutti i tornanti, per poi andarsene sull'ultima rampa. Bartali non era stato fortunato. Aveva perso più tempo del previsto per un doppio cambio di ruote, avvenuto a seguito di foratura. Si era difeso con la sua proverbiale tenacia e onestà professionale, ma le sue condizioni fisiche e la forma non erano ottimali.
Tra Varazze e Savona aveva preso il via la fuga decisiva, attraverso la quale si erano ritrovati in testa quattro corridori: Coppi, Rossello, Baito e Camellini. Scene di delirio ai lati delle strade per l'idolo locale, il giovanissimo campione Rossello.
A quel punto il quartetto aveva un vantaggio di 1'10" sugli immediati inseguitori e di 1'50" sul gruppo di Bartali, composto da un folto numero di stranieri. Le speranze del fiorentino di ritornare sotto andavano tramontando. Coppi invece si stava preparando al suo attacco finale; gli venne chiesto: "Quando te ne vai?" e lui aveva sorriso. Un tifoso gli aveva passato una bottiglia e lui, cavallerescamente, era impegnato a girarla al giovane Rossello, il puledro della Legnano che aveva avuto l'audacia di resistergli.
Rispondere alla domanda fu compito di Tragella, il direttore sportivo della Bianchi: "Tenterà sul Capo Mele".
Promessa mantenuta. Sulla breve salita di Capo Mele Coppi piegava la schiena e se ne andava. Camellini era il primo a cedere, poi veniva il turno del bravo Baito che vedeva interrotta la sua bella corsa da un imprudente automobilista. Dopo una superba corsa, l'ultimo a mollare fu Rossello, che si staccò piano piano, metro per metro, perchè Coppi era Coppi. Anche lui, sfortunatamente, venne ostacolato da una vettura al seguito.
Per Coppi la strada era spianata. Sul Capo Berta il suo vantaggio su Rossello era salito a 2', ma improvvisamente il campionissimo accusò un malore, dovuto probabilmente alla mancanza di energie per l'enorme sforzo profuso. Per lui anche conati di vomito, che misero in allarme tutta la carovana della corsa. Ma il temuto colpo di scena non si verificò: la discesa verso Imperia fu salutare e gli fece ritrovare le energie perdute.
Il ciclista volante iniziava così, tra un corridoio di fiori e folle urlanti, la sua ultima volata verso Sanremo.

