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Fausto Coppi in fuga solitaria sulle cime del Tour de France del 1949. La frase invece è del radiocronista Mario Ferretti, pronunciata durante la più mitica vittoria di Coppi, la tappa Cuneo-Pinerolo al Giro del '49.

FAUSTO COPPI
il campionissimo
del ciclismo

"Coppi, come tutti i forti, è un calcolatore, un ragionatore, un freddo. Finchè la corsa sarà una corsa in linea e vi sarà in palio una vittoria non condizionata, Coppi si limiterà a vincere... Coppi è un fenomeno di muscoli e di energia, al servizio di un cervello lucidissimo, di una fredda e precisa volontà, di una competenza ciclistica che non teme confronti. I suoi compagni di squadra dicono che correndo con lui si può lasciare il cervello a casa, perché non occorre pensare, perché si sa sempre cosa si deve fare. E' lui che ti dice quando é il momento di andare in testa, quando devi scattare, quando devi inseguire uno che scappa. Sa tutto e vede tutto. Questo è Coppi..." (Nutrizio)

SETTEMBRE 1946 - Spettacoloso trionfo di Fausto Coppi nel GP della Nazioni a Parigi
"Tuttosport" del 16 settembre 1946 - Sergio Maggini vince il Giro del Piemonte. Fausto Coppi trionfa nel GP della Nazioni a Parigi
Il commento di Oscar Egg: "Coppi un fenomeno, una locomotiva umana!"

Folla enorme fin dalle prime ore del mattino su tutte le strade che da Parigi conducono a Versailles dove era fissato il convegno per i partecipanti al "Gran Premio delle Nazioni", corsa ideata nel 1932 dal noto giornalista francese Benac, il quale anche oggi ha potuto fungere da mossiere della sua importantissima manifestazione. Sono venuti a mancare all'ultimo momento gli spagnoli, tutti impegnati nel Giro di Catalogna. Improvvisamente hanno dato forfait anche gli olandesi, mentre gli svizzeri Knecht e Wagner, pur essendo già a Parigi dove hanno partecipato al Giro del Trocadero, non scenderanno in gara per il mancato accordo finanziario con gli organizzatori. I favori del pronostico erano generalmente per il primatista mondiale dell'ora Fausto Coppi, al quale la stampa francese ha reso negli ultimi tempi elogi considerevoli. Però in campo francese  si  sperava  soprattutto  sul  giovane  Carrara, vincitore  lo  scorso anno, e si

davano possibilità anche a Piel, specialista dell'inseguimento... Trentuno corridori si sono ritrovati alle ore 11,00, per partire distanziati di quattro minuti, cosicché l'ultimo corridore ha lasciato Versailles alle ore 13,04. Un percorso di 140 chilometri che si snoda nella grande periferia parigina, toccando la foresta di Rambouillet e transitando sulla lieve salita di Ablis. In questa meravigliosa giornata settembrina, oltre un milione di spettatori erano radunati lungo le strade per assistere al passaggio dei concorrenti...
Dopo i primi sessanta chilometri, Coppi era in ritardo di 48" sull'ex campione di Francia Emilio Idéè, che stava segnando il miglior tempo. Il corridore in maglia bianco-celeste iniziava quindi un'offensiva poderosa che lo avrebbe portato, al centesimo chilometro, alla testa della gara, con due minuti di vantaggio su Idée e cinque o sei sugli altri concorrenti. Al Parco dei Principi circa 40.000 spettatori, informati dagli altoparlanti sulle fasi della gara, attendevano con impazienza l'arrivo dei migliori. Idée concludeva con un ottimo tempo, stabilendo il nuovo primato della corsa.
Coppi appariva provato ma effettuava l'ultimo giro con un supremo sforzo, accolto da un boato dalla folla e applaudito da tutti gli altri concorrenti. La vittoria era sua in 3 ore 41'12", così come il nuovo primato assoluto. Al secondo posto Idée in 3 ore 43'35"; terzo Mahé in 3 ore 49'07".  -
 (Da "Tuttosport" del 16 settembre 1946)

GIUGNO 1947 - Fausto Coppi vince il trentesimo Giro d'Italia precedendo Gino Bartali
"Tempo Sport" del 16 giugno 1947 - Fausto Coppi vince il 30° Giro d'Italia
La "corsa del popolo" ha avuto il suo "slogan" nel duello tra Coppi e Bartali

Alla Welter il primato di squadra, ad Adolfo Leoni l'alloro nella tappa trionfale conclusasi al Velodromo Vigorelli di Milano. Il Giro d'Italia s'è imperniato sul duello tra Bartali e Coppi. Era la facile previsione della vigilia e la constatazione incontroversa di oggi. Le folle si sono buttate a pesce sui motivi tecnici, ma soprattutto passionali di questo duello. Hanno ritrovato nella diarchia il tema di antichi e non sopiti contrasti: Gerbi - Galetti, Girardengo - Belloni, Binda - Guerra...
Il nostro popolo, a differenza di altri più freddi (o più scettici), ama dividersi per due nei grandi amori e nei grandi odi: forse è il risucchio moderno di quel sentire per guelfismo e per ghibellinismo, più stato d'animo emotivo che razionale concezione politica e causa, si, di grandi miserie, ma anche stimolo e fiamma di grandi imprese. Il Giro si è risolto in un dialogo fra protagonista e antagonista...

IL DUELLO FRA COPPI E BARTALI  si è svolto in venti assalti (uno, almeno teorico, per tappa) per la durata di 23 giorni. Molte le schermaglie, parecchi i colpi doppi, come s'usa dire in gergo schermistico. Pochi gli affondo; due se vogliamo essere scupolosi. Il primo di Bartali a Coppi (tappa di Genova), il secondo di Coppi a Bartali (tappa di Trento).
Entrambi hanno avuto il carattere dell'imprevisto. Imprevista la cotterella di Coppi al Colle Caprile, imprevista quella di Bartali dal

Falzarego al Pordoi. Va aggiunto, per onor di cronaca, che nell'un caso e nell'altro non si è avuta una sfida aperta, dichiarata, testa a testa, fra i due rivali. Sul Caprile, stanco e sfiduciato Coppi, Bartali è scattato per seguire la ruota fuggente di Ortelli e dall'episodio sono scaturiti i 2'41" di distacco tra il verde-oliva e il bianco-celeste. Sul Falzarego Coppi ha allungato l'andatura a pochi passi dal valico, allorchè un incidente di catena aveva fermato Bartali. In entrambi i casi, i due vincitori hanno saputo bravamente sfruttare le inattese condizioni d'inferiorità dell'avversario diretto.
Vittorie schiette e meritate, ma entrambe velate da un vizio d'origine (fuga di Ortelli al

In altra pagina
storia umana e sportiva
di Fausto Coppi, il
campionissimo
(con foto)

Caprile, incidente meccanico al Falzarego). Lo scontro drastico, a parità di energie fisiche, non c'è mai stato. Non c'è stata la lotta furente, gomito a gomito, su per la balza del monte fino all'afflosciamento delle forze, fino al momento drammatico in cui una ruota si stacca dall'altra ruota e non sembra che siano le gambe degli scalatori che spingano, ma i denti che tirino e strappino, e la gioia dionisiaca del vincitore vale il dolore crudo dello sconfitto. Per questo bartaliani e coppiani continuano nell'eterna diatriba, gli uni asserendo che il fiorentino è sempre il più forte, gli altri affermando che il tortonese è ormai il dominatore.

