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Cronaca dal 1959 al 1981

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La "Valle dei borghi rotondi"
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La "Terra della Luna", in Italia,
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A Fivizzano la rievocazione di
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A Montereggio di Mulazzo
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LUGLIO 1959 -  Il quotidiano di Firenze "La Nazione" festeggia i suoi cento anni di vita
Numero speciale de "La Nazione" in occasione del centenario di fondazione della testata (19 luglio 1959) Cento anni di fatti, avvenuti e pubblicati, nel bene e nel male, nella gioia e nel dolore...

(LA NAZIONE del 19 luglio 1959 - numero speciale del centenario) - "Noi oggi celebriamo festosamente il centenario della Nazione, cioè nient'altro che cento anni di cronaca al servizio dei lettori. Eppure dietro la storia di un giornale, dietro la sua diffusione e il suo successo ( e anzi proprio nella misura di questa diffusione e di questo successo, così spesso legati alla rapidità, all'ampiezza e al carattere sensazionale delle notizie) c'è una questione morale non risolta, c'è un rimorso pesante per le nostre coscienze. Quanti dolori avremo aggravato in cento anni di cronaca? Quante tragedie avremo esasperato con i nostri resoconti? Quanti nomi di innocenti avremo mescolato a quelli dei colpevoli? E per quanti colpevoli avremo saputo proporzionare la cautela nell'informazione alla gravità della colpa, in modo da non

scavare un abisso tra loro e la società, fra loro e la vita? Non parlo qui della cronaca dove protagonista è il destino (una sciagura aerea per esempio)... parlo della cronaca dove il soggetto è l'uomo, con la sua volontà e le sue passioni; dove il comportamento della persona è suscettibile di essere interpretato, in un senso o nel senso opposto; dove la verità non è data dai fatti ma è rinchiusa nella coscienza dell'individuo, e talvolta è sconosciuta perfino a lui. Può allora profilarsi minacciosa e aberrante la figura del giornalista che, in preda ad una specie di furore professionale, sconfina oltre i suoi compiti di informatore, diventa improvvisamente psicologo, investigatore, pubblico ministero, giudice giudicante, e pronuncia nelle poche righe di un articolo un verdetto che ha la pretesa di una verità definitiva... (sintesi da un art. di Marcello Taddei)

MARTEDI' 19 LUGLIO 1859 ESCE IL PRIMO NUMERO UFFICIALE DE LA NAZIONE
La sera del 13 luglio 1859, nello studio del Barone Bettino Ricasoli, venne decisa la nascita de "La Nazione", in accoglimento di una domanda presentata fin da maggio da Piero Puccioni, Leopoldo Cempini e Carlo Fenzi, che intendevano dare vita ad un quotidiano politico. Il primo numero della Nazione, compilato in tutta fretta e diffuso la mattina del 14 luglio 1859, alle ore 10, constava di un mezzo foglio, il cui verso era stato stampato solo per metà. Non conteneva ne un cenno di numerazione ne l'indicazione del prezzo. Per quattro giorni di seguito il giornale, firmato dall'Avv. Cempini come direttore responsabile, uscì a cotesto modo; soltanto nel numero del 18 luglio apparvero, di qua e di là dalla testata, due quadretti, il primo dei quali reca il "prezzo della associazione" (per Firenze paoli 18 al trimestre, per la Toscana 21, per il Regno Sardo e per le province romane rispettivamente 28 e 32, "franco al destino"; il secondo il prezzo degli avvisi, crazie 3, o centesimi 2 di fr., per linea) con l'avvertenza che "le  associazioni si  ricevono dai  principali librai

Il primo numero ufficiale de "La Nazione" di Firenze (19 luglio 1859)

d'Italia e dell'estero". Questo numero inoltre avvisa, in un corsivo d'apertura, che, a partire dall'indomani martedì 19 luglio, "il giornale si pubblicherà completo, cioè di 4 pagine, ed uscirà ogni giorno, ad un'ora pomeridiana". Quindi, il numero del 19 luglio 1859 è da considerarsi ufficialmente, se non storicamente, il primo de "La Nazione": esso infatti reca, al di sopra della testata, la dicitura: "Anno I - Firenze - Martedì 19 luglio 1859. Numero 1". In quel periodo la direzione del giornale era collegiale, cioè di Leopoldo Cempini, Piero Puccioni e Carlo Fenzi, ma il solo Cempini firmava il giornale quale "responsabile", in base alla legge vigente. Dal 10 agosto Cempini (eletto deputato all'Assemblea Toscana per la Sezione di San Lorenzo) fu sostituito nella firma da Piero Puccioni. Col numero del 16 agosto appare la duplice firma di Alessandro D'Ancona "direttore" e avvocato Piero Puccioni "direttore responsabile".  (sintesi da un art. di Michele Risolo)

Nata all'indomani della rivoluzione toscana del 27 aprile, per volontà di un uomo, Bettino Ricasoli, di eccezionale statura morale e politica, che la ispirò e la sorresse col consiglio come con infaticabile fervore la guidarono i patrioti L.Cempini, P.Puccioni, C.Fenzi e A.D'Ancona, La Nazione è sempre rimasta fedele al programma unitario dei suoi fondatori, adeguandolo col trascorrere di decenni alle mutate condizioni del Paese. Unità ha voluto dire per lei compattezza e coscienza di popolo, concordia fra le classi, fratellanza fra gli Italiani. Ha voluto dire, e vuol dire, consapevolezza dei doveri che si impongono agli individui associati del senso dello Stato verso la collettività nazionale, perchè dall'incontro con altre genti, con altre lingue  e altre tradizioni, si stabilisce un rapporto di collaborazione destinato a fruttare una più grande realtà umana nella misura in cui ciascuno avrà offerto la più autentica immagine della propria capacità.
Perciò ha sempre dato dell'Italia e degli Italiani una rappresentazione sincera e, quando occorreva, impietosa. Convinta, per essere nata in terra toscana, che la lealtà e la chiarezza sono il presupposto del vero e del giusto, non ha mai adottato la politica dello struzzo, non si è mai nascosta e non ha mai nascosto ai lettori le difficoltà di certi problemi che angustiano da secoli la vita italiana. E con ciò ha creduto di fare solo il proprio dovere...
(sintesi da un art. di Alfio Russo)

