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Il capoluogo della Liguria
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Elenco puntato - Euroflora  EUROFLORA

In primavera, ogni 5 anni,
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I giardini più belli del mondo...

Elenco puntato - Via Francigena  VIA FRANCIGENA

Col Giubileo del 2000 è stata
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percorrevano a piedi fino a Roma,
 in segno di pentimento...

Elenco puntato - Parco del Magra  PARCO DEL MAGRA

 A Gennaio 2008 il Parco Naturale Regionale del Magra è il territorio
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Nobili, vescovi, mercanti e pellegrini
lungo l'asse della Via Francigena.
 Culture differenti
per storia e tradizioni,
nei secoli, si sono sovrapposte
 e hanno permeato il territorio con
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Elenco puntato - La Val di Vara  LA VAL DI VARA

La "Valle dei borghi rotondi"
è anche conosciuta come
la "Valle del biologico" per le sue
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Varese Ligure nel 1999 è stato il
1° comune ecologico d'Europa...

Elenco puntato - La Lunigiana  LA LUNIGIANA

La "Terra della Luna", in Italia,
ha la più alta concentrazione di
antichi castelli. Se ne contano
circa 160. Alcuni sono bellissimi e perfettamente conservati...
 

 

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Le Alpi Apuane
"Monumento geologico"
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Ferrovia Aulla-Lucca
Il fascino dei treni d'epoca
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Ferrovia Pontremolese
Una linea di vitale importanza
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Il Premio Bancarella
Sintesi di una passione
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Storia di stampatori e librai.
Primati culturali della Lunigiana

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Disfida degli arcieri
A Fivizzano la rievocazione di
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La Festa del Libro
A Montereggio di Mulazzo
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Castelli in Lunigiana
In Italia, la Lunigiana possiede
la più alta concentrazione
di antichi castelli...

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Il Giro della Lunigiana
Corsa ciclistica internazionale
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Infiorate a Brugnato
"Per tetto un cielo di stelle e
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Orti di Pignone
Prodotti tipici della terra dagli
agricoltori delle valli del
Pignone e del Casale

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Pesca col rezzaglio
La foce del Magra ambiente ideale per questo tipo di pesca, vera e propria arte e attrattiva turistica
(Info, foto & video)

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Frecce Tricolori
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INDICE GENERALE     CRONACA  01  02  03  04  05  06     SPORT  GIRO  TOUR  CICLISMO  ALTRI   FAUSTO COPPI   INTER     RIVISTE  01  02
FEBBRAIO 1870 -  Viene organizzata la prima corsa di ciclismo su strada, la Firenze-Pistoia
Il vincitore fu un rubicondo giovanotto di venti anni, l'americano Van Heste Rymer

Nel 2005 la bicicletta ha festeggiato i suoi 150 anni di vita. Il "grande evento" avvenne infatti nel 1855 quando a un carrozziere francese di nome Ernesto Michaux venne la brillante idea di costruire due pedali e applicarli alla ruota anteriore di una draisina (due ruote di legno sostenute da un asse avente al centro un sellino, che veniva spinta poggiando i piedi a terra). Dall'utilità della bicicletta come mezzo di trasporto, allo sport, il passo non fu breve: occorsero infatti 13 anni (31 maggio del 1868) prima che nel Parc de Saint Cloud a Parigi si disputasse la prima gara ufficiale tipo pista, su un percorso di 1200 metri.

Dopo la vittoria nella prima corsa ciclistica su strada, l'americano Van Este Rymer si fece ritarrre in uno studio di Firenze seduto su una bicicletta tradizionale

Il velocipedismo prese subito impulso anche in Italia e il 25 luglio del 1869, sul prato della Valle a Padova, si tennero le prime esibizioni di velocità. Alla Toscana, che sarebbe diventata in seguito una rigogliosa terra di campioni, spetta invece il vanto di avere indetta e organizzata la prima corsa su strada a livello mondiale. L'evento si verificò il 2 febbraio 1870, sul percorso Firenze-Pistoia, di 33 chilometri.

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dal 1949 al 1985

La corsa fu vinta dall' americano Van Este Rymer, un rubicondo giovanotto di 20 anni, che percorse il tracciato in 2 ore e 12', seguito dai francesi Charles e De Sariette. Quarto arrivò l'italiano Edoardo Lancillotti in 2 ore e 26'. Due anni dopo, il 4 febbraio 1872, constatato che la piazza di Santa Maria Novella a Firenze costituiva una pista ideale, con installazioni naturali che consentivano un ordine perfetto e visibilità ottima per il pubblico, si tennero qui le prime gare di velocità ed inseguimento a carattere nazionale. Gli assi toscani di quell'epoca erano Giuliani, Ancillotti e Isolani.

Le riunioni in Piazza Santa Maria Novella si susseguirono nei giorni festivi con crescente interesse. Aumentavano i praticanti, si perfezionavano le norme di gara e Firenze, con la sua attività, irradiava  in  tutta la  Penisola l'entusiasmo  e  la  passione  per lo sport su due ruote. Il 4 maggio 1873 fu organizzata la seconda competizione su strada, con traguardo nella stessa località di partenza, come si usa ancor oggi  per  molte corse in linea. La gara venne disputata sul percorso Firenze-Prato-Firenze, di 36 chilometri. Vinse il francese De Sariette, con un vantaggio di 2'50" sul fiorentino Barbieri. Gli organizzatori-pionieri delle corse ciclistiche  su  strada, italiani  e  stranieri, residenti  a  Firenze, si  chiamavano  colonnello  Mirafiori, ingegnere  Ciofi, barone  De

Sariette, ragioniere Bartolini, ingegnere Verità, avvocato Fazzini, Desmeure e ancora il principe Corsini e il conte Bastogi, che con l'ausilio di gente del popolo mise in piedi il Veloce Club Fiorentino. All'epoca della costruzione della prima pista  in terra battuta alle Cascine,  la  società avrebbe assunto il nome di Club Fiorentino. Nel 1903, con la fusione dei Velocipedisti e dell'Ardire, la denominazione sarebbe ancora cambiata in Club Sportivo Firenze, al quale venne aggiunto per un certo periodo anche il nome "Pontecchi", per ricordare la memoria di un socio che era stato uno dei più spericolati campioni della pista. In seguito a questo grande impulso fiorentino, nuove società si formarono in ogni centro della Toscana, le cui principali avevano sede a Lucca, Pistoia, Arezzo, Pisa, Prato, Livorno, Siena, Massa Carrara, Grosseto, Empoli e Pontedera. Si stava gettando il buon seme che doveva poi fare crescere in Toscana corridori di eccezionale  statura  atletica, organizzatori  capaci,  dirigenti   accorti  che, con le

L'"americano volante" Zimmerman, uno dei campioni dell'epoca, al suo esordio sulla pista in cemento delle Cascine, allestita dal Club Sportivo Firenze agli inizi del Novecento

loro imprese, iniziative, interventi diedero lustro alla regione in campo nazionale ed internazionale. Lo sport ciclistico assunse in breve tempo un tale popolarità che lo fece diventare una vera e propria moda. Fu allora che alle gare cominciarono ad affiancarsi i raid, dei quali, uno dei più eclatanti fu sicuramente quello messo in piedi dallo scultore fiorentino Riccardo Aurili che, insieme al francese Vallot, portò a termine in 6 giorni il tratto Parigi-Firenze. Un'altro fiorentino che ben presto si impose in simili imprese fu Tullio Fontana, scomparso intorno alla metà degli anni '50. Nel 1894, per merito di Luigi Pontecchi, alla Toscana andava il primo titolo italiano, quello del mezzofondo dilettanti. Due anni dopo, Pontecchi divenne campione italiano dei professionisti della pista.
Ai primi del Novecento, Beppe Alberti riuscì a portare in Italia anche il campione d'oltreoceano Zimmerman, detto "l'americano volante", che esordì sulla pista in cemento delle Cascine (vedi foto sopra) allestita dal Club Sportivo Firenze, presieduto dall'avv. Fabbri. Il ciclista USA, fino ad allora, aveva sempre rifiutato allettantissime offerte per la sua ritrosia a spostarsi in Europa.

