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INDICE
ARCHIVIO NEWS |
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Finestre fotografiche su Liguria e Toscana |
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GENOVA
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Il capoluogo
della Liguria
ha il centro storico più grande
d'Europa. Nel 2004 è stata la
"Capitale Europea della Cultura"... |
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EUROFLORA |
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In
primavera, ogni 5 anni,
alla Fiera di Genova va in scena
lo spettacolo dei fiori per eccellenza.
I giardini più belli del mondo... |
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VIA FRANCIGENA |
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Col Giubileo
del 2000 è stata
definitivamente rivalutata
la via di Sigerico, che i pellegrini
percorrevano a piedi fino a Roma,
in segno di pentimento... |
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PARCO
DEL MAGRA |
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A
Gennaio 2008 il Parco Naturale Regionale del Magra è il
territorio
eco-certificato più esteso d'Europa... |
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LA VAL DI MAGRA |
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Nobili, vescovi, mercanti e pellegrini
lungo l'asse della Via Francigena.
Culture differenti
per storia e tradizioni,
nei secoli, si sono sovrapposte
e hanno permeato il territorio con
i segni del loro passaggio... |
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LA VAL DI VARA |
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La "Valle
dei borghi rotondi"
è anche conosciuta come
la "Valle del biologico" per le sue
produzioni agricole ottenute con
metodi antichi e naturali.
Varese Ligure nel 1999 è stato il
1° comune ecologico d'Europa... |
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LA LUNIGIANA |
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La "Terra
della Luna", in
Italia,
ha la più alta concentrazione di
antichi castelli. Se ne contano
circa 160. Alcuni sono bellissimi e perfettamente
conservati...
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Close Up |
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Argomenti del
sito
in primo piano |
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SITE GALLERY
Galleria
fotografica per
visionare solo immagini,
anche extra argomenti trattati |
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Le Alpi Apuane
"Monumento
geologico"
unico al mondo |
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Ferrovia Aulla-Lucca
Il fascino dei
treni d'epoca
e delle locomotive a vapore |
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Ferrovia Pontremolese
Una linea di
vitale importanza
per La Spezia e la Lunigiana |
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Il Premio Bancarella
Sintesi di una
passione
per il libro che dura a
Pontremoli da oltre 5 secoli.
Storia di stampatori e librai.
Primati culturali della Lunigiana |
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Disfida degli arcieri
A Fivizzano la rievocazione di
una competizione avvenuta
nel 1572 e tramandata
da Frate Tommaso |
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La Festa del Libro
A Montereggio di Mulazzo
tutte le piazze e le strade
sono intitolate ad un editore... |
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Castelli in Lunigiana
In Italia, la
Lunigiana possiede
la più alta concentrazione
di antichi castelli... |
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Il Giro della Lunigiana
Corsa ciclistica
internazionale
per la categoria juniores |
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Infiorate a Brugnato
"Per tetto un
cielo di stelle e
per strada un tappeto di fiori..." |
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Orti di Pignone
Prodotti tipici
della terra dagli
agricoltori delle valli del
Pignone e del Casale |
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Pesca col rezzaglio
La foce del Magra
ambiente ideale per questo tipo di pesca, vera e propria arte e
attrattiva turistica
(Info, foto & video) |
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Frecce Tricolori
La Pattuglia
Acrobatica Nazionale:
gli "artisti del cielo" |
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Tall Ships
Navi scuola e
vele d'epoca
sulle acque del mare di Liguria |
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Il Tuning
L'arte delle 4
ruote.
Fotogallery con le più originali
auto presenti ai raduni |
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Contatti:
MAIL/LINKS |
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INDICE GENERALE
CRONACA 01
02
03 04
05
06
SPORT GIRO TOUR
CICLISMO
ALTRI FAUSTO
COPPI
INTER
RIVISTE 01 02 |
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MAGGIO 1948 - Biondetti su Ferrari vince la XV Mille Miglia, la più grande
corsa del mondo |
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Tazio Nuvolari con la Ferrari 2000
costretto al ritiro dopo una incredibile
corsa |
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(LA GAZZETTA DELLO SPORT del 3 maggio
1948) - "Ha vinto ancora Biondetti.
Per la terza volta l'anziano campione
toscano, che porta impressi sul volto i
segni delle sue audacie, iscrive il suo
nome sul libro d'oro della più grande
corsa automobilistica del mondo, questa
nostra popolarissima "Mille Miglia", che
è stata oggi vissuta febbrilmente da
milioni e milioni di uomini in ascolto
(alla radio) o schierati sulle belle
strade d'Italia. Nuova vittoria di un
uomo che ha raggiunto i suoi traguardi
più luminosi, attraverso una dura lotta
con i mezzi meccanici ed una dura lotta
con avversari e amici... L'eroe della
corsa era ancora Tazio Nuvolari. Da
Pesaro a Roma, l'intramontabile
mantovano volante era riuscito a
prendere ai suoi avversari 12 minuti e
più di vantaggio... Da Roma a Firenze i
migliori protagonisti della
corsa venivano
eliminati per incidenti meccanici o
episodi fortuiti... |
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A Livorno solo Alberto Ascari (vedi foto
a destra) pareva ormai l'unico in grado
di ostacolare la trionfale marcia di
Nuvolari, ma anche lui avrebbe in
seguito dovuto abbandonare la corsa...
Una passeggiata quindi... No!. Quando
Nuvolari aveva ancora 25 minuti di
vantaggio su Biondetti e bisognava
attraversare l'Appennino fino a Bologna,
al quartier generale della corsa arriva
la notizia che il pilota della Ferrari
stava correndo senza cofano motore ! Un
guaio se fosse piovuto. A Brescia si
sono vissute ore di intensa emozione.
Tutti attaccati al telefono o alla
radio... A Bologna non piove ma nuvole
nere appaiono laggiù verso Modena...
Chiamiamo Modena: il vantaggio è
inalterato ma Nuvolari passa senza il
cofano motore, senza un parafango e
senza un seggiolino! Ci torna in
mente la prima vittoria di Tazio nel
1924 quando vinse il Circuito di Rapallo
con la macchina tutta fracassata... A
Modena inizia a piovere... A Reggio
Emilia, dove era previsto l'ultimo
rifornimento di casa Ferrari, Nuvolari
non ci arriverà. Si è dovuto ritirare a
circa un chilometro, nei pressi di Villa
Ospizio, per la rottura del freno, del
pernodi una balestra e del cofano...
Tutti i superstiti meritano elogio e
riconoscenza: la Mille Miglia è |
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una gara dura
e seria e sarà sempre più dura e
sempre più seria. Giungere al
traguardo di Brescia è una
laurea d'onore e di abilità...
La Mille Miglia, anche col
precipitare di molte illusioni,
rimane più che mai la gara più
bella del mondo". |
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BIONDETTI, IL BARTALI DELLE
CORSE AUTOMOBILISTICHE |
Biondetti ci sa fare
anche sui circuiti brevi, ma
solo quando la corsa passa i
mille chilometri si accorge che
è il caso di darci dentro con
decisione e vincere. Così è
stato in tre "Mille Miglia"
e in due "Giro della
Sicilia". I pronostici
della vigilia davano Biondetti
come gran favorito e Biondetti
ha vinto, ancora una volta
accontentando le sibille: ma la
corsa non è stata tutta rose e
fiori per il vincitore. Parecchi
concorrenti si sono messi
d'impegno per rendergli dura la
vita: Serafini e Roll
quasi la stavano spuntando, ma
in aiuto di Biondetti sono
arrivati i passaggi a livello di
Roll ed un'uscita di strada di
Serafini. E' probabile comunque
che Biondetti sarebbe arrivato
primo anche senza aiuti...
estranei data la sicurezza e la
calma con cui marciava tra una
gran folla, sulle strade rese
viscide da una continua pioggia.
