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Fausto Coppi (Lugano 1953)

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AGOSTO 1953 - A Lugano Fausto Coppi diventa Campione del Mondo di ciclismo su strada
Copertina del settimanale "Lo Sport" del 3 settembre 1953 dedicata a Fausto Coppi, Campione del Mondo di ciclismo su strada
Si è conclusa la settimana d'oro del ciclismo italiano. Coppi superasso

STADIO del 31/08/1953 - Lugano 30/8: A Coppi, fra i cento gioielli preziosi del suo scrigno di atleta, mancava un campionato del mondo su strada. Sembrò, ad un certo punto, che per una bizzarria del destino questo formidabile pedalatore non dovesse fregiarsi della maglia iridata degli stradisti; ma oggi si può dire che giustizia è fatta. L'asso della Bianchi, presentandosi a questo mondiale in smaglianti condizioni di forma, ha letteralmente schiacciato gli antagonisti sotto il peso della sua enorme classe, scatenando un'offensiva a 85 Km dal traguardo finale. Offensiva che, alimentata con inesauribile potenza, ha messo in ginocchio tutti gli avversari compreso il belga Derijcke che ha seguito Fausto come un'ombra fino all'ultimo giro... Michele Gismondi e Nino Defilippis, rispettivamente al 4° e 5° posto,  completano il trionfo della squadra azzurra.

Il quotidiano sportivo "Stadio" del 31 agosto 1953 dedica l'intera prima pagina a Fausto Coppi, Campione del Mondo di ciclismo su strada
LO SPORT del 3 settembre 1953 - "Sono passati ventuno anni e finalmente il ciclismo italiano riconquista il Campionato del Mondo. Dopo Binda, che vinse nel '32 a Roma, ecco oggi,  nel magnifico paesaggio del circuito di Lugano,  il trionfo di Fausto Coppi. Il grande campione, finalmente  libero  da ogni legame e da ogni  prevenzione, deciso a stroncare tutte le polemiche e tutte le chiacchere con la più grande impresa della sua vita, ha dato  la definitiva dimostrazione della sua classe e della sua superiorità, una supremazia perfino schiacciante... Un fulmine di vittoria: in 5 chilometri Coppi ha preso due minuti a Derijcke...
Centomila italiani hanno sofferto e gioito... Le prime parole del nuovo campione del mondo: "Il più bel giorno della mia vita..." - Coppi, prima di compiere il giro d'onore, ha avuto parole d'ammirazione per il suo < luogotenente > Gismondi: "Non è un gregario, è un asso, un ragazzo che diventerà qualcuno.." ha dichiarato... Oggi Gismondi ha conquistato i galloni: non è più un portatore d'acqua: forse Gismondi, un giorno, prenderà il posto di Coppi...

Nelle prime fasi del mondiale Fausto Coppi corre coperto, al centro del gruppo

Il momento dello scatto al 12° giro Primo piano di Coppi sulla Crespera, tallonato dal belga Derijcke I tifosi di Fausto Coppi presenti sul circuito esultano al passaggio del loro beniamino

Le fasi cruciali del mondiale: Fausto doveva tentare un attacco al 14° giro, invece alla 13a tornata riprende insieme a Bobet un gruppetto di 7 fuggitivi e poi, tra lo stupore dei tecnici, parte al contrattacco con un'azione fulminea alla quale risponde solo il corridore belga. L'azione di Coppi è così violenta che in pochi chilometri il vantaggio dei due di testa sugli inseguitori sale a più di un minuto. Invitato più volte a collaborare nella fuga, Derijcke faceva orecchie da mercante. Così, al penultimo giro, il campionissimo rompe gli indugi, alza il capo e scatta sulla Crespera per piantare in asso anche lui e andarsene tutto solo verso la vittoria finale, dopo 270 Km di gara.

Dopo 270 Km di gara Fausto Coppi taglia vittorioso il traguardo di Lugano

Nel dopocorsa, i gendarmi svizzeri proteggono Coppi dall'assalto dei tifosi

Primo piano di Fausto Coppi durante il giro d'onore con la maglia iridata A Firenze l'abbraccio di Fausto Coppi (campione del mondo) col rivale di sempre, Gino Bartali (campione italiano) che si era rivolto a lui chiamandolo "Vostra Maestà"

L'epilogo della corsa: Coppi al traguardo, fresco e sorridente,  viene subito circondato dai gendarmi svizzeri che lo proteggono a stento dai tifosi in delirio. Al termine della premiazione e del rituale giro d'onore un incontro affettuoso con Koblet. Il corridore zurighese, dopo una stretta di mano, gli rivolse alcune simpatiche parole, esternandogli la sua immutata amicizia e augurandosi che tra loro avessero termine tutte le polemiche. Una storica riconciliazione avvenne poi a Firenze anche tra Coppi e Bartali, quando "Ginettaccio" festeggiò il neo campione del mondo porgendogli un mazzo di fiori e dicendogli scherzosamente: "Ecco, sono per Vostra Maestà" (ultima foto sopra).

