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INDICE
ARCHIVIO NEWS |
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Finestre fotografiche su Liguria e Toscana |
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GENOVA
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Il capoluogo
della Liguria
ha il centro storico più grande
d'Europa. Nel 2004 è stata la
"Capitale Europea della Cultura"... |
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EUROFLORA |
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In
primavera, ogni 5 anni,
alla Fiera di Genova va in scena
lo spettacolo dei fiori per eccellenza.
I giardini più belli del mondo... |
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VIA FRANCIGENA |
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Col Giubileo
del 2000 è stata
definitivamente rivalutata
la via di Sigerico, che i pellegrini
percorrevano a piedi fino a Roma,
in segno di pentimento... |
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PARCO
DEL MAGRA |
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A
Gennaio 2008 il Parco Naturale Regionale del Magra è il
territorio
eco-certificato più esteso d'Europa... |
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LA VAL DI MAGRA |
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Nobili, vescovi, mercanti e pellegrini
lungo l'asse della Via Francigena.
Culture differenti
per storia e tradizioni,
nei secoli, si sono sovrapposte
e hanno permeato il territorio con
i segni del loro passaggio... |
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LA VAL DI VARA |
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La "Valle
dei borghi rotondi"
è anche conosciuta come
la "Valle del biologico" per le sue
produzioni agricole ottenute con
metodi antichi e naturali.
Varese Ligure nel 1999 è stato il
1° comune ecologico d'Europa... |
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LA LUNIGIANA |
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La "Terra
della Luna", in
Italia,
ha la più alta concentrazione di
antichi castelli. Se ne contano
circa 160. Alcuni sono bellissimi e perfettamente
conservati...
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Close Up |
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Argomenti del
sito
in primo piano |
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SITE GALLERY
Galleria
fotografica per
visionare solo immagini,
anche extra argomenti trattati |
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Le Alpi Apuane
"Monumento
geologico"
unico al mondo |
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Ferrovia Aulla-Lucca
Il fascino dei
treni d'epoca
e delle locomotive a vapore |
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Ferrovia Pontremolese
Una linea di
vitale importanza
per La Spezia e la Lunigiana |
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Il Premio Bancarella
Sintesi di una
passione
per il libro che dura a
Pontremoli da oltre 5 secoli.
Storia di stampatori e librai.
Primati culturali della Lunigiana |
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Disfida degli arcieri
A Fivizzano la rievocazione di
una competizione avvenuta
nel 1572 e tramandata
da Frate Tommaso |
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La Festa del Libro
A Montereggio di Mulazzo
tutte le piazze e le strade
sono intitolate ad un editore... |
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Castelli in Lunigiana
In Italia, la
Lunigiana possiede
la più alta concentrazione
di antichi castelli... |
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Il Giro della Lunigiana
Corsa ciclistica
internazionale
per la categoria juniores |
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Infiorate a Brugnato
"Per tetto un
cielo di stelle e
per strada un tappeto di fiori..." |
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Orti di Pignone
Prodotti tipici
della terra dagli
agricoltori delle valli del
Pignone e del Casale |
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Pesca col rezzaglio
La foce del Magra
ambiente ideale per questo tipo di pesca, vera e propria arte e
attrattiva turistica
(Info, foto & video) |
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Frecce Tricolori
La Pattuglia
Acrobatica Nazionale:
gli "artisti del cielo" |
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Tall Ships
Navi scuola e
vele d'epoca
sulle acque del mare di Liguria |
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Il Tuning
L'arte delle 4
ruote.
Fotogallery con le più originali
auto presenti ai raduni |
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Contatti:
MAIL/LINKS |
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INDICE GENERALE
CRONACA 01
02
03 04
05
06
SPORT GIRO TOUR
CICLISMO
ALTRI FAUSTO
COPPI
INTER
RIVISTE 01 02 |
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FEBBRAIO 1870 -
Viene organizzata la prima corsa di ciclismo su strada, la Firenze-Pistoia |
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Il vincitore fu un rubicondo giovanotto
di venti anni, l'americano Van Heste
Rymer |
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Nel 2005 la bicicletta ha festeggiato i
suoi 150 anni di vita. Il "grande
evento" avvenne infatti nel 1855 quando
a un carrozziere francese di nome
Ernesto Michaux
venne la brillante idea di costruire due
pedali e applicarli alla ruota anteriore
di una draisina (due ruote di legno
sostenute da un asse avente al centro un
sellino, che veniva spinta poggiando i
piedi a terra). Dall'utilità della
bicicletta come mezzo di trasporto, allo
sport, il passo non fu breve: occorsero
infatti 13 anni (31 maggio del 1868)
prima che nel Parc de Saint Cloud a
Parigi si disputasse la prima gara
ufficiale tipo pista, su un percorso di
1200 metri.
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Il velocipedismo prese subito
impulso anche in Italia e il 25
luglio del 1869, sul prato della
Valle a Padova, si tennero le
prime esibizioni di velocità.
Alla Toscana, che sarebbe
diventata in seguito una
rigogliosa terra di campioni,
spetta invece il vanto di avere
indetta e organizzata la prima
corsa su strada a livello
mondiale. L'evento si verificò
il 2 febbraio 1870, sul percorso
Firenze-Pistoia,
di 33 chilometri. |
In
altra pagina
eventi e campioni
dal 1949 al 1985 |
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La corsa fu vinta dall'
americano Van Este Rymer,
un rubicondo giovanotto di 20
anni, che percorse il tracciato
in 2 ore e 12', seguito dai
francesi
Charles
e
De Sariette.
Quarto arrivò l'italiano
Edoardo Lancillotti
in 2 ore e 26'. Due anni dopo,
il 4 febbraio 1872, constatato
che la piazza di Santa Maria
Novella a Firenze costituiva una
pista ideale, con installazioni
naturali che consentivano un
ordine perfetto e visibilità
ottima per il pubblico, si
tennero qui le prime gare di
velocità ed inseguimento a
carattere nazionale. Gli assi
toscani di quell'epoca erano
Giuliani,
Ancillotti
e
Isolani. |
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Le riunioni in Piazza Santa
Maria Novella
si susseguirono nei giorni
festivi con crescente interesse.
Aumentavano i praticanti, si
perfezionavano le norme di gara
e Firenze, con la sua attività,
irradiava in tutta
la Penisola l'entusiasmo
e la passione
per lo sport su due ruote. Il 4
maggio 1873 fu organizzata la
seconda competizione su strada,
con traguardo nella stessa
località di partenza, come si
usa ancor oggi per
molte corse in linea. La gara
venne disputata sul percorso
Firenze-Prato-Firenze,
di 36 chilometri. Vinse il
francese
De Sariette,
con un vantaggio di 2'50" sul
fiorentino
Barbieri.
Gli organizzatori-pionieri delle
corse ciclistiche su
strada, italiani e
stranieri, residenti a
Firenze, si chiamavano
colonnello Mirafiori,
ingegnere Ciofi, barone
De |
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Sariette, ragioniere Bartolini,
ingegnere Verità, avvocato Fazzini, Desmeure e ancora il
principe Corsini e il conte
Bastogi, che con l'ausilio di
gente del popolo mise in piedi
il Veloce Club Fiorentino.
All'epoca della costruzione
della prima pista in terra
battuta alle Cascine,
la società avrebbe assunto
il nome di Club Fiorentino. Nel
1903, con la fusione dei
Velocipedisti
e dell'Ardire,
la denominazione sarebbe ancora
cambiata in Club Sportivo
Firenze, al quale venne aggiunto
per un certo periodo anche il
nome "Pontecchi",
per ricordare la memoria di un
socio che era stato uno dei più
spericolati campioni della
pista.