Estratto da un articolo de "La Nazione" - Supplemento Speciale "Cento anni di vita" del 19 luglio 1959
APRILE 1907 -  Viene organizzata per la prima volta la Milano-Sanremo, classica di primavera
"Guerin Sportivo" di martedì 16 marzo 1948 - Presentazione della Milano-Sanremo collegata al challenge Desgrange-Colombo

UNA CORSA NATA PER FAR USCIRE IL CICLISMO ITALIANO DALLA SUA MINORITA'

Nella primavera del  1907 si corse la prima "Milano-Sanremo". Allora il ciclismo italiano su strada era tutt'altra cosa: una specie di eroismo. Le strade pessime, le biciclette pesanti, l'indomito spirito battagliero dei corridori non confortato da adeguato sistema di preparazione. Ogni corsa era un'avventura ed il nome di Gerbi, il diavolo rosso di Asti, la bandiera rutilante che il ciclismo italiano sventolava contro gli stranieri. Ma questi erano ben più avanti di noi nell'organizzazione; la sapevano più lunga, erano già abituati ad alternare la strada alla pista, in una parola erano dei maestri. Vennero in Italia per la Sanremo con gli squadroni della Peugeot e dell'Alcion; vennero e vinsero per ben sei volte nelle prime sette dispute, con la parentesi di Ganna nell'edizione del 1909. Così nacque la "Milano-Sanremo" per un desiderio esplodente del ciclismo italiano di tirarsi fuori di minorità, per l'entusiasmo che già conquistava le folle, per le necessità di un'industria che

intravedeva nuove possibilità. A quell'epoca le macchine francesi imperavano in Italia e l'industria oltre Alpe dettava legge. Questa "Milano-Sanremo", seguita a breve distanza dal Giro di Lombardia, fu la squilla per la nscita dell'industria italiana che tanto cammino doveva percorrere malgrado  ogni avverso evento. Poi, trascorso il momento favorevole, le Case francesi disertarono la nostra corsa che divenne esclusivamente nazionale senza perdere della sua importanza.

L'edizione del 1910 fu la più travagliata: causa maltempo, arrivarono solo in quattro e uno si perse

L'edizione del 1910 fu la più drammatica. Dopo un mese di marzo ottimo, improvvisamente il tempo cambiò decisamente in peggio. Di "Milano-Sanremo" non ne voleva sapere e per domenica 3 aprile, in piena primavera, preparò un'accoglienza davvero glaciale. Pioggia, vento, freddo già avevano messo di malumore, in partenza, i meno disposti fra i 67 concorrenti. Pochi davvero, ma con quel tempo! Comunque erano presenti tutti i grandi assi del ciclismo francese e belga. Pioggia gelida e sferzante fino a Novi e poi, dopo Ovada, neve. Sul Turchino - in piena tormenta - ne erano caduti oltre trenta centimetri. L'ascesa del famoso valico in queste condizioni fu un calvario. Van Houwaert - leader della corsa - fece perdere le sue tracce e per molte ore si temette per la sua sorte. Fu ritrovato verso sera in una casa di contadini. La selezione fu massacrante. Quasi tutti abbandonarono la corsa. Da Voltri - ore 12.10 - a Sanremo - ore 18.24 - furono ben sei ore di marcia penosa, all'incredibile media di Km. 19 all'ora! Al traguardo nella città, che in quel giorno apparve tutt'altro che dei fiori, giunsero solamente 4 superstiti: Christophe, il belga baffuto e solido come una quercia, dominatore degli scatenati elementi, che precedette di qualche ora tre modesti ma tetragoni italiani, Cocchi, Marchese e Sala. Un quinto: il genovese Lampaggi, tagliò il traguardo ma venne squalificato. Cuore di pietra degli organizzatori di fronte al dramma wagneriano di questi uomini nella tempesta.
Con la 39a edizione del 1948 la "Milano-Sanremo" riprese la sua funzione di severo banco di prova del ciclismo internazionale, essendo diventata valida come prima prova della challenge Desgrange-Colombo. Un richiamo che indusse una massa di corridori stranieri a rivalicare le Alpi per dare battaglia ai nostri Coppi e Bartali.
Le caratteristiche del classico percorso sono note. Cento chilometri di pianura dal Ticino al Po, dalla piana di Lombardia alla piana piemontese, poi la grigia zona che porta ad Ovada e quindi l'assalto alla famosa asperità del Turchino. Dalla vetta ove tutti sperano di tuffarsi nella calda atmosfera della primavera di Liguria, ove tutti anelano ad un ristoratore bagno di sole, già verso Voltri e quindi lungo le tortuose strade della Riviera. Più di cento chilometri di strada in un ambiente di sogno. La Colletta, i piani d'Invrea, Varazze, Savona, la piana d'Albenga, Alassio, Capo Mele, Cervo, Capo Berta l'ultima fatica e finalmente la meta, il traguardo di Sanremo, regina dei fiori. Sono 281,5 chilometri, una distanza classica per una corsa meravigliosa...

Estratto da "Il Nuovo Cittadino" di venerdì 19 marzo 1948 - (pagina speciale sulla Milano-Sanremo)

(DAL "GUERIN SPORTIVO" del 16 marzo 1948)  - Siamo convinti che l'edizione numero trentanove della "Milano-Sanremo" vedrà la sua conclusione sul traguardo alla cosiddetta maniera forte. E' vero, le vittorie per distacco sono sedici contro ventidue in volata, ma anche questa si sono sempre avute con gruppi di poche unità, salvo nel 1940, quando Gino Bartali dominò un lotto di trentuno concorrenti lanciati in velocità sullo striscione dell'ultimo chilometro... Il Turchino sarà ancora una volta il giudice di pace ed il selezionatore più temuto dai velocisti. Le successive asperità dei Piani d'Invrea, di Capo Mele e Capo Berta ridurranno ancora gli aspiranti alla vittoria. Vincerà Coppi? Saprà il tortonese, favorito numero uno, bissare il successo del 1946? Lo crediamo, anche se sarà una durissima impresa quella di seminare lungo il percorso avversari irriducibili come Bartali, Ortelli, Maggini, Kint, Masson, Van Steenbergen per non citare che le firme maggiori. La corsa sfinge ha rivelato più di una volta il futuro campione. E' stato così per Bartali nel 1935. Potrebbe esserlo ancora e tutti ne gioirebbero. La "Milano-Sanremo" ha stupito il mondo sportivo per le sorprese tipo Chesi e Varetto. Ma non crediamo che il fatto possa ripetersi. Tutti terranno gli occhi bene aperti...