Elenco puntato - Links ad altre pagine del sito su Fausto Coppi  Fausto Coppi:  Altre importanti vittorie    Storia umana e sportiva    Aneddoti, racconti e interviste

Le lacrime negli occhi spenti di Cavanna: " Sulla Crespera Coppi saluta anche Derijcke e, non appena gli altoparlanti diffondono la notizia, iniziano con mezzora d'anticipo le scene di gioia che mancavano da ventuno anni. Quando Coppi transita per l'ultima volta davanti alle tribune il pubblico scandisce il suo nome con un fragore di tuono. L'atleta è impegnato nello sforzo massimo: è il Coppi della pedalata composta e imperiosa delle giornate memorabili; il più grande Coppi di questi ultimi anni. Soltanto un Fausto Coppi in tale sbalorditiva forma poteva farci dimenticare ventuno anni di disillusioni. Egli ha schiantato la poderosa coalizione degli avversari e a 34 anni ha conquistato il più luminoso traguardo della sua meravigliosa carriera. *** La scena finale di questo pomeriggio è di quelle che non si dimenticano. Gli italiani che si abbracciano non si contano: non vi sono più tifosi di parte, ma soltanto degli sportivi pazzi di gioia che hanno dimenticato tutto. Rodoni passa anche lui da trionfatore in mezzo a tanto entusiasmo. *** Poi una scena toccante: arriva sul traguardo Biagio Cavanna, il cieco che è il maestro di Fausto, e la folla gli tributa degli onori trionfali. Biagio sta piangendo dietro i suoi occhialoni neri e intanto abbraccia il suo "Faustino" che ha già indossato la maglia iridata. Cavanna sente la seta sotto le dita, bacia quella maglia e si tiene stretto il suo campione. Da tanti anni aveva sognato questo momento e ora potrebbe anche morire, perchè morirebbe tranquillo..."
(Adattamento da "Stadio" del 31 agosto 1953 - art. Remo Roveri)

I folgoranti successi italiani in terra svizzera fatto "unico" del ciclismo mondiale
"La Gazzetta dello Sport" - 31 agosto 1953 - Prima pagina dedicata a Fausto Coppi campione del mondo di ciclismo su strada a Lugano
Tutti travolti da Coppi dominatore. Altri azzurri campioni del mondo...

(LA GAZZETTA DELLO SPORT del 31 agosto 1953) - Il colossale successo dei nostri colori completato da Gismondi (4°) e Defilippis (5°). Finalmente il malefico incanto che ci opprimeva da venti anni si è spezzato! Lo ha mandato in frantumi Fausto Coppi, l'atleta che da un decennio domina la scena del ciclismo su strada, che tutti consideravano il migliore del mondo, ma che non era mai riuscito a ricevere la consacrazione della sua superiorità per l'astruseria di un metodo che tendeva a trasformare la più importante e risonante corsa in linea su strada, in un'allegra kermesse paesana... - Gli avversari lo riconoscono: necessario alla sua gloria - E' costato 20 milioni di lire il campionato del mondo a Fausto Coppi. I venti milioni ai quali ha rinunciato trascurando le offerte di organizzatori di mezza Europa, che erano disposti  a  pagarlo  come non avevano mai pagato nessuno. Questo lo disse

"Lo Sport Illustrato" - 10 settembre 1953 - Fausto Coppi scende in pista al Vigorelli e domina l'australiano Patterson, Campione Mondiale d'inseguimento

mentre si avviava alla macchina che avrebbe dovuto portarlo a Bosco Luganese. Ed era felicissimo di avere rinunciato ad una così cospicua cifra, perchè il titolo di campione del mondo viene finalmente a coronare la sua formidabile carriera.  Per mesi aveva curato una preparazione con una meticolosità stupefacente. Si alzava prima delle 6, montava in bicicletta alle 7 e solo dopo sei o sette ore di sella tornava a casa dove l'attendeva Cavanna per un massaggio che non durava mai meno di due ore. Una volontà straordinaria lo animava: voleva conquistare la maglia iridata a tutti i costi, anche se la conquista gli richiedeva sacrifici che in passato non aveva mai dovuto sopportare.