CLASSIFICA FINALE DEL 30° GIRO D'ITALIA:  1° Fausto Coppi in 115 ore 55'07"  -  2° Gino Bartali a 1'43"  -  3° Giulio Bresci a 5'54"  -  4° Ezio Cecchi a 15'01"  -  5° Sylver Maes a 15'06"  -  6° Alfredo Martini a 19'20"  -  7° Mario Vicini a 30'46"  -  8° Salvatore Crippa a 31'05"  -  9° Fiorenzo Magni a 34'07"  -  10° Angelo Menon a 35'49"
CLASSIFICA PER SQUADRE:  1a Welter (Bresci, Cecchi, Martini)  -  2a Bianchi (Coppi, Vicini, Leoni)  -  3a Legnano (Bartali, Pasquini, R. Zanazzi) -  4a Viscontea (F. Magni, Corrieri, De Stefanis)  -  5a Lygie (Crippa, Menon, Peverelli)
GRAN PREMIO DELLA MONTAGNA:  1° Gino Bartali con punti 24 - 2° Fausto Coppi (21) - 3° Giulio Bresci (12) - 4° Giovanni Corrieri (7) - 5° Sylver Maes (6) - 6° Martini, Conte e Cecchi (5) - 9° Pagliazzi, Bevilaqua e Leoni (4)
Da "Tempo Sport" del 16 giugno 1947 - (sintesi da un art. di Bruno Roghi)  -  Altre informazioni sul Giro del 1947
LUGLIO 1947 -  A Parigi Coppi diventa Campione del Mondo dell'inseguimento
Strepitoso trionfo del ciclismo italiano a Parigi. L'iride sulle maglie tricolori

LA GAZZETTA DELLO SPORT - Trionfo italiano senza precedenti. Sulla stessa pista del "Parco dei Principi" che vide neppure 10 giorni fa la massima delusione per la strana fine del Giro di Francia, le maglie tricolori d'Italia hanno stravinto nel Campionato del Mondo dell'Inseguimento e sul più alto pennone del più importante stadio di Francia, per ben tre volte, è salita la bandiera italiana.... Quante discussioni, tra ieri e oggi, per questi campionati dell'inseguimento! L'atmosfera si era riscaldata ed innervosita quando si era saputo che Coppi era stato opposto in semifinale a Schulte. I competenti locali si erano addirittura scandalizzati. Affermavano che questa era la finale e vedevano nell'altra semifinale uno sfacciato favoritismo per lo svizzero Koblet. Anche tra gli azzurri l'incontro Coppi-Schulte era stato accolto con nervosismo.   

"La Gazzetta dello Sport" - 11 giugno 1947 - Uno dei tanti "duelli" Coppi-Bartali al Giro d'Italia. Gino batte Fausto nella tappa con arrivo a Pieve di Cadore "La Gazzetta dello Sport" - 31 luglio 1947 - Dopo la vittoria al Giro d'Italia, Fausto Coppi a Parigi diventa Campione Mondiale dell'inseguimento insieme a Leo Benfenati

I RISULTATI DELLE PROVE INSEGUIMENTO PROFESSIONISTI (11 giri pari a 5 Km)
PRIMA SEMIFINALE:  1° Bevilacqua (Italia) in 6'24"1/5  -  2° Koblet (Svizzera) a 55 metri;  SECONDA SEMIFINALE:  1° Coppi (Italia) in 6'19"3/5  -  2° Schulte (Olanda) a 160 metri;  FINALE PER IL 3° e 4° POSTO:  1° Koblet (Svizzera) in 6'26"3/5  -  2° Schulte (Olanda) a 95 metri;
FINALE PER IL 1° e 2° POSTO:  1° Fausto Coppi (Italia) in 6'16"1/5  -  2° Bevilacqua (Italia) in 6'22"3/5  -  Nella prova Fausto Coppi ha battuto di 5" esatti il record della pista del Parco dei Principi di Parigi, che apparteneva a Heimar con 6'21"1/5. Tempi sul giro del neo campione del mondo: 1° in 37" - 2° in 33" - 3° in 34" - 4° in 34" - 5° in 33" - 6° in 34" - 7° in 34" - 8° in 35" - 9° in 33" - 10° in 34' - 11° in 35".
CRONACA: Partenza più veloce di Coppi che guadagna una ventina di metri durante il primo giro. L'andatura del campione della Bianchi è formidabile, tanto che alla fine del 3° giro ha già 50 metri di vantaggio. Tuttavia Bevilacqua si difende strenuamente e fino al 6° giro le posizioni non mutano. La folla segue con entusiasmo il duello fra i due campioni e ammira la volitiva andatura di Coppi che impiega 33", 34" ogni giro. A tre giri dalla fine il vantaggio di Coppi è di circa 80 metri e aumenta ancora. Il campione d'Italia ha un finale entusiasmante e vince di circa 100 metri. Coppi è subito attorniato da dirigenti e nostri connazionali, che lo felicitano calorosamente. Si ripete quindi la stessa commovente cerimonia del campionato dilettanti. Coppi riceve la maglia iridata dal presidente Joinard, mentre la musica intona ancora l'inno garibaldino e il nostro tricolore sale sul pennone. L'inno è ripetuto poi per il secondo posto di Bevilacqua e un'altra bandiera tricolore sale sul pennone laterale.
CLASSIFICA FINALE: 1° Fausto Coppi (Italia)  -  2° Bevilacqua (Italia)  -  3° Koblet (Svizzera)  -  4° Schulte (Olanda).