La Milano-Sanremo del 1948 alla fine venne vinta per distacco da Fausto Coppi che precedette il savonese Vittorio Rossello di 5'17"
LA MILANO-SANREMO E' LA "VAMP" DEL CICLISMO ITALIANO

La Sanremo è una bella creatura che ammalia giovani e vecchi, li fa soffrire delle terribili pene dell'amore per lo sport, illude tutti, e alla fine si concede ad uno solo. Spesso è una sconosciuta ma, da un po' di tempo a questa parte, la Signora Sanremo anzichè ammaliare sta cadendo come una provinciale nella rete di quel terribile Casanova che è Coppi. Questo sogno d'amore dura da un pezzo, ed anche questa volta l'Eros su due ruote ha trafitto con un paio di raggi Fausto e la Sanremo, anche se per qualche istante le sue carezze avessero moltiplicato il desiderio di Claes e De Santi.
E nessuno, d'altronde dubitava. Una bella coppia questa, che fa la fortuna di Zambrini e della "Gazzetta dello Sport". Tutto a lieto fine, col trionfo del più forte e l'applauso per i migliori. Una Sanremo in technicolor con tanto sole, luce e mare. C'era anche il vento, un vento decisamente coppiano, se ha permesso quell'andatura che ha demolito i primati.
IN TUTTA FRETTA - Cosa rarissima, la corsa è partita da Milano con sei minuti di anticipo e Maner Lualdi, che doveva essere uno dei mossieri, aveva salutato subito quella muta di corridori che si era lanciata verso Binasco ad una velocità tale che pareva si dovesse terminare lì e non 288 chilometri oltre. Neanche avessero dei creditori alle calcagna...
BRIVIDO SUL TURCHINO - Le folle assiepate sul Turchino ebbero un brivido vedendo gli inviati della "Gazzetta del Popolo" con dei zucchetti rosso cardinale. Qualcuno disse che erano dei vescovi al seguito di Gino Bartali e perciò la maglia gialla doveva essere in testa. Qualcuno pure si inginocchiò ed a Varale non restò che benedirli....
IL VECCHIETTO FANTASMA - Ad un certo momento nella carovana ci fu un allarme. Un vecchietto si era infilato tra i corridori e non se ne voleva andare. La polizia aveva cercato di allontanarlo, ma da sotto una crosta di polvere l'anziano aveva cavato fuori il numero. Era il 178. Appartiene ad un certo Negrini - di anni 47 - regolarmente iscritto fra i concorrenti. Fila anche lui ad oltre 40 all'ora. Arriverà 97°. Di lui non si potrà dire che è una speranza del ciclismo italiano, ma che di vecchietti simili ce ne sono pochi...
IL FENOMENO - Abbiamo parlato col dott. Campi, cioè colui che un attimo dopo l'arrivo si prende il corpo del vincitore e lo controlla come se fosse un orologio. Ci ha detto: "Coppi, più è magro e più ha la pressione bassa, più va forte". Un  fenomeno insomma. Se tanto mi da tanto, tra gli impiegati statali chissà quanti Coppi in incognito ci sono!"...
LE FATICHE DI URSUS - A Sanremo aleggiava lo spirito di Masseroni. Le gomme del presidente dell''Inter hanno portato Coppi alla vittoria. Tagliabue, che era già sotto pressione dopo i recenti trionfi del fratello, il famoso baritono, ha detto che lo spirito di Masseroni aleggerà anche a Madrid. Le sue scarpe porteranno validamente i piedi di Amadei, finalmente in Nazionale. Zambrini, in disparte, esultava. Però le vittorie di Coppi lo hanno abituato troppo bene...
RIABILITAZIONE - Uno dei più giovani concorrenti, Doni di 21 anni, ebbe la sorpresa di trovarsi escluso dall'ordine di arrivo della volata in cui era riuscito a battere Kubler. "Mica per niente" dice protestando "ma battere in volata Kubler dopo 290 chilometri di corsa, per me è una cosa importantissima!"...
ELOGIO FINALE - Parlato bene di Coppi, si deve parlar bene degli organizzatori. Tutto è andato bene e crediamo che al Giro d'Italia tutto sarà semplicemente perfetto. Anche loro hanno vinto...

Dal "Guerin Sportivo" del 22 marzo 1949
APRILE 1923 - Vince Girardengo ed inizia così la storia sportiva ufficiale del Giro della Toscana
"La Gazzetta Sportiva" dell'11 aprile 1948 - Sfida tra Coppi e Bartali attesa nel 22° Giro della Toscana

NATO E CRESCIUTO GRAZIE ALL'IMPEGNO DEL "NUOVO GIORNALE DELLO SPORT"

La prima edizione del "Giro della Toscana" registrata all'anagrafe dello sport risale al 1923. Giova tuttavia ricordare che, già nei due anni precedenti, si era disputata una gara sotto questo titolo per opera della Juventus di Lari. Questo per la precisione nella cronistoria della classica prova, cresciuta poi per l'amore e l'entusiasmo dei promotori che la presero a protezione ( i giornalisti dello scomparso "Nuovo Giornale dello Sport") e la alimentarono con la loro fede e i loro sacrifici personali. I loro nomi sono: Peppino Rossi, Vanni, Mione e Liverani. La corsa è stata sempre molto severa, tanto che la media poche volte è risultata superiore ai 30 all'ora. Anche la distanza è sempre stata notevole, come si può vedere dalla tabella dell'albo d'oro, e le salite molto impegnative. Per questa ragione le vittorie al "Giro della Toscana" sono avvenute spesso per distacco, oppure grazie ad una netta selezione dei più forti, arrivati al traguardo in gruppetti. Le prime due edizioni furono ad