E' proprio il caso di definire
Biondetti come un "Bartali"
delle corse automobilistiche...
La sensibilità e l'esperienza
del vincitore che, con questa
vittoria, pone una seria ipoteca
per il primo posto alla prossima
"Mille Miglia", hanno
avuto la meglio in questo
perfetto "9° Giro di
Sicilia". Una corsa che
ha rivelato agli sportivi la
gran classe di Roll (Alfa Romeo
2500) e di Bornigia (Fiat
1100) e che è stata una nuova
dimostrazione della vitalità del
nostro sport automobilistico.
Tra un "Giro di Sicilia"
ed una "Mille Miglia", il
3 aprile faranno capolino a
Sanremo i cannoni della formula
Grad Prix. Assenti gli «
americani» Ascari e
Villoresi, saranno presenti
invece gli argentini autentici
Fangio e Campos. I
dirigenti dell A.C. Sanremo,
seguendo le orme del terribile
Raimondo Lanza di Trabia,
presidente della C.S.A.S.
siciliana, stanno mettendo a
soqquadro il mondo intero per
portare ad Ospedaletti campioni
di classe e macchine di valore.
Il debutto della «Cisitalia»
non è lontano, l'«Alfa Romeo»
lavora al suo motore posteriore
12 cilindri, la «Ferrari»
è bene intenzionata ad
aggiungere compressori alla sua
monoposto di 1500 cmc. (si
vocifera di una vettura con
triplo compressore), mentre
rimangono ancora in circolazione
numerose «Maserati» 4 CLT... |
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Dal "Guerin Sportivo" del 22
marzo 1949 |
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AGOSTO 1948 - Alle
Olimpiadi di Londra Adolfo Consolini medaglia d'oro nel
lancio del disco |
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Il Tricolore italiano sventola sul
pennone maestro dello stadio di Wembley
- Secondo Giuseppe Tosi |
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(LA GAZZETTA DELLO SPORT del 3 agosto
1948) - "Gli atleti italiani
italiani si stanno battendo in ogni
campo con molto onore. Potremmo gia
dire, dopo appena tre giorni di gare,
che stiamo marciando al di là delle
nostre speranze? Si, possiamo dirlo:
occorre eliminare la dannosa mentalità
di coloro che cercano, per convincersi o
per commuoversi, soltanto il primato
assoluto. Errore. I primati assoluti ci
sono e altri ne verranno. Oggi Consolini
e Tosi hanno sgominato gli avversari nel
lancio del disco. Se anche non venissero
altri primati assoluti, ci basterebbe
vedere i nostri ragazzi battersi in
primissima linea, come si sono battuti e
si stanno battendo per lusingare il
nostro amor proprio... i nostri due
colossi hanno dato una dimostrazione dei
loro mezzi, del loro stile della loro
scuola...Il secondo è Tosi, il colosso
di Borgo Ticino, il maresciallo dei
corazzieri, che il giorno prima al
villaggio degli atleti per poco non
spaccava un tavolino con un pugno (che a
lui pareva una carezza) per rompere
l'atmosfera di avvilimento e
rassegnazione degli atleti
azzurri e ribadire la sua
convinzione nella vittoria sua o
di Consolini... Edera Gentile Cordiale è |
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stata la prima fra gli
atleti azzurri a conoscere l'onore del
podio olimpico per la sua medaglia d'argento
conquistata nella finale del disco femminile (1a
la francese Ostermeyer)... Gli azzurri della
pallanuoto approdano al torneo di semifinale,
avendo superato anche i maestri
magiari. Il lottatore Garibaldo
Nizzola fra i migliori del mondo... Alle
gare atletiche nello stadio di |
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Wembley presenziano tra le
90.000 e le 100.000 persone..."
LA GLORIA DI CONSOLINI E' NEI SUOI NUMERI
(da Tuttosport del 13 ottobre 1948) -
Tutti conoscono ormai Consolini: quanto è alto,
quanto pesa, cosa mangia e cosa fa. Al di là del
Consolini dagli occhi azzurri, i capelli
castani, la voce tranquilla, ci sono i suoi
numeri a sottolineare il percorso di un campione
che prende forma e cresce via via dalla nuda
realtà delle cifre.
Nel 1937 Consolini lanciava l'attrezzo a 41,77
metri, nel 1940 superava i 50 metri, il 10
ottobre 1948 riconquistava il record mondiale
soffiatogli dall'americano Pitch (metri 54,93 -
nel 1946), portandolo a 55,33 metri. Consolini
aveva già detenuto la migliore misura mondiale
nel 1941 (53,34 metri) e nel 1946 (54,23 metri).
La maturazione dell'atleta veronese è
certificata |
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anche dal suo ruolino di marcia nella
stagione 1948: su 19 gare disputate,
sono una volta, non ha sorpassato il
muro dei 50 metri (settembre, a Padova,
49,69 metri). Utilizzando la "Tabella
Finlandese", per paragonare tra loro i
vari primatisti mondiali, risulta che
Consolini è terzo tra i migliori atleti
di tutto il mondo: 1°) con 1.290 punti
Wardmerdam (asta - 4,77 metri) - 2°) a
1.239 Fonville (peso - 17,68 metri) -
3°) a 1.232 Consolini (disco - 55,33
metri) - 4°) a 1.211 Nikkanen
(giavellotto - 78,70 metri) - 5°) a
1.196 Steers (alto - 2,11 metri) - 6°) a
1.187 Towns (110 H - 13"e 7) - 7°) a
1.184 Haegg (5.000 metri - 13'58"2) -
8°) a 1.169 Harbig (800 metri - 1'46"6)
e La Beach (200 metri - 22" e 2) - 10°)
a 1.161 Haegg (1.500 metri - 3'43").
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(da LA GAZZETTA DELLO SPORT - 80 anni
di cronaca sportiva - 19/06/1978)
- "Le prime Olimpiadi del dopoguerra, a
Londra, sono mutilate perchè l'Unione
Sovietica rinuncia e perchè il CIO non
ha ancora <firmato la pace> con i paesi
che hanno scatenato, perdendolo, il
conflitto. Sicché nemmeno Germania e
Giappone sono presenti. Il Paese del Sol
Levante si vendica facendo nuotare al
suo fuoriclasse Hironoshin Furuhashi i
1500 metri stile libero in 18'37", lo
stesso giorno in cui a Londra
l'americano James McLane vince il titolo
olimpico in 19'18"51. L'Italia invece
è perdonata e ammessa: fa
un'inattesa bella figura con 8 medaglie
d'oro, 11 d'argento e 8 di bronzo.