Dal numero speciale del centenario con 112 pagine - Anno CI - N. 170 - Edizione del mattino di Domenica 19 luglio 1959
OTTOBRE 1963 -  Pesanti responsabilità nella tragedia del Vajont. Quasi tremila i morti
"Il Telegrafo" del 12-10-1963 in prima pagina si chiede se il disastro del Vajont potesse essere evitato Due grandi calamità naturali che hanno segnato l'Italia degli anni '60 L'Apocalisse in Toscana. Prima pagina de "Il Telegrafo" del 05-11-1966 sull'alluvione di Firenze

All'epoca del fatto la diga del Vajont era la piu' alta del mondo (262 metri). Dal 10 Ottobre 1963 è rimasta solo un monumento ad una delle più eclatanti catastrofi che si siano verificate a livello mondiale, non foss'altro per le modalità con cui si è determinata. Costruita su un terreno instabile, risultò un tale capolavoro di ingegneria da resistere comunque all'impatto di 260 milioni di m3 di terra e roccia che, staccatisi dal sovrastante monte Toc, franarono dentro l'invaso d'acqua da essa generato: il lago del Vajont appunto.
Trecento milioni di m3 di acqua del bacino artificiale, scavalcata la diga, si riversarono nella stretta gola sottostante, generando una pressione d'urto smisurata, travolgendo tutto, seminando morte e distruzione. Longarone, trovandosi proprio in fondo alla valle del Vajont, fu l'abitato più pesantemente

NOVEMBRE 1966 -  Apocalisse in Toscana. L'Arno rompe gli argini e invade Firenze e Pisa

colpito dall'evento e riportò il più alto numero di vittime. Quasi tutte le sue abitazioni furono spazzate via dalla furia delle acque. Solo 22 case rimasero in piedi, compreso il palazzo comunale, perchè costruiti sul versante destro della vallata e più in altura. Le acque del fiume Piave, scosse da questa tremenda ondata di piena, ritornarono calme solo in corrispondenza della foce, sul mare Adriatico. Il numero dei morti arrivò quasi a tremila.
L'alluvione del 1966 devasta in particolare la Toscana (pesantemente colpite Firenze, Pisa e Grosseto) e mostra, insieme alla tragedia di Longarone, quanti danni possono provocare l'inclemenza della natura e l'imprevidenza dell'uomo.

Il fronte della diga del Vajont in una foto moderna. Come si può vedere, l'opera non venne minimamente scalfita dall'enorme impatto di terra e roccia staccatesi dal monte Toc. L'invaso e la diga del Vajont come sono oggi, in una foto invernale. Sotto la neve, massi e terra si sono sostituiti all'acqua, che all'epoca arretrò di più di 6 chilometri.

(IL TELEGRAFO del 12 ottobre 1963 sul Vajont) - "Alcuni fatti emersi dopo la tragedia starebbero ad indicare l'esistenza di pesanti responsabilità - Si poteva evitare il disastro? - Il pericolo della frana non fu valuto esattamente. Il Ministero dei Lavori pubblici aveva vietato il riempimento del bacino. Era stata chiesta la chiusura della zona al traffico?.... La diga fu costruita dopo perizie sbagliate. Estremamente pericolose le infiltrazioni d'acqua. Va tenuto presente peraltro che gli esami geologici non possono dare risultati definitivi. Sullo nomina una commissione per rintracciare cause e responsabilità...".
(IL TELEGRAFO del 5 novembre 1966 sull'alluvione di Firenze) - "Diluvio e tempeste flagellano l'Italia - Apocalisse in Toscana - La regione al centro del disastro. L'Arno rompe gli argini e invade Firenze. La città vive ore drammatiche: acquedotti inquinati, tubature del gas in pericolo, manca la luce.

Due metri d'acqua in Piazza della Signoria. Sette morti a Reggello per una frana e numerosi feriti. Sei deceduti in altre località. venti bambini salvati da un elicottero. Mobilitati esercito, polizia e vigili del fuoco... Ore di terrore nel pisano e nel senese - Straripa l'Arno, inondazione a Pisa - Le acque hanno superato anche il Ponte di Mezzo. Continua ad aumentare il livello del fiume. L'Era rompe gli argini e invade Pontedera: auto travolte, sospesa la produzione alla Piaggio. Crolla un palazzo a Castelfiorentino - La gente si rifugia sui tetti delle case.... Tutta la Maremma è sotto l'acqua - L'Ombrone straripa e le abitazioni di Grosseto sono allagate fino al primo piano - La città isolata, si teme vi siano vittime - 90 persone salvate con gli elicotteri - Violenta mareggiata a Porto Santo Stefano, con battelli affondati - All'Isola d'Elba un fortunale provoca danni per decine di milioni: distrutti vari locali, affonda un peschereccio a Marina di Campo. Altre imbarcazioni da diporto, prima di essere messe al sicuro, hanno riportato notevoli danni.

NOVEMBRE 1963 -  Assassinato a Dallas il Presidente USA John Fitzgerald Kennedy
L'assassinio del Presidente USA John Fitzgerald Kennedy sulle colonne de "Il Telegrafo" del 23-11-1963 Il Presidente è morto in ospedale mezz'ora dopo l'attentato
Il Presidente USA John Fitzgerald Kennedy, in piedi sulla limousine, saluta la folla pochi minuti prima di essere colpito a morte

(23 Novembre 1963 - dal quotidiano "IL TELEGRAFO") - "Ieri, a Dallas, nel Texas, alle ore 19,30 italiane con un colpo di fucile è stato assassinato Kennedy, raggiunto alla testa da un proiettile mentre si trovava in auto con la moglie e il governatore dello Stato, che è rimasto gravemente ferito. Un agente ucciso. L'urlo straziante della moglie Jacqueline. I drammatici tentativi dei medici per salvargli la vita. Lindon Johnson è il nuovo Presidente...". L'attentatore sarebbe un "marine" di 24 anni filo-castrista, sposato ad una russa. Si chiama Lee H. Oswald - per ora è stato accusato solo dell'uccisione di un agente - Lavorava nell'edificio dove è stato rinvenuto il fucile col quale sarebbe  stato  ucciso  il  Presidente... Durante  la  cattura  avrebbe esclamato " Ora è

tutto finito".  L'UOMO DEL CORAGGIO - "Un uomo fa quello che è suo dovere fare, quali che siano le conseguenze personali, quali che siano gli ostacoli, i pericoli e le pressioni. Questa è la base di tutta la moralità umana". Tali parole, che egli scrisse 8 anni fa, riassumono la vita e la breve ma intensa missione del 35° Presidente degli Stati Uniti, troncato anzitempo da mano omicida. Il coraggio era per John Kennedy la più ammirevole delle virtù umane...