UNA DICHIARAZIONE DI CAVANNA A FAUSTO PRIMA DELLA PARTENZA - "Se mi dicessero in questo momento di sciegliere fra la vista, che non ho, e la maglia di campione del mondo per te, ti giuro che scieglierei senz'altro la maglia iridata". E Coppi si era asciugato una lacrima.
PARTICOLARI TECNICI DELL'IMPRESA - Coppi racconta: "Mi ero deciso, dopo aver visto ripetutamente la Crespera, ad utilizzare questi rapporti: 51=47 x 14, 15, 17, 19, 21. Alla Bianchi mi avevano preparato due ruote mai viste, che pesavano 220 grammi l'una. Avevo gomme da 250 grammi. Da cinque anni un amico le teneva in serbo. Me le ha date dopo averle baciate. Due gomme veramente straordinarie". Per la cronaca la bicicletta di Fausto era equipaggiata con gomme Pirelli, cambio Campagnolo, catena e ruota libera Regina Extra, freni Universal.

LA FUGA DECISIVA - Dice Fausto: "Nei giri precedenti avevo constatato che la Crespera non poteva essere affrontata a ritmo notevole che col 51x21, col quale si ottiene uno sviluppo di 5,28 metri. Mi sono trovato a meraviglia. Quindi superate le Cinque Vie ho azionato il 51x14 e così continuai per tutto il giro. Quando ebbi la certezza che il gioco era fatto, misi la catena sul 15 per procedere con molta regolarità fino all'arrivo".
PROSSIMI IMPEGNI -  Coppi conclude: "Domani sera correrò a Torino, la notte del 4/9 a Milano contro Patterson".

LE CAROVANE DEI TIFOSI - L'Italia ha mandato a Lugano 1.100 pullman, più di 1.500 automobili private e 12 treni speciali. Basta fare un semplice conto e aggiungere gli spettatori che provenivano dall'Austria, dal Belgio, dalla Francia, dall'Olanda, dalla Spagna, dall'Inghilterra, dalla Germania, dalla Jugoslavia, dall'Ungheria e dal Lussemburgo. Nella sommatoria totale devono inoltre essere compresi gli sportivi locali. Viene fuori una cifra di centinaia  di migliaia di persone ammassate lungo i 15 Km del circuito. Gli ottimisti affermano che Lugano aveva letti soltanto per poco meno di 4.000

ospiti; gli altri  che  sono  giunti in terra svizzera hanno dormito in parte nelle tende piantate nel campo di aviazione di Agno, oppure nelle loro automobili o nei pullman. I fedelissimi di Coppi, per essere ben sicuri di trovare un posto sulla Crespèra, dopo avere assistito il giorno prima alla gara dei dilettanti, sono rimasti a dormire nei campi vicini, al riparo di più o meno rudimentali tende o bivacchi di fortuna.
PER L'ITALIA UN VERO TRIONFO - La maglia iridata che oggi Coppi ha indossato conclude tutta una vita di lavoro; rappresenta l'ufficiale riconoscimento di una superiorità che nessuno poteva negargli e per il ciclismo italiano vuol dire la fine di una maligna tradizione, il completamento, con altre tre maglie, di un'affermazione che non ha eguali nella storia del ciclismo mondiale. Mai nessuna Nazione aveva vinto quattro titoli su sette. Tutto il mondo ciclistico riconosce lo

"Tuttosport" del 31 agosto 1953 - Fausto Coppi corona a Lugano la sua ineguagliabile carriera conquistando la maglia iridata

straordinario successo e ce lo invidia, così come ci invidia Fausto Coppi, Riccardo Filippi (Campione mondiale su strada dilettanti), Guido Messina  (Campione  del  mondo inseguimento dilettanti), Marino Morettini (Campione del mondo velocità dilettanti), che ne sono stati i principali artefici. Questi campioni oggi ci fanno volere sempre più bene a questo grande sport ciclistico, che appaga una passione di popolo, che gli fa sentire l'orgoglio di essere italiano.  (nella foto più sotto i "magnifici quattro" italiani, insieme all'australiano Patterson)

SETTANTA PARTITI, VENTISETTE AL TRAGUARDO:  1° Fausto Coppi (Italia) che ha percorso i 270 Km. in 7 ore 30'59", alla media oraria di 35,235 - 2° Germain Derijcke (Belgio) a 6'16" - 3° Stan Ockers (Belgio) a 7'33" - 4° Michele Gismondi (Italia) a 7'33" - 5° Nino Defilippis (italia) a 9'11" - 6° Charly Gaul (Lussemburgo) a 9'11" - 7° Ferdi Kubler (Svizzera) a 12'57" - 8° Louison Bobet (Francia) a 12'57" - 9° Raphel Geminiani (Francia) a 12'57" - 10° Marcel Ernzer (Lussemburgo) a 12'57" ... 12° Pasquale Fornara (Italia) a 12'57"
(Dati tecnici, cuiosità e classifiche anche da "Stadio" del 31 agosto 1953 e altra stampa specializzata)