I RISULTATI DELLE PROVE INSEGUIMENTO DILETTANTI (9 giri pari a 4.090 metri)
PRIMA SEMIFINALE:  1° Leo Benfenati (italia) in 5'18"4/5  -  2° Andersen (Danimarca) a 90 metri; SECONDA SEMIFINALE: 1° François (Uruguay) in 5'16"4/5  -  2° Guillemet (Francia) a 90 metri;  FINALE PER IL 3° e 4° POSTO:  Andersen (Danimarca) viene proclamato vincitore su Guillemet  perchè quest'ultimo, dopo 4 giri, simulava un guasto meccanico;
FINALE PER IL 1° e 2° POSTO:  1° Leo Benfenati (Italia) in 5'20"2/5  -  2° François (Uruguay) in 5'27" (a 80 metri)  -  Tempi sul giro del neo campione del mondo: 1° in 36" - 2° in 32" - 3° in 32" - 4° in 34" - 5° in 36" - 6° in 36" - 7° in 36" - 8° in 36" - 9° in 35".
CRONACA: François parte dal rettilineo d'arrivo, Benfenati dalla linea opposta. L'italiano si avvantaggia lievemente sin dal primo giro e consolida gradatamente il vantaggio che, dopo il terzo giro, è di una ventina di metri. L'uruguaiano, che marcia di forza, si difende strenuamente, ma nulla può contro l'andatura cronometrica e in pari tempo estremamente efficace di Benfenati. Il nostro atleta, dopo 5 giri, ha 60 metri di vantaggio. Ormai la sorte è decisa. Benfenati è campione del mondo.
François crolla di schianto mentre il suo avversario, sorridente e senza neanche forzare, continua a guadagnare terreno fino alla fine.  Applausi calorosi e ovazioni si rinnovano quando Benfenati, accompagnato dal presidente Rodoni, sale sulla tribuna presidenziale ove il sig. Joinard (presidente dell'U.C.I.) lo veste della maglia iridata.
CLASSIFICA FINALE: 1° Leo Benfenati (italia)  - 2° François (Uruguay)  - 3° Andersen (Danimarca)  - 4° Guillemet (Francia)
Leo Benfenati, nato a San Lazzaro di Bologna e tesserato con la società Vilco, aveva 22 anni.

OTTOBRE 1947 -  Fausto Coppi tra fango e pioggia vince il 41° Giro di Lombardia
"La Gazzetta dello Sport" del 27 ottobre 1947 - Fausto Coppi vince in solitaria il 41° Giro di Lombardia
Tutti staccati - Coraggiosa difesa di Bartali - Robic cede prima del Ghisallo

La corsa di chiusura, non certo per amore polemico considerata un vero campionato del mondo, non poteva che essere vinta che dal più forte, dal migliore tra i campioni del ciclismo europeo... E' stata durissima, ma nessun incidente grave ha attardato i favoriti e tutto s'è svolto con regolarità, anche se le macchine del seguito sono state tutt'altro che disciplinate... Ha vinto il migliore in campo, ma non basta in questo caso parlare del migliore in campo: si deve dire il migliore fra tutti i ciclisti del mondo, se è vero, come è vero, che erano presenti tutti i più noti, i più forti, i più reputati ciclisti di Francia, Belgio e Italia che in questo sport primeggiano. L'uomo delle più grandi imprese del 1947 ha voluto chiudere la superba e spettacolosa annata sportiva con la più convincente vittoria e con la conferma delle sue grandi qualità fisiche, sportive e morali  che  tutti  gli  riconoscono... Però  anche  Bartali è degno di Coppi. Il tempo che

passa scava una ruga sull'uomo intramontabile che ci diede la vittoria in un Giro di Francia. Ma il cuore della folla batte ancora per Gino. Applaude al fenomeno Coppi, è orgogliosa di lui, capisce tutto il suo valore, ma non dimentica l'anziano che ancora resta in piedi e quasi si ribella alla legge di natura e ancora si batte e ha la forza di superare tutti gli altri, tranne uno... A decine sul Ghisallo correvano dietro a Bartali mentre davanti Coppi dava battaglia con l'autorità del campionissimo. Coppi era il più giovane e il più forte e non aveva bisogno di incoraggiamento. Bartali era il più anziano e il più debole. E la gente gli andava dietro come un pennino attirato dalla calamita. Pochissime le spinte: Bartali stesso le ricusava. Allora la folla dietro in corteo, a gridargli lo stesso la sua speranza. Non c'era più nulla da fare, ma la folla sperava sempre...
Gli stranieri hanno fatto il possibile e l'impossibile per difendersi. Bisogna riconoscere che mai come in questa occasione gli ospiti francesi e belgi si sono battuti così coraggiosamente... Chi si è difeso con bravura è stato l'anziano e ammirevole Thiètard (38 anni) il quale, confermando la bella prova delle "Tre Valli Varesine", ha conquistato all'arrivo un posto onorevolissimo, il quinto... Robic ha deluso. Si lamentava dei dolori alla gamba sinistra. Ma si era già capito in Valbrona che il vincitore del Tour de France era <cotto>. Meglio di lui hanno fatto Teisseire, che ha forato a Limonta prima del Ghisallo e il coraggioso Idèe che forò dopo il Ghisallo. Degli altri ospiti buono Schotte e il vecchio Lauck, inferiore all'attesa in salita Lazaridès, il quale però non stava bene, nebbia per tutto il resto. Fra gli italiani all'estero il migliore è stato Camellini...

Da "La Gazzetta dello Sport" del 27 ottobre 1947 - (sintesi dagli art. di E.De Martino e G. Giardini) - Oridine d'arrivo: 1°) Fausto Coppi che percorre i 222 Km. in 6 ore e 15', alla media di 35,520 Km/h. - 2°) Gino Bartali (Legnano) e 3°) Italo De Zan (Lygie-Gardiol) entrambi a 5'24" - 4°) Sergio Pagliazzi (Ricci-Clèment) a 7' - 5°) Louis Thiètard (Francia - primo degli stranieri)   -   Altre informazioni sul 41° Giro di Lombardia
GIUGNO 1949 - Fausto Coppi vince il suo 3° Giro d'Italia davanti all'anziano rivale Gino Bartali
"La Gazzetta Sportiva" - 13 giugno 1949 - prima pagina dedicata a Fausto Coppi, vincitore per la terza volta del Giro d'Italia
Nel Giro delle meraviglie il corridore toscano è secondo davanti a Cottur, Leoni e Astrua

