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Elenco puntato - Genova  GENOVA

Il capoluogo della Liguria
ha il centro storico più grande
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"Capitale Europea della Cultura"...

Elenco puntato - Euroflora  EUROFLORA

In primavera, ogni 5 anni,
 alla Fiera di Genova va in scena
lo spettacolo dei fiori per eccellenza.
I giardini più belli del mondo...

Elenco puntato - Via Francigena  VIA FRANCIGENA

Col Giubileo del 2000 è stata
definitivamente rivalutata
 la via di Sigerico, che i pellegrini
percorrevano a piedi fino a Roma,
 in segno di pentimento...

Elenco puntato - Parco del Magra  PARCO DEL MAGRA

 A Gennaio 2008 il Parco Naturale Regionale del Magra è il territorio
eco-certificato più esteso d'Europa...

Elenco puntato - La Val di Magra  LA VAL DI MAGRA

Nobili, vescovi, mercanti e pellegrini
lungo l'asse della Via Francigena.
 Culture differenti
per storia e tradizioni,
nei secoli, si sono sovrapposte
 e hanno permeato il territorio con
i segni del loro passaggio...

Elenco puntato - La Val di Vara  LA VAL DI VARA

La "Valle dei borghi rotondi"
è anche conosciuta come
la "Valle del biologico" per le sue
produzioni agricole ottenute con
metodi antichi e naturali.
Varese Ligure nel 1999 è stato il
1° comune ecologico d'Europa...

Elenco puntato - La Lunigiana  LA LUNIGIANA

La "Terra della Luna", in Italia,
ha la più alta concentrazione di
antichi castelli. Se ne contano
circa 160. Alcuni sono bellissimi e perfettamente conservati...
 

 

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Le Alpi Apuane
"Monumento geologico"
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Ferrovia Aulla-Lucca
Il fascino dei treni d'epoca
e delle locomotive a vapore

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Ferrovia Pontremolese
Una linea di vitale importanza
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Il Premio Bancarella
Sintesi di una passione
per il libro che dura a
Pontremoli da oltre 5 secoli.
Storia di stampatori e librai.
Primati culturali della Lunigiana

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Disfida degli arcieri
A Fivizzano la rievocazione di
una competizione avvenuta
nel 1572 e tramandata
da Frate Tommaso

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La Festa del Libro
A Montereggio di Mulazzo
tutte le piazze e le strade
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Castelli in Lunigiana
In Italia, la Lunigiana possiede
la più alta concentrazione
di antichi castelli...

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Il Giro della Lunigiana
Corsa ciclistica internazionale
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Elenco puntato - Il Giro della Lunigiana

Infiorate a Brugnato
"Per tetto un cielo di stelle e
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Orti di Pignone
Prodotti tipici della terra dagli
agricoltori delle valli del
Pignone e del Casale

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Pesca col rezzaglio
La foce del Magra ambiente ideale per questo tipo di pesca, vera e propria arte e attrattiva turistica
(Info, foto & video)

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Una fotografia costruita da chi era presente, ma di grande fascino. Fausto Coppi sfreccia davanti a un meccanico che solleva una ruota di scorta durante il record dell'ora al Vigorelli di Milano del novembre 1942

FAUSTO COPPI
il campionissimo
del ciclismo

Momenti delle sue imprese sportive attraverso interviste, racconti personali e aneddoti (1)   (2)

Fausto Coppi con la sua prima bicicletta che gli consentiva, ogni mattina, di andare a lavorare a Novi

Fausto con la sua prima bicicletta

Il "talent scouts" Biagio Cavanna, scopritore e massaggiatore di Fausto Coppi

Il massaggiatore Biagio Cavanna

Il manager Eberardo Pavesi fece firmare a Fausto Coppi il suo primo contratto da professionista, per la Legnano. In seguito, rimase sempre amico e consigliere

Eberardo Pavesi

Fausto Coppi in fuga sul Tourmalet

In fuga sul Tourmalet

Fausto Coppi seguito da Hugo Koblet e Pasqualino Fornara durante una salita del Tour de France