(OGGI - Il Libro del Secolo - 31/12/1999) - "A Newport (Stati Uniti), il 12 settembre del 1953 milleduecento invitati partecipano alle nozze tra Jacqueline Lee Bouvier  e John Fitzgerald Kennedy, astro nascente della vita politica americana. I primi anni di matrimonio non sono tranquilli: John subisce due operazioni chirurgiche e Jackie perde un bambino. Ma il peggio deve ancora venire... Il 22 novembre del 1963 Kennedy viene assassinato a Dallas, tre anni dopo la sua elezione e alla vigilia di una rielezione annunciata... Kennedy, l'uomo che sfidò Castro e i sovietici, che iniziò la guerra in Vietnam, che regalò una << Nuova Frontiera>> esce di scena. E comincia la leggenda. L'America si commuove davanti all'immagine di Jaqueline in nero, tra i fratelli del marito Edward e Bob, tutti stretti attorno ai piccoli orfani Caroline e John-John che salutano la bara del padre.
La tragedia dei Kennedy... Il 5 giugno del 1968 anche il fratello Bob, senatore in corsa per la Presidenza, viene assassinato".

OTTOBRE 1964 - SVENTATO NEL TEXAS UN COMPLOTTO CONTRO LINDON B. JOHNSON

A undici mesi dai tragici fatti di Dallas e nel pieno corso di una battaglia elettorale che viene condotta senza esclusioni di colpi, la notizia della scoperta di un complotto per uccidere il Presidente USA Lindon B. Johnson ha suscitato viva sensazione in tutti gli Stati Uniti. Già in precedenza si erano verificati fatti tali da mettere in sospetto gli agenti federali o locali in vari posti dove Johnson si è recato per il suo giro elettorale, ma in ogni caso si è avuta l'impressione o di equivoci o di gente più velleitaria che pericolosa. Le rivelazioni e la scoperta fatte dallo sceriffo di Corpus Christi (una città texana a 500 chilometri da Dallas dove è previsto un comizio di Johnson) dimostrano che questa volta di tratta di un complotto che coinvolge un numero non ancora identificato di persone, un tentativo delittuoso che è stato sventato grazie ad informazioni anonime.
Lo sceriffo John Mitchell, di Corpus Christi, destinatario della "soffiata", aveva deciso di saggiare la fondatezza delle segnalazioni mediante un'improvvisa perquisizione nell'abitazione di una delle persone indicate come partecipi ad un complotto contro il Presidente USA. L'informazione anonima appariva assolutamente credibile allorchè 25 «deputies» (agenti dello sceriffo), provvisti di mandato di perquisizione, irrompevano ieri a tarda sera nella residenza di Julius Schmidt, di 29 anni, rinvenendo un intero arsenale di armi, fra le quali un lanciarazzi, mitragliatrici, un mortaio, fucili atti a sparare proiettili ad alta potenza, bombe a mano e circa 20.000 proiettili. Nell'abitazione perquisita gli uomini dello sceriffo hanno trovato anche numerose bandiere naziste, libri di Hitler o su Hitler, elmetti della Wehrmacht o dell'esercito imperiale germanico e fotografie di gerarchi nazisti. Tratto in arresto anche il ventottenne Jerry Bird, che sembra essere collegato all'episodio.
Lo Schmidt era già noto alla polizia per i suoi traffici illeciti e in precedenza era stato associato a concentramenti di armi e munizioni lungo la costa del Golfo del Texas. Secondo lo sceriffo Mitchell, l'arrestato avrebbe dovuto consegnare le armi agli incaricati che si apprestavano ad uccidere il Presidente Johnson.
Schmidt ha ammesso di avere acquistato illegalmente armi, ma nega disperatamente di essere a conoscenza, anche indiretta, di un eventuale attentato contro il Presidente Johnson. Dagli schedari della polizia risulta che Julius Schmidt, artigiano idraulico in proprio, era stato condannato per omicidio nel 1956 alla pena di 10 anni di reclusione. Nel 1958 era stato posto in libertà condizionata per poi essere definitivamente liberato nel 1960. Durante un tentativo di furto in un negozio di autoaccessori insieme ad un complice, lo Schimdt aveva ucciso un guardiano che era intervenuto.
Giunge intanto notizia che sono arrivate minacce anche alla vita del candidato repubblicano Barry Goldwater. A raccoglierle un centralinista telefonico del "Milwaukee Journal" che ha prontamente informato le forze dell'ordine. L'ispettore Leo Woelfel, della polizia di Milwaukee, ha dichiarato che sono in corso delle indagini e che è stato comunque predisposto un piano di protezione per il senatore Goldwater...

Da "Il Telegrafo" del 15 ottobre 1964
OTTOBRE 1964 -  Drammatica riunione del Comitato Centrale del PCUS: deposto Kruscev
Il Telegrafo del 16 ottobre 1964 - Il Comitato centrale del PCUS depone Kruscev
Il comunicato ufficiale parla di dimissioni richieste per "ragioni di età e di salute"

(IL TELEGRAFO del 16 ottobre 1964) - In una drammatica riunione dell'altro ieri al Comitato Centrale del PCUS - KRUSCEV DEPOSTO - Lo sostituiscono Kossyghin (attuale vice Primo Ministro) al governo e Breznev alla segreteria del partito - Sarebbe stato Suslov a presentare la mozione richiedente le dimissioni di Kruscev e a raggruppare intorno a se la maggioranza - Si ignora dove sia l'ex premier - L'Agenzia "Tass" ha pubblicato alle ore 22,02 (ora italiana) del 15 ottobre il seguente comunicato: "Nikita Kruscev è stato esonerato dalle funzioni di primo segretario del Comitato del PCUS e di presidente del Consiglio dei Ministri dell'URSS. Leonid Breznev è stato eletto primo segretario del Comitato Centrale del PCUS. Alexei Kossyghin è stato nominato presidente del Consiglio dei Ministri. la decisione è stata presa nel corso di una riunione plenaria del Comitato Centrale del