A Londra una mamma quasi trentenne,
alta, robusta ma aggraziata e
sempre sorridente, affascina tutti: è
l'olandese Fanny Blankers-Koen, 4
medaglie d'oro (100, 200 80hs e 4x100)
solo per aver voluto rinunciare anche a
quelle dell'alto e del lungo, gare nelle
quali avrebbe quasi certamente vinto". |
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(da LA GAZZETTA DELLO SPORT dell'11
ottobre 1948
- Per la terza volta in sette
anni primatista del mondo - Consolini
lancia il disco a m. 55,33 - Il record
di Bob Fitch battuto di 40 centimetri -
Magnifico successo della nostra
manifestazione all'Arena: Emil Zatopek
corre da solo i 5.000 metri in 14'22"2 -
Consolini, era incredulo, pareva non
volesse convincersi di avere conquistato
di nuovo il primato mondiale... Poi
venne l'annuncio ufficiale, la conferma,
e fu un uragano sugli spalti gremiti
della tribuna. Adolfo Consolini,
l'atleta italiano più famoso nel mondo,
ormai trentunenne (è nato nel 1917 a
Costermano, in provincia di Verona) con
questa quasi incredibile impresa
conclude un'annata memorabile della sua
carriera di grandissimo ineguagliabile
discobolo: campione olimpico, nuovo
primatista mondiale, il primo nel mondo
a varcare il limite considerato
superumano dei 55 metri (così come fu il
primo a varcare i 54 metri)... L'impresa
di Consolini, un atleta che onora il
nostro Paese, ha dato lustro alla
riunione che la "Gazzetta" e la FIDAL
(primo esperimento di un'organizzazione,
se lo ricordi l'amico Vincenzo Torriani,
che dovrà farsi consuetudine)
hanno allestito a fine
stagione per |
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gli
sportivi milanesi, tra i quali
abbiamo notato il conte Alberto
Bonacossa e molti reputati
tecnici nazionali... Nelle altre
specialità, l'alta classe di
Siddi rifulge negli 800 e nei
200 m. - Taddia lancia il
martello a m. 53,08 e Tosi è
secondo nel disco con m. 53,32 -
Adolfo Consoli chiamato al giro
d'onore con Zatopek, Tosi e
Cevona... |
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FEBBRAIO 1950 -
Zeno Colò primo nel gigante e nella libera ai mondiali di Aspen,
in Colorado |
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Il campione toscano ricorda la
preparazione e come ha vissuto quelle
incredibili giornate |
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Nel 1950, ai mondiali di Aspen, in
Colorado, Zeno Colò portò a casa due
vittorie (gigante e libera) ed un
secondo posto nello slalom speciale,
dietro lo svizzero George Schneider,
perchè commise un errore in prossimità
di una porta. Non cadde, ma fu costretto
a risalire e naturalmente perse terreno.
Il campione toscano (nato all'Abetone il
30-6-1920) racconta che la sua
preparazione in vista dei mondiali era
iniziata molto presto, nell'estate del
1949, appena dopo essere tornato dal
viaggio di nozze. Rimase allo Stelvio 45
giorni; tutte le mattine andava a Livrio
a piedi. Una marcia di 45 minuti, poi
l'allenamento di 3 o 4 ore sulla neve,
indi il ritorno pomeridiano allo
Stelvio, sempre a piedi. Alla
preparazione sulla neve
alternava anche sedute
atletiche all'Arena di Milano. Per
saggiare la sua forma, |
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aveva poi fatto un test
internazionale alla 3-Tre di Trento,
gareggiando nella discesa e nello slalom
e vincendo in entrambi i casi.
Il viaggio in aereo, molto tranquillo,
venne effettuato in compagnia di Carlo
Gartner, dei fratelli Silvio e Albino
Alverà, del commissario tecnico Otto
Menardi e della sua compaesana, la
grande Celina Seghi, che faceva parte
della squadra femminile.
I primi ricordi di Aspen dello
sciatore toscano:
"I campi di Aspen erano
bellissimi e molto curati. Provai la
pista e mi apparve subito piuttosto
veloce e difficile. Per una diecina di
giorni mi allenai intensamente su
qualsiasi tracciato. Ero in ottime
condizioni fisiche e avevo la certezza
di poter correre bene. La prima gara fu
quella dello slalom gigante. La rosa dei
favoriti comprendeva 5 o 6 atleti e io,
sinceramente, non credevo di poterli
battere tutti. Fu un gara molto veloce;
credo di averla vinta nel tratto finale,
quello che presentava gli ostacoli
maggiori. Tra gli altri battei il
francese Couttet. Per me fu un successo
prezioso perchè si era all'inizio dei
campionati e una vittoria così bella
centuplicò le mie forze...". |
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presentava gli ostacoli
maggiori. Tra gli altri battei il
francese Couttet. Per me fu un successo
prezioso perchè si era all'inizio dei
campionati e una vittoria così bella
centuplicò le mie forze...".
La gara di discesa libera era l'ultima
dei campionati e Zeno Colò vi aveva,
inizialmente, riposto tutte le sue
speranze, ma sapeva anche di dover
gareggiare contro un lotto di atleti
forti e ben preparati. Era una gara
lunga, veloce e con molti salti. In
alcuni tratti si poteva anche "volare"
per una trentina di metri. Colò descrive
quella seconda vittoria:
"Cominciai e finii la libera
allo stesso ritmo. Ero in forma, la gara
lunga mi piaceva ed ebbi così modo di
spendere bene tutte quelle energie che
avevo accumulato durante gli
allenamenti. Feci una media di 85 Km/h,
con una punta massima di 100. Ebbi la
netta sensazione di aver corso quasi al
limite delle mie possibilità. Al
traguardo però, per un attimo, rimasi
perplesso perchè mi dissero che qualcuno
degli svizzeri aveva tagliato il
percorso, facendo una piccola
deviazione. Così mi venne il timore che
uno di loro potesse essersi
avvantaggiato a tal punto da potermi
battere. Poco dopo invece arrivò la
comunicazione che il tempo migliore era
stato il mio. Ricevetti subito le
congratulazioni dai miei avversari. Un
gesto così sincero, da parte di atleti
battuti, è la cosa più bella che si
possa avere dopo una vittoria. Per me il
ricordo di Aspen rimane il più vivo
della mia carriera. Anche il pubblico
americano, che i primi giorni era stato
piuttosto freddo, alla premiazione si
dimostrò sensibile e simpatico."