Al Tour con Koblet e Fornara

Fausto Coppi in fuga solitaria sullo Stelvio

In fuga sullo Stelvio

Fausto Coppi all'arrivo della tappa Grosseto-Follonica al 36° Giro d'Italia

Tappa Grosseto-Follonica al Giro 1953

Ottobre 1948 - Coppi, Totò, Isa Barzizza e Bartali conversano a tavola durante una pausa di lavorazione del film "Totò al Giro d'Italia"

Coppi, Totò, Isa Barzizza e Bartali

Il regista Mario Mattoli impartisce alcuni comandi di scena mentre Totò e Coppi si stringono la mano sotto gli occhi di Ricci - (lavorazione del film "Totò al Giro d'Italia")

Coppi attore in "Totò al Giro d'Italia"

Fausto Coppi in un momento di relax prima della partenza di una gara

In attesa della partenza...

Giro d'Italia 1954 - Sabato 5 giugno, nella giornata di riposo, Fausto Coppi si concede una gita in barca con l'avvenente Sàida Angelo (foto Paolo Costa)

In barca sul Lago di Garda

Fotografia con autografo di Fausto Coppi in gara, a suo tempo utilizzata anche per la pubblicità di una nota marca di accessori auto

Fotografia con autografo

Foto di famiglia di Fausto Coppi con la figlia Marina e la moglie Bruna, ai tempi in cui il loro rapporto si stava deteriorarndo. L'atmosfera è tesa e il campione ha un'espressione non serena (foto Paolo Costa)

Con la moglie Bruna e la figlia Marina

Il famoso passaggio della borraccia tra Coppi e Bartali

Il famoso passaggio della borraccia...

Lugano 1953 - Giulia Occhini compare ufficialmente accanto a Fausto Coppi che indossa la maglia iridata

La maglia iridata a Lugano nel 1953

 

Lugano 1953: Come si allenò Coppi in vista del mondiale? Quali rapporti aveva la sua bicicletta? - Quanto pesavano le sue gomme? - Cosa gli disse Cavanna prima della corsa?

 
Giulia Occhini al mare con i fligli Faustino e Loretta (1962)

Giulia Occhini al mare con i fligli (1962)

 

Altri momenti delle sue imprese sportive attraverso interviste, racconti
personali e aneddoti

 

Nella pagina principale,
i successi di Fausto Coppi
reportati dalle principali
testate sportive

 