Ordine d'arrivo della 39a Milano-Sanremo:  1° Fausto Coppi (Bianchi) che percorre i 281,500 Km in 7 ore 33'20" alla media di 37,284 - 2° Vittorio Rossello (Legnano) a 5'17" - 3° Fermo Camellini (Santamaria) st. - 4° Olimpio Bizzi (Ricci) a 8'55" - 5° Italo De Zan (Atala) - 6° Sergio Maggini (Wilier Triestina) - 7° Giordano Cottur (Wilier Triestina) - 8° Bernard Gauthier (Mercier, Francia) - 9° Enzo Bellini - 10° Mario Vicini
La partenza da Milano -  Il ritrovo era fissato in un magazzino di San Cristoforo. All'adunata si sono presentati tutti i corridori che giovedì avevano fatto punzonare la macchina, oltre a Kubler e Palttner, giunti a Milano alle 7 di mattina. Dopo un'intervista radiofonica dei principali atleti, esaurite tutte le operazioni preliminari, alle ore 8.47 Jacques Goddett, direttore dell'"Equipe", ha dato il via alla presenza del sindaco Greppi.
Classifica del Challenge Desgrange-Colombo -  In base all'ordine di arrivo della 39a Milano-Sanremo, la classifica parziale era così determinata: INDIVIDUALE - 1° Fausto Coppi (Italia) punti 30 - 2° Vittorio Rossello (Italia) punti 26 - 3° Fermo Camellini (Italia) punti 23 - 4° Olimpio Bizzi (Italia) punti 22 - 5° Italo De Zan (italia) punti 21 *** PER NAZIONI  - 1a Italia con punti 122 - 2a Belgio (26) - 3a Francia (20).
Fonte: "La Gazzetta dello Sport" del 20 marzo 1948 - (art. Emilio De Martino, Guido Giardini, Giorgio Fattori) *** La pagina di presentazione della 39a Milano-Sanremo (in alto) è tratta da "Il Nuovo Cittadino" di venerdì 19 marzo 1948
GIRO D'ITALIA 1948 - Nella tappa da Auronzo a Cortina Coppi primo con 3 minuti di vantaggio
Fausto Coppi in un ritratto con la mitica maglia della Bianchi
BARTALI SORPRESO DALLO SCATTO IMPROVVISO DEL RIVALE TORTONESE
La grande notizia, che è già volata per il mondo sportivo, ha sconvolto i dubbiosi e coloro che per sadismo innato amano le cose storte e gioiscono soltanto quando si creano scandali e indiscipline.
Coppi, dunque. ha dato battaglia sul Monte Croce, ha staccato tutti ed è giunto a Cortina solo, con oltre tre minuti di vantaggio, alla spettacolare media di oltre 38 Kmh. Qualcosa doveva succedere perchè Coppi e Bartali non potevano giungere battutissimi, affiancati come due fratelli siamesi a Milano. Si sapeva che sia Coppi che Bartali, ad ore diverse e alla chetichella, erano andati con misteriose manovre ad esaminare il percorso sulle rampe di Candido e Monte Croce. Queste notizie ottimistiche creavano un'atmosfera di battaglia senza precedenti. C'erano naturalmente anche le notizie pessimistiche: secondo alcuni Bartali era molto imbronciato e manifestava seri propositi di ritiro. Durante una telefonata a Genova, anche Coppi si era lamentato della sua impossibilità a tentare qualcosa, annunziando che forse presto si sarebbe ritirato.
Invece la più breve tappa del Giro d'Italia, quella che sulla carta ben poco avrebbe potuto significare anche se tracciata sulle montagne dolomitiche, ha voluto riservarci due grosse  

sorprese. In una giornata in cui non si doveva compiere che una facile scalata, nessuno avrebbe mai supposto che i due favoriti del Giro d'Italia si sarebbero dati battaglia. Viceversa, proprio oggi, dopo 15 tappe e più di 3.000 chilometri percorsi costantemente ruota a ruota, Coppi e Bartali si sono staccati in classifica, proprio oggi Coppi ha riaffermato la sua candidatura alla vittoria finale... In due ore e venti minuti di rapida corsa nella vallata del Piave e dell'incantevole Cadore il Giro d'Italia ha trovato un volto nuovo, la situazione si è sensibilmente modificata e ora tutti si chiedono se Coppi sia alla vigilia di qualche altra sensazionale impresa, poichè è evidente che quello di oggi non è stato che un primo assalto alle posizioni di vedetta.
Ha stupito invece in negativo Gino Bartali, il fiorentino sulle cui condizioni fisiche era lecito nutrire le migliori speranze, considerato anche che la giornata di riposo avrebbe giovato al suo ginocchio malandato. Come spiegare l'improvvisa e sorprendente sconfitta del grande scalatore proprio in salita? Forse la spiegazione ce la potrebbe dare solo la scienza medica, anche se l'esperienza suggerisce un rilievo di non poco conto che riguarda non solo Bartali, ma anche altri corridori come Cottur, Cecchi, Bresci, Martini, Ortelli e Ronconi. In molti atleti, le giornate di riposo tra un

Carta con le tappe del Giro d'Italia 1948
tra una tappa e l'altra provocano una specie di torpore: i Giri d'Italia e di Francia l'hanno spesso dimostrato...