PCUS, tenuta mercoledì scorso. In merito alla riunione è stato emesso il seguente comunicato ufficiale: < Una riunione plenaria del Comitato Centrale del PCUS è stata tenuta il 14 ottobre 1964. La riunione plenaria del Comitato centrale del PCUS ha accolto la richiesta di N.S. Kruscev di essere esonerato dalle sue funzioni di primo segretario, membro del Presidium del Comitato Centrale del PCUS e presidente del Consiglio dei ministri dell'URSS in vista della sua età avanzata e del deterioramento della sua salute. Il Plenum del Comitato Centrale del PCUS ha eletto L.I. Breznev primo segretario del Comitato Centrale del PCUS >.
ENORME IMPRESSIONE IN ITALIA E NEL MONDO - Riunita d'urgenza la dierzione del PCI - Saragat in collegamento diretto con Mosca durante la riunione del governo - Nenni non fa commenti - Preoccupazioni di Tanassi - A Londra si definiscono "inesplicabili" i motivi delle dimissioni - Da fonte sicura si apprende che Alexis Agiubei, genero di Kruscev, avrebbe cessato da oggi le sue funzioni di direttore de "Le Iszvestia", organo ufficiale del governo sovietico...
LA CARRIERA POLITICA DI KOSSYGHIN E BREZNEV -  Il primo iniziò nel 1939 come commissario delle industrie tessili, il secondo è stato a fianco di Nikita dal 1938 - Kossyghin è nato il 20 febbraio 1904 a Leningrado ed è ritenuto uno dei grandi tecnocrati del regime sovietico. Il padre era operaio. Nel 1919 si era arruolato nell'"Armata Rossa" e nel 1927 aveva aderito al partito comunista sovietico. Ha portato a termine i suoi studi nel 1933 all'istituto tessile di Leningrado...
UNA DURA LEZIONE - A noi democratici dell'Occidente la tecnica del colpo di stato di tipo comunista è ormai troppo nota perchè se ne vogliano trarre giudizi di natura morale... Stalin non è Kruscev, si capisce; e Breznev non è Kruscev, anche questo si capisce. Ma il comunismo è sempre lo stesso. Vogliamo dire che i mezzi sono diversi (Stalin, Kruscev, Breznev ecc.) ma il fine ultimo del comunismo è l'immutabile conquista violenta del potere e la sua gestione attraverso la dittatura del partito unico...

AGOSTO 1968 -  Drammatico annuncio notturno di Radio Praga: invasa la Cecoslovacchia
"Il Telegrafo" del 21-08-1968 - Edizione straordinaria sull'invasione della Cecoslovacchia
Un'azione contraria alle norme del diritto ed ai principi delle relazioni fra Stati socialisti

(Il TELEGRAFO - Edizione Straordinaria del 21 agosto 1968) - "L'annuncio dell'invasione è stato ripetuto ogni dieci minuti, numerose volte, fino alle 4,45 locali, ora in cui Radio Praga ha cessato le trasmissioni. Prima di interromperle l'annunciatore aveva segnalato la cessazione dei programmi di altre emittenti e che aerei stranieri stavano sorvolando il cielo di Praga, a conferma che ormai tutta la Cecoslovacchia era stata occupata dalle truppe del Patto di Varsavia.... Il rombo degli aerei è continuato incessante per tutta la notte. Nelle vie si sono sentite in continuazione le sirene della polizia. In Cecoslovacchia le comunicazioni telefoniche sono interrotte e il centralino rifiuta di accettare qualsiasi comunicazione... A Mosca il governo sovietico ha annunciato oggi che le sue truppe sono entrate nelle prime ore di stamani in Cecoslovacchia, su richiesta delle autorità ceche, < per far fronte ad una minaccia al sistema socialista e allo stato creato dalla costituzione, minaccia proveniente dalle forze controrivoluzionarie entrate in collusione con le forze straniere ostili al socialismo...>"

Un portavoce del segretario generale dell'ONU, U Thant, fa sapere che nessuna azione da parte dell'organizzazione internazionale può essere prevista per ora - Due titoli significativi pongono l'accento sulla sorte di Dubcek e l'eventuale ritorno al potere di Antonin Novotny - Convocata a Roma la direzione del PCI - Sull'UNITA' il titolo a nove colonne recita < Un grave annuncio da Praga - truppe sovietiche entrano in Cecoslovacchia >. Il commento: < Le drammatiche notizie che ci giungono da Praga nelle prime ore del mattino suscitano emozione e profonda preoccupazione nel movimento operaio italiano e internazionale. I compagni della direzione del PCI sono stati convocati per un'immediata riunione, allo scopo di valutare la situazione. >"
(OGGI - Il Libro del Secolo - 31/12/1999) - "Il sogno della libertà dura lo spazio di pochi mesi. Nel 1968 il segretario del Partito Comunista Cecosvlovacco, Alexander Dubcek, sostenuto dagli studenti, comincia un processo di democratizzazione sociale e politico:

I carri armati del Patto di Varsavia per le strade di Praga

è la "primavera di Praga". Invano il leader del Paese satellite di Mosca tenta di rassicurare i sovietici: nella notte tra il 20 e il 21 agosto le truppe del Patto di Varsavia invadono la Cecoslovacchia. Dubcek è arrestato. Praga viene presidiata dai carri armati. La gente si ribella e centinaia di persone vengono uccise.