LA GAZZETTA SPORTIVA - 13 giugno 1949 - Alla Wilier-Triestina il primato di squadra. Coppi vincitore anche del "GP della Montagna" e del "Bracciale Azzurro". Tutti i primati della corsa alla casa Bianchi. La più grande prova del ciclismo italiano su strada ci ha offerto quest'anno emozioni e sensazioni e scenari e entusiasmi di folle che non avevano precedenti nella sua pur gloriosa storia... Vada poi una parola di vivo plauso a Vincenzo Torriani, degno emulo del nostro maestro Cougnet, che ha saputo tenere abilmente in pugno, con fidi collaboratori (primi fra essi Carini e Fanticini), le redini della complessa e difficile organizzazione... Nessun incidente di carattere sportivo o tecnico ha turbato la corsa...". I duelli fra Coppi e Bartali continuavano ad infiammare le folle e gli sportivi, a dispetto dell'età di Gino (5 anni più anziano di Fausto)... L'ultima tappa, come era nelle previsioni, non ha avuto storia, agonisticamente parlando, ed è stata una passeggiata domenicale tra folle numerose ed acclamanti, in un'atmosfera di festa. Da Torino a Milano ha vinta Corrieri, davanti a Ricci e Coppi...

FAUSTO COPPI, IL SIGNORE DELLE DOLOMITI

Non ce n'era bisogno, comunque la tappa Bassano-Bolzano è venuta proprio per riconfermare che Fausto Coppi, sulle strade dolomitiche, non conosce rivali. Mai forse appellativo dedicato ad un campione calza tanto alla perfezione come quello che chiama Coppi il vero, indisturbato, inattaccabile "signore delle Dolomiti". Mai forse atleta ebbe in una località il suo regno, come lo ha Coppi sulle favolose cime redente dalla Prima Guerra Mondiale. Là, tra i giganti ammantati di neve e velati di nebbia, il grande campione trova davvero ogni anno il suo ambiente naturale, il suo piedistallo di gloria. Le imprese dolomitiche di Fausto superano tutte quelle che il campione del nostro tempo sa cogliere un po' dovunque; sono superbe, spopolano il dizionario degli aggettivi comuni e perfino di quelli rari. Può essere perciò interessante una rassegna delle passate imprese in queste zone e una graduatoria degli atleti che affrontarono con maggior valore la terribile fatica delle tappe del Giro arrivate su queste cime. Si parla dal 1937 (al 1949), perchè solo da quell'anno gli organizzatori ebbero la felice idea di chiamarle in causa.
Prendendo in esame le 21 tappe dolomitiche è facile compilare una graduatoria sia a punti che a tempi (distacchi). In quella a punti, assegnandone 3 al primo, 2 al secondo e 3 al terzo arrivato di ognuna delle tappe, nell'assieme prevale Bartali; Coppi primeggia invece dal 1940 in avanti. In quella per somma di distacchi dal 1937 prevale sempre Coppi.
Le vittorie dal 1937 al 1949 sono così ripartite: Bartali e Coppi 6, Valetti 2, Monabelli, Bizzi, S.Magni, Vicini, Servadei, Ronconi e Rossello 1. Nel periodo dal 1940 al 1949 si registrarono 6 vittorie di Coppi, 3 di Bartali, 1 di Vicini, Servadei, Ronconi e Rossello. Nessuno quindi può togliere a Coppi il titolo di "re delle Dolomiti", che si è conquistato con imprese tali da sbalordire tutti. Bisogna rilevare che i tornanti che salgono a spirale tra le abetaie del favoloso regno alpino sono un terreno sul quale non possono emergere che i grandissimi campioni. Bartali stesso ammette: "Quando Coppi annusa l'aria del Pordoi, non lo si può più tenere, nessuno lo potrebbe più tenere...". Carlin ha proposto di chiamarlo proprio "Re del Pordoi".
Comunque sia non c'è dubbio, Coppi è il... dolomitico numero uno. Ed è probabile che lo rimanga per un pezzo...

Da "Tuttosport" del 10 giugno 1949 - (giorno in cui Coppi si aggiudicò miticamente la tappa Cuneo-Pinerolo...)
LUGLIO 1949 - Fausto Coppi primo al Tour de France seguito dall'intramontabile Gino Bartali
Nuova affermazione mondiale del ciclismo italiano. Bartali non smette di stupire

LA GAZZETTA SPORTIVA - 25 luglio 1949 - Vittoria completa della squadra tricolore unica arrivata compatta a Parigi e primato italiano della montagna. Magni 6° in classifica generale. L'intramontabile Bartali degno emulo del vincitore che nello stesso anno ha vinto anche il Giro d'Italia... Fausto Coppi è giunto a Parigi in sorprendenti condizioni di freschezza... Non appena Fausto ha indossato la maglia gialla, il suo morale è balzato alle stelle ed è uscito fuori da dominatore. Se non ci fosse stato Coppi, Gino Bartali altro meraviglioso nostro atleta, che nel suo speciale campo può essere pure considerato come un'eccezione, avrebbe vinto il suo terzo Giro di Francia. E pensare che Bartali aveva già deciso di rinunciare alla corsa perchè amareggiato e deluso dal non avere ancora trovato un soddisfacente accordo tecnico ed economico...

"Tuttosport" del 25 luglio 1949 - Trionfo italiano al Tour de France: 1° Fausto Coppi, 2° Gino Bartali
"La Gazzetta Sportiva" - 25 luglio 1949 - Prima pagina dedicata a Fausto Coppi vincitore del Tour de France davanti all'eterno Gino Bartali

TOUR 1949: TRIONFO IN TRICOLORE  - Il trionfo del ciclismo italiano si è dunque compiuto. E si è compiuto in una cordiale atmosfera di sportività. Ha vinto anche lo sport. Primo Coppi, secondo Bartali: ecco l'eloquente primo risultato del XXXVI° Giro di Francia. Lo stesso risultato del Giro d'Italia: Coppi in testa davanti a Bartali. Questa identità mai verificatasi nella storia delle due più importanti corse a tappe del mondo, identità che i tecnici non ritenevano possibile, sta ad indicare meglio di ogni altra considerazione la portata della nostra grande affermazione.
Fausto Coppi è il supercampione che è riuscito nello stesso anno a vincere Giro d'Italia e Tour de France. Anche questo non era mai avvenuto. Ciò dimostra l'eccelsa classe di un atleta completo, che forse supera ogni altro precedente campione del ciclismo mondiale. A Coppi  manca  soltanto  di  vincere  il Campionato del Mondo su strada. Se lo vincerà, come

pensiamo che un anno o l'altro possa accadere, allora potremo togliere il forse e proclamare Fausto il più grande ciclista di tutti i tempi.