In seguito a questo grande
impulso fiorentino, nuove
società si formarono in ogni
centro della Toscana,
le cui principali avevano sede a
Lucca, Pistoia, Arezzo, Pisa,
Prato, Livorno, Siena, Massa
Carrara, Grosseto, Empoli e
Pontedera. Si stava gettando il
buon seme che doveva poi fare
crescere in Toscana corridori di
eccezionale statura
atletica, organizzatori
capaci, dirigenti
accorti che, con le |
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loro imprese, iniziative,
interventi diedero lustro alla regione
in campo nazionale ed internazionale. Lo
sport ciclistico assunse in breve tempo
un tale popolarità che lo fece diventare
una vera e propria moda. Fu allora che
alle gare cominciarono ad affiancarsi i
raid, dei quali, uno dei più eclatanti
fu sicuramente quello messo in piedi
dallo scultore fiorentino
Riccardo Aurili
che, insieme al francese
Vallot,
portò a termine in 6 giorni il tratto
Parigi-Firenze.
Un'altro fiorentino che ben presto si
impose in simili imprese fu
Tullio Fontana,
scomparso intorno alla metà degli anni
'50. Nel 1894, per merito di
Luigi Pontecchi,
alla Toscana andava il primo titolo
italiano, quello del mezzofondo
dilettanti. Due anni dopo, Pontecchi
divenne campione italiano dei
professionisti della pista.
Ai primi del Novecento,
Beppe Alberti
riuscì a portare in Italia anche il
campione d'oltreoceano
Zimmerman,
detto "l'americano volante", che
esordì sulla pista in cemento delle
Cascine (vedi foto sopra) allestita dal
Club Sportivo Firenze,
presieduto dall'avv. Fabbri. Il ciclista
USA, fino ad allora, aveva sempre
rifiutato allettantissime offerte per la
sua ritrosia a spostarsi in Europa. |
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Estratto da un articolo de "La Nazione"
- Supplemento Speciale "Cento anni di
vita" del 19 luglio 1959 |
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APRILE 1907 -
Viene organizzata per la prima volta la Milano-Sanremo,
classica di primavera |
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UNA CORSA NATA PER FAR USCIRE IL
CICLISMO ITALIANO DALLA SUA MINORITA' |
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Nella primavera del 1907 si corse
la prima "Milano-Sanremo". Allora il
ciclismo italiano su strada era
tutt'altra cosa: una specie di eroismo.
Le strade pessime, le biciclette
pesanti, l'indomito spirito battagliero
dei corridori non confortato da adeguato
sistema di preparazione. Ogni corsa era
un'avventura ed il nome di Gerbi, il
diavolo rosso di Asti, la bandiera
rutilante che il ciclismo italiano
sventolava contro gli stranieri. Ma
questi erano ben più avanti di noi
nell'organizzazione; la sapevano più
lunga, erano già abituati ad alternare
la strada alla pista, in una parola
erano dei maestri. Vennero in Italia per
la Sanremo con gli squadroni della
Peugeot e dell'Alcion; vennero e vinsero
per ben sei volte nelle prime sette
dispute, con la parentesi di Ganna
nell'edizione del 1909. Così nacque la
"Milano-Sanremo" per un desiderio
esplodente del ciclismo italiano di
tirarsi fuori di minorità, per
l'entusiasmo che già conquistava le
folle, per le necessità di un'industria
che |
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intravedeva nuove possibilità. A
quell'epoca le macchine francesi
imperavano in Italia e l'industria oltre
Alpe dettava legge. Questa
"Milano-Sanremo", seguita a breve
distanza dal Giro di Lombardia, fu la
squilla per la nscita dell'industria
italiana che tanto cammino doveva
percorrere malgrado ogni avverso
evento. Poi, trascorso il momento
favorevole, le Case francesi disertarono
la nostra corsa che divenne
esclusivamente nazionale senza perdere
della sua importanza. |
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L'edizione del 1910 fu la più
travagliata: causa maltempo, arrivarono
solo in quattro e uno si perse |
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L'edizione del 1910 fu la più
drammatica. Dopo un mese di marzo
ottimo, improvvisamente il tempo cambiò
decisamente in peggio. Di
"Milano-Sanremo" non ne voleva sapere e
per domenica 3 aprile, in piena
primavera, preparò un'accoglienza
davvero glaciale. Pioggia, vento, freddo
già avevano messo di malumore, in
partenza, i meno disposti fra i 67
concorrenti. Pochi davvero, ma con quel
tempo! Comunque erano presenti tutti i
grandi assi del ciclismo francese e
belga. Pioggia gelida e sferzante fino a
Novi e poi, dopo Ovada, neve. Sul
Turchino - in piena tormenta - ne erano
caduti oltre trenta centimetri. L'ascesa
del famoso valico in queste condizioni
fu un calvario. Van Houwaert - leader
della corsa - fece perdere le sue tracce
e per molte ore si temette per la sua
sorte. Fu ritrovato verso sera in una
casa di contadini. La selezione fu
massacrante. Quasi tutti abbandonarono
la corsa. Da Voltri - ore 12.10 - a
Sanremo - ore 18.24 - furono ben sei ore
di marcia penosa, all'incredibile media
di Km. 19 all'ora! Al traguardo nella
città, che in quel giorno apparve
tutt'altro che dei fiori, giunsero
solamente 4 superstiti: Christophe, il
belga baffuto e solido come una quercia,
dominatore degli scatenati elementi, che
precedette di qualche ora tre modesti ma
tetragoni italiani, Cocchi, Marchese e
Sala. Un quinto: il genovese Lampaggi,
tagliò il traguardo ma venne
squalificato. Cuore di pietra degli
organizzatori di fronte al dramma
wagneriano di questi uomini nella
tempesta.
Con la 39a edizione del 1948 la
"Milano-Sanremo" riprese la sua funzione
di severo banco di prova del ciclismo
internazionale, essendo diventata valida
come prima prova della challenge
Desgrange-Colombo. Un richiamo che
indusse una massa di corridori stranieri
a rivalicare le Alpi per dare battaglia
ai nostri Coppi e Bartali.
Le caratteristiche del classico percorso
sono note. Cento chilometri di pianura
dal Ticino al Po, dalla piana di
Lombardia alla piana piemontese, poi la
grigia zona che porta ad Ovada e quindi
l'assalto alla famosa asperità del
Turchino. Dalla vetta ove tutti sperano
di tuffarsi nella calda atmosfera della
primavera di Liguria, ove tutti anelano
ad un ristoratore bagno di sole, già
verso Voltri e quindi lungo le tortuose
strade della Riviera. Più di cento
chilometri di strada in un ambiente di
sogno. La Colletta, i piani d'Invrea,
Varazze, Savona, la piana d'Albenga,
Alassio, Capo Mele, Cervo, Capo Berta
l'ultima fatica e finalmente la meta, il
traguardo di Sanremo, regina dei fiori.