GIUGNO 1976 -  Alle elezioni politiche italiane ammessi al voto anche i diciottenni ( Camera)
Il Giorno del 20 giugno 1976 - Elezioni politiche in Italia: 40 milioni di italiani alle urne. Per la prima volta, alla Camera, votano anche i diciottenni Chiamati alle urne quasi 40,5 milioni di italiani La Nazione del 20 giugno 1976 - Elezioni politiche in Italia: Per gli italiani una scelta decisiva. Rinnovati appelli agli elettori da parte dei leader dei partiti

(IL GIORNO del 20 giugno 1976) - "Dopo la più breve e accesa campagna elettorale del dopoguerra, 40 milioni di italiani alle urne - I senatori da eleggere sono 315, i deputati 630 - Votano: 21.084.386 donne, 19.352.208 uomini - Tre milioni di giovani dai 18 ai 21 anni voteranno per la prima volta (per la Camera) - L'ordine ai seggi assicurato da 120.000 uomini fra soldati, carabinieri, agenti di PS e guardie di Finanza - 40 giorni di comizi in migliaia di manifestazioni...

Gli occhi del mondo puntati sull'Italia; le corrispondenze dalle capitali straniere - Dagli Stati Uniti: "La società italiana è giunta ad un bivio" - Il "New York Times" presenta il solito contrasto fra la famiglia che voterà democristiano per la difesa della libertà e la famiglia che voterà comunista, perchè vuole riforme ed efficienza... - Il "Washington Post" è ancora oggi il più attento osservatore dell'attuale situazione italiana... in una corrispondenza da Mosca, Peter Osnos scrive che i sovietici si preparano a dichiarare la loro soddisfazione per i prossimi risultati in Italia, ma se questa soddisfazione sia genuina oppure no è da vedersi... Le predizioni nella capitale sovietica riflettono << la straordinaria ambiguità >> dei sentimenti del Cremlino verso i comunisti italiani e la sensazione che le loro sorti << potranno avere un effetto profondo sulle politiche sovietiche >>... Dalla Francia: Cautela nei giudizi sull'esito del voto - Dall'Inghilterra: L'<< efficienza >> tema della consultazione - Dalla Germania: << Improbabile il voto di protesta >> - Dall'Urss: E' indispensabile il ruolo del PCI..."
(LA NAZIONE del 20 giugno 1976) - "Oggi e domani le elezioni più importanti degli ultimi anni - Per gli italiani una scelta decisiva - I votanti per la Camera saranno 40,5 milioni, per il Senato 35 - Non si escludono risultati differenti per i due rami del Parlamento - Cautela di tutti sull'esito - Salvo clamorose sorprese, per la formazione del nuovo governo si prevedono un lungo braccio di ferro tra i partiti e dure battaglie... Il problema-base è se il voto di domani e dopo accentuerà ulteriormente lo spostamento a sinistra dell'elettorato o lo fermerà e riequilibrerà... L'andamento della campagna elettorale, imperniata sullo scontro fra DC e PCI, ha messo in rilievo l'importanza della posta in gioco e potrebbe avere effetti soprattutto sull'elettorato fluttuante... Nessuno degli altri partiti si da per perdente... Il PSI conta di superare il fatidico muro del 15%..."

APRILE 1977 -  Il quotidiano di Livorno "Il Telegrafo" compie cento anni di vita
Supplemento per il centenario del quotidiano di Livorno "Il Telegrafo" (29 aprile 1877 - 1977) Un giornale nato da un garibaldino e, quasi sempre, vissuto alla garibaldina

(DAL 1° NUMERO DE "IL TELEGRAFO" - 29 aprile 1877) - "AI LETTORI - Il nostro giornaletto si occuperà, per lo più, delle cose lontane, cioè di quelle che son per accadere in que' paesi dove il russo e il turco s'accapigliano, sfogando un odio antico e minacciando in Europa e in Asia grandi e pericolose novità. Noi farem si che ogni persona la quale non ami vivere col capo dentro il sacco, venga tutte le sere ad aspettarlo con ansietà e pigli bizza se accada mai che è tardi un minuto, perchè le notizie ci fioccheranno da ogni parte e non ce le recherà il procaccia.
IL TELEGRAFO narrerà le battaglie, i fatti d'arme, le avvisaglie, i diavoleti e tutto quanto avvenga di clamoroso in questo povero trambasciato mondo, facendo si che nessun sen vada a letto senza aver contezza di ciò che s'è fatto sulla superficie del globo, dal levar del sole all'apparecchiar della tavola. Basterebbe questo per rendere IL TELEGRAFO

graditissimo a tutte le creature umane che vivono tra 'l Ponte di Stagno e l'Antignano, senza differenza di culto o di color politico o di cervello; ma il nostro giornaletto non si ristringerà ad occuparsi a rigor di termine solo delle cose che accadono in lontananza. Perchè, ogni sera, farà così di volo un breve cenno sulle faccende di casa, dicendo ciò che si fece e ciò che non si fece intra muros, mettendo il becco sul libro della Questura, sullo scartafaccio della Polizia Municipale, et quidem in Borsa, dove si trema e dove si patiscono le pene dell'inferno, perchè non cè merlo di becco giallo e avvezzo ad uccellar il suo prossimo che, a questi lumi di luna, non abbia timore di patir la sorte de' pifferi di montagna e non si raccomandi con tutta l'anima a Cristo o a Moisè.
Poi discorrerà, tratto tratto, delle cose di Roma, cioè degli svenimenti del Sommo Pontefice, dei puerperj dell'on. De Pretis, delle chiacchere dei deputati e del sonno dei senatori, della concordia dei ministr, delle convenzioni ferroviarie di là da venire, del corso forzoso estinguibile in centoquaratasett'anni, della questione degli zuccher e dei broccoli del ministro Majorana, delle file de' nuovi cavalieri progressisti e di tant'altre cose indispensabili in un periodico che voglia meritarsi almeno gli onori della tonsura nel sacerdozio della libera stampa...".