Storia umana e sportiva
del "Campionissimo",
corredata di altre immagini

 
GIUGNO 1939 - In liguria la vittoria nella seconda "Coppa Canepa"
La seconda "Coppa Canepa" - valevole quale prima prova per il Campionato Ligure indipendenti - ha raccolto alla partenza un manipolo di ottimi atleti che hanno battagliato senza risparmio su tutto il percorso, rendendo la gara quanto mai interessante, come lo furono anche le precedenti corse di quest'anno nella nostra regione. Il bravo e modesto Coppi - con la sua vittoria - ha confermato la brillantissima prova del "Giro del Piemonte" e le affermazioni della "Coppa Rodinetti" e "Coppa Damiano". Egli, attualmente, si eleva di un grado su tutti gli altri concorrenti, sia per iniziativa che per resistenza.
Giudicato il momento favorevole alla fuga, allorquando la salita della Castagnola e il vento mettevano in difficoltà i compagni, li lasciava fiducioso di se stesso, li lasciava con facilità, conducendo per proprio conto il resto della gara.
Il Coppi si è acquistato una viva simpatia tra i nostri sportivi. E' dimostrato dagli incitamenti che ha avuto dalla folla - veramente numerosa - che assisteva al passaggio della gara lungo tutto il percorso e specialmente a Pontedecimo - Busalla - Novi - Tortona - Ronco - Serravalle. Il suo nome era da tutti ripetuto, come quello di un gran campione caro alle folle. Bravo Coppi!
Libero adattamento da un articolo de "Il Secolo XIX" del 12 Giugno 1939.
Sono le prime importanti vittorie di Fausto Coppi, che all'epoca correva come dilettante indipendente. E' solo all'inizio della carriera, ma già corre con la stoffa di un consumato campione, tanto da attirare le simpatie delle folle. Il 6 agosto del 1939 vincerà anche a Pugliola di Lerici (SP) - (
vedi pagina 2).
NOVEMBRE 1942 - ll record dell'ora al velodromo Vigorelli di Milano
Nell'autunno del 1942 riuscii a battere il record dell'ora.
La preparazione la feci come potevo, continuando a pedalare come portaordini al 38° Fanteria (mi chiamavano l'espresso-razzo del Reggimento), ed anche fruendo di qualche giornata di permesso: 20, 25, 30 Km. appena ogni volta, tutti in pianura e tiratissimi.
Dopo tentativi e discussioni con tecnici ed esperti, decisi di adottare per la grande prova il rapporto 52/15 (metri 7,38 di sviluppo) con pedivelle di mm. 170, contro il rapporto 24/7 (metri 7,31) con pedivelle di mm. 170 di Archanbaud; gomme di 120 grammi.
Il 7 novembre, giorno prescelto, c'era un po' di sole ad intiepidire l'aria di Milano.
Mi alzai presto, feci qualche chilometro in bici, i soliti massaggi, una colazione leggera ma sostanziosa, una passeggiatina a piedi di 200 metri. Alle 14 attaccai a pedalare sulla pista del Vigorelli. Quel che soffrii in quei 60 minuti lo lascio immaginare a voi.
Dopo i primi venti minuti, durante i quali i miei tempi si mantennero leggermente superiori a quelli del francese, sentii la pedalata appesantirsi e perdere di regolarità; reagivo a strappi, con quelle sgroppate furiose che portano momentaneamente un vantaggio e si risolvono poi in un rallentamento, per ripigliar fiato e forze. E proprio in quel punto faceva la sua comparsa un ventaccio gelido, che non era in preventivo.
La campana ad ogni giro mi condannava, segnando ritardi sempre più netti sulla tabella di marcia; credo che nessuno dei presenti fosse più disposto a giocare un soldino bucato su di me e mancavano ancora dieci giri circa alla fine. Proprio allora, inspiegabilmente, ebbi un ritorno di forze e marciai ad andatura da sprint, tanto da avvantaggiarmi di 31 metri sul record di Archanbaud; e mi sentivo di continuare per un'altra ora e più alla caccia di primati.
Fu un vero peccato che i presenti, nell'entusiasmo, non capissero i miei cenni e mi impedissero di proseguire. C'erano Cuniolo, Pavesi e tanti altri amici e consiglieri più cari che mai e preziosi in quel giorno per me.