Sono 281,5 chilometri, una distanza
classica per una corsa meravigliosa... |
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Estratto da "Il Nuovo Cittadino" di
venerdì 19 marzo 1948 - (pagina speciale
sulla Milano-Sanremo) |
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(DAL "GUERIN SPORTIVO" del 16 marzo 1948)
- Siamo convinti che l'edizione numero
trentanove della "Milano-Sanremo" vedrà la sua
conclusione sul traguardo alla cosiddetta
maniera forte. E' vero, le vittorie per distacco
sono sedici contro ventidue in volata, ma anche
questa si sono sempre avute con gruppi di poche
unità, salvo nel 1940, quando Gino Bartali
dominò un lotto di trentuno concorrenti lanciati
in velocità sullo striscione dell'ultimo
chilometro... Il Turchino sarà ancora una volta
il giudice di pace ed il selezionatore più
temuto dai velocisti. Le successive asperità dei
Piani d'Invrea, di Capo Mele e Capo Berta
ridurranno ancora gli aspiranti alla vittoria.
Vincerà Coppi? Saprà il tortonese, favorito
numero uno, bissare il successo del 1946? Lo
crediamo, anche se sarà una durissima impresa
quella di seminare lungo il percorso avversari
irriducibili come Bartali, Ortelli, Maggini,
Kint, Masson, Van Steenbergen per non citare che
le firme maggiori. La corsa sfinge ha rivelato
più di una volta il futuro campione. E' stato
così per Bartali nel 1935. Potrebbe esserlo
ancora e tutti ne gioirebbero. La
"Milano-Sanremo" ha stupito il mondo sportivo
per le sorprese tipo Chesi e Varetto. Ma non
crediamo che il fatto possa ripetersi. Tutti
terranno gli occhi bene aperti... |
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La Milano-Sanremo del 1948 alla fine
venne vinta per distacco da Fausto Coppi
che precedette il savonese Vittorio
Rossello di 5'17" |
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LA
MILANO-SANREMO E' LA "VAMP" DEL CICLISMO
ITALIANO |
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La Sanremo è una bella creatura che
ammalia giovani e vecchi, li fa soffrire
delle terribili pene dell'amore per lo
sport, illude tutti, e alla fine si
concede ad uno solo. Spesso è una
sconosciuta ma, da un po' di tempo a
questa parte, la Signora Sanremo anzichè
ammaliare sta cadendo come una
provinciale nella rete di quel terribile
Casanova che è Coppi. Questo sogno
d'amore dura da un pezzo, ed anche
questa volta l'Eros su due ruote ha
trafitto con un paio di raggi Fausto e
la Sanremo, anche se per qualche istante
le sue carezze avessero moltiplicato il
desiderio di Claes e De Santi.
E nessuno, d'altronde dubitava. Una
bella coppia questa, che fa la fortuna
di Zambrini e della "Gazzetta dello
Sport". Tutto a lieto fine, col trionfo
del più forte e l'applauso per i
migliori. Una Sanremo in technicolor con
tanto sole, luce e mare. C'era anche il
vento, un vento decisamente coppiano, se
ha permesso quell'andatura che ha
demolito i primati.
IN TUTTA FRETTA
- Cosa rarissima, la corsa è partita da
Milano con sei minuti di anticipo e Maner Lualdi, che doveva essere uno dei
mossieri, aveva salutato subito quella
muta di corridori che si era lanciata
verso Binasco ad una velocità tale che
pareva si dovesse terminare lì e non 288
chilometri oltre. Neanche avessero dei
creditori alle calcagna...
BRIVIDO SUL TURCHINO
-
Le folle assiepate sul Turchino ebbero un
brivido vedendo gli inviati della
"Gazzetta del Popolo" con dei zucchetti
rosso cardinale. Qualcuno disse che
erano dei vescovi al seguito di Gino
Bartali e perciò la maglia gialla doveva
essere in testa. Qualcuno pure si
inginocchiò ed a Varale non restò che
benedirli....
IL VECCHIETTO FANTASMA
-
Ad un certo momento nella carovana ci fu
un allarme. Un vecchietto si era
infilato tra i corridori e non se ne
voleva andare. La polizia aveva cercato
di allontanarlo, ma da sotto una crosta
di polvere l'anziano aveva cavato fuori
il numero. Era il 178. Appartiene ad un
certo Negrini - di anni 47 -
regolarmente iscritto fra i concorrenti.
Fila anche lui ad oltre 40 all'ora.
Arriverà 97°. Di lui non si potrà dire
che è una speranza del ciclismo
italiano, ma che di vecchietti simili ce
ne sono pochi...
IL FENOMENO
-
Abbiamo parlato col dott. Campi, cioè
colui che un attimo dopo l'arrivo si
prende il corpo del vincitore e lo
controlla come se fosse un orologio. Ci
ha detto: "Coppi, più è magro e più
ha la pressione bassa, più va forte".
Un fenomeno insomma. Se tanto mi
da tanto, tra gli impiegati statali
chissà quanti Coppi in incognito ci
sono!"...
LE FATICHE DI URSUS
- A Sanremo aleggiava lo spirito di
Masseroni. Le gomme del
presidente dell''Inter
hanno portato Coppi alla vittoria.
Tagliabue, che era già sotto
pressione dopo i recenti trionfi del
fratello, il famoso baritono, ha detto
che lo spirito di Masseroni aleggerà
anche a Madrid. Le sue scarpe porteranno
validamente i piedi di Amadei,
finalmente in Nazionale. Zambrini, in
disparte, esultava. Però le vittorie di
Coppi lo hanno abituato troppo bene...
RIABILITAZIONE
- Uno dei più giovani concorrenti,
Doni di 21 anni, ebbe la sorpresa di
trovarsi escluso dall'ordine di arrivo
della volata in cui era riuscito a
battere Kubler. "Mica per
niente" dice protestando "ma
battere in volata Kubler dopo 290
chilometri di corsa, per me è una cosa
importantissima!"...
ELOGIO FINALE
- Parlato bene di Coppi, si deve parlar
bene degli organizzatori. Tutto è andato
bene e crediamo che al
Giro d'Italia tutto sarà
semplicemente perfetto. Anche loro hanno
vinto... |
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Dal "Guerin Sportivo" del 22 marzo 1949 |
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APRILE 1923 - Vince Girardengo
ed inizia così la storia sportiva
ufficiale del Giro della Toscana |
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NATO E CRESCIUTO GRAZIE ALL'IMPEGNO DEL
"NUOVO GIORNALE DELLO SPORT" |
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La prima edizione del "Giro della
Toscana" registrata all'anagrafe dello
sport risale al 1923. Giova tuttavia
ricordare che, già nei due anni
precedenti, si era disputata una gara
sotto questo titolo per opera della
Juventus di Lari. Questo per la
precisione nella cronistoria della
classica prova, cresciuta poi per
l'amore e l'entusiasmo dei promotori che
la presero a protezione ( i giornalisti
dello scomparso "Nuovo Giornale dello
Sport") e la alimentarono con la loro
fede e i loro sacrifici personali. I
loro nomi sono: Peppino Rossi, Vanni,
Mione e Liverani. La corsa è stata
sempre molto severa, tanto che la media
poche volte è risultata superiore ai 30
all'ora. Anche la distanza è sempre
stata notevole, come si può vedere dalla
tabella dell'albo d'oro, e le salite
molto impegnative. Per questa ragione le
vittorie al "Giro della Toscana" sono
avvenute spesso per distacco, oppure
grazie ad una netta selezione dei più
forti, arrivati al traguardo in
gruppetti. Le prime due edizioni furono
ad |
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appannaggio di Girardengo. Nella prima
il "campionissimo" vinse per pochi
centimetri davanti a Gay, Brunero,
Gordini ed Aimo, i soli che gli avevano
resistito sul percorso; nella seconda
"Gira" staccò tutti sulla Collina
Pistoiese; forò e fu ripreso, staccò di
nuovo tutti e giunse solo a Firenze con
3'20" di vantaggio su Linari e 3'40" su
Gordini. Anche Nello Ciaccheri vinse per
distacco nel 1925, arrivando a Firenze
con 4 minuti di vantaggio su Giuntelli e
Gabrielli. Nel 1926 entrò in scena Binda
che sul Giogo piantò la compagnia e
arrivò con sette minuti di vantaggio su
Girardengo e Piemontesi. L'anno seguente
Binda si ripeté staccando Piemontesi e
Brunero sul San Baronio. Nel 1932 il
"Giro della Toscana" venne ripreso da
"La Nazione" e si assistette ad un
serrato duello fra Binda e Guerra,
risoltosi sulla Futa, dove quest'ultimo
si involò per arrivare a Firenze 2'40"
prima di Giacobbe e lo stesso Binda. Nel
1930 si inaugurò il San Giovanni, che
era seguito dal Sugame, protagonista di
tante selezioni decisive. Nel 1936 Gino
Bartali, venne "scippato" di una
vittoria a pochi metri dal traguardo ad
opera di Cazzulani, ma fu autore di una
doppietta nel 1939 e 1940. Nel '39 fuggì
con Vicini al Sugame e lo regolò in
volata; terzo arrivò Bizzi dopo 6
minuti. Nel 1940 furono Vicini, Torchio,
Tomasconi, Canavesi e Cafferata ad esser
battuti sul rettilineo finale...