IL TELEGRAFO nacque da un'idea del direttore della "Gazzetta Livornese", il garibaldino Giuseppe Bandi, il quale con una edizione pomeridiana del giornale intendeva principalmente informare i livornesi su quello che stava accadendo al fronte della guerra russo-turca. Il quotidiano, come si può leggere nella prima pagina del primo numero, assunse immediatamente anche altri propositi, tra i quali quelli di metter lingua (il becco) nelle vicende in Questura, nei verbali della Polizia Municipale e negli affari politici di Roma... Dopo la Liberazione la testata fu sostituita da quella de "IL TIRRENO" fino agli inizi degli anni '60, quando riprese nuovamente il vecchio nome. Appena terminato il centenario di vita, tornò ad essere definitivamente "Il TIRRENO".
AGOSTO 1980 -  Storica vittoria degli operai polacchi. Solidarnosc é sindacato autonomo
La Nazione del 31 agosto 1980 - Gli operai della Polonia vincono la loro battaglia. Concesso il sindacato autonomo (Solidarnosc) In Polonia diventa legale il diritto di sciopero Il Corriere della Sera del 25 gennaio 1981 - La lotta di Solidarnosc per l'ottenimento del sabato non lavorativo

(LA NAZIONE del 31 agosto 1980) - "Dopo 16 giorni di scioperi senza precedenti nei Paesi dell'Est - Gli operai polacchi hanno vinto - Concesso il sindacato autonomo - Gli accordi siglati a Danzica e a Stettino sono stati approvati dai  vertici  del  partito - Il  nuovo  organismo
< autogestito > collaborerà a fianco del sindacato ufficiale - Legalizzato il diritto di sciopero - Prima di arrivare all'intesa Gierek avrebbe avuto il consenso di Mosca - Il  lavoro  non  sarà  ripreso finché i

dissidenti (ieri ne è stato arrestato un altro) resteranno in carcere... - Il regime comunista polacco ha ceduto su tutta la linea. La Polonia, primo paese del campo socialista, consente la creazione di un sindacato indipendente, non soggetto cioè alle direttive del partito unico... La Polonia è il primo paese comunista a legalizzare quello che negli altri Stati dell'Est rimane un reato punito con il carcere: il < diritto di sciopero >... Promessi aumenti salariali e un piano per l'edilizia popolare...".
(IL CORRIERE DELLA SERA del 25 gennaio 1981) - "Media dell'80% nelle astensioni ieri dal lavoro - Walesa vince la sfida del sabato - Ai cantieri di Danzica gli assenti sono stati 9 su 10 - La TASS: < Coloro che organizzano questi scioperi farebbero bene a riflettere > - Il giornale dell'esercito sovietico sottolinea il problema della < sicurezza collettiva > - Missione di alti ufficiali dell'URSS a Varsavia, Budapest e Bucarest - Manovre di truppe nei Paesi satelliti... - < Solidarietà > non intendeva arrivare ad una nuova prova di forza sulla questione dei sabati liberi. Vi è stata trascinata da quei dirigenti del partito che hanno colto al volo l'occasione per ribadire la linea della fermezza e della disciplina uscita consacrata dal vertice di Mosca..."

DICEMBRE 1981 -  Arrestati un migliaio di leaders di Solidarnosc. Scioperi e scontri a fuoco
La Nazione del 14 dicembre 1981 - I militari del generale Jaruzelski arrestano i leaders di Solidarnosc e mettono in stato d'assedio la Polonia, dove si rischia un bagno di sangue

(LA NAZIONE del 14 dicembre 1981 ) - "L'esercito con pieni poteri arresta nella notte un migliaio di leader di < Solidarietà > - Stato d'assedio, legge marziale e coprifuoco; i sindacalisti minacciano lo sciopero per oggi - La Polonia rischia il bagno di sangue - Walesa, l'unico non in carcere, invitato a svolgere subito trattative - In prigione anche alcuni ex dirigenti del governo e del partito, fra i quali Gierek - Come si è sviluppata l'azione repressiva - Perquisizioni a tappeto nelle sedi di <Solidarnosc> - L'internamento o persino la pena di morte a chi non

Il Secolo XIX del 15 dicembre 1981 - Gli operai occupano le più grandi fabbriche di Varsavia. Solidarnosc chiama allo sciopero generale

obbedisce ai militari - Chiuse le scuole - Intervento poliziesco a Danzica - Il paese è isolato dal mondo - Le misure di emergenza del consiglio militare - Angoscia in Italia: unanime condanna - Haig: un negoziato senza interferenze...".
(IL SECOLO XIX del 15 dicembre 1981) - "Ore decisive in Polonia dopo il colpo dei militari - Gli operai resistono - Occupate le più grandi fabbriche di Varsavia. Il sindacato libero tenta di organizzarsi. Lo spettro della fame. Manifestazioni davanti ai negozi vuoti e alle pompe di benzina chiuse. Tagliati tutti i contatti con l'Occidente. Accorato appello del Primate: <Conservate le teste e le mani per il futuro> - Solidarnosc chiama allo sciopero generale... Un disastro per il Cremlino..."

Il Secolo XIX del 16 dicembre 1981 - Dilagano gli scioperi in tutta la Polonia. Si spara a Varsavia e Danzica. Lech Walesa arrestato dalle autorità polacche

(IL SECOLO XIX del 16 dicembre 1981) - "Dopo il colpo dei militari, il Paese s'avvia verso la tragedia - Si spara a Varsavia e Danzica - Dilagano gli scioperi in tutta la Polonia - Scontri a fuoco tra membri di Solidarnosc e soldati. Gli operai avrebbero minato i cantieri < Lenin > di Danzica e le miniere di Cracovia, che sono stati occupati. Appello agli studenti di medicina della capitale: presentatevi negli ospedali. Incidenti nelle università. Il Primate della Chiesa di Polonia si rifiuta di incontrare Jaruzelski. Le notizie filtrano, nonostante il totale < black-out > - A colloquio con gli operai di due grandi fabbriche di Varsavia: < Walesa è stato portato via dai carri armati... Il Primate non può aver detto quelle parole > - L'annuncio che tutti temevano è stato dato ieri mattina a Stoccolma da Stefan Trezinski, rappresentante di <Solidarnosc> in Svezia: <Lech Walesa è stato arrestato da parte delle autorità polacche>. Mentre da Lisbona l'ambasciatore  polacco  si  affrettava  a  precisare  che  il  Presidente  del  Sindacato Autonomo < si trova tuttora nelle vicinanze di