appannaggio di Girardengo. Nella prima il "campionissimo" vinse per pochi centimetri davanti a Gay, Brunero, Gordini ed Aimo, i soli che gli avevano resistito sul percorso; nella seconda "Gira" staccò tutti sulla Collina Pistoiese; forò e fu ripreso, staccò di nuovo tutti e giunse solo a Firenze con 3'20" di vantaggio su Linari e 3'40" su Gordini. Anche Nello Ciaccheri vinse per distacco nel 1925, arrivando a Firenze con 4 minuti di vantaggio su Giuntelli e Gabrielli. Nel 1926 entrò in scena Binda che sul Giogo piantò la compagnia e arrivò con sette minuti di vantaggio su Girardengo e Piemontesi. L'anno seguente Binda si ripeté staccando Piemontesi e Brunero sul San Baronio. Nel 1932 il "Giro della Toscana" venne ripreso da "La Nazione" e si assistette ad un serrato duello fra Binda e Guerra, risoltosi sulla Futa, dove quest'ultimo si involò per arrivare a Firenze 2'40" prima di Giacobbe e lo stesso Binda. Nel 1930 si inaugurò il San Giovanni, che era seguito dal Sugame, protagonista di tante selezioni decisive. Nel 1936 Gino Bartali, venne "scippato" di una vittoria a pochi metri dal traguardo ad opera di Cazzulani, ma fu autore di una doppietta nel 1939 e 1940. Nel '39 fuggì con Vicini al Sugame e lo regolò in volata; terzo arrivò Bizzi dopo 6 minuti. Nel 1940 furono Vicini, Torchio, Tomasconi, Canavesi e Cafferata ad esser battuti sul rettilineo finale...
E' rimasta nella storia del Giro di Toscana la superba vittoria di Fausto Coppi avvenuta nel 1941. Il campione sbaragliò il campo, gia affranto dalle fatiche di una corsa penosa sotto la pioggia, involandosi sull'aspra salita di Vallombrosa e raggiunse il traguardo con 3'15" su Bartali. Grossa sorpresa nel 1942 quando il "Giro della Toscanna" venne vinto dall'indipendente Ortelli, fuggito con Servadei a Serravalle - a cento chilometri dall'arrivo - e liberandosi di lui a 20 chilometri dal traguardo. In quella edizione Bartali arrivò secondo, staccato di 2'33"; insieme tagliarono il traguardo Servadei, Vicini e Coppi, con un ritardo di 3'55".
Nel 1943 ci fu una nuova vittoria di Bizzi (già impostosi nel 1937), questa volta in volata precedendo Servadei, Bartali, Crippa, Ricci, Canavesi e De Stefanis. Coppi era assente perché mobilitato in Sicilia...
Il "Giro della Toscana" riprese nel 1946 e fu prova unica per il campionato italiano. Il successo arrise a Ronconi che, raggiunto Bini sulla salita di Barberino, lo staccò ed ebbe corsa vinta. Bartali arrivò con 6'28" di ritardo, Coppi invece si ritirò.
All'edizione del 1947 furono assenti gli assi e vinse brillantemente Bruno Pasquini, che dopo la selezione al Monte Oppio, piantò la compagnia ed arrivò con 4' di vantaggio su Logli, Martini, Pagliazzi, Coppini, Mazzola e Cecchi.
Nel 1948 il Colle di San Giovanni sarà l'ultima salita del Giro e rappresenterà la novità della classica corsa fiorentina, organizzata questa volta dal "Club Sportivo Firenze" e dalla direzione del "Motovelodromo delle Cascine".

Da "La Gazzetta Sportiva" dell'11 aprile 1948 - Il Giro di Toscana 1948 venne poi vinto da Gino Bartali, davanti a Luciano Maggini e Sergio Maggini

SETTEMBRE 1946 -  Sergio Maggini, il migliore in gara, vince in volata il 36° Giro del Piemonte
"Tuttosport" del 16 settembre 1946 - Sergio Maggini vince il Giro del Piemonte

UN GARA SOTTOTONO PER LA MANCANZA DELLE PRIMEDONNE DEL CICLISMO NAZIONALE

Ortelli, Ronconi e Logli disertano la corsa, conclusa da 14 corridori in volata. Ai 150 metri dall'arrivo Maggini parte irresistibilmente, supera Covolo e poi Coppini e va a vincere indisturbato. Covolo chiude poi al secondo posto, terzo è Bevilacqua. Luigi Casola e Serse Coppi piombano insieme sulla linea del traguardo e i dirigenti di corsa hanno un bel da fare per stilare l'ordine d'arrivo, che poi vedrà il fratello di Fausto al 5° posto. Le vicende del Giro del Piemonte sono note: erano assenti Fausto Coppi, impegnato a Parigi, Bartali che era a correre a Ostenda, Ricci, Bini, Leoni e Zanazzi che erano occupatissimi in Svizzera e pertanto la corsa ha vissuto solamente sul confronto fra lo squadrone della Benotto, due componenti della Welter e alcuni biancocelesti che correvano ognuno per sé. Insomma un Giro del Piemonte sottovoce, in chiave di zanzara: un "Girettino del Piemontino", perchè mancavano i <tenori> della strada, le primedonne del ciclismo nazionale..

La colpa di tutto questo è generale: degli organizzatori, perché quindici o venti giorni non bastano per improvvisare un'opera simile; della Federazione e delle Case perchè attualmente non hanno sufficiente autorità; dei big del ciclismo perchè fanno quello

che vogliono, cioè il minimo sforzo per il massimo guadagno. Essi formano una ganga e se non viene l'uno non viene neppure l'altro, anche perché non ci sarebbe sugo a battere dei comprimari o, peggio, ad essere battuti. Guadagnano cifre astronomiche per correre sui circuiti e sulle piste estere e, quanto a correre su strada, hanno già... lo stipendio annuo che corre, e corre magari sul milione. La loro casa stessa non li obbliga a correre se correndo possono rischiare di essere battuti da una casa minore. Se li richiamano energicamente, marcano visita: un improvviso raffreddore, uno stiramento muscolare non è difficile scoprirselo. Si dice che il titolare di una casa minacciasse domenica centomila lire di multa per due dei suoi <assicelli> assenti, ma intanto ha dovuto ingoiare la pera perché pare che uno di quelli gli abbia chiesto, per l'anno prossimo, due milioni di stipendio e l'altro soltanto... duecento biciclette! E poiché il calmiere non è possibile, come nel calcio, non essendoci la possibilità di ingaggiare assi forestieri, il coltello per il manico l'hanno i nostri cari <tenori>. Così ci si é alzati a notte

Giro di Lombardia 1947 - Sergio Maggini ha appena ritirato il sacchetto delle vivande al rifornimento di Asso

fonda per andare a vedere un Giro del Piemonte senza salite, punzonato in Piazza Vittorio, partente dal Motovelodromo e arrivante al Valentino. I concorrenti erano meno di trenta e per un quarto (sette) erano tutti della stessa casa, la Benotto, che forse nell'occasione potevasi chiamare Bensette. Molti di più gli ufficiali e i giornalisti, attentissimi a non lasciarsi sfuggire le minime bellezze della corsa...

Da "Tuttosport" del 16 settembre 1946 - Ordine d'arrivo: 1°) Sergio Maggini che copre i 272 Km del percorso in 8 ore 39', alla media di Km 31,407 - 2°) Antonio Covolo (primo degli indipendenti) - 3°) Antonio Bevilacqua - 4°) Luigi Casola - 5°) Serse Coppi - 6°) Oreste Conte - 7°) Ubaldo Pugnaloni
SETTEMBRE 1946 - Adolfo Leoni ritorna a vincere il primo Giro dell'Emilia del dopoguerra
"La Gazzetta dello Sport" del 23 settembre 1946 - Adolfo Leoni vince il 31° Giro dell'Emilia, il primo del dopoguerra