E' rimasta nella storia del Giro di
Toscana la superba vittoria di Fausto
Coppi avvenuta nel 1941. Il campione
sbaragliò il campo, gia affranto dalle
fatiche di una corsa penosa sotto la
pioggia, involandosi sull'aspra salita
di Vallombrosa e raggiunse il traguardo
con 3'15" su Bartali. Grossa sorpresa
nel 1942 quando il "Giro della Toscanna"
venne vinto dall'indipendente Ortelli,
fuggito con Servadei a Serravalle - a
cento chilometri dall'arrivo - e
liberandosi di lui a 20 chilometri dal
traguardo. In quella edizione Bartali
arrivò secondo, staccato di 2'33";
insieme tagliarono il traguardo
Servadei, Vicini e Coppi, con un ritardo
di 3'55".
Nel 1943 ci fu una nuova vittoria di
Bizzi (già impostosi nel 1937), questa
volta in volata precedendo Servadei,
Bartali, Crippa, Ricci, Canavesi e De
Stefanis. Coppi era assente perché
mobilitato in Sicilia...
Il "Giro della Toscana" riprese nel 1946
e fu prova unica per il campionato
italiano. Il successo arrise a Ronconi
che, raggiunto Bini sulla salita di
Barberino, lo staccò ed ebbe corsa
vinta. Bartali arrivò con 6'28" di
ritardo, Coppi invece si ritirò.
All'edizione del 1947 furono assenti gli
assi e vinse brillantemente Bruno
Pasquini, che dopo la selezione al Monte
Oppio, piantò la compagnia ed arrivò con
4' di vantaggio su Logli, Martini,
Pagliazzi, Coppini, Mazzola e Cecchi.
Nel 1948 il Colle di San Giovanni sarà
l'ultima salita del Giro e rappresenterà
la novità della classica corsa
fiorentina, organizzata questa volta dal
"Club Sportivo Firenze" e dalla
direzione del "Motovelodromo delle
Cascine". |
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Da "La Gazzetta Sportiva" dell'11 aprile
1948 - Il Giro di Toscana 1948 venne poi
vinto da Gino Bartali, davanti a Luciano
Maggini e Sergio Maggini |
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SETTEMBRE 1946 -
Sergio Maggini, il migliore in gara, vince in volata il 36° Giro
del Piemonte |
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UN GARA SOTTOTONO PER LA MANCANZA DELLE
PRIMEDONNE DEL CICLISMO NAZIONALE |
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Ortelli, Ronconi e Logli disertano la
corsa, conclusa da 14 corridori in
volata. Ai 150 metri dall'arrivo Maggini
parte irresistibilmente, supera Covolo e
poi Coppini e va a vincere indisturbato.
Covolo chiude poi al secondo posto,
terzo è Bevilacqua. Luigi Casola e Serse
Coppi piombano insieme sulla linea del
traguardo e i dirigenti di corsa hanno
un bel da fare per stilare l'ordine
d'arrivo, che poi vedrà il fratello di
Fausto al 5° posto. Le vicende del Giro
del Piemonte sono note: erano assenti
Fausto Coppi, impegnato a Parigi,
Bartali che era a correre a Ostenda,
Ricci, Bini, Leoni e Zanazzi che erano
occupatissimi in Svizzera e pertanto la
corsa ha vissuto solamente sul confronto
fra lo squadrone della Benotto, due
componenti della Welter e alcuni
biancocelesti che correvano ognuno per
sé. Insomma un Giro del Piemonte
sottovoce, in chiave di zanzara: un
"Girettino del Piemontino", perchè
mancavano i <tenori> della strada, le
primedonne del ciclismo nazionale.. |
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La colpa di tutto questo è
generale: degli organizzatori,
perché quindici o venti giorni
non bastano per improvvisare
un'opera simile; della
Federazione e delle Case perchè
attualmente non hanno
sufficiente autorità; dei big
del ciclismo perchè fanno quello |
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che vogliono, cioè il minimo
sforzo per il massimo guadagno.
Essi formano una ganga e se non
viene l'uno non viene neppure
l'altro, anche perché non ci
sarebbe sugo a battere dei
comprimari o, peggio, ad essere
battuti. Guadagnano cifre
astronomiche per correre sui
circuiti e sulle piste estere e,
quanto a correre su strada,
hanno già... lo stipendio annuo
che corre, e corre magari sul
milione. La loro casa stessa non
li obbliga a correre se correndo
possono rischiare di essere
battuti da una casa minore. Se
li richiamano energicamente,
marcano visita: un improvviso
raffreddore, uno stiramento
muscolare non è difficile
scoprirselo. Si dice che il
titolare di una casa minacciasse
domenica centomila lire di multa
per due dei suoi <assicelli>
assenti, ma intanto ha dovuto
ingoiare la pera perché pare che
uno di quelli gli abbia chiesto,
per l'anno prossimo, due milioni
di stipendio e l'altro
soltanto... duecento biciclette!
E poiché il calmiere non è
possibile, come nel calcio, non
essendoci la possibilità di
ingaggiare assi forestieri, il
coltello per il manico l'hanno i
nostri cari <tenori>. Così ci si
é alzati a notte |
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fonda per andare a vedere un Giro del
Piemonte senza salite, punzonato
in Piazza Vittorio, partente dal
Motovelodromo e arrivante al
Valentino. I concorrenti erano
meno di trenta e per un quarto
(sette) erano tutti della stessa
casa, la Benotto, che forse
nell'occasione potevasi chiamare
Bensette. Molti di più gli
ufficiali e i giornalisti,
attentissimi a non lasciarsi
sfuggire le minime bellezze
della corsa... |
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Da "Tuttosport" del 16 settembre
1946 - Ordine d'arrivo: 1°)
Sergio Maggini che copre i 272
Km del percorso in 8 ore 39',
alla media di Km 31,407 - 2°)
Antonio Covolo (primo degli
indipendenti) - 3°) Antonio
Bevilacqua - 4°) Luigi Casola -
5°) Serse Coppi - 6°) Oreste
Conte - 7°) Ubaldo Pugnaloni |
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SETTEMBRE 1946
- Adolfo Leoni ritorna a vincere il primo Giro dell'Emilia del
dopoguerra |
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Una gara per tutti animata da una brillante fuga
di Ubaldo Pugnaloni |
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E' ritornato il vecchio, caro "Giro de
l'Emilia 1909", della nostra lontana
gioventù, ed è stato un ritorno che gli
spettatori sparsi ovunque lungo il suo
non breve percorso hanno salutato con
entusiasmo vibrante. Il 31° Giro
dell'Emilia si presentava nella nuova
veste di una gara non più per scalatori
e per uomini usi alle fatiche più aspre,
ma aperta alle possibilità di tutti, dei
passisti come dei velocisti, degli
atleti di fondo così come dei levrieri.