Al ricordo di Aspen si allaccia quello
delle Olimpiadi di Oslo nel 1952, dove
vinse la discesa libera su un tracciato
terribile... |
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Adattamento da un'intervista pubblicata
su "La Nazione" - Supplemento Speciale
"Cento anni di vita" del 19 luglio 1959 |
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FEBBRAIO
1952 - Alle Olimpiadi di Oslo Zeno
Colò è medaglia d'oro nella "discesa libera" |
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Con la spericolatezza di un giovane, con
la classe e lo stile di un anziano |
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(STADIO del 17 febbraio 1952)
- "Zeno Colò (due titoli mondiali nel
1950) si aggiudica l'alloro olimpico
nella libera di Oslo. Il grande atleta
abetonese ritrova in questa gara tutta
la sua potenza, imponendosi con la
spericolatezza di un giovane, con la
classe insuperabile e lo stile di un
anziano ad un lotto di agguerriti
avversari. Battuti, nell'ordine: Othmar,
Schneider e Pravda. Sotto gli occhi di
10.000 spettatori sono 87 gli atleti in
gara, su un percorso di 2435 metri, 710
metri di dislivello, una ventina di
porte di controllo, pur trattandosi di
una discesa libera. Zeno Colò è sceso
come un falco, è riuscito a superare a
folle velocità il tratto di Vaagehalsen,
facendo un trampolino di lancio delle
<gobbe> insidiose e temute di questa
località, ed è piombato sul traguardo,
con il suo stile ammiratissimo, curvo
sulle ginocchia quasi a toccare gli
sci..." |
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Dopo l'iride i cinque cerchi, con il
campione che si accascia sulla neve
credendo di non aver vinto |
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Zeno Colò, una vita passata su gli sci,
dopo 23 anni ricorda quei momenti
gioiosi:
"Io sento ancora le urla della gente
che mi guardava scendere, sento sia le
urla di Aspen che quelli di Oslo, i
primi più vicini al mio modo di capire,
gli altri, quelli del Nord, erano urla
gutturali, ma c'era dentro lo stesso
entusiasmo... Dopo tanti anni ti restano
nella memoria delle fotografie e il
resto è un po' sfuocato... Ma l'emozione
di quelle giornate, la medaglia d'oro di
un'Olimpiade non si può dimenticare... A
Oslo credetti di non essere riuscito a
vincere, ecco perchè mi accasciai dopo
sulla neve e credo che qualche lacrima
mi venne fuori... In quella libera di
Norefjell più forte di così non si
poteva andare, anche perchè se avessi
spinto un poco di più sarei volato fuori
pista e avrei perso l'opportunità di
vincere un'Olimpiade... Comunque per me
fu più terribile la libera di Aspen dei
mondiali del 1950 e anche la più
importante perchè era la prima volta che
vincevo sul serio." |
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Sintesi da un'intervista di Giorgio
Maioli per "Stadio - trent'anni di
sport" del 30 luglio 1975 |
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Zeno Colò, nato all'Abetone (PT) il 30
giugno 1920, è deceduto il 12 maggio
1993 a S.Marcello Pistoiese. E' stato un
campione di schietta semplicità, una
combinazione di grande classe e
coraggio, che ne hanno fatto una pietra
miliare nella storia dello sci. In
vent'anni di gare riusci a vincere anche
10 titoli nazionali. Si aggiudicò
inoltre due Kandahar, a Sant'Anton e al
Sestriere, e primeggiò due volte al
concorso del Lauberhorn. Insomma per lui
c'è sempre stato posto nelle migliori
competizioni mondiali, pur avendo
gareggiato non più giovanissimo a causa
dello stop dovuto agli eventi bellici. |
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SETTEMBRE 1950 -
Farina vince il Gran Premio d'Italia a Monza e diventa Campione
del Mondo |
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Ascari 2° con la Ferrari, in una corsa
al ritmo di 180 km all'ora! - A
Bonetto il criterium delle 1100 |
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(TUTTOSPORT del 4 settembre 1950) -
"Questa volta davvero il Gran Premio
d'Italia non ha deluso, benchè non tutte
le promesse della vigilia siano state
mantenute... Ha vinto, è vero, un'altra
volta l'Alfa Romeo, grazie anche ad una
corsa superba di Nino Farina, che ha
trovato una di quelle giornate che lo
fanno apparire pressochè imbattibile,
tanto sicura e autoritaria è la sua
azione, ma la supremazia divenuta
perfino leggendaria delle vetture
fregiate dal biscione visconteo,
oltrechè da un quadrifoglio in campo
bianco, è stata profondamente intaccata:
abbiamo finalmente la macchina capace di
contrastarle il passo, di affrontarla da
pari a pari, se non proprio di
batterla... Enzo Ferrari e i suoi
valorosi collaboratori, l'ing. Colombo,
l'ing. Lampredi e Bazzi, hanno compiuto
il miracolo di creare, in tre mesi o
poco più, la nuova vettura destinata a
ringiovanire lo sport automobilistico
che sembrava condannato alla decadenza.
La tanto attesa <4500>, benchè
disgraziata, ha superato nel modo più
convincente il primo durissimo collaudo,
conquistando di forza la piazza d'onore
dopo gli ultimi 20 spettacolari giri". |
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LUGLIO 1954 -
Gli italiani Compagnoni e Lacedelli conquistano il K2, seconda
vetta del mondo |
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Ardito Desio, capo della spedizione
italiana, spiega i motivi dell'attacco al
gigante del Karakorum |
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EPOCA del 13 giugno 1954
- "Molti appassionati della montagna,
in Italia e all'estero, mi hanno inviato
lettere chiedendomi perchè, fra tutte le
cime himalayane, abbiamo scelto proprio
il K2. Credo sia giunto il momento di
mettere in chiaro anche questo. Un mio
progetto di scalata al K2, seconda cima
del mondo, stava già maturando nel 1939.
Lo scoppio della guerra troncò ogni mia
iniziativa in questo campo e solo 10
anni più tardi, nel 1950, potei tirare
fuori dal cassetto i vecchi
progetti...Le trattative col C.O.N.I.
non furono né brevi né facili. Ma alfine
ottenni un'assegnazione finanziaria per
una visita preliminare in India e
Pakistan e dopo ripetuti tentativi
riuscii finalmente a ottenere il
permesso di transito e di scalata per il
1954 (il Governo pakistano non concedeva
più di un permesso all'anno). I vantaggi
che il K2 presenta rispetto agli altri
colossi himalayani sono i seguenti: 1)
La via inaugurata dal Duca degli Abruzzi
nel 1909 mi è nota per averla studiata a
lungo nel 1929. |
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Anche quella seguita dalla spedizione
nordamericana Wiessner, giunta a soli 239 metri
dalla vetta - 2) La via di accesso al K2, grazie
ai servizi aerei, è molto ridotta rispetto ad un
tempo: dall'aeroporto di Skardu si impiegano
oggi solo 14 giorni di carovana per arrivare al
campo base, a quota 5.000 metri - 3) Nelle
trattative col C.O.N.I. avevo compreso che se il
tentativo non fosse stato per una meta
importante come il K2 (seconda cima del
mondo) il reperimento dei
fondi sarebbe stato molto difficile - 4) Le
condizioni climatiche del Karakorum sono più
favorevoli di |
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quelle del Nepal e del Sikkim, ove si
elevano le altre cime himalayane superiori agli
8.000 metri: il monsone arriva nel Karakorum
assai più povero di umidità..."
(OGGI - Il Libro del Secolo -
31/12/1999)
- E' il 31 luglio 1954 quando gli
italiani Achille Compagnoni e Lino Lacedelli
raggiungono la vetta pakistana del K2, 8611
metri s.l.m., seconda vetta del mondo. "Mi
sentii orgoglioso per il mio Paese" dirà il
grande scalatore valtellinese "ma gli incubi
di quella montagna gigantesca mi assillano
ancora. E la gamba che mi sono rovinato lassù,
insieme alle dita congelate della mano sinistra,
ormai sono un tormento". La spedizione
guidata dal geologo prof. Ardito Desio costò la
vita a Mario Puchoz, ma la risonanza della
grande impresa fu mondiale. |
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14 Settembre 2011
- Si spegne a Roma, all'età di 81 anni,
Walter Bonatti, una delle più grandi figure
dell'alpinismo mondiale. Nato a Bergamo il 22
giugno del 1930, nella notte tra il 30 e 31
luglio 1954 era tra i partecipanti alla
spedizione italiana che piantò il tricolore
sulla cima inviolata del K2. Aveva solo
ventiquattro anni e in corpo un irrefrenabile
desiderio di conoscere e di misurarsi con la
natura, che lo avrebbe portato in seguito ad
altre imprese epiche, come quella del Petit
Dru nel 1955, quando in soli 6 giorni di
solitaria ebbe la meglio sulla parete
invincibile nel Gruppo del Monte Bianco. Nel
1958, insieme a Carlo Mauri e Riccardo
Cassin, aveva conquistato - senza l'aiuto
delle bombole d'ossigeno - la vetta del
Gasherbrum IV, un monte che sfiora gli
ottomila e che, ancora oggi, in pochissimi sono
riusciti a scalare.
Il suo ruolo nella conquista del K2 era stato
messo in discussione fino al 2004 quando una
commissione del Club Alpino Italiano
aveva messo fine alle maldicenze. Tre saggi
incaricati, dopo un'attenta analisi della
relazione di Ardito Desio sull'avventura
italiana del 1954, sentenziarono che Compagnoni
e Lacedelli avevano compiuto l'ultimo balzo
verso la vetta con l'impiego dell'ossigeno
portato da Bonatti e dall' hunza Mahadi.
Vero è che, per assenza di comunicazioni, i due
avevano bivaccato durante la notte a quota 8150,
a 50 gradi sotto lo zero, senza tenda ne sacchi
a pelo, mettendo a repentaglio le proprie vite.