Non fece bene poi Archanbaud a tentare di invalidare con motivi <barbini> quel record, ma lo capisco benissimo. Chi ha la fortuna di riuscire in un'impresa del genere, e sa quel che costa, difende gelosamente il suo primato come la cosa che ha di più caro nella vita, come un figliuolo. Ed io stesso proverei un grosso dolore il giorno che sapessi che qualcuno me lo ha strappato; e non mi darei pace, se in età ancora valida, finché non me lo fossi ripreso.
Mi dicono: "Perchè non ritenti tu stesso di battere il tuo primato, per darti un margine maggiore di sicurezza?". Il suggerimento è tentatore e ci sono anche grossi premi messi in palio da varie nazioni a stuzzicarmi. Ma il record dell'ora è una cosa troppo seria per avventurarvisi senza motivi fortemente fondati e senza una preparazione meticolosa. Tocca agli altri ora e, se qualcuno vuole, tenti. E se qualcuno riesce, allora toccherà nuovamente a me scendere in pista... Anche Oscar Egg faceva così...
Fausto Coppi - Libero adattamento da un'intervista a "Bici" di G. Zuccaro
GIUGNO 1947 - Dopo 7 anni, arriva il suo secondo successo al Giro
Per la seconda volta nella sua carriera Fausto Coppi vince il Giro d'Italia. Siamo nel 1947, sette anni dopo il primo successo, quando un giovane di belle speranze, neppure ventunenne, raggiunse la maturità lungo un cammino aspro ch'egli aveva seminato di vittorie clamorose conquistate dovunque, contro avversari d'ogni rango e Paese. Nell'intervista rilasciata alla "Gazzetta", Fausto parla del suo "Giro" appena vinto.
LA PREPARAZIONE - "Ho iniziato volutamente la corsa in ritardo di preparazione e riconosco di aver commesso un errore, grave - se volete - in quanto lo commisi anche l'anno scorso. Ho faticato durante le prime tappe e poichè Bartali andava forte, ecco che mi sono ritrovato subito in ritardo su di lui. La forma è poi venuta a poco a poco."
I
MPOSSIBILE ATTACCARE BARTALI - "Arrivato a Reggio Emilia nelle condizioni note, mi convinsi dell'inutilità e anche dell'impossibilità di attaccare Bartali prima delle Dolomiti. Nella parte centrale del Giro ci sarebbe voluta una tappa a cronometro per superare o quantomeno tentare di avvicinare il mio principale avversario. Forse ho deluso le aspettative di molta gente, ma non me la sono sentito di attaccare neppure nella Pescara-Cesenatico, a causa del forte vento contrario."
LA MIA GRANDE GIORNATA  - "Di fronte a Bartali mi sono solo difeso, finchè non è giunta la mia grande giornata. Ho studiato la situazione fino al Falzarego, per poi partire risolutamente all'attacco, mentre dietro Gino incorreva nell'incidente alla catena. Anch'io ho avuto un guasto meccanico, ma la cosa non mi ha preoccupato eccessivamente perchè stavo bene nel fisico e infatti, in discesa, ho guadagnato molto terreno. Sul Pordoi volevo fortissimamente conquistare la maglia rosa, anche per un impegno con gli sportivi che mi avevano sempre sorretto nello sforzo, per riconoscenza alla Bianchi e ovviamente per soddisfazione personale. Negli ultimi 40 chilometri della Pieve di Cadore-Trento ho faticato di più che in tutto il resto della tappa dolomitica, perchè il vento contrario mi ostacolava duramente nella marcia. Devo fare i complimenti anche a Tragella e agli altri meccanici della Bianchi che hanno reso quasi insensibili le conseguenze di un mio arresto per foratura (quarto incidente della giornata)."
GLI AVVERSARI  - "Bartali è stato ancora, e lo rimarrà a lungo, il mio più forte rivale. E' sempre un grande campione e, anche per questo, soprattutto per questo, sono contento di averlo battuto. Debbo riconoscere che tutti, io per primo, abbiamo sbagliato a valutare le capacità di Bresci: un errore che poteva costare molto caro. Maes mi ha impressionato più nella tappa di Lugano che in quella di Trento. Vista la sua età, è un atleta straordinario. Da Ronconi e Ortelli mi aspettavo di più: Ronconi ha avuto delle belle giornate, specie all'Abetone, poi nelle fasi cruciali della corsa il fisico non lo ha più assistito; non so spiegarmi invece la scarsa vena di Ortelli."