All'onore della cronaca è balzato
inizialmente Ubaldo Pugnaloni il quale,
piantato il gruppo poco oltre la metà
della salita di Monfestino, se n'è
andato tutto solo per circa 60
chilometri, non facendosi raggiungere
che a 12 chilometri dall'arrivo. Ma nel
gruppo degli inseguitori erano
precisamente gli uomini veloci, da Leoni
a Maggini a Toccaceli, i quali, una
volta raggiunto il primo, non hanno
pensato che alla volata, nella quale la
meglio non poteva che spettare ad Adolfo
Leoni. Alla fine, la gara ha detto che
il percorso, pur comprendendo una sola
salita, |
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è
risultato tale da favorire una netta
selezione delle forze in campo,
risultando poi netto anche il distacco
fra gli otto componenti il primo gruppo
e gli undici del secondo, che hanno
tagliato il traguardo con oltre 5' di
ritardo...
Gli otto di testa sono entrati nella
pista del Velodromo di Bologna fra il
clamore assordante della folla; in testa
c'era Serse Coppi, seguito da Bresci,
Sergio Maggini e Leoni. L'ordine non
cambia al suono della campana, ma
all'inizio dell'ultimo giro Leoni si
porta sull'alto della curva per scattare
fulmineo e superare con decisione Bresci
e Coppi, ingaggiando al tempo stesso una
lotta per la vittoria con Maggini.
All'uscita sul rettilineo finale, Leoni
passa in modo irresistibile per vincere
di quasi una macchina il suo secondo
Giro dell'Emilia. Il vincitore compie
poi il giro d'onore, acclamatissimo
dalla folla. Il secondo gruppo è stato
regolato in volata da Crippa davanti a
Bevilacqua e Corrieri. Un plauso alla
"Velo Sport Reno" che ha mobilitato
tutti i suoi sperimentati dirigenti,
Zoni, Lorenzoni, Calzolari, Rovinetti,
Marsaldi, affinchè la corsa avesse un
risultato degno delle sue tradizioni... |
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Da "La Gazzetta dello Sport" del 23
settembre 1946 - (sintesi da un art. di
Erardo Mandrioli) - Ordine d'arrivo: 1°)
Adolfo Leoni che compie il percorso di
Km. 258 in 7 ore e 15', alla media
oraria di Km. 35,580 - 2°) Sergio
Maggini da Pistoia - 3°) Serse Coppi da
Castellania - 4°) Giulio Bresci da Prato
- 5°) Quirino Toccaceli da Roma - 6°)
Mario Fazio da S.Eufemia - 7°) Ubaldo
Pugnaloni da Ancona - 8°) Ezio Cecchi da
Lucca - (tutti in gruppo). |
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ONORE E VITTORIE IN TERRA STRANIERA PER I CORRIDORI
ITALIANI |
Già gli esperti stranieri hanno espresso
giudizi lusinghieri sul nostro ciclismo
e in particolare sui due assi che
quest'anno hanno in diverse occasioni
sbaragliato il campo straniero. Ma
all'ammirazione, e forse anche allo
stupore per la superiorità di Coppi e di
Bartali, si sono aggiunte altre
considerazioni che fanno più solida la
reputazione dei nostri atleti
all'estero. La recente affermazione di
Serse Coppi nel Circuito di
Parigi (corsa su strada) ha fatto
scrivere a Baker d'Izy che se i
Coppi e i Bartali rappresentano i
"fenomeni", il ciclismo italiano ha però
in serbo molti altri campioni di valore.
Bresci, Bertocchi,
Baito, Zanazzi, Bailo,
Ronconi, Leoni, Bini,
nomi che spesso si sono fatti onore e
hanno vinto anche all'estero,
dimostrando chiaramente che in Italia le
riserve sono parecchie e ottime, senza
contare che ci sono anche i Camellini,
Tacca, Brambilla,
residenti all'estero, che di tanto in
tanto con notevoli vittorie fanno
sentire la forza del ciclismo italiano.
Bisogna andare in Italia, si dice, per
imparare qualcosa, per vedere all'opera
i corridori italiani sulle loro strade,
per scoprire il segreto della loro
ascesa. E' per questo motivo che
Teisseire, Vietto,
Lazaridès (per citare qualche nome
dei ciclisti francesi più noti) già
pensano alla trasferta in Italia per il
40° Giro di Lombardia e si allenano per
presentarsi nelle migliori condizioni.
Intanto Coppi e Bartali all'estero fanno
faville. Domenica scorsa Coppi si
riaffermava vincendo ancora con netta
superiorità il Circuito di Lugano, che
già aveva vinto nel 1945 e Bartali
andava a trovare i corridori del Belgio
su un circuito per batterli e, quello
che è più sorprendente, in... volata!
Gli italiani sono sempre stati
considerati corridori da strada, da
salita, da corse dure. Invece riescono
anche a tirarti fuori di queste vittorie
in circuito, su percorsi diversi dalle
vere e proprie corse classiche, come
Coppi ha fatto a Parigi e a Lugano,
mentre Bartali a Sciaffusa e Marchienne... |
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Da "La Gazzetta dello Sport" del 9
ottobre 1946 |
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MARZO 1947
- Luciano Maggini vince il Gran Premio di
Nizza davanti al compagno Ortelli |
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In una splendida giornata cento corridori al via
nella prima corsa della stagione |
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La squadra della Benotto ha riportato un
completo successo nel Gran Premio di
Nizza, occupando i primi due posti della
classifica. Già subito dopo la partenza
si era notato che sia Ortelli che
Luciano Maggini erano in splendide
condizioni - specialmente il primo -
tanto da passare spesso in testa al
plotone. Si può dire anzi che Ortelli
abbia controllato tutti i partecipanti
dal principio alla fine della corsa e,
se avesse voluto, avrebbe potuto
terminare primo con distacco. Si è avuta
anche la netta impressione che, nella
volata finale, egli non abbia spinto al
massimo per lasciare vincere il suo
compagno di squadra Maggini. Cento
corridori hanno preso il via con un
tempo splendido. Le defezioni fra gli
iscritti sono state trascurabili...