Come conseguenza delle sofferenze patite e del
congelamento di mani e piedi, in seguito, a
Mahadi erano state amputate numerose dita...
Per espressa volontà dei familiari la salma è
stata cremata e le ceneri trasferite a
Portovenere dove sono state tumulate nel locale
cimitero, in una cappella appartenente a parenti
di Rossana Podestà, compagna di Bonatti. |
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MAGGIO 1955
- All'autodromo di Monza, in un inspiegabile incidente, la
morte di Alberto Ascari |
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L'asso del volante collaudava una
Ferrari 3000 quando è uscito di pista |
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(LO SPORT del 29 maggio 1955) - Le
cause dell'incidente resteranno un
mistero forse per sempre. Tra le ipotesi
non è da escludere un'improvvisa
ventata. La macchina ha sbandato a lungo
sull'asfalto, lasciando numerose
strisce, prima di capovolgersi e finire
fuori pista... Il destino ha voluto
colpire Alberto Ascari durante una
prestazione non prevista del suo
programma. E pensare che "Ciccio" era
tanto meticoloso in ogni dettaglio della
preparazione: voleva essere
a punto perfino nel
fisico, tanto che |
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controllava esattamente le
proprie variazioni di peso. Ascari è
stato un maestro per lo stile di guida,
per l'ardimento sempre dimostrato in
ogni circostanza. Il <fulmine di
guerra>, come lo definivano i francesi,
ha concluso la sua vita terrena in
un autodromo senza folla
e dove non era
rincorso dai suoi |
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accaniti rivali. Anche Fangio ha
riconosciuto che il milanese era il
pilota più forte del mondo... Ascari
sarà ricordato per la sua modestia e la
grande abilità di guida che lo hanno
fatto entrare nell'Olimpo dei più grandi
piloti di tutti i tempi.... I primi
passi della sua carriera motoristica li
aveva compiuti su una motocicletta.
L'ardimento e la perizia ebbero modo di
farsi notare molto presto. Ascari fu
introdotto all'automobilismo da Luigi Villoresi che lo spinse verso una
luminosa ed impareggiabile carriera. Il
primo successo lo riportò nel Circuito
di Modena (settembre 1947), alla guida
di una Maserati. L'ultimo l'8 maggio
1955 nel Circuito di Posillipo, sulla
nuova Lancia.... Nella sua carriera ha
conquistato due titoli mondiali di
Formula 1, disputando 32 Gran Premi e
riportando 13 vittorie. Una delle sue
più belle imprese fu il trionfo
riportato nell'agosto del 1952 al G.P.
di Germania, sul circuito del
Nürburgring, dove alla guida di una
Ferrari battè Farina e Fangio. |
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L'autodromo di
Monza teatro di grandi duelli fra Ascari e gli
altri campioni dell'automobilismo |
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LA GAZZETTA DELLO SPORT del 16 ottobre
1948
- Tre anni dopo la fine della guerra riapre
l'autodromo di Monza - "La portata mondiale
dell'avvenimento. Magnifica battaglia in vista
nel Gran Premio fra Alfa Romeo, Maserati e
Ferrari, con Trossi, Wimille, Villoresi, Ascari,
Farina, Sommer, Taruffi, Sanesi e altri 12
valorosi piloti italiani e stranieri...
Miracolosa rinascita: pareva impossibile la
risurrezione della pista che aveva dato fama
mondiale all'Italia motoristica e sportiva
attraverso un glorioso cammino... Gli assi del
volante si ritrovano a Monza come in una casa
perduta ed ora ritrovata con tutti gli affetti
più cari; e sembrano pure loro più gagliardi e
più giovani... Con le velocità che, sulla base
delle prime prove su pista, si raggiungeranno a
Monza, tornano di moda due fondamentali
argomenti: l'uno riguarda la tenuta
delle gomme, l'altro la carenatura delle |
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vetture. Sono due argomenti che
s'erano perduti di vista nelle corse di
questo dopoguerra in Europa, svoltesi
quasi tutte su circuiti a medie poco
elevate e comunque contenute fra i 120
(se non meno) e i 170 (ma molto
raramente). Le macchine da corsa
praticamente non avevano mai
potuto impiegare integralmente
tutti i cavalli che i loro
motori potevano sviluppare e, meno
ancora, mettere in evidenza le doti di
penetrazione dei loro profili. Lo stesso
dicasi per le gomme: sulla nuova pista
monzese si sfioreranno i 270/280 Kmh e
si potranno abbordare curve a 240/250
all'ora di media. I pneumatici quindi si
troveranno in condizioni di lavoro
estremamente delicate e certamente
gravose, specie nei tratti in curva,
dove le forze in gioco sono molto
alte... Per la cronaca, fra i
migliori tempi |
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in
prova Villoresi e Ascari, alfieri della
Maserati, recenti trionfatori nel Gran
Premio d'Inghilterra...
La corsa, che pure si presenta così
ricca di interessanti quesiti, passa
però in seconda linea di fronte alla
ricostruzione dell'Autodromo, che vuol
dire ricostruzione dei nostri spiriti,
cioè di noi stessi...
(LA GAZZETTA SPORTIVA del 26 giugno 1949)
- "A Monza, oggi, nel Gran Premio
dell'Autodromo, due uomini giocano la
loro grande carta: Ascari e Fangio
presunti eredi di Villoresi... Fangio,
se saprà regolarmente imporsi ai suoi
avversari, ma specialmente
al campione e maestro
Gigi Villoresi, potrà vantarsi
di avere conquistato i galloni e
la gloria in questa sua brillante e
fortunata prima stagione europea... E
pensiamo che Fangio abbia tutti gli
<atouts> per vincere: giovane,
atleticamente potente,, volitivo,
appassionato, ammiratore dei nostri
stilisti, ed in primo luogo di Varzi,
che egli si è proposto ad esempio.
Fangio può essere il campione del
prossimo futuro, sempre che Ascari non
gli tagli la strada... |
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Sono questi
due uomini che per ora sull'orizzonte
dell'automobilismo sportivo sembrano
contendersi l'eredità dei Varzi, dei
Trossi e dei Villoresi...". |
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SETTEMBRE 1960
- Alle Olimpiadi di Roma Livio Berruti conquista l'oro nei 200
metri piani |
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Il ricordo della storica impresa del
ventunenne di Torino |
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(STADIO 4 settembre 1960) - "Livio
Berruti ha dato all'Italia una delle più
prestigiose medaglie d'oro di tutta
l'Olimpiade, se si considera che mai un
europeo, nella lunga storia della
competizione quadriennale, aveva vinto i
200 metri piani. L'atleta delle "Fiamme
Oro" Padova, infatti, è il primo uomo
del vecchio continente che figuri fra i
vincitori di questa gara che sembrava
destinata a rimanere riservato dominio
americano... Berruti entra nella
elettissima schiera dei vincitori
olimpici con il record del mondo in
curva (20"5) eguagliato, con il nuovo
record olimpico e naturalmente con il
primato europeo e d'Italia...". |
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LUGLIO 1980
- Alle Olimpiadi di Mosca le medaglie d'oro di
Pietro Mennea e Sara Simeoni |
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BERRUTI RACCONTA:
"Una medaglia ti sconvolge all'atto
stesso in cui la conquisti. Quando, in quei
pochi infinitesimi che una corsa veloce ti
concede, ti accorgi di essere davanti a tutti,
di avere la vittoria sicura, di essere il primo
del mondo, in quegli infinitesimi vivi una vita.
Il primato no, il primato lo gusti dopo, diluito
e soppesato; la vittoria l'assapori in un
attimo. Un infinitesimo e un'eternità insieme -
Non cambierei mai l'oro conquistato a Roma con
un primato del mondo".