Quando il colloquio finisce, ad attendere Fausto nel corridoio ci sono Zambrini e Umberto Radaelli, il "mago" che nel 1940 lo aveva amorevolmente assistito durante il lungo cammino del primo trionfo al "Giro". Arriva anche Pellizza, il massaggiatore di quell'anno, il "mago" numero due, per effettuare un ultimo massaggio. I muscoli di Fausto erano ancora più preziosi del giorno precedente...
Sintesi da "La Gazzetta dello Sport" del 16 giugno 1947 - (art. Danilo Mazzucato)
OTTOBRE 1948: Coppi e Bartali attori nel film "Totò al Giro d'Italia"
Nel mese di ottobre del 1948 iniziano a Lecco le riprese del film "Totò al Giro d'Italia" del regista Mario Mattoli, al quale prendono parte molti volti noti del cinema italiano e un plotone di corridori professionisti, nel quale figurano anche Fausto Coppi e Gino Bartali.
E' presente naturalmente la "Gazzetta dello Sport", per raccontare l'atmosfera che si respirava in riva al lago e sulle montagne circostanti in quei giorni un po' insoliti...
"I corridori stanno in una sala appartata. Ogni tanto qualche cacciatore d'autografi riesce a giungere fin lì. E loro firmano: ci sono tutti o quasi, da Bartali a Magni, da Coppi a Casola, da Cottur a Ortelli, a Leoni, Lambertini e Malabrocca.
Li ha chiamati il regista Mattoli che ha iniziato le riprese di "Totò al Giro d'Italia".
Gli attori veri, Isa Barzizza, Valter Chiari, la più recente delle Miss Italia, debbono destreggiarsi fra selle e tubolari.
Ci sono anche le macchine delle Case. Aspettano fuori, pazienti, che questo giro stranissimo si metta in marcia. Pavesi si morsica la pipa e Tragella, ogni tanto, tasta una ruota di ricambio, come se Coppi, davvero, fra poco dovesse affrontare tre o quattro Pordoi. Ai corridori fa comodo la sede scelta per le riprese. Si preparano al Giro di Lombardia, spingono sulla strada di Bellagio, sgroppano su per il Ghisallo, sudano e fanno fiato. Fra una sudata e l'altra obbediscono a Mattoli e impressionano nastri di celluloide...
Entra Magni e dice: "Andiamo a punzonare!". Il cortile presenta la stessa atmosfera della "Gazzetta" alla vigilia della grande corsa a tappe.
"Prima il gruppo di Coppi e poi quello di Bartali!" grida Mattoli. Ciac, e si gira.
La folla non ha bisogno di fingere e i vigili han da fare sul serio. La gente grida e spinge, la macchina da presa guarda Coppi che si fa largo verso il tavolo della punzonatura.
Poi è la volta di Bartali, in abito borghese, principe di Galles marron e cravatta nocciola.
"Ora gridate ancora!" comanda Mattoli, e tutti si agitano attorno e quasi sommergono Corsi.
Tocca quindi a Totò. E' anche lui fra i concorrenti. Entra solo, in calzoncini e maglietta e si avvia alla punzonatura suonando una trombetta infissa sul manubrio della bici. Guarda la gente che ridacchia, ha una barba bellissima e i baffi appuntiti. "Fatemi una risata in faccia a 'sta barba" esclama. Tutti ridono e lui suona la tromba.
Fra poco andranno al Piano dei Resinelli dove Totò batterà gli assi.
Tutti si avviano alle salite. La signora Angela, titolare dell'albergo, ritira il naso dall'aria del cortile e si accorge di non aver fatto la polvere...
Libero adattamento da "La Gazzetta dello Sport" del 16 ottobre 1948 - (art. Gian Maria Dossena)
TOUR DE FRANCE 1949 - La tappa di Aosta, un giorno indimenticabile
Gli avversari, nel 1949, contavano molto su un preteso dissidio tra me e Gino e quel furbone di Binda non faceva nulla per smentire tale supposizione, che era invece del tutto infondata.
Così, nella tappa di Aosta al Tour de France la nostra intesa sbalordì tutti. Quella sera indossai la maglia gialla...