Nella parte iniziale della gara tre
corridori danno vita ad una fuga che
durerà ben 100 Km. Si tratta di Bobet,
Gauthier e Barbaroux, i quali passano a
Grasse e a Cannes con due minuti di
vantaggio sul grosso degli inseguitori. |
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Saranno però raggiunti al primo
passaggio da Nizza, ai piedi della
Turbie, che costituisce la grande
asperità del percorso. Otto corridori
attaccano quindi la salita, al culmine
della quale transita poi da solo Neri,
acciuffato poco dopo Montecarlo da
Ortelli che si era lanciato al suo
inseguimento. Si pensava che il campione
italiano avrebbe insistito nella sua
azione, invece ha preferito attendere il
suo compagno di squadra Maggini,
favorendo il tal modo il ritorno di un
folto gruppo di inseguitori. All'arrivo
si sono presentati ben sedici corridori,
ma non c'è stata storia nella volata
perchè i due italiani si sono subito
piazzati immediatamente in testa per
tagliare il traguardo in invidiabili
condizioni di freschezza. Degli altri
italiani, Ronconi era sofferente ad un
ginocchio ed è arrivato 30°, davanti a
Vicini e dietro a Volpi; Conte si è
ritirato per insufficienza di
allenamento; Fermo Camellini non ha
fatto una gran corsa e anche sulla
Turbie è rimasto molto nell'ombra.
Luciano Teisseire è rimasto vittima di
alcuni incidenti meccanici e ha finito
le energie per recuperare sul gruppo di
testa. La rivelazione della giornata è
stato l'aspirante Bobet, ex campione di
Francia dilettanti, distintosi in molte
fasi della corsa... |
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Da "La Gazzetta dello Sport" del 10
marzo 1947 - (sintesi da un art. di
Mario Brun) - Ordine d'arrivo: 1°)
Luciano Maggini che percorre i 162 Km.
in 4 ore 24'28" - 2°) Vito Ortelli a due
macchine - 3°) Paul Neri - 4°) Kaller -
5°) Fricker - 6°) Molineris - 7°) Bonnet
- 8°) Bobet - 9°) Camellini - 10°)
Galliussi |
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MARZO 1947
- Con una corsa strepitosa Gino Bartali solo nella bufera della Milano-Sanremo |
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Ezio Cecchi, in fuga, vince al Turchino ma è
ripreso a pochi Km dal traguardo |
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Dopo otto ore e mezza di corsa
massacrante, tra fango, buche, ghiaia e
pioggia i corridori arrivati a Sanremo
sono solo 39 su 135 partiti. La
selezione è stata pesantissima e dal
primo all'ultimo in classifica c'è
un'ora di tempo. Ad esser sinceri, gli
arrivati superano le previsioni fatte
sul percorso durante la gara. Chi poteva
pensare a tanti arrivati sotto quel
flagello, specie considerando la
situazione di chi era già in grave
ritardo e senza alcuna speranza? Gli
stranieri sono stati travolti dalla
troppo severa prova: il primo di loro,
Alberto Sercu della Arbos, ha tagliato
il traguardo con un quarto d'ora esatta
di ritardo. Complessivamente i migliori
sono stati gli elvetici, dai due della
Olmo, Croci-Torti e Tarchini,
all'anziano incrollabile Litschi della
Fuchs, al velocista Koblet. Un solo
spagnolo è arrivato, Olmos. Episodio
commovente al traguardo dove il battuto
toscanino Ezio Cecchi, lo scopaio di
Monsummano, finisce la gara sorridendo
ma con le lacrime agli occhi pensando di
avere |
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deluso i suoi
padroni. Loro invece erano
raggianti e commossi per la
bella fuga spasmodica non andata
in porto. La corsa si è decisa
sul Capo Berta. Bartali
l'affronta impetuosamente e in
duecento metri pianta la sua
compagnia per andare a
riprendere Cecchi. Bizzi è
sempre il più energico a
resistere ma alla fine anche lui
deve rassegnarsi a veder partire
il rivale di tante |
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battaglie
passate. Dopo Imperia Bartali
scorge Cecchi davanti a sé,
prende fiato, poi riparte, lo
raggiunge e lo stacca. Il sogno
del bravo Cecchi è svanito, ma
il lottatore non si arrende
ancora. Vuole conservare almeno
il secondo posto: si batte,
resiste ai morsi della fatica,
mentre l'asso è già avanti
sicuro, padrone, dominatore del
campo.
Bartali sembra volare
sull'asfalto; rispetto a un'ora
prima è fresco, sorridente e
composto come nei suoi giorni
migliori e letteralmente brucia
i chilometri che lo dividono
dall'arrivo. La corsa diventa un
monologo di Bartali, ovunque
acclamato dalla
folla, sempre più |
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Gino Bartali aveva molti
estimatori anche fuori Toscana.
Con questo striscione, uno dei
più originali di tutta la
"letteratura murale" del Giro
d'Italia, i suoi tifosi della
Liguria lo salutarono - ormai
quasi quarant'enne - al suo
passaggio in Riviera, durante
una delle sue ultime sgroppate
lungo le strade della Penisola. |
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numerosa perché nel frattempo
era smesso di piovere. Forse
Giove Pluvio ha voluto riservare
al pubblico la soddisfazione di
godersi completamente lo
spettacolo finale, a Bartali la
gioia di un'indimenticabile
ovazione, a Cecchi e a tutti gli
altri valorosi superstiti della
tremenda fatica un attimo di
sollievo... Per tradizione,
vincitori e vinti della Sanremo
saranno presenti domenica al
Velodromo Vigorelli di Milano
per la ripresa delle riunioni su
pista all'aperto. Sulla pista di
Via Arona con gli assi italiani
saranno naturalmente in lizza
gli stranieri che più si sono
messi in lizza nella
"classicissima" di primavera. |
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Da "La Gazzetta dello Sport -
edizione speciale per la
Milano-Sanremo del 20 marzo 1947
- Ordine d'arrivo: 1°) Gino
Bartali (Legnano) che compie il
percorso di Km. 285 in 8 ore e
33', alla media di Km/h 33,300-
2°) Ezio Cecchi (Welter) a 3'57"
- 3°) Sergio Maggini (Benotto) a
9' - 4°) Luciano Maggini
(Benotto) - 5°) Osvaldo Bailo
(Welter) - 6°) Olimpio Bizzi -
7°) Fiorenzo Magni - 8°) Vito
Ortelli - 9°) Alberto Sercu
(primo degli stranieri) - 10° G.
Cottur |
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QUANDO AL
"GIARDINO D'INVERNO" VENNE MESSA
ALL'ASTA LA LEGNANO DI BARTALI |
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Almeno ti aspetteresti che diventasse
rossa dall'emozione o dalla vergogna,
attorniata da tanto pubblico e da tanta
ammirazione. Invece é lì, verde
lucertola, come lucertola a scaldarsi,
al sole dei rilettori smaglianti e
curiosi, che frugano con i loro occhi
irrequieti nei suoi congegni per
scoprirne il miracoloso segreto. E' la
campionissima, la grande festeggiata: si
chiama Legnano, è la bella
compagna di Bartali e il
fiorentino le vuole bene appena un
pochino meno della sua sposa.
Se la guardava, Bartali, con un briciolo
di malinconia: gli davano la laurea
ad honorem di primo atleta
d'Italia, gli davano una medaglia
d'oro, gli davano discorsi e applausi,
ma gliela portavano via, quella verde
sposina tutta in ghingheri con quei
garofani bianchi e rossi e quelle
romantiche violette che, mani ignote, le
avevano gettato al trionfale ingresso.
Ahimè, non può parlare. E'
difficilissimo per dei radiocronisti
intervistare una bicicletta. Bisogna
aiutarla un poco con la fantasia per
interpretarne i pensieri, che devono
essere molti e importanti, in un così
cruciale momento della sua carriera.