UN FENOMENALE PRIMATO  -  Parecchi anni prima del  Tour  1949, "La Gazzetta dello Sport" e "L'Auto", per iniziativa degli scomparsi Desgrange e Colombo, di Godet e del Conte Alberto Bonacossa, annunziarono di aver deliberato un vistoso premio da assegnare a quel campione del ciclismo che nello stesso anno avesse vinto Giro e Tour. La notizia fece sorridere gli esperti, i quali dichiararono apertamente che mai sarebbe apparso alla luce del sole un fenomeno di tali straordinarie qualità fisiche e morali. Gli anni passarono e il bando del premio finì nel dimenticatoio. Ma oggi, a distanza di tanto tempo, gli sportivi di tutto il

Coppi, Bartali e ... gli altri
al Tour de France.
Le avventure transalpine
dei nostri ciclisti e storia
della "Grande Boucle"

mondo sono davanti a quello strano fenomeno, sono di fronte all'impresa da tutti ritenuta impossibile, realizzata da Fausto Coppi. Il grandissimo nostro campione ha vinto infatti, nello stesso anno, le due maggiori corse a tappe d'Europa con superiorità tanto evidente da rendere persino inutile il tentativo di cercare i suoi avversari fra i battuti...

In altra pagina le
sue imprese sportive
attraverso interviste
e racconti personali
(con foto)

Coppi è andato oltre le frontiere della scienza medica, dimostrando che non vi è nulla di assoluto e nulla di impossibile per i fenomeni dello sport... Perchè oggi, a chiusura di questo Giro di Francia, bisogna avere la franchezza di dire che Fausto Coppi è il più grande, il più fenomenale campione ciclista che mai sia esistito. Se ancora esistevano dubbi in proposito, il Tour del 1949 ha chiuso ogni discussione... Coppi compendia tutta la gamma delle specialità ciclistiche, è il più completo, il migliore fra tutti i campioni del pedale... Vince le corse in linea più difficili, quelle a cronometro, quelle con le più aspre salite, non ha avversari nelle prove ad inseguimento e riesce a migliorare i più prestigiosi e difficili record della pista.

CLASSIFICA FINALE DEL 36° TOUR DE FRANCE:  1° Fausto Coppi (Italia) in 149 ore 40'49" - 2° Gino Bartali (Italia) a 10'55" - 3° Jacques Marinelli (Ile de France) a 25'13" - 4° Jean Robic (Nord-Ovest) a 34'28" - 5° Marcel Dupont (Aquilotti Belgio) a 38'59" - 6° Fiorenzo Magni (Italia) a 42'10" - 7° Stan Ockers (Belgio) a 44'35" - 8° Jean Goldschmidt (Lussemburgo) a 47'24" - 9° Apo Lazaridès (Francia) a 52'28" - 10° Pierre Cogan (Nord-Ovest) a 1 ora 8'55"... 12° Gino Sciardis (Italia) a 1 ora 22'01"... 17° Serafino Biagioni (Italia) a 1 ora 38'47"... 24° Bruno Pasquini (Italia)
GRAN PREMIO DELLA MONTAGNA:  Fausto Coppi con 81 punti - 2° Gino Bartali (71) - 3° Jean Robic (63) - 4° Apo Lazaridès (48) - 5° Lucien Lazaridès (29) - 6° Ockers (23) - 7° Tacca (16) - 8° Geminiani (15) - 9° Marinelli (14) - 10° Cogan (13)
CLASSIFICA PER SQUADRE:  1a Italia (Coppi, Bartali, Sciardis) - 2a Nord-Ovest (Robic, Cogan, Goasmat) - 3a Lussemburgo (Goldschmidt, Kirchen, Diederich) - 4a Francia (A.Lazaridès, Teisseire, Chapatte) - 5a Ile de France (Marinelli, Tacca, Brulé) - 6a Belgio (Ockers, Lambrecht, Van Steenbergen) - 7a Aquilotti del Belgio (Dupont, Demulder, Geus) - 8a Sud-Est (Lauredi, Brambilla, Martin) - 9a Centro Sud-Ovest ...
LA MEDIA GENERALE:  Fausto Coppi ha percorso i 4.808 Km complessivi del Tour in 140 ore 49'59"(tempo effettivo), alla media oraria di 30,560 Km. La maglia gialla è stata sulle spalle italiane per 2.586 chilometri.
FESTEGGIAMENTI E RIENTRO IN ITALIA:  I corridori italiani sono stati festeggiati al "Parisien Liberé", durante una breve e cordiale cerimonia voluta dal presidente del cda Verrieres, il quale ha avuto per Binda e i nostri atleti parole di compiacimento. Al termine, la comitiva italiana si è parzialmente frazionata: Coppi, Bartali e Milano sono partiti in serata con l'"Orient Express" in direzione Milano; Biagioni e Corrieri hanno fatto rotta verso il Belgio per partecipare ad una riunione su pista a Bruxelles; Binda e Mori col resto degli atleti sono rientrati in Italia il giorno dopo. Martedì sera riunione su pista al Vigorelli di Milano, dove saranno applauditi dagli sportivi milanesi per la grande vittoria ottenuta in terra di Francia. In questa prima uscita nella città lombarda, dove era stata accuratamente e lungamente preparata e studiata la spedizione al Tour, saranno presenti: Coppi, Bartali, Magni, Sciardis, Pasquini, Rossello, Ausenda, Ricci, Milano, Pezzi, Brignole, De Santi, Pedroni e Martini.
IL COMMENTO FINALE DI GIANNI BRERA:  "...La folla grida il nome di Binda, campione del mondo a suo tempo ed ora insuperabile direttore tecnico. Così Alfredo riprova un'emozione impensata. Rimonta in bicicletta e con un braccio al collo di Coppi precede la sfilata della nostra imbattibile squadra. Ancora applausi. Ancora e sempre acclamazioni. Il gran cuore di Parigi ha decretato il trionfo agli italiani, vittoriosi su tutta la linea. Questa giornata rimarrà indimenticabile nel cuore dei nostri e di tutti gli sportivi sinceri, siano essi italiani o francesi non importa: perchè lo sport li ha da tempo ravvicinati, lo sport li terrà uniti per sempre ."