Il piano che avevamo studiato con Binda, la sera prima a Briançon, era che io e Bartali scattassimo insieme sul Piccolo San Bernardo. Qualcuno cominciò ad aprire gli occhi quando si arrivò a Briançon: io e Gino entrammo insieme in pista e, come sapete bene, tagliammo da buoni amici il traguardo. Io ero alla ruota del <vecchio>, che compiva quel giorno uno dei tanti suoi compleanni... L'indomani si annunciò come una nuova giornata campale. Il piccolo Robic non aveva nascosto ai suoi ammiratori di voler dare battaglia sull'Iseran; la consegna per noi rimaneva quella di stare in guardia, ma di attaccare a fondo, comunque, soltanto sull'ultimo colle. E così, infatti, avvenne...
Staccati Lazarides e Marinelli, rimanemmo soli sulla salita del San Bernardo, io e Gino. Bastava tra noi un rapido cenno d'intesa per dirci un'infinità di cose. Ad esempio, allorché si profilò un possibile ritorno di Marinelli, guardarci negli occhi, io e il <vecchio>, e poi alzarsi sui pedali e ristabilire le distanze fu tutt'uno.
Fu il Bartali a passare prima in vetta al colle. Il gioco sembrava fatto. Ma nella discesa che seguì (ci eravamo lanciati come due falchi) la sorte volle giocare uno dei suoi brutti tiri al mio compagno di fuga. Mi accorsi che Gino aveva forato quando, voltandomi indietro, lo vidi fermo sui bordi di un tornante. Rallentai come potei l'andatura e intanto andavo chiedendomi se convenisse attenderlo o invece affrontare il rischio di una lunga fuga solitaria verso il traguardo. Una caso di coscienza, come vedete, complicato da calcoli tattici, pur mentre dovevo fare attenzione a prendere con tutta prudenza le acrobatiche curve della china. proprio quel giorno Peverelli si era fatto una brutta ferita alla fronte cadendo nella discesa dell'Iseran.
Continuai la mia corsa, rattristato dal fatto di non avere più Gino al mio fianco e sempre incerto sulla condotta da tenere. Fortunatamente, ancora lontano dall'arrivo, riuscii a scambiare due parole con una staffetta motociclistica al seguito della corsa. Mi disse che Binda si era fermato con il Bartali, che Robic rinveniva pericoloso; a mia volta lo incaricai di chiedere a Binda istruzioni sul da farsi.
Vai! fu la risposta dell'ex campione del mondo. E potete credere che non mi feci pregare oltre. Arrivai ad Aosta con 5 minuti di vantaggio sul Bartali che era riuscito, nonostante una caduta, a riprendersi molto bene guadagnando a sua volta circa 5 minuti di vantaggio su Robic, giunto terzo.
Quella sera indossai la maglia gialla che dovevo portare vittoriosa al Parco dei Principi...
Fausto Coppi  -  libero adattamento da un racconto per la "Gazzetta dello Sport"
Il 1949 fu un'annata d'oro per Fausto Coppi che vinse il Giro d'Italia e il Tour de France, impresa fino ad allora mai riuscita ad altro corridore, sia italiano che straniero.
TOUR DE FRANCE 1952 - Le speranze del "Campionissimo"
D - Se fosse designato <leader> della squadra del suo paese al Tour '52, quali gregari sceglierebbe?
R - I miei compagni di squadra, quali Milano, Carrea e Crippa e quei corridori disposti a darmi aiuto. Del resto i nominativi dei prescelti sono tutti di mio gradimento.
D - Ritiene di avere maggiori possibilità di onorevole piazzamento o di vittoria finale?
R - Se tutto andrà bene, fisicamente e moralmente, punterò senz'altro alla vittoria.
D - Quanti chilometri ha percorso durante la stagione e in preparazione al Tour?
R - Circa 10.000
D - Quale corridore l'ha sempre maggiormente impressionata al Tour?
R - Koblet, perchè mi è parso il più completo e ora è il più in forma di tutti e il più attrezzato, fisicamente e moralmente, per vincere il Tour '52.
D - La sua maggiore ambizione è la vittoria al Giro di Francia '52?
R - Come popolarità, la vittoria del Tour sovrasta tutto, ma io preferisco il titolo mondiale. Di corse classiche vinte, nel mio stato di servizio ne mancano ben poche. Sarebbe veramente buffo se dovessi terminare la mia non mediocre carriera senza avere avuto la soddisfazione di indossare la maglia iridata!