Se la contendono a cifre favolose e ciò
la inorgoglisce un poco e la
incivettisce (la bicicletta è donna). In
fondo, però, ha una puntarella di
preoccupata tristezza. Se potesse
parlare, sicuramente racconterebbe che:
con Bartali andò a Roma per
ricevere la benedizione del Papa
(fu un gran giorno quello per lei); che
con Bartali andò a Napoli,
gioconda staffetta dell'industria
settentrionale al meridione; che con
Bartali andò sulle Dolomiti e al
Passo Rolle l'aspettava la
letterina di De Gasperi; che con
Bartali vinse il Giro della Rinascita.
Ora lo deve lasciare e c'è sempre un
velo di malinconia negli addii. Con il
suo compagno di tanti chilometri fa gli
ultimi metri sulla pista del "Giardino
d'Inverno" e i pedali cigolano
piano, tanto piano che nessuno se ne
accorge, fuorché noi. E nessuno, fuorché
noi, sa che il lamentoso cigolìo è il
modo di piangere delle biciclette...
In un tavolo da solo, appartato, attento
osservatore, un austero signore in
smoking presenziava all'asta della «bici»
Legnano.
Occhiali, sigaretta tremolante tra le
labbra, visibilmente emozionato, viveva
la «salita» delle cifre che venivano
offerte. Era Mario della Torre,
che forse mai nella sua lunga e
fortunata vita da industriale aveva
provato tanta gioia. Il «listino» della
Legnano saliva alle stelle: cinquanta,
sessanta, settantacinque, ottanta, i
cento di Cimatti..., in un succedersi di
botte e risposte.
Alla fine se n'é andata a 150 mila lire.
Chissà cosa costano le nuove...
Dal fondo della sala era risuonato un «centocinquanta!»
netto e squillante: era l'imperterrita
Sisal e per lei Della Pergola,
mentre probabilmente Tagliabue,
timidetto, gli impartiva gli ordini di
scuderia.
Però ci sorge un dubbio: Della Pergola,
notoriamente, in bicicletta non ci sa
andare, nel vero senso dell'espressione!
Che si sia deciso una buona volta ad
imparare e, da buon megalomane, proprio
con la bicicletta del miglior corridore
d'Europa?... |
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DA "La Gazzetta dello Soprt" del 12
marzo 1947 |
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GIUGNO 1948
- Al Giro della Svizzera Kubler acciuffa Robic e lo
"brucia" sul traguardo |
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In una tappa calvario per il francese, ancora
sfortuna per l'eccellente Martini |
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Quattro volte l'ago trafisse le gomme di
Robic, quattro volte - e tre in momenti
cruciali - il piccolo francese dovette
mettere i piedi a terra e cambiare la
ruota. La prima volta fu appena fuori
Lugano, un incidente di poco conto. La
seconda invece sulla discesa del San
Bernardino, dove Robic era passato
solitario, secondo all'inseguimento
della lepre Bonaventure. La terza e la
quarta nella salita decisiva di Arosa,
agevolando assai così il fortissimo
ritorno di Kubler, che potè agguantarlo
a pochi chilometri dal traguardo. I
quattro tubolari di Robic sono il pegno
della sua malasorte: sarebbe stata una
vittoria platonica ("testa di vetro" è
lontano in classifica generale) ma non
importa; Robic meritava che il suo sogno
non si infrangesse a solo due chilometri
dall'arrivo. Comunque Ferdinand Kubler
ha gettato sulla bilancia di questa
tappa decisiva l'argentea spada del più
forte. Nel giro d'onore è stato
applaudito freneticamente, quasi
un'apoteosi finale. |
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In realtà oggi Kubler ha vinto e
meritato di vincere il Giro della
Svizzera, perché non si vede come
nell'ultima tappa qualcuno possa pensare
di sbriciolargli il suo granitico
vantaggio. La sua corsa di oggi è stata
un modello di avvedutezza tattica e di
splendente energia nel poderoso finale.
Giulio Bresci non lo ha mollato sino a
tre chilometri dall'arrivo, si è difeso
con le unghie sino all'ultima pedalata,
ma alla fine ha dovuto cedere seppur di
poco. Per Martini le cose sarebbero
andate diversamente, se non avesse rotto
la catena sulla salita finale di
Reichenau. Aveva già sopravanzato Kubler
e Bresci e si era lanciato da solo
all'inseguimento di Robic quando il
guasto meccanico lo ha obbligato ad
arrestarsi (sembra esserci un
incantesimo atroce sulle catene dei
corridori italiani in questo Giro della
Svizzera)... L'ultima giornata del 12°
Giro della Svizzera comprenderà due
mezze tappe: la prima da Arosa a Flawil
di 150,5 Km, la seconda da Flawil a
Zurigo di 115,5 Km. Due percorsi senza
difficoltà...
FORMATE LE SQUADRE ITALIANE PER IL
35° TOUR DE FRANCE
- La presidenza dell'UVI ha comunicato
ieri che la CTS dell'UVI ha approvato le
formazioni delle squadre partecipanti al
Giro di Francia, segnalate dal CT dei
professionisti. |
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La SQUADRA "A"
(direttore tecnico Alfredo Binda) sarà
composta da: Gino Bartali, Adolfo Leoni,
Vincenzo Rossello, Giovanni Corrieri,
Giordano Cottur, Egidio Feruglio, Guido
De Santi, Antonio Bevilacqua, Bruno
Pasquini e Fermo Camellini. |
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La SQUADRA "B"
(direttore tecnico Palmiro Mori) sarà
composta da: Aldo Ronconi, Oreste Conte,
Attilio Lambertini, Virgilio Salimbeni,
Enzo Coppini, Umberto Drei, Vittorio
Magni, Mario Fazio, Nello Sforacchi e
Serafino Biagioni. |
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Gino Bartali esige (è normale la sua
richiesta) che tutti i suoi compagni di
squadra abbiano lo stesso materiale, le
stesse ruote, gli stessi accessori, per
evidenti ragioni di interscambio durante
la corsa. Camellini, italiano residente
a Monaco, deve ora fornire
rassicurazioni sul suo mezzo meccanico,
altrimenti il suo posto in squadra sarà
preso da Serafino Biagioni, che verrebbe
a sua volta sostituito nellla squadra
"B" da una riserva... La nomina di
Palmiro Mori (ottimo ex velocista
mantovano) a direttore tecnico della
squadra "B" era già stata decisa da
qualche giorno, ma è stata comunicata
ufficialmente soltanto ieri... |
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Da "La Gazzetta dello Sport - di sabato
19 giugno 1948 (sintesi da artt. di
Giorgio Fattori e redazionali) - In
effetti le ultime due semitappe non
modificarono la classifica generale e il
Giro della Svizzera 1948 venne vinto da
Ferdinand Kubler, davanti all'italiano
Giulio Bresci. Al Tour De France 1948
tronfò Gino Bartali (per la seconda
volta) davanti al belga Brik Schotte.
La vittoria di Bartali
contribuì ad evitare in Italia una
guerra civile dopo l'attentato a
Togliatti. |
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AGOSTO 1948 - In una lotta tra giganti della strada
Coppi vince la "Tre Valli Varesine" |
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Gino Bartali secondo in una convulsa volata
finale di nove corridori |
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Nessuno potrà vantarsi di aver assistito
ad uno spettacolo più impressionate di
quello offerto oggi dalle molte
centinaia di migliaia di sportivi che
hanno preso d'assalto il circuito delle
"Tre Valli Varesine". Ci siamo chiesti
più volte durante l'intensa giornata
cosa sarà il ciclismo del futuro se gli
entusiasmi continueranno a moltiplicarsi
col ritmo di questi anni del dopoguerra.