COSA DICEVA LA SCIENZA MEDICA, OVVERO IL BOLLETTINO SANITARIO DEL GIRO D'ITALIA
Coppi è una macchina umana perfetta, che ha un delicatissimo complesso di comando e di trasmissione. E'  il suo sistema nervoso che riesce a funzionare a pieno regime e con la più completa possibilità solo quando intervengono due particolari condizioni: lo stato di riposo muscolare e la sicurezza morale. Infatti Coppi ha compiuto quasi tutte le sue grandi imprese durante le corse a tappe dopo una giornata di riposo, cioè quando è riuscito a smaltire e a eliminare dal muscolo ogni residuo tossico di fatica. La fatica, in certo modo, ostacola la trasmissione dell'impulso del sistema nervoso al capo... Alle 22 del giorno prima, Coppi era in camera a riposare quando venne visitato dal medico del Giro che lo trovò in pefette condizioni fisiche e lo lasciò convinto di sè, delle sue forze, in piena sicurezza morale. Tutto questo spiega, in buona parte, la grande prestazione del giorno dopo di un Coppi che, visitato nuovamente 40 minuti dopo l'arrivo di tappa, manifestava i dati del polso, respirazione e pressione in assoluto equilibrio.
Bartali, più che al suo ginocchio, deve il suo cedimento al fatto che ha dovuto compiere lo sforzo massimo poco dopo la partenza; Gino ha sempre bisogno di un certo "rodaggio" iniziale in ogni corsa, prima di entrare in pieno rendimento.
Il freddo inteso disturba assai i corridori, specie quelli che amano il caldo. L'essere quasi a contatto con la neve non può certo giovare alla muscolatura dei vari atleti. Uno di questi è Ronconi che, oltretutto, risente di uno stiramento tendineo e legamentoso al ginocchio sinistro. Dal punto di vista medico è ammirevole la prestazione di Pasotti, da due giorni sofferente di una fastidiosa forma di enterite, che gli impedisce quasi del tutto l'alimentazione. Sta facendo una corsa bellissima...
( da un'intervista a Camillo Campi, medico del Giro)

Ordine d'arrivo della tappa Auronzo-Cortina:  1° Fausto Coppi (Bianchi-Pirelli) che percorre i 90 Km in 2 ore 20'53", alla media di 38,330 Kmh - 2° Gino Bartali (Legnano) a 3'12" - 3° Giordano Cottur (Wilier-Triestina) - 4° Alfredo Pasotti (Benotto) - 5° Angelo Brignole (Arbos) - 6° Serafino Biagioni (Viani-Cral Imperia) - 7° Giulio Bresci (Wilier Triestina) - 8° Primo Volpi (Arbos) - 9° Fiorenzo Magni (Wilier-Triestina) - 10° Ezio Cecchi (Cimatti)
Classifica Generale del 31° Giro d'Italia dopo la tappa di Cortina: -  1° Ezio Cecchi in 105 ore, 50'14" - 2° Fiorenzo Magni a 2'18" - 3° Primo Volpi a 3'13" - 4° Angelo Brignole a 4'03" - 5° Giordano Cottur a 6'25" - 6° Vito Ortelli a 6'55" - 7° Nedo Logli a 8'19" - 8° Fausto Coppi a 8'29" - 9° Serafino Biagioni a 9'54" - 10° Aldo Ronconi a 9'56"  - 11° Gino Bartali a 11'41" - 12° Alfredo Martini a 13'11" - 13° Lino Menon a 13'24"
Classifica Finale del 31° Giro d'Italia: -  Coppi e Bartali non ce la fecero, alla fine, a rimontare il loro svantaggio dai primi. La Bianchi si ritirò addirittura dalla corsa, non ritenendo equa una penalizzazione inflitta a Magni per spinte ricevute sul Pordoi. Il Giro del 1948 venne quindi vinto da Fiorenzo Magni e Ezio Cecchi arrivò secondo (a 11") causa due incidenti (foratura e caduta) occorsigli nella tappa Cortina-Trento. La folla fu ingenerosa col vincitore che venne accolto da fischi, sputi e lanci di cuscini. Un comportamento deprecabile dei presenti che impedì anche il giro d'onore del primo in classifica... 3°) Cottur e Ortelli a 2'e37" - 5°  Volpi a 8'24" - 6° Bresci a 9'07" - 7° Brignole a 9'14" - 8° Gino Bartali a 11'e52" - 9° Biagioni - 10° Alfredo Martini