Dopo la vittoria finale, il veto a Gino Bartali come futuro gregario...
Stavamo correndo la quarta tappa da Rouen a Roubaix. Ad un certo momento fuggirono alcuni corridori, la cui azione poteva diventare pericolosa per il vantaggio che andavano guadagnando e perchè non erano figure di secondo piano. Sicchè decisi di portarmi sulle loro tracce e, nel farlo, ritenni opportuno e logico chiamare in aiuto gli uomini della nostra squadra. Bartali, dal canto suo, non rispose all'appello e disse che proprio non se la sentiva di compiere lo sforzo dell'inseguimento. Più tardi, quando da inseguitore mi trovai io stesso nella fuga, Bartali balzò alla testa del gruppo, non certo per frenare, con gli altri tricolori, la marcia di coloro che inseguivano. Invece di rendermi un utile servizio, mi veniva a riprendere, trascinandosi dietro così quegli avversari che potevano invece subire una più pesante battuta d'arresto.
Per questo ho detto e ripetuto che considero Bartali, ancora di questi tempi, come uno dei più forti corridori d'Europa, ma che non potrà mai essere un gregario utile.
Per questa stessa ragione posi come mia condizione della partecipazione al Tour del '53 l'esclusione di Bartali dalla squadra tricolore. Volevo combattere il Tour da capitano, quale lo stesso Binda mi aveva riconosciuto. E così desideravo portare con me nove soldati, quelli che avevo scelti, di completa fiducia; tutta gente che lavora sodo e in corsa si muove sotto la mia guida.
Le mie condizioni non vennero accettate ed ho preferito quindi rinunciare alla corsa. Non è vero che la rivalità agonistica mi impediva di portare Gino con me, in Francia. La verità è che non potevo fare affidamento sul Bartali <gregario>, ne mi poteva servire un Bartali <corridore autonomo>. Non mi hanno capito, o meglio, non hanno voluto capirmi. E io ho preferito la rinuncia, piuttosto che sentirmi rinfacciare di aver vietato al <vecchio> Bartali di correre il suo ultimo Tour.
Fausto Coppi  - da un'intervista per la "Gazzetta dello Sport" e un racconto per "Lo Sport"
Freccia segnalazione link ad altra pagina  In altra pagina, Gino Bartali rivive quei momenti a modo suo...
Le critiche che seguirono la rinuncia di Fausto al Tour '53 furono perfino spietate, e lui giurò a se stesso di prendersi una sonante rivincita. In Svizzera, sul circuito di Agno, il 30 agosto 1953, si laureò Campione Mondiale su strada, indossando quella maglia iridata che considerava indispensabile al coronamento della sua inimitabile carriera sportiva.
Ricordi di Guillaume Driessens (*), che fu suo massaggiatore
"Coppi si comportava da aristocratico. Gli piaceva vincere soltanto grandi classiche e grandi giri. Era fenomenale a cronometro, ma soltanto sulle lunghe distanze, un grande arrampicatore e un forte discesista. Se la cavava meno bene in pianura e nelle volate, per via della sua longilinea corporatura.
Nell'alimentazione Coppi sceglieva accuratamente le proprie pietanze.
Rifiutava sempre le creme di verdura, i minestroni e la pasta. Mangiava solo legumi e carne, che sovente faceva macerare tutta la notte nel limone per paura della tenia.
Consumava dei pasti molto frugali, ma non disdegnava dei bicchieri di buon vino e amava anche la birra. Durante le corse però era completamente astemio.
Per i suoi tempi Coppi ha guadagnato moltissimo, decisamente di più dei suoi avversari..."
Libero adattamento da un'intervista al settimanale Panorama del 31-071969 - (Claudio Sabelli)
Per la cronaca Fausto Coppi aveva un peso forma di 74 Kg (invernale 78 Kg)  ed era alto 1,77 m.
(*)  Guillaume Driessens è stato anche il direttore sportivo del belga
Eddy Merckx, le cui vittorie sono state spesso comparate con quelle di Coppi, nel tentativo virtuale di stabilire chi dei due fosse stato il migliore ciclista di tutti i tempi.
Ostriche o tormenti sentimentali per un brutto Giro d'Italia 1954?