(Luigi Vespignani e Luigi Chierici). |
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(IL TIRRENO del 26 agosto 1960)
- "Nel nome della lealtà, della
combattività, del sano agonismo - IlCapo
dello Stato ha aperto a Roma la XVIIa Olimpiade
dell'era moderna - Incomparabile spettacolo nel
grande stadio durante la sfilata degli atleti di
tutte le squadre del mondo. Il giuramento è
stato pronunciato da Adolfo Consolini
- momenti di alta suggestività
all'arrivo della fiamma olimpica - Lusinghieri
commenti stranieri - I reali di Grecia e i
principi di Liegi presenti alla cerimonia..."
- Il 1960 è un anno cruciale. Negli Stati
Uniti d'America va al potere Kennedy, in Africa
scoppia la crisi congolese, col tragico
assassinio di |
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Lumumba. In Italia, a settembre,
ci sono le Olimpiadi, dopo che la primacera e
l'estate erano trascorse drammaticamente
a causa del
governo Tambroni, costituito con
l'appoggio fondamentale dei voti
missini. Genova scende in piazza contro
il congresso nazionale dell'MSI. Gli
scontri si estendono ad altre città (5
morti a Reggio Emilia). Tambroni si
dimetterà il 17 luglio. |
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WILMA RUDOLPH,
LA REGINA DELLE GARE
OLIMPICHE FEMMINILI DI VELOCITA' |
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Il gran finale della serata era
riservato alle staffette. Gli americani
le hanno vinte tutte e tre ma,
nell'ultima, la quattro per cento
maschile, sono stati squalificati. La
corsa femminile è stata interessante e
incerta fino agli ultimi cento metri.
A questo punto è entrata in azione
Wilma Rudolph e il quartetto degli
Stati Uniti, che era in gran brutte
acque per una serie di cambi molto
incerti, è balzato nettamente al
comando. La Rudolph correva contro
avversarie di valore come la tedesca
Jutta Heine, l'inglese Mary
Bignal e l'italiana Leone. Le
ha piantate in asso dopo averle rincorse
per un po' e ha vinto con la sua
abituale scioltezza.
Ieri Wilma aveva trascinato la sua
squadra alla conquista del primato
mondiale, oggi si è accontentata della
medaglia d'oro col tempo di 44"5, ad un
decimo di secondo dal record.
Bellissima è stata la corsa della
Germania, soprattutto per merito della
Heine, che nel finale ha guadagnato il
secondo posto con uno spunto notevole.
Terze sono giunte le polacche, quarte le
azzurre. L'Italia correva con la
Bertoni, la Valenti, la
Tizzoni e la Leone. Grazie
alla loro prestazione è crollato il
record nazionale (45"6).
Le gare femminili della velocità hanno
dunque confermato il dominio indiscusso
di Wilma Rudolph, una ragazza che ha
vinto tre medaglie d'oro con una
facilità che stupisce. Alle sue spalle
le più costanti sono state le inglesi e
in particolare la tedesca Heine.
D'altronde l'Europa ha ottime tradizioni
in questo campo... |
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Da "La Nazione" del 10 settembre 1960 |
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GIUGNO 1964
- Nello spareggio di Roma il Bologna batte l'Inter 2-0 e si
aggiudica lo scudetto |
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Gli emiliani si impongono al termine di una
stagione segnata dal caso "doping" |
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Il Campionato di calcio 1963-'64 fu concluso
con uno spareggio. Inter e Bologna avevano
terminato la "regular season" a pari punti
(54), dopo che i nerazzurri erano stati
protagonisti di una bella rimonta. Il
Bologna di Fulvio Bernardini aveva
subito un tracollo psicologico notevole in
seguito ad un presunto caso "doping" dopo la
partita disputata col Torino, in quanto
alcuni giocatori erano stati trovati
positivi alle anfetamine. La vicenda era poi
rientrata, perchè si riuscì a dimostrare che
le quantità di sostanze dopanti riscontrata
aveva una tale concentrazione che nessuno
avrebbe potuto assumerla senza conseguenze
letali. Molto probabilmente, dietro il
fattaccio si nascondeva un colossale
imbroglio. La galoppata degli emiliani, che
erano stati campioni
d'inverno dopo 10 vittorie consecutive,
comunque ne aveva notevolmente |
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risentito
e L'Inter si era fatta sotto
fino a raggiungerli in vetta il
17 maggio. Un'altra tegola aveva
poi colpito il Bologna alcuni
giorni prima dello spareggio,
disputatosi allo stadio Olimpico
di Roma: il presidente della
società Dall'Ara era
deceduto, colpito da un infarto
durante una lite col presidente
dell'Inter
Moratti. Insomma c'erano
tanti motivi perchè quella
partita si presentasse
incandescente, invece ne venne
fuori una normale giornata di
sport...
Da "STADIO" dell'8 giugno 1964:
"Il Bologna aveva voluto la
soluzione sul campo, perchè solo
in tal modo l'amara vicenda di
questo campionato, nello stesso
tempo grande e miserabile,
poteva giungere ad una
conclusione onesta... Per i
rossoblù la conquista dello
scudetto rappresentava qualcosa
di più della riconquista del
titolo tentata dall'Inter. Per
il Bologna lo scudetto era un
traguardo lungamente e
ansiosamente atteso, il riscatto
di venti anni difficili e
talvolta tristi, il premio di un
sottile lavoro svolto in umiltà,
il dono patetico al Presidente
scomparso... Per questo la
vittoria ottenuta sul campo è
infinitamente bella e questa
vittoria il Bologna l'ha
raggiunta con una prestazione
senza ombre, senza riserve,
senza sospetti... E' stata una
vittoria limpida, schietta e
pulita..."
Nel 1964 l'Inter trionfa invece
in campo internazionale
- I nerazzurri, battuti dal
Bologna nella corsa allo
scudetto, godevano già di un
certo appagamento psicologico in
quanto, il 27 maggio, l'Inter
aveva conquistato la Coppa
dei Campioni. Esordiente
nella competizione, si era
aggiudicata il trofeo dopo aver
sconfitto l'Everton, il Monaco,
il Partizan, il Borussia
Dortmund e, in finale, il Real
Madrid. La sua eccezionale
annata avrebbe poi avuto termine
con la vittoria nella Coppa
Intercontinentale, al
termine di tre incontri
disputati con l'Independiente. |
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Da "Stadio" dell'8 giugno 1964
(sintesi dagli artt. di Aldo
Bardelli e Giulio C. Turrini) |
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Il Calcio italiano in lutto per la morte
improvvisa di Renato Dall'Ara |
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Renato Dall'Ara, presidente del Bologna
F.C., è morto per un infarto alle ore 17,30
nell'ufficio di Presidenza della Lega
Nazionale Calcio, in via Annunciata a
Milano. Era partito da Bologna alle 13,00
assieme alla moglie, signora Nella, al
medico personale, ad una cameriera e al suo
autista, a bordo della sua automobile. Alle
16, giunto a Milano, è salito negli uffici
della Lega Calcio, assieme al medico
personale, mentre la moglie si recava a fare
compere in città. Alle ore 17,30, mentre era
a colloquio col presidente dell'Inter
Moratti e col presidente della Lega Calcio,
dott. Perlasca, il comm. Dall'Ara è stato
colpito da malore ed è morto - a quanto si
apprende - senza avere il tempo di
profferire parola. Poco dopo è giunta in via
Dell'Annunciata la signora Dall'Ara che,
salita negli uffici della Lega, ha appreso
la tragica notizia...