COPPI SANZIONATO, SQUALIFICATO PER UN MESE ED ESCLUSO DAL GIRO DI FRANCIA
Prima della partenza per l'ultima tappa Brescia-Milano la giuria del Giro d'Italia 1948 emise il seguente comunicato:  "La Giuria delibera di applicare, nei confronti dei corridori Coppi, Pasquini, Keteleer, Vicini e Conte, ritiratisi dal Giro d'Italia senza giustificato motivo la sanzione prevista dall'art. 3), comma b, del Regolamento Giro d'Italia (defalco della metà dei premi vinti, che saranno devoluti per una metà all'A.C.P.I e per l'altra al fondo-corsa). Accertato che l'infrazione, essendo collettiva, presenta un particolare carattere di gravità, deferisce gli stessi al Consiglio Direttivo dell'U.V.I. per eventuali provvedimenti disciplinari ."
Dopo l'arrivo del Giro d'Italia 1948, l'Ufficio di Presidenza dell'U.V.I. si riunisce d'urgenza e delibera che al Giro di Francia sarà presente una sola squadra composta da Bartali, Leoni, Rossello, V.Corrieri, Salimbeni, Cottur, De Santis, Feruglio, Biagioni e Ronconi. Al Giro della Svizzera l'Italia parteciperà con una squadra composta da: Martini, Bresci, Casola, Brignole, Peverelli e Menon... Il comunicato emesso termina così: "A seguito del deferimento all'U.V.I., da parte della Giuria del Giro d'Italia, dei corridori Coppi Fausto, Vicini, Conte, Pasquini e Ketleer, della squadra Bianchi, la giuria d'urgenza dell'U.V.I., ravvisando nel comportamento dei sopracitati corridori un grave atto d'indisciplina, che lede profondamente gli alti interessi sportivi del ciclismo italiano, commina a ciascuno di loro la sospensione da qualsiasi attività per mesi uno, a partire dal 5 giugno corrente." F.to il Presidente Rodoni e il Vice-presidente dott. Borroni. Proprio una bella mazzata per Coppi & Co., che scatenerà una ridda di polemiche.

Fonti:  "La Gazzetta dello Sport" del 4 giugno 1948 - (art. Emilio De Martino, Guido Giardini) *** "Stadio" del 7 giugno 1948 - (art. Giuseppe Ambrosini, Luigi Chierici e Enzo Biagi)
OTTOBRE 1948 -  Coppi vola e fa suo per la terza volta consecutiva il Giro di Lombardia
Giro di Lombardia 1948 - Fausto Coppi in fuga solitaria sul Ghisallo, circondato da alcuni tifosi che tentano di seguirlo a piedi.
UNA FUGA IRRESISTIBILE DI OTTANTATRE' CHIILOMETRI
Coppi ha piazzato il suo colpo all'uscita del controllo-rifornimento di Asso, a 139 chilometri dalla partenza, quando ne mancavano 83 all'arrivo. Quando quest'asso ha letto Asso, l'ha preso come un richiamo e ha piantato... in Asso tutta la compagnia. Perchè bisogna subito dire questo: che la compagnia in quel momento c'era proprio tutta, un centinaio di corridori. E da pochissimo tempo si era ricomposta, dopo che per tutta la mattinata si era vista una pattuglia di punta in fuga....
La media era sempre intorno ai 40 all''ora. Pubblico ce n'era poco: la metà che era per Bartali era assente.
I fautori di Bartali non c'erano, c'erano solo i fautori di Coppi, che sarebbe giusto chiamare i faustori, poichè si tratta di un Fausto... Poche erano anche le macchine al seguito:  relativamente, si capisce, perchè solo l'U.V.I. ne aveva sei... Una squadra agli ordini di Coppi non avrebbe