Una gara per tutti animata da una brillante fuga di Ubaldo Pugnaloni

E' ritornato il vecchio, caro "Giro de l'Emilia 1909", della nostra lontana gioventù, ed è stato un ritorno che gli spettatori sparsi ovunque lungo il suo non breve percorso hanno salutato con entusiasmo vibrante. Il 31° Giro dell'Emilia si presentava nella nuova veste di una gara non più per scalatori e per uomini usi alle fatiche più aspre, ma aperta alle possibilità di tutti, dei passisti come dei velocisti, degli atleti di fondo così come dei levrieri. All'onore della cronaca è balzato inizialmente Ubaldo Pugnaloni il quale, piantato il gruppo poco oltre la metà della salita di Monfestino, se n'è andato tutto solo per circa 60 chilometri, non facendosi raggiungere che a 12 chilometri dall'arrivo. Ma nel gruppo degli inseguitori erano precisamente gli uomini veloci, da Leoni a Maggini a Toccaceli, i quali, una volta raggiunto il primo, non hanno pensato che alla volata, nella quale la meglio non poteva che spettare ad Adolfo Leoni. Alla fine, la gara ha detto che il percorso, pur comprendendo una sola salita,

è risultato tale da favorire una netta selezione delle forze in campo, risultando poi netto anche il distacco fra gli otto componenti il primo gruppo e gli undici del secondo, che hanno tagliato il traguardo con oltre 5' di ritardo...
Gli otto di testa sono entrati nella pista del Velodromo di Bologna fra il clamore assordante della folla; in testa c'era Serse Coppi, seguito da Bresci, Sergio Maggini e Leoni. L'ordine non cambia al suono della campana, ma all'inizio dell'ultimo giro Leoni si porta sull'alto della curva per scattare fulmineo e superare con decisione Bresci e Coppi, ingaggiando al tempo stesso una lotta per la vittoria con Maggini. All'uscita sul rettilineo finale, Leoni passa in modo irresistibile per vincere di quasi una macchina il suo secondo Giro dell'Emilia. Il vincitore compie poi il giro d'onore, acclamatissimo dalla folla. Il secondo gruppo è stato regolato in volata da Crippa davanti a Bevilacqua e Corrieri. Un plauso alla "Velo Sport Reno" che ha mobilitato tutti i suoi sperimentati dirigenti, Zoni, Lorenzoni, Calzolari, Rovinetti, Marsaldi, affinchè la corsa avesse un risultato degno delle sue tradizioni...

Da "La Gazzetta dello Sport" del 23 settembre 1946 - (sintesi da un art. di Erardo Mandrioli) - Ordine d'arrivo: 1°) Adolfo Leoni che compie il percorso di Km. 258 in 7 ore e 15', alla media oraria di Km. 35,580 - 2°) Sergio Maggini da Pistoia - 3°) Serse Coppi da Castellania - 4°) Giulio Bresci da Prato - 5°) Quirino Toccaceli da Roma - 6°) Mario Fazio da S.Eufemia - 7°) Ubaldo Pugnaloni da Ancona - 8°) Ezio Cecchi da Lucca - (tutti in gruppo).
ONORE E VITTORIE IN TERRA STRANIERA PER I CORRIDORI ITALIANI
Già gli esperti stranieri hanno espresso giudizi lusinghieri sul nostro ciclismo e in particolare sui due assi che quest'anno hanno in diverse occasioni sbaragliato il campo straniero. Ma all'ammirazione, e forse anche allo stupore per la superiorità di Coppi e di Bartali, si sono aggiunte altre considerazioni che fanno più solida la reputazione dei nostri atleti all'estero. La recente affermazione di Serse Coppi nel Circuito di Parigi (corsa su strada) ha fatto scrivere a Baker d'Izy che se i Coppi e i Bartali rappresentano i "fenomeni", il ciclismo italiano ha però in serbo molti altri campioni di valore. Bresci, Bertocchi, Baito, Zanazzi, Bailo, Ronconi, Leoni, Bini, nomi che spesso si sono fatti onore e hanno vinto anche all'estero, dimostrando chiaramente che in Italia le riserve sono parecchie e ottime, senza contare che ci sono anche i Camellini, Tacca, Brambilla, residenti all'estero, che di tanto in tanto con notevoli vittorie fanno sentire la forza del ciclismo italiano.
Bisogna andare in Italia, si dice, per imparare qualcosa, per vedere all'opera i corridori italiani sulle loro strade, per scoprire il segreto della loro ascesa. E' per questo motivo che Teisseire, Vietto, Lazaridès (per citare qualche nome dei ciclisti francesi più noti) già pensano alla trasferta in Italia per il 40° Giro di Lombardia e si allenano per presentarsi nelle migliori condizioni. Intanto Coppi e Bartali all'estero fanno faville. Domenica scorsa Coppi si riaffermava vincendo ancora con netta superiorità il Circuito di Lugano, che già aveva vinto nel 1945 e Bartali andava a trovare i corridori del Belgio su un circuito per batterli e, quello che è più sorprendente, in... volata!
Gli italiani sono sempre stati considerati corridori da strada, da salita, da corse dure. Invece riescono anche a tirarti fuori di queste vittorie in circuito, su percorsi diversi dalle vere e proprie corse classiche, come Coppi ha fatto a Parigi e a Lugano, mentre Bartali a Sciaffusa e Marchienne...
Da "La Gazzetta dello Sport" del 9 ottobre 1946
MARZO 1947 -  Luciano Maggini vince il Gran Premio di Nizza davanti al compagno Ortelli
"La Gazzetta dello Sport" del 10 marzo 1947 - Luciano Maggini vince il Gran Premio di Nizza di ciclismo, battendo in volata il campione italiano e compagno di squadra Vito Ortelli

In una splendida giornata cento corridori al via nella prima corsa della stagione

La squadra della Benotto ha riportato un completo successo nel Gran Premio di Nizza, occupando i primi due posti della classifica. Già subito dopo la partenza si era notato che sia Ortelli che Luciano Maggini erano in splendide condizioni - specialmente il primo - tanto da passare spesso in testa al plotone. Si può dire anzi che Ortelli abbia controllato tutti i partecipanti dal principio alla fine della corsa e, se avesse voluto, avrebbe potuto terminare primo con distacco. Si è avuta anche la netta impressione che, nella volata finale, egli non abbia spinto al massimo per lasciare vincere il suo compagno di squadra Maggini. Cento corridori hanno preso il via con un tempo splendido. Le defezioni fra gli iscritti sono state trascurabili... Nella parte iniziale della gara tre corridori danno vita ad una fuga che durerà ben 100 Km. Si tratta di Bobet, Gauthier e Barbaroux, i quali passano a Grasse e a Cannes con due minuti di vantaggio sul grosso degli inseguitori.

Saranno però raggiunti al primo passaggio da Nizza, ai piedi della Turbie, che costituisce la grande asperità del percorso. Otto corridori attaccano quindi la salita, al culmine della quale transita poi da solo Neri, acciuffato poco dopo Montecarlo da Ortelli che si era lanciato al suo inseguimento. Si pensava che il campione italiano avrebbe insistito nella sua azione, invece ha preferito attendere il suo compagno di squadra Maggini, favorendo il tal modo il ritorno di un folto gruppo di inseguitori. All'arrivo si sono presentati ben sedici corridori, ma non c'è stata storia nella volata perchè i due italiani si sono subito piazzati immediatamente in testa per tagliare il traguardo in invidiabili condizioni di freschezza. Degli altri italiani, Ronconi era sofferente ad un ginocchio ed è arrivato 30°, davanti a Vicini e dietro a Volpi; Conte si è ritirato per insufficienza di allenamento; Fermo Camellini non ha fatto una gran corsa e anche sulla Turbie è rimasto molto nell'ombra. Luciano Teisseire è rimasto vittima di alcuni incidenti meccanici e ha finito le energie per recuperare sul gruppo di testa. La rivelazione della giornata è stato l'aspirante Bobet, ex campione di Francia dilettanti, distintosi in molte fasi della corsa...