Per tentare di fermarlo qualcuno seminò anche dei chiodi lungo il circuito

"A proposito di Lugano, bisogna dire che non tutto è marciato per il verso giusto. Se ne parla proprio perchè a noi è toccato personalmente di assistere ad una seminagione di chiodi, fatta  da  un malcauto, che li ha lanciati  da una  finestra del primo piano  di  una casa  di Bioggio.  Il fatto  è  stato  subito  rilevato da spettatori italiani colà presenti e che per poco non ha causato una lite trasportivi nostri e locali (il lancio dei chiodi è stato effettuato quando Coppi era già in fuga con Derijcke). Così come abbiamo assistito anche ad eccessi contro Magni, il quale ha però saputo difendersi e reagire da par suo. Ma questi sono gesti imputabili ad antisportivi isolati che non toccano naturalmente la correttezza e la lealtà di comportamento della grande maggioranza degli sportivi elvetici.
I campionati  del mondo  hanno  avuto  qualche  altro  strascico. Giova  rilevare,

Un quintetto di iridati ai Campionati del Mondo del 1953 a Lugano: da sinistra, Messina, Patterson, Coppi, Morettini e Filippi
Settembre 1953: Fausto Coppi nella prova ad inseguimento con Patterson al Vigorelli di Milano. Sfida post mondiale che vincerà realizzando il secondo miglior tempo di sempre

primo fra tutti, l'ennesima (e speriamo definitiva) riconciliazione fra Coppi e Bartali. A Firenze è stato Gino a presentare il mazzo di fiori a Fausto ( non sappiamo se questa idea l'ha avuta Traversari o qualcun'altro, comunque il fatto sussiste). E' da deplorare che gli sportivi fiorentini (o una parte di essi) siano passati dai comizi di giugno a favore di Bartali al Tour de France ai fischi rivolti a Gino martedì scorso. Gli eccessi sono sempre deplorevoli. Come si è fatto del male a Bartali prima, lo si è fatto anche dopo. Bartali è un generoso e merita sempre stima e considerazione per quello che egli è stato nel ciclismo italiano (ed è ancora, non dimentichiamolo, uno dei migliori nonostante le sue 39 primavere). La riunione al Vigorelli di Milano è stata indubbiamente per Coppi una soddisfazione: dopo i "maltrattamenti" al Giro di Toscana, gli applausi a non finire della serata su pista. E Gino, celiando, gli ha detto porgendogli i fiori: "Ecco, per Vostra Maestà". E sapete come Zambrini dice quando parla di Coppi?

Nientemeno che "Sua Eccellenza", forse perchè quando si reca in albergo a visitarlo, il più delle volte occorre fare la coda... Certo è che Coppi, con  la  vittoria  senza  precedenti conseguita a Lugano, ha  fatto  contenti  i  dirigenti dell'U.C.I. che hanno visto valorizzare, dal successo del  "più grande campione di tutti i tempi e di tutti i Paesi" (come lo ha definito Gaston Bènac), il campionato mondiale su circuito ed ha messo a posto tante cose ed abolito ulteriori discussioni e confronti sulle sue e altrui capacità..."  -  (Adattamento da "Il Calcio e il Ciclismo illustrato" - 10 settembre 1953 - art. Mario Rossi)

Per la vittoria più sognata si era imposto una preparazione di una meticolosità fuori dal comune
"La Gazzetta dello Sport" del 2 settembre 1953 - I folgoranti successi italiani ai mondiali di ciclismo e la preparazione adottata da Fausto Coppi

I nomi degli sconfitti e degli umiliati dalla superlativa prova di Fausto Coppi

Il campionato del mondo è una prova che si eleva al di sopra di tutte le altre non solo per il suo significato sportivo e tecnico, ma per il suo complesso... Chi ha perso ha perso, e sarebbe troppo comodo tentare di trovare attenuanti per mitigare il disappunto dei battuti e dei loro paladini... Non si può giudicare in modo diverso i reduci dal Tour e gli altri, perchè tra la fine del Giro di Francia e il campionato del mondo è corso un mese abbondante, il tempo più che sufficiente per riposare e riprendersi progressivamente... Gli avversari di Coppi vanno distinti in due gruppi: uno comprende gli sconfitti, l'altro gli umiliati. Sconfitti sono coloro che in corsa hanno dato quanto di meglio avevano nelle gambe e non si sono rassegnati presto alla strapotente azione offensiva del tortonese, umiliati sono coloro che non sono riusciti ad uscire dalla mediocrità e hanno confuso il loro nome altisonante con altri concorrenti di secondo