potuto far meglio: media altissima e cottura progressiva dei concorrenti, prima della fatica decisiva della giornata: il Ghisallo. Non si è capito perchè per il controllo-rifornimento sia stato scelto Asso e non, per esempio Como; perchè cioè sia stato scelto un posto all'inizio delle salite e delle discese, dove non si può mangiare. Comunque Coppi, che è un cervello sopraffino in fatto di tattica, deve certamente averne tenuto conto sin dalla vigilia. Al controllo vi è sempre, in molti corridori, un momento di rilassatezza, il pensiero del tascapane, dell'inventario delle cibarie, del pranzo imminente. Coppi aveva certo deciso di sciegliere quel momento per non distrarsene, per cogliere anzi gli avversari nella distrazione. E il terreno si prestava perfettamente: subito dopo Asso si erge la salitella di Valbrona, poi viene la ripida, stretta e tortuosa discesa su Onno e quindi il Ghisallo.
Coppi non ha perso un attimo di tempo: è uscito dal rifornimento tra i primissimi, ha stretto i cinghietti ed è scattato, andandosene sotto il naso di cento avversari che erano ancora intenti al travaso delle cibarie. Quelli che non erano nelle prime fila non se ne sono neppure accorti: si è involato senza neppure voltarsi indietro e, alle prime spire della salita su Valbrona, era già scomparso alla vista degli inseguitori... Un colpo magistrale, una delle tante irresistibili prodezze di Fausto Coppi.

UNA CORSA STRAVINTA A TEMPO DI PRIMATO  -  Come previsto Fausto Coppi ha vinto per la terza volta consecutiva (come Binda ai suoi bei tempi) il Giro di Lombardia. Il tortonese, secondo il suo sistema preferito, è giunto solo all'arrivo con circa 6 minuti di vantaggio su un gruppetto composto da Leoni, Rolland, Scheer, Martini, Ortelli, Ciremi, Giudici, Simonini e dal sempre più promettente giovane biellese Astrua. Oltre a vincere alla maniera forte, dopo avere percorso in solitaria gli ultimi 83 chilometri all'arrivo, Coppi ha polverizzato il primato della corsa, realizzando una media superiore ai 37 Kmh.
Al via i partenti erano stati 126; tra le assenze importanti quella di Fiorenzo Magni, di Ricci, Pasotti, Fornara e Gino Bartali... Coppi è scappato ad Asso dopo 138,1 chilometri di corsa, ha attaccato l'erta severa del Ghisallo con grande sicurezza, mentre alle sue spalle era in atto una bellissima lotta fra tutti gli inseguitori.
Tra quelli che rimangono indietro ci sono Kubler, Schotte, Cottur, Crippa, Volpi, Roggi e Leoni. Salgono invece con buona pedalata Ortelli, Bobet, Scheer, Rolland e l'ammirevole Astrua. Sul culmine Coppi transita con 2'41" di vantaggio su Ortelli e Bobet che precedono di una diecina di metri Astrua e Leoni. Kubler accusa un ritardo di 4'18", Schotte di 5'02".
Ormai la corsa è decisa: il tortonese scende a precipizio la ripida discesa del Magreglio, in alcuni tratti sfiora i 50 Kmh, riattraversa Asso e, sempre aumentando il proprio vantaggio, vola verso Milano. Dietro si forma un gruppetto di nove corridori, ma per loro non c'è niente da fare perchè chi sta davanti è Coppi, il più forte passista del mondo. La folla arriva a poco a poco: qualcuno è in ritardo perchè non si aspettava dei passaggi così veloci. Coppi intanto, coperti gli ultimi chilometri con andatura da record, piomba al Vigorelli e applauditissimo taglia vittorioso il traguardo. Durante il giro d'onore viene comunicato il risultato tecnico: meno di 6 ore di corsa per compiere 222 chilometri, una media di 37 e mezzo. Il primato del Lombardia è di Fausto.