Da "La Gazzetta dello Sport" del 10 marzo 1947 - (sintesi da un art. di Mario Brun) - Ordine d'arrivo: 1°) Luciano Maggini che percorre i 162 Km. in 4 ore 24'28" - 2°) Vito Ortelli a due macchine - 3°) Paul Neri - 4°) Kaller - 5°) Fricker - 6°) Molineris - 7°) Bonnet - 8°) Bobet - 9°) Camellini - 10°) Galliussi
MARZO 1947 - Con una corsa strepitosa Gino Bartali solo nella bufera della Milano-Sanremo
"La Gazzetta dello Sport" del 20 marzo 1947 - Gino Bartali, solo nella bufera, vince la Milano-Sanremo. Ezio Cecchi ripreso a pochi chilometri dal traguardo

Ezio Cecchi, in fuga, vince al Turchino ma è ripreso a pochi Km dal traguardo

Dopo otto ore e mezza di corsa massacrante, tra fango, buche, ghiaia e pioggia i corridori arrivati a Sanremo sono solo 39 su 135 partiti. La selezione è stata pesantissima e dal primo all'ultimo in classifica c'è un'ora di tempo. Ad esser sinceri, gli arrivati superano le previsioni fatte sul percorso durante la gara. Chi poteva pensare a tanti arrivati sotto quel flagello, specie considerando la situazione di chi era già in grave ritardo e senza alcuna speranza? Gli stranieri sono stati travolti dalla troppo severa prova: il primo di loro, Alberto Sercu della Arbos, ha tagliato il traguardo con un quarto d'ora esatta di ritardo. Complessivamente i migliori sono stati gli elvetici, dai due della Olmo, Croci-Torti e Tarchini, all'anziano incrollabile Litschi della Fuchs, al velocista Koblet. Un solo spagnolo è arrivato, Olmos. Episodio commovente al traguardo dove il battuto toscanino Ezio Cecchi, lo scopaio di Monsummano, finisce la gara sorridendo ma con le lacrime agli occhi pensando di avere

deluso i suoi padroni. Loro invece erano raggianti e commossi per la bella fuga spasmodica non andata in porto. La corsa si è decisa sul Capo Berta. Bartali l'affronta impetuosamente e in duecento metri pianta la sua compagnia per andare  a  riprendere Cecchi. Bizzi  è  sempre il più energico  a  resistere ma alla fine anche lui deve rassegnarsi a veder partire il rivale di tante

battaglie passate. Dopo Imperia Bartali scorge Cecchi davanti a sé, prende fiato, poi riparte, lo raggiunge e lo stacca. Il sogno del bravo Cecchi è svanito, ma il lottatore non si arrende ancora. Vuole conservare almeno il secondo posto: si batte, resiste ai morsi della fatica, mentre l'asso è già avanti sicuro, padrone, dominatore del campo.
Bartali sembra volare sull'asfalto; rispetto a un'ora prima è fresco, sorridente e composto come nei suoi giorni migliori e letteralmente brucia i chilometri che lo dividono dall'arrivo. La corsa diventa un monologo di Bartali, ovunque  acclamato  dalla  folla, sempre più

"Gino, il sole tramonta ma tu non tramonti mai" - così recita uno striscione dei tifosi liguri per Bartali che, ormai anziano, continuava a rivaleggiare dignitosamente con i suoi più giovani avversari
Gino Bartali aveva molti estimatori anche fuori Toscana. Con questo striscione, uno dei più originali di tutta la "letteratura murale" del Giro d'Italia, i suoi tifosi della Liguria lo salutarono - ormai quasi quarant'enne - al suo passaggio in Riviera, durante una delle sue ultime sgroppate lungo le strade della Penisola.

numerosa perché nel frattempo era smesso di piovere. Forse Giove Pluvio ha voluto riservare al pubblico la soddisfazione di godersi completamente lo spettacolo finale, a Bartali la gioia di un'indimenticabile ovazione, a Cecchi e a tutti gli altri valorosi superstiti della tremenda fatica un attimo di sollievo... Per tradizione, vincitori e vinti della Sanremo saranno presenti domenica al Velodromo Vigorelli di Milano per la ripresa delle riunioni su pista all'aperto. Sulla pista di Via Arona con gli assi italiani saranno naturalmente in lizza gli stranieri che più si sono messi in lizza nella "classicissima" di primavera.

Da "La Gazzetta dello Sport - edizione speciale per la Milano-Sanremo del 20 marzo 1947 - Ordine d'arrivo: 1°) Gino Bartali (Legnano) che compie il percorso di Km. 285 in 8 ore e 33', alla media di Km/h 33,300- 2°) Ezio Cecchi (Welter) a 3'57" - 3°) Sergio Maggini (Benotto) a 9' - 4°) Luciano Maggini (Benotto) - 5°) Osvaldo Bailo (Welter) - 6°) Olimpio Bizzi - 7°) Fiorenzo Magni - 8°) Vito Ortelli - 9°) Alberto Sercu (primo degli stranieri) - 10° G. Cottur
QUANDO AL "GIARDINO D'INVERNO" VENNE MESSA ALL'ASTA LA LEGNANO DI BARTALI