Fonte: "La Gazzetta Sportiva" - art. Emilio De Martino, Guido Giardini e Gianni Brera
GIUGNO 1952 - Fausto Coppi vince il suo quarto Giro d'Italia battendo Magni e Kubler
La Gazzetta dello Sport del 30 maggio 1952 - Si rivede il grande Coppi sulle montagne dolomitiche del 35° Giro d'Italia
Il trionfo del campionissimo nasce sulle montagne dolomitiche

LA GAZZETTA DELLO SPORT - 30 maggio 1952 - (11a tappa da Venezia a Bolzano)L'attesa grande giornata del Giro è venuta in tutta la sua maestosità panoramica, in tutta la sua sovrumana espressione atletica, in tutto il suo abbagliante riflesso sulla situazione generale. E Coppi non ha vinto ma stravinto, non ha battuto ma sbaragliato tutti gli avversari, i più tenaci e volenterosi dei quali sono stati gli altri due nostri maggiori esponenti, altri due campioni cari alle folle, Bartali e Magni, giunti insieme al traguardo nella scia del vincitore. Parecchie volte dal 1951, che non fu un'annata propizia al nostro superasso, s'era parlato del ritorno del grande, del vero Coppi; tutte le volte in cui il trionfatore d'oggi o dominava il campo - come nella tappa dei Pirenei - o terminava vittorioso - come nella Perugia-Terni e nella Cortina-Bolzano del Giro d'Italia o nella tappa di Briançon del Tour o più ancora nel Gran Premio Vanini.
Ma tanto le sue affermazioni nel Giro quanto quelle del Tour parevano non convincere

del tutto della rinnovata efficienza dell'atleta o  erano attenuate  da  riserve che le sminuivano  e  che non ci permettevano di spingere il nostro ottimismo fino alla sicurezza di avere recuperato l'irresistibile dominatore di tutti i campioni del mondo.

Oggi Coppi è tornato a vincere a Bolzano con tanta sicurezza, con tanta padronanza che, uscendo dalla normale prudenza, si può dire di aver rivisto il Coppi del 1947 e 1949, di averlo veduto vincere alla sua famosa maniera, di aver veduto avversari che in questi ultimi tempi avevano potuto qualche volta batterlo per non dire umiliarlo, piegarsi come schiantati dalla sua strapotenza, inchinarsi di fronte al grande signore della montagna, tanto  che  il  Giro, più  che  illuminato  da  questa  sua  impresa,  ne rimane abbagliato... Questa Venezia-Bolzano doveva chiarire la situazione e comincia a farci capire chi sarà il probabile vincitore del Giro. Il più forte è senza dubbio Coppi e la maglia rosa sta molto bene sulle sue spalle... GINO BARTALI  - E' stato ancora una volta il più fiero rivale di Coppi in salita. Battuto sul Falzarego, ha cercato di rinvenire con la sua ostinata tenacia. E' stato ancora migliore degli altri sui duri passi dolomitici. Non ha avuto mai un tentennamento e come si sono svolti gli avvenimenti, Bartali ha confermato tutto ciò che si sapeva di  lui ma non ha potuto opporsi (come era avvenuto in altre occasioni) all'irresistibile avversario. Giù il cappello davanti a questo formidabile campione che a 38 anni è ancora in grado di battere  con  disinvoltura  e  sicurezza  tanti  avversari italiani  e stranieri, che una volta di più è esempio di fierezza, orgoglio

Giro d'Italia 1952 - Un momento della tappa Napoli-Roccaraso. Sulla salita appenninica Coppi precede Bartali, Kubler e Astrua, che arriverà primo al traguardo con 54" di vantaggio sul tortonese
Al passaggio del 35° Giro d'Italia - dal balcone di casa - un gruppo di tifosi piemontesi esorta Fausto Coppi a portare la maglia rosa fino a Parigi

Fausto Coppi a Roccaraso e i suoi tifosi del Piemonte

e di incrollabile volontà. E' stato persino commovente nella sua disperata quanto vana rincorsa ed era ben giustificato l'entusiasmo delle folle sul percorso e all'arrivo per questo campione che passerà alla storia dello sport per la sua fenomenale durata.

Il Giro d'Italia del 1952, come i giornalisti avevano previsto all'arrivo della tappa Venezia-Bolzano, venne poi vinto da Coppi con 9'18" di vantaggio sul secondo arrivato Fiorenzo Nagni e 9'24" sul terzo, lo svizzero Kubler. Gino Bartali arrivò quinto a 10'33". Fausto Coppi, con quella prestazione esemplare, dimostrò a tutti di avere pienamente recuperato le forze dopo gli infortuni e il dolore per la scomparsa del fratello Serse, avvenuti nel 1951.
GIUGNO 1953 - Coppi si aggiudica il 36° Giro d'Italia, l'ultimo della sua luminosa carriera
"Lo Sport Illustrato" - 4 giugno 1953 - In copertina la fotografia di Fausto Coppi sui tornanti dello Stelvio per presentare il 36° Giro d'Italia Eguagliato il record di giri vinti (cinque) che apparteneva a Alfredo Binda

Fiumi d'inchiostro sono stati versati dopo la conclusione del 36° Giro d'Italia e soprattutto sul titanico duello Coppi-Koblet. Dopo la tappa di Bolzano, le possibilità per Coppi di vincere erano abbastanza limitate e si poteva sperare solo su qualche influenza positiva degli astri... Bisogna dire che il Giro d'Italia 1953 non è stato nello svolgimento sportivamente interessante come previsto, ma si è ristretto al solo episodio della contenuta guerra tra l'italiano e lo svizzero. E dei due non è pur detto che la vittoria sia stata del migliore, ma piuttosto del più tattico e del più forte solo in quelle tappe che comprendono i più aspri dislivelli esistenti fra tutte le competizioni ciclistiche mondiali.
Koblet , pur essendo al momento più completo di Coppi,  è stato vittima dei suoi errori di strategia che doveva essere quella di attaccare a fondo gli avversari, sin dalle prime battute e anche nelle tappe pianeggianti come aveva già fatto nel 1950.
Invece Koblet si è impegnato a fondo solo nelle due prove a cronometro, nella Auronzo-Bolzano e in altri effimeri attacchi, come nel finale della Vicenza-Auronzo.
E' possibile fornire una spiegazione del perchè sia incorso in questo errato piano di battaglia?