Ordine d'Arrivo del 42° Giro di Lombardia:  1° Fausto Coppi (Bianchi) che percorre i 222 Km in 5 ore 51'55", alla media oraria di 37,509 -  2° Adolfo Leoni (Legnano) a 5'45" - 3° Fritz Scheer st. - 4° Alfredo Martini (Wilier Triestina) st. - 5° Vito Ortelli (Atala) st. - 6° Anton Rolland (Francia) st. - 7° Giuseppe Cirami (Italiano all'estero) st. - 8° Giancarlo Astrua (Benotto) st. - 9° Pietro Giudici (Cimatti) st. - 10° S. Simonini (Inter)
Fonte: "Tuttosport" del 25 ottobre 1948 - (art. Carlin e Ruggero Radice)
MARZO 1949 -  Fausto Coppi porta a tre le sue vittorie nella Milano-Sanremo (40a edizione)
"La Gazzetta dello Sport" del 18 marzo 1949 - Prima pagina dedicata alla 40a Milano-Sanremo CLAMOROSO SUCCESSO DELLA CLASSICISSIMA DI PRIMAVERA
Tutto il ciclismo internazionale è ancora una volta riunito a MIlano, in attesa del via della più bella corsa ciclistica di primavera. I grandiosi raduni del ciclismo europeo nella sede della "Gazzetta dello Sport" sono un'antica tradizione, ma bisogna riconoscere che lo sviluppo delle partecipazioni straniere alle nostre maggiori corse ha assunto in questo dopoguerra proporzioni sorprendenti. Molte cose sono evidentemente mutate nel quadro dello sport popolarissimo di tutta Europa. Un tempo i grandi fari internazionali erano le Parigi-Roubaix e le Parigi-Tours, oggi nessuno discute più sulla superiore importanze della Milano-Sanremo, che è divenuta la maggiore attrazione per tutti. A conferirle maggiore importanza sportiva e tecnica ha d'altro canto contribuito la creazione del

Trofeo intitolato ad Enrico Desgrange ed Emilio Colombo, gli scomparsi pionieri dell'organizzazione ciclistica mondiale, nei cui nomi gli atleti migliori di ogni Paese si battono per la propria fama personale e per l'esaltazione delle rispettive federazioni. La partecipazione è imponente: 32 francesi, 29 elvetici, 12 belgi. Completano il quadro straniero 4 spagnoli, 2 olandesi, 2 lussemburghesi ed un austriaco. In campo rappresentanti di 8 Nazioni e, per quello che riguarda il settore italiano, sono schierati tutti i più noti, oltre 8 dei nostri connazionali migliori residenti all'estero. Le Case presenti sono ben 24, di cui 3 straniere, senza contare che molte industrie minori sono rappresentate nel novero degli oltre 200 partenti. Si può affermare senza tema di smentita che mai la Milano-Sanremo ha presentato al pubblico un quadro così superbo e si è nel vero dicendo che nessuna corsa europea, di questi tempi, è stata più completa da ogni punto di vista.
La Milano-Sanremo non è corsa fine a se stessa, ma il suo risultato si proietterà su tutta la stagione ciclistica del 1949. E' virtualmente la prima e, in un certo senso, allaccia la stagione '48 a quella attuale. Dal Giro di Lombardia i grandi campioni della strada non si sono più visti in gare aperte ed importanti...
I due grandi del ciclismo italiano Coppi e Bartali sono già a Milano. Coppi, favorito d'obbligo in virtù dei precedenti successi del '46 e del '48, nelle prime ore del pomeriggio, ha fatto visita alla "Gazzetta". Fausto, che appariva in grandi condizioni fisiche, chiedeva il passaggio per un amico su una vettura al seguito. Era in tenuta da corridore e lo accompagnavano Bobet e Lambrecht. La sua richiesta sarà esaminata, come tutte le altre, dal direttore di corsa...