Almeno ti aspetteresti che diventasse rossa dall'emozione o dalla vergogna, attorniata da tanto pubblico e da tanta ammirazione. Invece é lì, verde lucertola, come lucertola a scaldarsi, al sole dei rilettori smaglianti e curiosi, che frugano con i loro occhi irrequieti nei suoi congegni per scoprirne il miracoloso segreto. E' la campionissima, la grande festeggiata: si chiama Legnano, è la bella compagna di Bartali e il fiorentino le vuole bene appena un pochino meno della sua sposa.
Se la guardava, Bartali, con un briciolo di malinconia: gli davano la laurea ad honorem di primo atleta d'Italia, gli davano una medaglia d'oro, gli davano discorsi e applausi, ma gliela portavano via, quella verde sposina tutta in ghingheri con quei garofani bianchi e rossi e quelle romantiche violette che, mani ignote, le avevano gettato al trionfale ingresso.
Ahimè, non può parlare. E' difficilissimo per dei radiocronisti intervistare una bicicletta. Bisogna aiutarla un poco con la fantasia per interpretarne i pensieri, che devono essere molti e importanti, in un così cruciale momento della sua carriera.
Se la contendono a cifre favolose e ciò la inorgoglisce un poco e la incivettisce (la bicicletta è donna). In fondo, però, ha una puntarella di preoccupata tristezza. Se potesse parlare, sicuramente racconterebbe che: con Bartali andò a Roma per ricevere la benedizione del Papa (fu un gran giorno quello per lei); che con Bartali andò a Napoli, gioconda staffetta dell'industria settentrionale al meridione; che con Bartali andò sulle Dolomiti e al Passo Rolle l'aspettava la letterina di De Gasperi; che con Bartali vinse il Giro della Rinascita.
Ora lo deve lasciare e c'è sempre un velo di malinconia negli addii. Con il suo compagno di tanti chilometri fa gli ultimi metri sulla pista del "Giardino d'Inverno" e i pedali cigolano piano, tanto piano che nessuno se ne accorge, fuorché noi. E nessuno, fuorché noi, sa che il lamentoso cigolìo è il modo di piangere delle biciclette...
In un tavolo da solo, appartato, attento osservatore, un austero signore in smoking presenziava all'asta della «bici» Legnano.
Occhiali, sigaretta tremolante tra le labbra, visibilmente emozionato, viveva la «salita» delle cifre che venivano offerte. Era Mario della Torre, che forse mai nella sua lunga e fortunata vita da industriale aveva provato tanta gioia. Il «listino» della Legnano saliva alle stelle: cinquanta, sessanta, settantacinque, ottanta, i cento di Cimatti..., in un succedersi di botte e risposte.
Alla fine se n'é andata a 150 mila lire. Chissà cosa costano le nuove...
Dal fondo della sala era risuonato un «centocinquanta!» netto e squillante: era l'imperterrita Sisal e per lei Della Pergola, mentre probabilmente Tagliabue, timidetto, gli impartiva gli ordini di scuderia.
Però ci sorge un dubbio: Della Pergola, notoriamente, in bicicletta non ci sa andare, nel vero senso dell'espressione!
Che si sia deciso una buona volta ad imparare e, da buon megalomane, proprio con la bicicletta del miglior corridore d'Europa?...

DA "La Gazzetta dello Soprt" del 12 marzo 1947
GIUGNO 1948 - Al Giro della Svizzera Kubler acciuffa Robic e lo "brucia" sul traguardo
"La Gazzetta dello Sport" del 19 giugno 1948 - Giro della Svizzera: nella tappa di Arosa Kubler batte in volata Robic

In una tappa calvario per il francese, ancora sfortuna per l'eccellente Martini

Quattro volte l'ago trafisse le gomme di Robic, quattro volte - e tre in momenti cruciali - il piccolo francese dovette mettere i piedi a terra e cambiare la ruota. La prima volta fu appena fuori Lugano, un incidente di poco conto. La seconda invece sulla discesa del San Bernardino, dove Robic era passato solitario, secondo all'inseguimento della lepre Bonaventure. La terza e la quarta nella salita decisiva di Arosa, agevolando assai così il fortissimo ritorno di Kubler, che potè agguantarlo a pochi chilometri dal traguardo. I quattro tubolari di Robic sono il pegno della sua malasorte: sarebbe stata una vittoria platonica ("testa di vetro" è lontano in classifica generale) ma non importa; Robic meritava che il suo sogno non si infrangesse a solo due chilometri dall'arrivo. Comunque Ferdinand Kubler ha gettato sulla bilancia di questa tappa decisiva l'argentea spada del più forte. Nel giro d'onore è stato applaudito freneticamente, quasi un'apoteosi finale.

In realtà oggi Kubler ha vinto e meritato di vincere il Giro della Svizzera, perché non si vede come nell'ultima tappa qualcuno possa pensare di sbriciolargli il suo granitico vantaggio. La sua corsa di oggi è stata un modello di avvedutezza tattica e di splendente energia nel poderoso finale. Giulio Bresci non lo ha mollato sino a tre chilometri dall'arrivo, si è difeso con le unghie sino all'ultima pedalata, ma alla fine ha dovuto cedere seppur di poco. Per Martini le cose sarebbero andate diversamente, se non avesse rotto la catena sulla salita finale di Reichenau. Aveva già sopravanzato Kubler e Bresci e si era lanciato da solo all'inseguimento di Robic quando il guasto meccanico lo ha obbligato ad arrestarsi (sembra esserci un incantesimo atroce sulle catene dei corridori italiani in questo Giro della Svizzera)... L'ultima giornata del 12° Giro della Svizzera comprenderà due mezze tappe: la prima da Arosa a Flawil di 150,5 Km, la seconda da Flawil a Zurigo di 115,5 Km. Due percorsi senza difficoltà...
FORMATE LE SQUADRE ITALIANE PER IL 35° TOUR DE FRANCE - La presidenza dell'UVI ha comunicato ieri che la CTS dell'UVI ha approvato le formazioni delle squadre partecipanti al Giro di Francia, segnalate dal CT dei professionisti.

La SQUADRA "A" (direttore tecnico Alfredo Binda) sarà composta da: Gino Bartali, Adolfo Leoni, Vincenzo Rossello, Giovanni Corrieri, Giordano Cottur, Egidio Feruglio, Guido De Santi, Antonio Bevilacqua, Bruno Pasquini e Fermo Camellini.

La SQUADRA "B" (direttore tecnico Palmiro Mori) sarà composta da: Aldo Ronconi, Oreste Conte, Attilio Lambertini, Virgilio Salimbeni, Enzo Coppini, Umberto Drei, Vittorio Magni, Mario Fazio, Nello Sforacchi e Serafino Biagioni.

Gino Bartali esige (è normale la sua richiesta) che tutti i suoi compagni di squadra abbiano lo stesso materiale, le stesse ruote, gli stessi accessori, per evidenti ragioni di interscambio durante la corsa. Camellini, italiano residente a Monaco, deve ora fornire rassicurazioni sul suo mezzo meccanico, altrimenti il suo posto in squadra sarà preso da Serafino Biagioni, che verrebbe a sua volta sostituito nellla squadra "B" da una riserva... La nomina di Palmiro Mori (ottimo ex velocista mantovano) a direttore tecnico della squadra "B" era già stata decisa da qualche giorno, ma è stata comunicata ufficialmente soltanto ieri...

Da "La Gazzetta dello Sport - di sabato 19 giugno 1948 (sintesi da artt. di Giorgio Fattori e redazionali) - In effetti le ultime due semitappe non modificarono la classifica generale e il Giro della Svizzera 1948 venne vinto da Ferdinand Kubler, davanti all'italiano Giulio Bresci. Al Tour De France 1948 tronfò Gino Bartali (per la seconda volta) davanti al belga Brik Schotte. La vittoria di Bartali  contribuì ad evitare in Italia una guerra civile dopo l'attentato a Togliatti.
AGOSTO 1948 - In una lotta tra giganti della strada Coppi vince la "Tre Valli Varesine"
"La Gazzetta dello Sport" del 9 agosto 1948 - Fausto Coppi vince la "Tre Valli Varesine" battendo in volata Gino Bartali

Gino Bartali secondo in una convulsa volata finale di nove corridori

Nessuno potrà vantarsi di aver assistito ad uno spettacolo più impressionate di quello offerto oggi dalle molte centinaia di migliaia di sportivi che hanno preso d'assalto il circuito delle "Tre Valli Varesine". Ci siamo chiesti più volte durante l'intensa giornata cosa sarà il ciclismo del futuro se gli entusiasmi continueranno a moltiplicarsi col ritmo di questi anni del dopoguerra. Lungo i 26,5 chilometri del circuito c'erano due ali di sportivi pigiati su diverse file, costretti a rendere più angusto il manto stradale, in qualche tratto già stretto per sua natura. I santi protettori dello sport sono stati a fianco della "Binda", stupefatti, felici ma nel contempo molto preoccupati di tanto successo, certo insperato anche dai più convinti. Comunque oggi, grazie al buon senso ed alla comprensione del pubblico, miracolosamente tutto ha potuto giungere in porto, fra i patemi d'animo dei promotori che fino all'ultimo metro di corsa sono stati col cuore in sospeso.