Prima di tutto sperava di battere Coppi e gli altri nelle discese come appunto gli era riuscito di fare nel Giro della Svizzera Romanda. Sistema questo pericoloso, ma meno faticoso, specie per un corridore che non si sente più potente come in un passato recente.  Poi si può pensare che egli non abbia voluto intorbidire le quiete acque della prima parte del Giro, la più facile, non disponendo che di una squadra dimezzata dopo il deplorevole abbandono di Kubler & soci e avendo di fronte lo squadrone biancoceleste ed altri in piena efficenza.
Così era stato vittima della tattica preferita da Coppi è il Giro aveva languito per una quindicina di tappe, ravvivato solo da episodi originati da figure comprimarie.
Con questo suo comportamento Hugo si era prestato ad attendere, ad armi pari, l'incontro con Fausto sulle montagne dove, si sa, i gregari spariscono alle prime scaramucce. Al termine della tappa di Bolzano il buon Koblet non era per niente preoccupato anzi ostentava una grande sicurezza, forte anche delle dichiarazioni di Coppi fatte alla radio dove egli dava per perduta ogni speranza di vincere il Giro e di raggiungere  il  record  di  Alfredo Binda fissato  a  5  successi. Invece, come si sa, la

Giro d'onore al Vigorelli di Milano per Coppi che ha vinto il 36° Giro d'Italia. Il campionissimo ha appuntata sulla maglia rosa la croce di Cavaliere Ufficiale della Repubblica

notte porta consiglio e non solo... Infatti,  a fine giornata, oltre al conforto degli amici a Coppi arrivò inaspettatamente la notizia che gli era stata concessa la croce di Cavaliere Ufficiale della Repubblica.
L'indomani, sulle rampe dello Stelvio, galvanizzato dal riconoscimento, Fausto spiava attentamente le mosse della maglia rosa e, quando Koblet denunciò di non trovarsi perfettamente a suo agio su uno scatto di De Filippis, intuì che era il momento di contrattaccare a sua volta...e il Giro fu suo.
Solo allora il campione zurighese si rese conto di quanto i suoi due minuti di vantaggio fossero troppo pochi per battere un Coppi che, anche se menomato e logorato dal tempo, si era trovato perfettamente a suo agio sulle montagne...

Adattamento da "Il Calcio e il Ciclismo illustrato" - Giugno 1953 - (Art. Lauro Bordin)
Agosto 1953 - A Lugano Fausto Coppi diventa Campione del Mondo di ciclismo su strada
Trofeo Baracchi del 1953 - Una bella immagine a colori che ritrae un passaggio della coppia iridata. Il promettente Filippi sta tirando davanti a Coppi

DOPO LUGANO - TROFEO BARACCHI 1953 - IN MAGLIA IRIDATA IL RE SI DIVERTE

Gioiosamente pedalava il grande re, sulla bellissima strada, tra gli stupendi paesaggi del bergamasco e della Brianza, nel rosso sole dell'autunno. Pareva che prima ancora della vittoria, degli applausi, del trionfo, Fausto ricercasse in se stesso il profondo godimento della sua perfezione atletica, della meravigliosa freschezza dei suoi muscoli. Più che della folla in delirio al suo passaggio, Coppi si inebriava di se stesso: era felice del suo corpo, dei suoi nervi vivi, del suo cuore miracoloso, dei suoi possenti polmoni. In uno stato di felicità, egli si esaltava dell'armonia dei suoi movimenti, della facilità della sua azione, della sua potenza. Un gioco bellissimo gli sembrava di compiere. Egli giocava a provarsi sul massimo sforzo, ottenendo il massimo rendimento; e sorrideva a se stesso con candido compiacimento, con l'ingenuità commovente dei grandissimi campioni nei momenti delle più grandi imprese.

Aggiungeva piacere, al divertimento del re, la compagnia di Filippi. Sua Maestà provava gusto a misurarne la forza e la resistenza, a controllarne il respiro sul ritmo dei cinquanta all'ora, a registrarne la prontezza e la potenza nei cambi e nelle tirate. Ed era felice di constatare che il giovane compagno gli resisteva con facilità, con stile, addirittura con esuberanza. Era felice di sentire agire, anche in lui, un perfetto meccanismo atletico. Perciò anche lui mostrava alla folla un viso lieto e raggiante di gioia... All'ingresso del Vigorelli, la coppia Landi-Bevilacqua, partita da Bergamo sedici minuti prima, viene raggiunta e superata. I primi e gli ultimi girano uniti, saldati assieme. La folla applaude al miracolo...

Da "Sport Illustrato" del 12 novembre 1953 - ( sintesi da un art. di Ulisse Corno) - La coppia iridata Coppi-Filippi vinse il "Trofeo Baracchi" del 1953 polverizzando tutti i record della corsa a coppie. I due portarono a termine il percorso di 108 chilometri alla media stratosferica di 45,713 Km/h.
Magni e Minardi, nel 1951 e con lo stesso chilometraggio, avevano vinto ad una media di 41,182 Km/h. Nel 1952 invece, su una distanza di 125 chilometri, il successo era andato alla coppia Astrua-Defilippis che corsero ad una media di 41,112 Km/h.
Titolo paragrafo - Le più importanti vittorie di Fausto Coppi  Le più importanti vittorie di Fausto Coppi

Angelo Fausto Coppi nacque a Castellania (Alessandria) il 15 settembre del 1919. La sua altezza era 1,77, il peso forma 74 Kg. (nel periodo invernale saliva a 78 Kg.). Dopo alcune corse fra i dilettanti nel 1938, nel '39 diventò indipendente. Raggiunse i primi successi dopo alcune prove incolori, grazie alle sue spettacolose doti di scalatore-passista. Di seguito si elencano le sue maggiori affermazioni.

Nelle competizioni su strada ha vinto: 2 Giri di Francia (1949 e 1952), 5 Giri d'Italia (1940 - 1947 - 1949 - 1952 e 1953), 4 Campionati italiani (1942 - 1947 - 1948 e 1955), 3 Milano-Sanremo ( 1946 - 1948 e 1949), 5 Giri di Lombardia (1946 - 1947 - 1948 - 1949 e 1954), 3 Giri dell'Emilia (1941 - 1947 e 1948), 1 Giro della Toscana nel 1941, 3 Tre Valli Varesine (1941 - 1948 e 1955), 3 Giri del Veneto (1941 - 1947 e 1949), 3 Giri di Romagna (1946 - 1947 e 1949), 2 Giri della Campania (1954 e 1955), 1 Parigi-Roubaix nel 1950, 1 Freccia Vallone nel 1950, 1 Gran Premio del Mediterraneo nel 1952.
La sua ultima vittoria in una corsa in linea è il Giro dell'Appennino del 1955.
Tra i suoi successi su strada vanno ricordate anche 22 vittorie di tappa al Giro d'Italia e 9 vittorie di tappa al Tour de France.