Varsavia dove ha colloqui con i rappresentanti del governo > - Da Roma: importante svolta nella linea ideologica e politica del PCI. Il segretario Enrico Berlinguer, ieri sera a < Tribuna Politica > ha rotto gli ultimi indugi: < Quello che sta accadendo in Polonia ci fa pensare che la capacità propulsiva dell'Est Europeo, che ha la sua nascita nella rivoluzione d'ottobre, si sia andata esaurendo. Oggi siamo giunti a considerare che quella fase si chiude. Se ne deve aprire un'altra... Alcuni insegnamenti di Marx e Lenin devono essere abbandonati e da noi stessi sono stati abbandonati. Due esperienze storiche, quella socialdemocratica e quella dell'Est europeo, sono entrambe superate... >"

GIUGNO 1986 - LA POLONIA E' "NORMALIZZATA" - Jaruzelski recita il requiem per Solidarnosc

Il generale Wojciech Jaruzelski, capo della polonia, ha aperto il congresso del partito comunista, il primo che si tiene dopo l'imposizione - nel 1981 - della legge marziale nel paese. Il suo discorso inaugurale è stato improntato ad un attacco contro il movimento in clandestinità di "Solidarnosc", ma ha fatto capire che le autorità sono pronte a liberare un congruo numero di prigionieri politici, poichè è diminuita l'influenza del sindacato autonomo sulla società.
Nell'aula attenta erano presenti 1.776 delegati del partito e 107 delegazioni straniere, tra le quali spiccava quella del Pcus, guidata personalmente dal segretario generale Mikhail Gorbaciov e di cui fa parte anche il ministro degli esteri Shevardnadze... Secondo Jaruzelski, Solidarnosc ha perduto l'appoggio da parte della società polacca e nello stesso tempo è passato sotto controllo di estremisti "appoggiati e finanziati" da enti di spionaggio occidentali. Il leader comunista polacco ha ribadito che è in corso una lotta per il futuro della Polonia e che non si può e non si vuole essere tolleranti nei confronti di attività che danneggiano il paese. In merito alla liberazione dei prigionieri, ha fatto intendere che dal provvedimento di clemenza saranno esclusi i recidivi, il che significa che molti dirigenti di Solidarnosc non potranno essere scarcerati...
Secondo fonti dell'opposizione, il numero dei prigionieri politici è salito invece a 350, dai meno di 200 che erano all'inizio dell'anno. Risale infatti a poche settimane fa l'inizio dell'operazione di polizia tendente ad incarcerare quanti più oppositori possibile prima del congresso del Pc. La Polonia ha amnistiato 630 prigionieri politici nel 1984 ed altri 200 sono stati liberati l'anno scorso, ma dopo ogni amnistia il numero dei detenuti per motivi politici è sempre aumentato.
Nella prima metà del suo discorso, Jaruzelski ha posto l'accento anche sui gravi problemi economici che angustiano la Polonia: il paese ha una scarsa produttività, esportazioni deboli ed un debito di 30 miliardi di dollari con l'estero. Non sono mancate le critiche al partito che, dopo il periodo di Solidarnosc ha perduto un milione di iscritti e continua a soffrire di problemi di credibilità di fronte alla società, in particolare fra i giovani, gli operai e gli intellettuali...

Da "La Nazione" del 30 giugno 1986
"Solidarnosc" venne sciolto dal regime polacco e passò in clandestinità fino alla fine del comunismo. Nel 1989, dopo la caduta del  "Muro di Berlino" e la vittoria di Walesa nelle libere elezioni,  fu uno dei soggetti della nuova Polonia democratica ma, lacerato al suo interno da insanabili contrasti, perse consensi e venne relegato a margine delle scene. A Lech Walesa, nel 1983, venne assegnato il "Premio Nobel" per la pace.
AGOSTO 1980 -  Alla stazione ferroviaria di Bologna una bomba esplode causando una strage
Il Secolo XIX del 3 agosto 1980 - Strage alla stazione di Bologna, 76 morti, si scava fra le macerie Una delle più grandi tragedie del dopoguerra La Nazione del 3 agosto 1980 - Semidistrutta la stazione di Bologna: 77 morti e 180 feriti

(IL SECOLO XIX del 3 agosto 1980) - "Una terrificante esplosione ha provocato una delle più grandi tragedie del dopoguerra - Strage alla stazione di Bologna, 76 morti, si scava fra le macerie - Duecento feriti, decine dei quali in fin di vita - Prevale l'ipotesi di un attentato fascista - Crollato l'edificio delle sale d'aspetto affollate di viaggiatori e dove c'erano anche alcuni uffici. Altre vittime tutt'attorno. Scene spaventose: <Alle ore 10,25 un boato come quello dei bombardamenti e un

fungo di fumo e polvere si è alzato dall'edificio delle sale d'aspetto. Quando il fumo si è dissolto il fabbricato non esisteva più e si poteva vedere distintanemente un treno sporco e lacerato, fermo sul binario > dice un testimone. I primi feriti caricati su un bus: sei giungeranno cadaveri all'ospedale. Tra le vittime molti bambini e giovani. Tra i calcinacci estratta gente ancora viva - Un'intera città accorre a dare aiuto - Ogni mezzo diventa un'ambulanza per soccorrere i feriti - la morte è tornata a Bologna 6 anni dopo l' < Italicus > - Mille drammi privati all'interno della sciagura: una donna è impazzita, da ore sta aspettando il marito; un maresciallo solleva un lenzuolo e sotto trova la figlia - Due telefonate dei NAR, ma Rognoni dice: < Mancano dati certi > - Un ritardo salva l'espresso da Genova - Il parere di un esperto in esplosivi...".
(LA NAZIONE del 3 agosto 1980) - "Bomba o disgrazia: ancora misteriosa l'esplosione - Semidistrutta la stazione ferroviaria di Bologna - 77 morti e 180 feriti - Fino a notte fonda si è scavato fra le macerie alla ricerca dei superstiti. Alcuni corpi sono stati lanciati a decine di metri di distanza. Lo scoppio terrificante sarebbe avvenuto nella sala d'aspetto di 2a classe e non nel ristorante, come si era creduto in un primo momento. Questo avvalorerebbe l'ipotesi dell'attentato (si è avuta anche una rivendicazione di neofascisti dei NAR). Il Presidente della Repubblica Pertini ha interrotto le vacanze per raggiungere  la città emiliana - L'ipotesi della bomba è quella che trova più credito, anche se gli inquirenti non lasciano cadere tutte le altre possibili cause - La notizia arriva ai Giochi Olimpici di Mosca - Ore d'angoscia e tensione alla Presidenza del Consiglio..."