Lungo i 26,5 chilometri del circuito
c'erano due ali di sportivi pigiati su
diverse file, costretti a rendere più
angusto il manto stradale, in qualche
tratto già stretto per sua natura. I
santi protettori dello sport sono stati
a fianco della "Binda", stupefatti,
felici ma nel contempo molto preoccupati
di tanto successo, certo insperato anche
dai più convinti. Comunque oggi, grazie
al buon senso ed alla comprensione del
pubblico, miracolosamente tutto ha
potuto giungere in porto, fra i patemi
d'animo dei promotori che fino
all'ultimo metro di corsa sono stati col
cuore in sospeso. |
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A causa della moltitudine di sportivi
presenti sul rettilineo finale, la
volata fra i 9 di testa è stata
abbastanza convulsa ed ha dato poi luogo
a qualche polemica. A cento metri
dall'arrivo lo spazio non era
sufficiente per il dispiegamento dei
corridori e quando Bartali ha cercato di
passare Bevilacqua - che era in testa -
è bastato un lieve ripiegamento forse
involontario di quest'ultimo verso
destra per costringerlo a rallentare e
poi scostare con una mano il veneto
prima di continuare nello sprint. Coppi
invece, che si trovava lanciato sulla
sinistra, poté continuare completamente
libero la sua poderosa azione passando
per primo sul traguardo con meno di una
ruota di vantaggio su Bartali. Nel
dopocorsa le discussioni sono state
inevitabili. I paladini di Bartali sono
convinti che il loro beniamino, senza
l'intoppo, avrebbe vinto; gli altri,
neanche a dirlo, affermano che Coppi
avrebbe vinto comunque. E' stato un vero
peccato che i due rivali non abbiano
potuto disputare la volata in completa
regolarità ed ampiezza per fornire ai
presenti e agli assenti la misura esatta
del loro singolo valore...
Coppi si è ripresentato al gran pubblico
col giustificato desiderio di
confermarsi il grande campione che tutti
conosciamo. Si era preparato
accuratamente ed era convinto di
affermarsi... Contro un Coppi scatenato,
Bartali si è battuto con altrettanta
volontà, rivaleggiando con lui in tutti
i momenti e minacciandolo fino agli
ultimi metri. Le faticose peregrinazioni
su pista post Giro di Francia non hanno
annebbiato la sua forma e ancora una
volta le fatiche non hanno inciso sulla
sua fibra di ferro di questo
inesauribile campione... Magnifico Coppi
dunque e magnifico Bartali, pur
considerandoli sotto i diversi
aspetti...
Per il resto, energica e convincente
prova dei reduci del Tour Pasquini,
Bevilacqua e Biagioni. Superba
dimostrazione di forza dei bravi
Ortelli, Martini, Fondelli e Simonini.
Luciano Maggini ha ceduto nella fase
cruciale. Sfortunati Leoni F. Magni e
Ricci... |
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Da "La Gazzetta dello Sport" di lunedì 9
agosto 1948 - L'ordine d'arrivo: 1°)
Fausto Coppi (Bianchi) che percorre i
265 Km in 7 ore 16'57", alla media di
36,389 - 2°) Gino Bartali (Legnano) -
3°) Bevilacqua Antonio (Lygie) - 4°)
Vito Ortelli (Atala) - 5°) Alfredo
Martini (Wilier-Triestina) ** In virtù
dei punti conquistati, Gino Bartali
capeggia la classifica del Campionato
italiano assieme a Luciano Maggini con
punti 19 - 3°) Fausto Coppi con 16 ***
La Commissione Tecnica Sportiva
dell'U.V.I ha dato il benestare
affiinchè al Campionato Mondiale su
strada di Valkenburg siano iscitti i
seguenti corridori: Gino Bartali, Fausto
Coppi, Luciano Maggini, Fiorenzo Magni,
Alfredo Martini, Vito Ortelli, Bruno
Pasquini e Mario Ricci.
Nell'inseguimento su pista parteciperà
A. Bevilacqua |
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OTTOBRE 1948
- Coppi vince per distacco il GP Ursus
sulle strade di Emilia e Toscana |
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Nell'ultima prova di campionato Ortelli è quinto
e conquista la maglia tricolore |
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Fausto Coppi ritorna vittorioso
nell'ultima prova del Campionato
Italiano, aggiudicandosi per
distacco il GP Ursus davanti a Vittorio
Rossello, Settimio Simonini e Alfredo
Pasotti. Magnifica la prova di Vito
Ortelli, due volte appiedato, che si
libera dei compagni d'inseguimento,
arriva quinto e conquista la maglia
tricolore. Splendida corsa questo primo
Gran Premio Ursus, voluto tenacemente
dagli appassionati dirigenti dello S.C.
Mauro Pizzoli, con Cimatti in testa, che
ha raggiunto tutti i suoi obiettivi. L'
ultima prova del campionato italiano si
è disputata sulle strade dell'Emilia,
con una punta sull'Appennino Toscano e
su un lungo percorso, in alcuni punti
aspro e difficile, con le tre ascese del
Monte Oppio, dell'Abetone e del
Barigazzo. Ha vinto Fausto Coppi,
rinnovando così il successo dello scorso
anno e riconquistando di forza, con una
splendida gara, il posto che aveva
perduto con la nota serie di errori e di
incomprensioni. Coppi tronca con questa
sua nuova |
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affermazione il coro
delle chiacchiere e dei ragionamenti
tortuosi dei <se> e dei <ma>. In questo
modo si risponde: con la voce più bella
e più persusiva dello sport. Aspettiamo
adesso che Gino Bartali faccia
altrettanto. Bisogna comprendere,
giustificare e rispettare il suo riserbo
dettato da esatti motivi fisici e
morali. Non tralasciamo però di
rivolgergli il più sano e affettuoso
incitamento perche sappia ritrovare -
anche lui - come certo la ritroverà - la
via dello sport. Abbiamo oggi anche
un'altro vincitore: è Vito Ortelli, il
nuovo campione italiano. A parte le
vicende che hanno travagliato lo scorcio
di stagione, si deve però riconoscere
che il campione romagnolo, ha vinto la
sua battaglia con Luciano Maggini. E'
rimasto staccato dal gruppetto di Coppi
solamente per due incidenti e ha ben
meritato la maglia tricolore, correndo
con cuore, volontà e non comune valore.
Ha anche realizzato il suo sogno di
portare in dono alla sua fidanzata - che
prestissimo sarà sua sposa - la maglia
più bella e desiderata: la maglia
tricolore. Gli atleti che vincono sono
sempre al di sopra di critiche interne o
esterne... |
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Da "La Gazzetta dello Sport" di lunedì
11 ottobre 1948 (sintesi da un art. di
Emilio De Martino) - Fausto Coppi vince
il GP Ursus percorrendo i 300,200 Km in
8 ore 29'20", alla media di 35,310 Km/h.
- 2) Vittorio Rossello (Legnano) a 40" -
3°) Settimio Simonini (indipendente) a
1'10" - 4°) Alfredo Pasotti (Benotto) a
1'10" - 5°) Vito Ortelli (Atala) a 7'19"
*** Vito Ortelli vince il Campionato
Italiano con punti 27 - 2°) Fausto Coppi
(26) - 3°) Luciano Maggini (24) - 4°)
Gino Bartali (19) - 5°) Antonio
Bevilacqua (13) - 6°) Settimio Simonini
(12). |
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