Renato Dall'Ara era alla presidenza del
Bologna dal 1934. Trent'anni di vita
dedicati ad |
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una società ch'egli sentì sempre come una sua
creatura e che guidò, per questo, con
l'affettuoso, intransigente, dispotismo del
padre. Sotto la sua presidenza la squadra
rossoblu vinse quattro campionati italiani (
1936, 1937, 1939 e 1941), due Coppe d'Europa
e il grande torneo dell'Esposizione di
Parigi (1937). Nel 1964 aveva voluto di
nuovo per sè il ruolo del protagonista, |
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dopo che negli anni
precedenti la squadra
aveva vissuto un pò nell'ombra e qualcuno aveva
anche avanzato l'ipotesi di una sua
sostituzione. Purtroppo la salute non era,
in Dall'Ara, pari al suo entusiasmo. Mille
volte i medici lo avevano invitato a
riguardarsi e milioni di volte la moglie
aveva cercato di persuaderlo a mollare
tutto. Tutto inutile. Dall'Ara aveva l'animo
del giocatore e pareva divertirsi a mettere
in palio la propria pelle in questa
rischiosissima partita con la sorte...
Bologna sportiva è costernata: appresa la
morte del "presidentone", in città si è assistito ad un'autentica fioritura di |
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bandiere rossoblu abbrunate. E' scomparso il
presidente più vecchio delle società
italiane, un uomo che troppo aveva preteso
dalla sua fibra e che, molto ammalato, non
poteva più sopportare il rude massaggio
delle emozioni sportive, non ultimo lo
scandalo doping, per il quale aveva molto
sofferto... Il dott. Franchi, vice
presidente della FIGC e presidente della
Lega nazionale semiprofessionisti, appresa a
Firenze la notizia della scomparsa di
Dall'Ara, dichiarava:
"E' un altro brutto giorno che si
aggiunge ai numerosi che si sono abbattuti
in questi ultimi periodi sul Calcio
italiano. Il Bologna rimane senza guida nel
momento più cruciale della sua vita..." |
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Da "Tuttosport" del 4 giugno
1964 |
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APRILE 1967 -
A New York Benvenuti batte Griffith e diventa Campione del Mondo
dei pesi medi |
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In una battaglia memorabile trionfa il
valore e il coraggio del nostro atleta.
Quella notte al Madison |
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(STADIO 18 aprile 1967) - "Sono
esattamente le ore 5,17 italiane e il
Madison Square Garden ribolle. Nino
Benvenuti è diventato Campione del Mondo
battendo ai punti in quindici riprese il
detentore del titolo Emile Griffith. La
battaglia mondiale è appena finita,
gettiamo queste impressioni senza aver
scritto una sola parola. Ed è il momento
in cui è difficile trovare termini più
appropriati per farvi capire che cosa
stia accadendo in questo vecchio tempio
del pugilato mondiale.... Mille bandiere
tricolori sventolano. Enormi stendardi
sulel gradinate. Nino Benvenuti ha vinto
largamente ai punti: noi abbiamo cinque
punti a suo vantaggio sul cartellino. E
questo è accaduto nonostante Griffith
abbia dato tutto il cuore, tutta la
propria <cattiveria>, tutta la propria
selvaggia determinazione di vincere.
Benvenuti gli è stato superiore in tutto
e per tutto... (Remo Roveri)" -
IL RICORDO DI NINO:
"L'incontro che ho sostenuto con
Griffith il 17 aprile 1967 resta il più
bel ricordo della mia carriera di
pugile, paragonabile soltanto alla
vittoria olimpica che ho conseguito a
Roma nel 1960. Un sogno meraviglioso,
qualcosa di irreale..." |
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GIUGNO 1970 - Nel Campionato del Mondo di calcio la
storica semifinale Italia-Germania 4-3 |
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Una partita che va oltre il fatto
sportivo e che propone una Bandiera
all'ammirazione di tutto il mondo. |
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(EPOCA - 31 maggio 1970) -
"Azzurri in Messico: il diario della
vigilia - Per rompere la monotonia del
lungo ritiro, che stanno trascorrendo in
una specie di prigione dorata con
piscina e parco, i giocatori italiani si
sono portati da casa anche 16 film.
Quando vanno in città li segue una
scorta di agenti armata fino ai denti...
La Federazione fa omaggio ad ogni
calciatore di 6 minuti di conversazione
alla settimana per telefonare in Italia,
per una spesa di 16mila lire. Gli passa
inoltre una diaria di 10 dollari al
giorno che, in seguito alle generali
proteste, sarà probabilmente aumentata a
20.... I giocatori alloggiano
all'albergo Parco dei Principi e
abitano a due per stanza, secondo
precise disposizioni del CT Ferruccio
Valcareggi (Facchetti con Burgnich, Riva
con Albertosi e così via)... La
maggioranza degli azzurri si è limitata
a comprare sombreri, chitarre e oggetti
d'argento. Fabrizio Poletti, il terzino
del Torino che ha il senso degli affari
molto sviluppato, ha addirittura
comperato 100 costumi da spiaggia a
2.000 lire l'uno, con il
proposito di rivenderli
in Italia al prezzo maggiorato...
Verso le tre del pomeriggio si parte per
l'allenamento quotidiano. Il Club
America, il |
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bel
campetto verde riservato ai calciatori italiani
si trova purtroppo a quasi un'ora di autobus
dall'albergo, dopo un lungo viaggio in mezzo al
caotico traffico di Città del Messico... Il
dottor Fini sottopone quasi ogni giorno gli
azzurri ad una visita medica generale. Tutti si
sono adattati abbastanza bene alla quota.... Che
i giocatori siano divisi in
clan è abbastanza evidente anche al
visitatore casuale. Intorno a Mazzola, per
esempio, gravitano Domenghini, Bertini e qualche
altro. Rivera appare un pò isolato. Quelli del
Cagliari fanno in genere gruppo a se.
Riva se ne sta prevalentemente per conto
proprio, senza partecipare molto alla vita della
comunità. La fama del <goleador> del Cagliari
ha ormai varcato gli
oceani: anche in Messico rappresenta
l'obiettivo più ambito |
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per i cacciatori di autografi che
assediano l'albergo degli italiani... Nelle
lunghe ore d'ozio, i giocatori, che sono
professionisti fin nel fondo dell'anima,
favoleggiano di come un ingresso in semifinale,
in finale o addirittura una vittoria, potrebbe
tradursi in moneta sonante. Nei corridoi si
parla di una cifra con otto zeri a testa per un
successo pieno, ma la nostra Federazione per ora
tace..."
(STADIO - 19 giugno 1970)
- "Partita in sordina la squadra guidata
da Valcareggi giunge alla storica semifinale con
la Germania. Vince con un esaltante 4-3.