Nella strage alla stazione di Bologna persero la vita 85 persone e si contarono 203 feriti. Le indagini si rivelarono subito difficili. Il 23 novembre del 1985 si arriva a una sentenza definitiva: i terroristi di destra Valerio Fioravanti e Francesca Mambro vengono condannati all'ergastolo come esecutori materiali, ma si proclameranno sempre innocenti. A Licio Gelli vanno 10 anni per depistaggio. (OGGI - Il Libro del Secolo - 31/12/1999)
NOVEMBRE 1980 -  Un disastroso terremoto colpisce le regioni del Sud Italia. Migliaia i morti
La Nazione del 24 novembre 1980 - Disastroso terremoto nel Sud, centinaia di morti fra le rovine Maggiormente colpite l'Irpinia, il Salernitano e la Basilicata
Edizione straordinaria de "Il Fotografo" dicembre 1980 - Terremoto: immagini di una catastrofe

( LA NAZIONE del 24 novembre 1980 ) - "Disastroso terremoto nel Sud - centinaia di morti fra le rovine - Il sisma del nono o decimo grado della scala Mercalli, ha colpito con particolare violenza la Campania e la Basilicata. Interi edifici sono crollati a Napoli, Potenza e in altri centri. La popolazione terrorizzata si è data alla fuga con ogni mezzo, rendendo più difficile l'opera di aiuto. Mobilitata la Protezione Civile. Colonne di soccorso, partite da tutta la Penisola, convergono verso la zona del cataclisma - Difficile ovunque l'opera di soccorso. Le linee elettriche e telefoniche sono saltate da Roma fino alla Calabria, rendendo impossibili  le  comunicazioni tra  le  zone terremotate  e  la  sala

operativa del Viminale a Roma - A Balvano più di cento morti - (IL SECOLO XIX del 25 novembre 1980) - "Il terremoto che ha colpito il Sud  si  rivela  una  delle  più grandi  sciagure  della  storia  italiana - Migliaia di morti e dispersi - Ieri sera la tragica

La Nazione del 26 novembre 1980 - A tre giorni dal sisma, ancora non si sa quanti sono i morti. Polemica sul ritardo nei soccorsi

contabilità ufficiale parlava di 1012 vittime, ma nei paesi dell'Irpinia, del Salernitano e della Basilicata mancano all'appello moltissimi abitanti. In molti centri i soccorritori non sono ancora giunti. Da mesi si temevano scosse nelle zone colpite ed erano stati collocati sismografi-spia. I detenuti tentano un'evasione in massa dal carcere di Poggioreale. La tragedia delle venti famiglie sepolte a Napoli dal crollo di una casa popolare. Decine di vittime sotto  la  chiesa  di Balvano. La gente chiede a Pertini  <pulizia>... Proclamato il lutto nazionale.

Il Secolo XIX del 29 novembre 1980 - Pioggia e neve sui terremotati; le tendopoli crollano nel fango; migliaia nella morsa del freddo. Altri sepolti vivi tratti in salvo dalle macerie

(LA NAZIONE del 26 novembre 1980) - "Ancora non si sa quanti sono i morti. Polemica sul ritardo nei soccorsi - Il ministero degli interni parla di 2400 vittime, destinate "ad aumentare in modo considerevole" - Duecentomila senzatetto, quattro paesi interamente  distrutti, mentre  la  terra  continua  a  sussultare - La tragedia  dell'Alta Irpinia:  la  gravità del disastro scoperta

scoperta venti ore dopo il sisma - Pochi uomini e mezzi dice Zamberletti che propone l'esodo dei terremotati - Secondo il commissario governativo, non è possibile tenere i sopravvissuti sotto le tende. Per ora sono disponibili solo il 5% delle forze necessarie -  Pertini ha visto rabbia e  dolore - In  crisi le  Ferrovie  dello Stato: sette linee sono ancora bloccate. Chiuse anche sei strade statali per l'intero percorso, mentre altre 25 arterie minori sono parzialmente chiuse o transitabili con difficoltà. E' ancora chiusa l'autostrada Salerno-Reggio Calabria.
(IL SECOLO XIX del 29 novembre 1980) - "Il maltempo con pioggia e neve continua ad infierire sui terremotati - Le tendopoli crollano nel fango, migliaia nella morsa del freddo - Altri sepolti vivi tratti in salvo dalle macerie - Il dramma di vecchi e bambini. Occorrono roulotte. Moltissimi dei senzatetto dovranno essere trasferiti in altre zone. Ancora caos nei soccorsi. Non tutti i paesi colpiti dal sisma raggiunti dall'esercito - Zamberletti: < A Roma il terremoto sembrava solo una questione di palazzo... > - Vivere con l'incubo di nuove scosse. La gente ha l'orecchio teso al latrare dei cani. Bottiglie capovolte

Il Secolo XIX del 25 novembre 1980 - Il terremoto del Sud, una delle più grandi sciagure italiane - Migliaia di morti e dispersi

diventano sensibili e immediati sismografi - Cinque giorni dopo il terremoto, sotto le macerie continuano a trovare gente viva. Ciò che sembrava speranza assurda si sta avverando. Ieri sera, alle 21, due bambini sono stati salvati a Lioni nell'Avellinese... A Sant'Angelo dei Lombardi, nelle ultime 24 ore, sono stati trovati e salvati altri 10 sepolti vivi... Ormai piove ininterrottamente da tre giorni nelle zone del sisma e sulle montagne del Potentino e dell'Irpinia è iniziata a cadere anche la neve... Per i 250.000 senzatetto le notti si fanno sempre più lunghe e difficili da sopportare nelle tende fradice d'acqua..."

E' la terza volta nel XX secolo, dopo il 1930 e il 1962, che l'Irpinia viene devastata da un sisma. Il terremoto del 23 novembre 1980 (decimo grado della scala Mercalli), fa tremare la terra per 30 interminabili secondi e causa circa 3.000 vittime. Viene avvertito e provoca danni e morti nell'intera Campania e anche in Basilicata. Il bilancio finale dei Vigili del Fuoco parla anche di circa 280.000 sfollati e 8.848 feriti.
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