piano. Per intenderci meglio, l'umiliato di una grande prova mondiale è il favorito della vigilia, mentre lo sconfitto è il corridore che lotta senza arrendersi. Al gruppo degli sconfitti si possono assegnare dieci corridori, e cioè: Derijcke, Ockers, i nostri De Filippis, Gismondi e Fornara, i lussemburghesi Gaul ed Ernzer, Van Geneugden, Varnajo e Van Breenen. Per altra ragione anche il campione del mondo uscente Müller, De Baere e il nostro Rossello, il quale, per doveri di scuderia, si attardò con Magni e si vide poi tagliato fuori dalla lotta. I veri umiliati sono stati Kubler, Bobet, Geminiani, Schaer, Wagtmans, Van Est, Nolten e i nostri Magni, Petrucci e Astrua. Doppiamente umiliati coloro che si erano battuti alla disperata per trovare un posto nelle rappresentative nazionali e che perciò si dovevano supporre preparatissimi...

Tutti i segreti della preparazione al mondiale effettuata da Coppi -  Fausto non si rassegnava all'idea di chiudere la sua pur splendente carriera senza la corona più prestigiosa e pertanto, in vista del mondiale di Lugano, cominciò ad allenarsi con la stessa meticolosità usata per il periodo precedente il suo riuscito assalto al record dell'ora detenuto da Archambaud.
Si alzava alle sei del mattino, tutti giorni. Anche durante il periodo del Tour, quando i suoi colleghi che non erano stati prescelti per la "
Grande Boucle" se  ne  stavano  tranquilli  a  letto - non presentando  il  periodo  imminente prove impegnative - egli si allenava

come se dovesse attaccare un record da un momento all'altro. Abituò il fisico al caldo, percorrendo centinaia di chilometri nelle ore più asfissianti della giornata. Per due mesi almeno, mangiò ogni giorno nelle ore che avrebbe dovuto mangiare a Lugano, nel gran giorno. Si metteva a tavola quattro volte nell'arco delle ventiquattro ore, bevendo esclusivamente acqua minerale.
Nessun cibo che non fosse stato scelto con cura veniva da lui consumato. Il suo pasto si apriva quotidianamente con 150 grammi di prosciutto; seguivano minestroni di verdura, filetti da mettere la nausea ad un ammalato di stomaco, tanto erano enormi. E poi un quarto di pollo arrosto e ancora formaggio bianco, frutta cotta e dolce.
Così per due mesi. E per due mesi  dalle  quattro  alle  sei  ore di sella al giorno, anche quando - ma accadde raramente - la sera doveva correre in qualche riunione su pista. Mangiando come abbiamo detto, il peso di Coppi sarebbe aumentato di un chilo al giorno se non si fosse sottoposto ad un intenso lavoro quotidiano. In allenamento, i suoi gregari lo impegnavano molto, perchè avevano ricevuto ordini  da Biagio Cavanna

Fausto Coppi in maglia iridata stringe la mano al giovane Jacques Anquetil

Coppi stringe la mano ad Anquetil. Sembra un ideale passaggio di consegne fra il campione affermato e il giovane astro nascente del ciclismo mondiale, di cui Fausto aveva una grande stima.

di metterlo alla frusta. Loro cambiavano ogni giorno, lui era sempre lui. Carrea, Milano, Giacchero, Gaggero, Landi un giorno, quello dopo era il turno di Filippi, Favero, Grassi, Grosso, Lugano e poi di tutti i giovani del "Siof". Appuntamenti classici delle varie sedute erano: il giro cosiddetto dei "trentadue", un percorso che da Novi conduce a Tortona e ritorna indietro attraverso il bivio di Serravalle; il giro della Castagnola o qualche altro anello famoso.
Tutti i giorni Coppi affrontava non meno di cinquanta chilometri a cronometro. Ai sui giovani amici restava la soddisfazione di impegnarlo per cinque o dieci chilometri, a seconda delle possibilità e delle disposizioni ricevute da Cavanna. In questo modo, non solo Fausto e Gismondi trovarono la forma desiderata, ma anche gli altri uomini della squadra raggiunsero un livello tale di rendimento che li fece contraddistinguere in molte gare alle quali presero parte...

Da "La Gazzetta dello Sport" del 2 settembre 1953 - (sintesi dagli artt. di Guido Giardini e Rino Negri)
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