Psicologicamente scarica, cede poi in finale al
Brasile. - Nella lunga storia della Coppa Rimet,
non aveva mai trovato posto
una gara |
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drammatica, spettacolare, stupendamente
giocata, come quella che un'Italia
immensa e magnifica ha vinto contro la
Germania. Forse soltanto la finale di
Berna del 1954, quando la stessa
Germania rimontò due reti alla
leggendaria Ungheria di Puskas e
Hidegkuti, vincendo il
titolo, potrebbe chiedere di
essere messa alla |
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LA FORMAZIONE AZZURRA VICE CAMPIONE DEL
MONDO 1970 (sopra, da sinistra):
Bertini, Boninsegna, Cera, De Sisti,
Burgnich, S. Mazzola, Domenghini, Riva,
Albertosi, Rosato e lo scomparso
capitano Giacinto Facchetti,
indimenticabile perno difensivo degli
Azzurri e dell'Inter. |
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pari di questa partita che nessuno
riuscirà a dimenticare. I centoventi
minuti dell'"Azteca" passeranno alla
storia della Coppa del Mondo come i
centoventi minuti più intensi, più
angosciosi, vibranti, che il calcio
abbia mai regalato a chi lo ama, lo
comprende, lo soffre. E sono stati i
nostri, gli azzurri, a vincere questo
scontro di colossi contro la Germania di
Beckenbauer, di Overath, di
Schnellinger, di Held, di Seeler, di
Muller, campioni che onorano il grande
sport della pedata...(Alfeo Biagi)
VALCAREGGI RIEVOCA:
"Nel secondo tempo mi sono anche
annoiato perchè giocavamo male e la
Germania attaccava con folate offensive
che non promettevano niente di buono,
anche se non temevo di subire il
pareggio... Al gol di Schnellinger,
l'unica mia preoccupazione erano quei 30
minuti in più da giocare, dei quali
infatti risentimmo dopo quattro
giorni... Se non ci fosse stata quella
mezz'ora in più, avremmo potuto anche
fare qualcosa di buono nella finale col
Brasile - Al gol di Rivera sono stato
sommerso dagli abbracci di Bearzot e
Vicini - Ho avuto paura quando Riva mi è
corso addosso, tutti mi stavano quasi
soffocando... Fu una girandola di gol
che stordì il pubblico e la folla; ma
io, in panchina, vedevo le cose molto
lucidamente. E capivo che ce l'avremmo
fatta..." |
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FEBBRAIO 1972 -
Alle Olimpiadi invernali di Sapporo Gustavo
Thoeni è oro nel gigante |
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Zeno Colò e Gustav Thoeni, due grandi
atleti che hanno esaltato lo sci
italiano nel mondo |
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(STADIO dell'11 febbraio 1972)
- "La vittoria di Sapporo era comunque la prima
grande impresa cui si sottoponeva Gustav Thoeni
dopo la delusione dei mondiali di Valgardena nel
1970: era maturato nello spirito a sufficienza
dopo due anni di routine inCoppa del Mondo e
quindi l'avventura sapporiana acquistava per lui
una dimensione del tutto inusitata e grandemente
importante. Il Thoeni di Sapporo fu un esempio
di come un calcolatore, se caricato a dovere di
dati, risponde secondo una dinamica che supera
forse la stessa logica, perchè in fondo, anche
nella logica c'è sempre un pizzico di fantasia.
In quella mattina di neve fresca Gustav Thoeni
svolse la sua equazione cronometricamente e
senza spostarsi di un millimetro da quello che
aveva previsto: e fu l'equazione che ha dato
all'Italia il secondo oro olimpico dopo quello
di Zeno Colò a Oslo".
GUSTAV THOENI RICORDA:
"Credo che non riuscirei a
fare oggi quella f aticaccia che ho fatto
per vincere |
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quella medaglia d'oro nel
gigante a Sapporo. La neve mi sembra ancora di
averla sotto gli sci... Sembrava di entrare
dentro a un immenso bacile di cipria...
Figurarsi io, che avevo un allenamento senza
precedenti, ma sul ghiaccio!... Dopo il mondiale
perduto in Valgardena nel gigante e la medaglia
sfuggita anche nello slalom, Sapporo era per me
come una montagna incantata da scalare fino in
cima, al vertice dei miei desideri..." |
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LUGLIO 1982
- In Spagna la Nazionale Italiana di calcio è Campione del Mondo
per la 3a volta |
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In finale la Germania viene stracciata
per 3-1. Il Presidente Pertini
portafortuna. |
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(STADIO 12 luglio 1982) -
11 luglio 1982: data storica - L'ITALIA
CAMPIONE DEL MONDO. L'ha pilotata un
galantuomo (Enzo Bearzot). Pareggia con
Polonia, Perù e Camerun; demolisce
l'Argentina; annulla gli artisti del
Brasile; cancella la Polonia e schianta
la Germania nella finalissima. Rossi
sblocca una terribile tensione. Sei gol
in totale: Pablito è il capocannoniere.
Replicano Tardelli e Altobelli, esulta
Pertini a nome di tutti gli italiani. La
partita (durissima) si infiamma. Il
finale è totalmente degli azzurri,
accompagnati da un unico coro assordante
e felice: la festosa follia popolare
dilaga nella notte su tutte le piazze
italiane. I neo campioni del mondo oggi
sbarcano a Roma... In tribuna il
Presidente Sandro Pertini ha portato
fortuna... Come augurio, nel ritiro
degli azzurri, aveva detto a Bearzot:
"Caro Bearzot, lei deve
lasciar bruciare tutto nel
fornello della pipa... li devono andare
in fumo tutte le nostre |
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amarezze...
Io così faccio, sennò come le sopporterei ...(e
ricorda tutti i drammi italiani)... ma la sua
pipa è scalcinata. Via gliene regalo una io che
ne possiedo 400. Vedrà com'è bella, una pipa
fiammante..." - Due miliardi di persone nel
mondo hanno seguito la gara attraverso gli
schermi televisivi (40 milioni in Italia). Per
la prima volta finale in diretta tv negli USA.
In tribuna, con Pertini, hanno sofferto ed
esultato, mamme mogli e fidanzate.
(TUTTOSPORT 12 luglio 1982)
- L'Italia dei Miracoli ha vinto il Mundial -
Battuta la Germania nella finalissima: 3-1 -
GRAZIE CAMPIONISSIMI! - Nemmeno un infortunio
che ci ha privati sin dall'inizio di Graziani
(sostituito da Altobelli) e un rigore sbagliato
nel primo tempo da Cabrini hanno impedito alla
squadra di emergere nella ripresa con lucidità e
freddezza: Rossi, Tardelli e Altobelli hanno
messo in ginocchio la Germania, che soltanto in
extremis ha segnato con Breitner il gol della
bandiera - Dopo il 1934 e il 1938, il 1982:
soltanto il Brasile "tricampeon" come l'Italia.
Il terzo titolo è il più bello, troppo bello per
essere vero, troppo grande per essere
raccontato, troppo emozionante per essere
laicizzato - Il C.T. ha vissuto ieri
a Madrid la più grande giornata della sua
carriera - Bearzot: "Sono commosso, grazie
a tutti" - In tribuna d'onore
l'Italia è piaciuta a tutti. Boniperti: "Sono
stati tutti magnifici" - Pertini:
"Ragazzi, che tifo ho fatto per voi!". |
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(LA GAZZETTA DELLO SPORT 11 luglio
1982)
- CAMPIONI DEL MONDO! - La
nazionale ha trionfato nella finalissima di
Madrid conquistando il suo terzo titolo mondiale
dopo quelli del 1934 e 1938 e raggiungendo così
il Brasile già vincitore per tre volte....
Italia e Germania hanno giocato ieri sera allo
stadio Santiago Bernabeu di Madrid la
dodicesima finale di un Campionato del Mondo
nell'arco di mezzo secolo. Per la verità si
tratta della partitissima numero undici, in
quanto nel 1950 a Rio de Janeiro il titolo venne
assegnato al termine di un girone a quattro
squadre vinto dall'Uruguay che nella sfida
decisiva batté il Brasile per 2-1 -
Dai brividi col Camerun alla conquista del tetto
del mondo: nessun tifoso riuscirà a dimenticare
questo successo destinato più di ogni altro ad
entrare nella storia e nella leggenda sportiva
nazionale. Ricorderemo di essere stati gli unici
a passare il turno senza vincere neppure una
partita ma anche gli unici a battere, contro
ogni pronostico, i colossi mondiali - In questa
stupenda conquista c'è anche un atto di fede di
Enzo Bearzot , il superbo pilota di questa
nazionale diventata campione del mondo che ha
fermamente creduto nei "suoi" azzurri e, sul
piano morale, si è accostato a Vittorio Pozzo,
artefice dei successi nel 1934 e 1938. |
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