Ritratto giovanile di Fausto Coppi
Fausto Coppi

Le prove su strada a cronometro lo hanno salutato vincitore 2 volte al GP delle Nazioni (1946 e 1947) , 2 volte nel GP Vanini (1951 e 1952), 4 volte nel Trofeo Baracchi (1953 - 1954 - 1955 e 1957 in coppia con Baldini e fu il suo ultimo trionfo in assoluto).  Da ricordare che il Trofeo Baracchi del 1959, in coppia con Bobet e concluso con un

onorevole piazzamento, fu la sua ultima gara disputa.
Nelle prove su pista, a fare corona al primato mondiale dell'ora senza allenatori (che fu suo dal 1942 al 1956 - Km. percorsi 45,798), ha aggiunto due Campionati del mondo dell'inseguimento (1947 e 1949), 5 Campionati italiani dell'inseguimento (1940 - 1941 - 1942 - 1947 e 1948). A tutto il 1953 aveva disputato 88 incontri ad inseguimento vincendone 60, dei quali 28 prima del limite di gara stabilito.

E' stato il primo corridore al mondo che abbia vinto due volte il Giro e il Tour nel medesimo anno.
Nella sua più fortunata stagione (1949), si permise di vincere tutte queste gare: Milano-Sanremo, Giro della Romagna, Giro del Veneto, Giro di Lombardia (tutte per distacco), Giro d'Italia, Tour de France, Campionato Italiano su strada in 5 prove, GP della montagna nel Giro e nel Tour, Campionato mondiale dell'inseguimento. Nel 1949 ha conquistato anche la Challenge Desgrange-Colombo; nel 1947 e 1952 il Trofeo Gentil, nel 1947 e 1949 il Premio dell'atleta.

Fonte: "La Gazzetta dello Sport" e altra stampa specializzata
 Gennaio 1960 - Il cuore più forte del mondo si ferma. Fausto Coppi muore a Tortona
"Corriere d'Informazione" - edizione pomeriggio 2/3 gennaio 1960 - Prima pagina dedicata alla scomparsa di Fausto Coppi
Il campionissimo stroncato da un'infezione misteriosa contratta in Africa

CORRIERE D'INFORMAZIONE - 2/3 gennaio 1960 - La madre e la moglie Bruna al capezzale. La figlia Marina colpita da una crisi. Giulia Occhini, la compagna, sviene all'ospedale di Tortona. Il trapasso alle ore 8,45. Il campionissimo è stato stroncato da un'infezione misteriosa contratta in Africa durante una battuta di caccia. Anche Geminiani colpito dalla misteriosa malattia (si saprà in seguito che era la malaria). A Firenze, Gino Bartali, raggiunto ed informato dall'Ansa della scomparsa di Fausto, rilascia questa dichiarazione:"Non so proprio cosa dire, come esprimermi, mi sento un groppo alla gola indicibile, non so rendermi ragione di come possa essere accaduta una cosa del genere, così fulmineamente. Stamane ancora ero profondamente fiducioso che il fisico di Fausto avrebbe resistito agli attacchi del male, avrebbe reagito e superato la crisi..."

Storia umana e sportiva di Fausto Coppi, il più bravo e il più sfortunato

Alcune definizioni di Fausto Coppi apparse sui giornali sportivi per decantare le sue imprese: "Il cuore più forte del mondo"
"Il rullo compressore" -  "Il re dei re" -  "Il ciclista volante"  -  "Il campionissimo del ciclismo"  -  "Il direttissimo"

GLI ULTIMI GIORNI DEL CAMPIONE da ILSECOLO XIX del 3 gennaio 1960  - La notizia della malattia di Coppi, seguita da quella della sua morte, ha fatto rapidamente il giro della città e già dalle prime ore di ieri mattina il nome del campionissimo era sulla bocca di tutti. Coppi non era infatti noto solo per i suoi successi sportivi ma anche perchè, per molti anni dopo il matrimonio, aveva vissuto a Sestri Ponente dove conta ancora numerosissimi amici... Un giovane studente genovese della facoltà di economia e commercio ha seguito Coppi nella recente trasferta africana e ha potuto fornire preziosa testimonianza dei fatti.
Adriano Laiolo, così si chiama, ha partecipato con lui alla battuta di caccia grossa nella riserva sudanese di Porga... Il racconto di Laiolo presenta un più grande motivo di interesse: il giovane ha infatti contratto in Africa la stessa malattia da virus che ha stroncato la vita del campionissimo. Soltanto da due giorni ha potuto lasciare il letto dopo essere stato sottoposto ad una energica e per fortuna tempestiva cura di antibiotici. A salvargli la vita è stata una giovane dottoressa, Gina Gorgonio, che interpellata dalla famiglia Laiolo si era subito insospettita avendo saputo che il paziente era reduce da alcuni giorni dall'Africa. I sintomi che presentava, febbre alta senza raffreddore, tosse e mal di gola, andavano interpretati diversamente da quelli di una comune influenza. Gli usuali presidi terapeutici antinfluenzali sono stati subito abbandonati dalla dottoressa e sostituiti dalla somministrazione di una forte dose di antibiotici che hanno avuto un effetto risanatore...
Ormai in convalescenza, Laiolo ricorda particolarmente una cosa: il caldo. Un caldo sfibrante, ostinato, una temperatura torrida che raggiungeva i 50 o 60 gradi e annullava in gran parte la vitalità degli uomini che, con un rapido balzo in aeroplano, erano passati in poche ore dall'inverno europeo al clima equatoriale africano.
Al ritorno dall'Africa il giovane studente universitario e Coppi si erano lasciati con l'impegno di ritrovarsi pochi giorni dopo per una nuova partita di caccia. Coppi il 26 dicembre gli aveva telefonato invitandolo ad una battuta nella riserva di Nizza ma Laiolo aveva dovuto declinare l'invito perchè già febbricitante a causa della infezione malarica.
Una volta guarito era stato Laiolo a telefonare a Coppi per ricordargli il comune appuntamento. Ma il campionissimo aveva la voce rauca, stanca e lamentava fortissimi dolori al capo perchè era già in preda al male che di lì a poco lo avrebbe ucciso...
LA CAUSA DELLA MORTE su IL SECOLO XIX del 7 gennaio 1960 - "Torino 6 gennaio - Da Genova è giunta stasera notizia che nell'Istituto di Microbiologia dell'Università è stato accertato che il campione è morto di "malaria estivo-autunnale" contratta durante il soggiorno in Africa".

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