Ordine d'Arrivo della 40° Milano-Sanremo:  1° Fausto Coppi (Bianchi)  -  2° Vito Ortelli  -  3° Fiorenzo Magni
Con la Milano-Sanremo del 1949 prende il via anche la seconda edizione della Challenge Desgrange-Colombo, che era abbinata alle seguenti corse: Milano-Sanremo; Giro delle Fiandre; Freccia Vallone; Parigi-Roubaix; Parigi-Bruxelles; Parigi-Tour; Giro d'Italia; Tour de France; Giro della Svizzera; Giro di Lombardia.
Fonte: "La Gazzetta dello Sport" del 18 marzo 1949
COPPI SCRIVE DI COPPI: I SEGRETI PER VINCERE LA "CLASSICISSIMA" DEL CICLISMO

"L'invito rivoltomi dagli amici del "Guerin Sportivo" per fare un articolo su questa bellissima edizione della Milano-Sanremo mi ha senza dubbio colpito. Dopo 290 chilometri di corsa non so se c'è qualcuno che abbia voglia di scrivere, non dico un articolo - giacchè gli articoli li scrivono i giornalisti - ma una sola nota. Lo faccio in via eccezionale, perchè si tratta degli amici del "Guerin Sportivo" e perchè, francamente, ho in questo momento la sensazione di non aver corso, tanto mi sento bene. Voglio però precisare di non aver fatto tutte quelle migliaia di chilometri che mi sono stati attribuiti troppo facilmente. Se prima della Milano-Sanremo avessi percorso più di diecimila chilometri, arriverei al Giro d'Italia - come usano dire i giornalisti - arrostito.
Dirò che mi sono preparato con puntiglio poiché conoscevo il valore dei miei avversari. Una sensazione mi diceva che sarebbe stata una corsa tirata alla morte. Mi sono allora allenato sul "treno". Per giorni e giorni ho percorso decine di chilometri con rapporti speciali a forte andatura. Mi sono regolato bene nel vitto. Ho mangiato per gli ultimi 15 giorni minestre di verdure. Mi sono insomma preoccupato di far funzionare alla perfezione lo stomaco, per poter poi ottenere il massimo rendimento dalle gambe.
E' stata senza dubbio una magnifica gara, questa "Sanremo". Si è camminato talmente forte che si sono perfino battuti tutti i record. Non posso essere che contento. Ho visto con piacere la mia squadra funzionare e questo mi conforta per le prove che dovrò sostenere nel prossimo futuro. Mi compiaccio anche del fatto che la corsa sia riuscita per gli organizzatori che, questa volta, sono stati veremente bravi
". (firmato Fausto Coppi)
NOTA A MARGINE: Coppi ha omesso di dire che, quando assestò il colpo risolutivo della 40a Milano-Sanremo, utilizzava in salita il rapporto 50x18, viaggiando come se si trattasse di un giochetto da bambini. Il 50x18 sviluppa 5 metri e 94 centimetri. Con tutta l'energia che aveva ancora nelle gambe, spingendo un rapporto di quasi sei metri in salita, è facile rendersi conto di come gli sia stato possibile staccare così di colpo tutti quanti e restare ben presto da solo, polverizzando dal "Capo Berta" all'arrivo tutto quello che rimaneva da polverizzare...