A causa della moltitudine di sportivi presenti sul rettilineo finale, la volata fra i 9 di testa è stata abbastanza convulsa ed ha dato poi luogo a qualche polemica. A cento metri dall'arrivo lo spazio non era sufficiente per il dispiegamento dei corridori e quando Bartali ha cercato di passare Bevilacqua - che era in testa - è bastato un lieve ripiegamento forse involontario di quest'ultimo verso destra per costringerlo a rallentare e poi scostare con una mano il veneto prima di continuare nello sprint. Coppi invece, che si trovava lanciato sulla sinistra, poté continuare completamente libero la sua poderosa azione passando per primo sul traguardo con meno di una ruota di vantaggio su Bartali. Nel dopocorsa le discussioni sono state inevitabili. I paladini di Bartali sono convinti che il loro beniamino, senza l'intoppo, avrebbe vinto; gli altri, neanche a dirlo, affermano che Coppi avrebbe vinto comunque. E' stato un vero peccato che i due rivali non abbiano potuto disputare la volata in completa regolarità ed ampiezza per fornire ai presenti e agli assenti la misura esatta del loro singolo valore...
Coppi si è ripresentato al gran pubblico col giustificato desiderio di confermarsi il grande campione che tutti conosciamo. Si era preparato accuratamente ed era convinto di affermarsi... Contro un Coppi scatenato, Bartali si è battuto con altrettanta volontà, rivaleggiando con lui in tutti i momenti e minacciandolo fino agli ultimi metri. Le faticose peregrinazioni su pista post Giro di Francia non hanno annebbiato la sua forma e ancora una volta le fatiche non hanno inciso sulla sua fibra di ferro di questo inesauribile campione... Magnifico Coppi dunque e magnifico Bartali, pur considerandoli sotto i diversi aspetti...
Per il resto, energica e convincente prova dei reduci del Tour Pasquini, Bevilacqua e Biagioni. Superba dimostrazione di forza dei bravi Ortelli, Martini, Fondelli e Simonini. Luciano Maggini ha ceduto nella fase cruciale. Sfortunati Leoni F. Magni e Ricci...

Da "La Gazzetta dello Sport" di lunedì 9 agosto 1948 - L'ordine d'arrivo: 1°) Fausto Coppi (Bianchi) che percorre i 265 Km in 7 ore 16'57", alla media di 36,389 - 2°) Gino Bartali (Legnano) - 3°) Bevilacqua Antonio (Lygie) - 4°) Vito Ortelli (Atala) - 5°) Alfredo Martini (Wilier-Triestina) ** In virtù dei punti conquistati, Gino Bartali capeggia la classifica del Campionato italiano assieme a Luciano Maggini con punti 19 - 3°) Fausto Coppi con 16 *** La Commissione Tecnica Sportiva dell'U.V.I ha dato il benestare affiinchè al Campionato Mondiale su strada di Valkenburg siano iscitti i seguenti corridori: Gino Bartali, Fausto Coppi, Luciano Maggini, Fiorenzo Magni, Alfredo Martini, Vito Ortelli, Bruno Pasquini e Mario Ricci. Nell'inseguimento su pista parteciperà A. Bevilacqua
OTTOBRE 1948 - Coppi vince per distacco il GP Ursus sulle strade di Emilia e Toscana
"La Gazzetta dello Sport" del'11 ottobre 1948 - Sulle strade di Emilia e Toscana Fausto Coppi vince il GP Ursus

Nell'ultima prova di campionato Ortelli è quinto e conquista la maglia tricolore

Fausto Coppi ritorna vittorioso nell'ultima prova del Campionato Italiano, aggiudicandosi per  distacco il GP Ursus davanti a Vittorio Rossello, Settimio Simonini e Alfredo Pasotti. Magnifica la prova di Vito Ortelli, due volte appiedato, che si libera dei compagni d'inseguimento, arriva quinto e conquista la maglia tricolore. Splendida corsa questo primo Gran Premio Ursus, voluto tenacemente dagli appassionati dirigenti dello S.C. Mauro Pizzoli, con Cimatti in testa, che ha raggiunto tutti i suoi obiettivi. L' ultima prova del campionato italiano si è disputata sulle strade dell'Emilia, con una punta sull'Appennino Toscano e su un lungo percorso, in alcuni punti aspro e difficile, con le tre ascese del Monte Oppio, dell'Abetone e del Barigazzo. Ha vinto Fausto Coppi, rinnovando così il successo dello scorso anno e riconquistando di forza, con una splendida gara, il posto che aveva perduto con la nota serie di errori e di incomprensioni. Coppi tronca con questa sua nuova

affermazione il coro delle chiacchiere e dei ragionamenti tortuosi dei <se> e dei <ma>. In questo modo si risponde: con la voce più bella e più persusiva dello sport. Aspettiamo adesso che Gino Bartali faccia altrettanto. Bisogna comprendere, giustificare e rispettare il suo riserbo dettato da esatti motivi fisici e morali. Non tralasciamo però di rivolgergli il più sano e affettuoso incitamento perche sappia ritrovare - anche lui - come certo la ritroverà - la via dello sport. Abbiamo oggi anche un'altro vincitore: è Vito Ortelli, il nuovo campione italiano. A parte le vicende che hanno travagliato lo scorcio di stagione, si deve però riconoscere che il campione romagnolo, ha vinto la sua battaglia con Luciano Maggini. E' rimasto staccato dal gruppetto di Coppi solamente per due incidenti e ha ben meritato la maglia tricolore, correndo con cuore, volontà e non comune valore. Ha anche realizzato il suo sogno di portare in dono alla sua fidanzata - che prestissimo sarà sua sposa - la maglia più bella e desiderata: la maglia tricolore. Gli atleti che vincono sono sempre al di sopra di critiche interne o esterne...

Da "La Gazzetta dello Sport" di lunedì 11 ottobre 1948 (sintesi da un art. di Emilio De Martino) - Fausto Coppi vince il GP Ursus percorrendo i 300,200 Km in 8 ore 29'20", alla media di 35,310 Km/h. - 2) Vittorio Rossello (Legnano) a 40" - 3°) Settimio Simonini (indipendente) a 1'10" - 4°) Alfredo Pasotti (Benotto) a 1'10" - 5°) Vito Ortelli (Atala) a 7'19"  *** Vito Ortelli vince il Campionato Italiano con punti 27 - 2°) Fausto Coppi (26) - 3°) Luciano Maggini (24) - 4°) Gino Bartali (19) - 5°) Antonio Bevilacqua (13) - 6°) Settimio Simonini (12).
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