Siamo nel 1954 e si corre l'ennesimo Giro d'Italia. In testa alla corsa c'è un gregario di Koblet, lo svizzero Carlo Clerici, che alla fine vincerà con 24' di vantaggio sul suo capitano. Quel vantaggio abissale lo aveva accumulato nella tappa Napoli-L'Aquila, andando in fuga con altri comprimari. Un fuga in cui nessuno credeva, ma che arrivò in porto e che successivamente impedì il recupero dei più quotati nelle altre frazioni, anche perchè il Clerici, in salita, se la cavava proprio bene. Oltretutto ora è in splendida forma mentre le gambe di Fausto non girano a dovere. Il campionissimo è come svuotato di ogni energia. A Genova perde la calma e viene quasi alle mani con un tifoso che impreca contro di lui. Alla stampa dichiara: "I fischi, anche se fanno male si sopportano. Ma in questi giorni non sono in grado di sopportare anche gli insulti. Cosa possono saperne i tifosi di che cosa soffriamo noi quando i muscoli non rispondono alla volontà? Credono soltanto alle "cotte", alle cadute, alle forature. Ma noi siamo esseri umani come loro, abbiamo un morale come il loro! Quando su certe salitelle vedo andarsene 4 o 5 giovanotti e non riesco neppure a tenere la loro ruota, mi vengono le lacrime agli occhi..."
Secondo molti tifosi Coppi ha 34 anni e a quell'età Gino Bartali era già chiamato l'"intramontabile" o il "vecchio". Per altri non è questione di declino fisico ma morale: egli stesso ne è l'artefice, non la natura, né la malattia, né la giovinezza degli avversari.
Coppi quindi non perse il Giro del 1954 per le ostriche di Palermo, lo perse perchè fin dall'inizio gli mancò la volontà o la capacità di vincere le sorde preoccupazioni che lo angustiavano (la relazione con Giulia Occhini che al mondiale di Lugano era apparsa vicino al campione ndr).
Le ostriche di Palermo furono tirate in ballo dal fido Cavanna per accampare un malessere fisico del campionissimo. In pratica era successo che, per festeggiare la vittoria nella crono-squadre della prima tappa, in serata Coppi si era recato a mangiare fuori in compagnia del suo massaggiatore. Cavanna aveva ordinato dei frutti di mare; Fausto (che ne era ghiottissimo) ne aveva voluti assaggiare due o tre, nonostante l'opposizione di Biagio. Erano ostriche, procurate da un "ostricaro", poco fresche e neppure conservate nel ghiaccio. Coppi era stato male tutta la notte e il giorno dopo era ridotto uno straccio; i muscoli potenti delle cosce non rispondevano più, mentre Koblet e Minardi invece "volavano". Le ostriche furono quindi la versione ufficiale della Bianchi. Fino a Chianciano (neanche a farlo apposta) Coppi aveva sofferto dei postumi di quella indigestione e non aveva potuto alimentarsi correttamente. Questa spiegazione aveva temporaneamente tranquillizzato gli animi dei tifosi, ma in seguito non convinse più nessuno.
Dopo Chianciano, all'arrivo di Genova, Coppi era andato a mangiare a casa sua, a Sestri, e aveva spazzolato tutto quello che c'era in tavola. Lui stesso raccontò che i suoi lo avevano anche preso in giro: "Ma come? Mangi così tanto e vai così piano?". Insomma, si stava facendo largo la convinzione che la sua non fosse una crisi fisica, ma psicologica o sentimentale, dovuta alla relazione con Giulia Occhini...
Libero adattamento da un articolo con interviste, pubblicato sul settimanale Epoca del 13-06-1954
(Massimo Mauri - fotoservizio di Paolo Costa)
E' curioso notare come il ciclismo professionistico di quegli anni fosse comunque caratterizzato da un certo "fai da te" nei comportamenti degli atleti che non trova riscontro nelle corse moderne. L'alimentazione era molto libera. Coppi poteva consumare frutti di mare oppure tre polli in un giorno!
Da "La Gazzetta Sportiva" dell'11 aprile 1948 si apprende che anche Gino Bartali rischiò di non partecipare al 22° Giro della Toscana per un'indigestione dovuta alle ostriche. Grandi campioni e buone forchette!...
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