Dal "Guerin Sportivo" del 22 marzo 1949
APRILE 1954 -  Fausto Coppi iscrive il suo nome anche nell'albo d'oro del Giro della Campania
Fausto Coppi, in maglia iridata, vince in volata il Giro della Campania 1954
VOLATA VITTORIOSA SULLA PISTA DELL'ARENACCIA
Il Giro della Campania del 1954 è stato tutto un susseguirsi di fughe, dalla partenza all'arrivo. Hanno preso il via dalla Paganellla, alle 9,30 in punto, 92 corridori. Tra le assenze di rilievo quella di Fornara, che era febbricitante. Il piano tattico di Coppi è riuscito in pieno: egli ha mandato all'attacco Gismondi e Gaggero (come al Giro della Calabria), poi, in salita, proprio lungo le spire della lunga rampa di Torre di Chiunzi, come previsto, ha sferrato l'offensiva che doveva portarlo al meritato trionfo.
Ha vinto in una volata a quattro, col compagno di squadra Gismondi, il francese Bernard Gauthier, autore anche lui di una prova bellissima, e il giovane Monti, confermando così non solo il pronostico ma anche la sua invidiabile condizione di forma e lo spirito di combattente che lo ha animato fin dall'inizio della stagione. Finalmente il tortonese ha potuto scrivere il suo nome nell'albo d'oro della classica corsa campana.
E' lo ha fatto a caratteri maiuscoli, dopo una prova superba, che si è

svolta su temi identici a quella di Reggio C. Dopo una serie interminabile di fughe, gli assi si sono ritrovati ad avere oltre cinque minuti di ritardo. Coppi, padrone dei suoi mezzi, non si è certo perso d'animo e sulla salita di Chiunzi è entrato in azione staccando Bartali, Magni, Robic e tanti altri, scattando come una furia e riprendendo via via diversi fuggitivi. A 58 chilometri dall'arrivo, sulla sommità di Chiunzi, aveva ancora tre minuti di ritardo. Ma nella discesa, fresco e sicuro di sè, è stato protagonista dell'eccezionale impresa di ridurre ed infine annullare il distacco che lo separava dagli ultimi fuggitivi, unendosi così a B.Gauthier, Astrua, Gismondi, Accordi, Serena, Monti e Barducci che lo precedevano. A quel punto mancavano solo 20 chilometri all'arrivo.
Entrava allora in azione Gauthier che, visto Astrua in difficoltà, allungava su una salitella verso il termine dell'autostrada portandosi dietro Coppi, Monti e Gismondi, mentre tutti gli altri dovevano cedere.
Sulla pista dell'Arenaccia si è avuto così un finale di gara a quattro, con la folla che era come impazzita alla vista di Coppi in maglia iridata e aveva preso a scandire a gran voce il suo nome, come per aiutarlo a cogliere quella vittoria che sembrava ormai matura.  Monti a 150 metri dal traguardo si rialzava mentre Fausto scattava durante l'ultima curva e balzava in testa dopo aver superato il francese che ormai aveva esaurito le energie. Sulla linea d'arrivo Coppi transitava primo con due macchine su Gismondi che, a sua volta, aveva suparato Gauthier.

Ordine d'Arrivo del 22° Giro della Campania:  1° Fausto Coppi (Bianchi) che percorre i 258 Km in 6 ore, 40'10" alla media di 37,650 Kmh - 2° Michele Gismondi (Bianchi) a 3" -  3° Bernard Gauthier (Mercier) st  -  4° Bruno Monti (Arbos) st. -  5° Renzo Accardi (Guerra) a 2'15" -  6° Giancarlo Astrua (Atala) a 3' -  7° Serena (st) -  8° Barducci (st) -  9° Robic a 5' -  10° Gino Bartali (st)
Fonte: "Tuttosport" del 5 aprile 1954 - (art. Ruggero Radice)
Questo era Fausto Coppi, un tipo che alla veneranda età (per un atleta!) di 35 anni, dopo aver vinto tutto e più di tutto, si permetteva di farsi staccare dai primi di oltre cinque minuti per poi recuperare tutto da solo il ritardo accumulato e vincere la volata finale, dopo aver profuso un mare di energie nell'inseguimento. Questo era Fausto Coppi, il campionissimo del ciclismo...
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