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Col Giubileo del 2000 è stata
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 A Gennaio 2008 il Parco Naturale Regionale del Magra è il territorio
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Nobili, vescovi, mercanti e pellegrini
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La "Valle dei borghi rotondi"
è anche conosciuta come
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Varese Ligure nel 1999 è stato il
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Elenco puntato - La Lunigiana  LA LUNIGIANA

La "Terra della Luna", in Italia,
ha la più alta concentrazione di
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circa 160. Alcuni sono bellissimi e perfettamente conservati... 

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La torre
medievale
di Casola

 

L'ARTE DELLE PIEVI

Nelle vicinanze del borgo di Casola in Lunigiana si trova la strada che collegava l’asse viario dalla Val di Magra alla Garfagnana, una variante della Via Francigena. Lungo questa arteria, rimangono oggi visibili solo pochi ruderi dell'Ospitale di Tea, antico ricovero per viandanti e pellegrini. L'edificio ospitò anche una pieve omonima. Il valico di Tea fu per secoli l'unico punto d'attraversamento percorribile per effettuare il tragitto da Lucca a Parma, sino a che la viabilità non venne trasferita nel fondovalle.

 Panorama del
centro storico
di Casola

Da visitare anche la Pieve di Offiano, dal gotico Offa o Auf, unico residuo di un presunto caposaldo militare a controllo delle comunicazioni fra la Valle del Serchio e la Lunigiana, innalzato appunto immediatamente dopo la caduta dell'Impero Romano. La chiesa sorge in mezzo ad un altopiano prativo, su una strada carrozzabile che si diparte dalla SR 445 per il Passo dei Carpinelli e la Garfagnana. L'edificio segue l'orientamento canonico est-ovest, legato alla simbologia paleo-cristiana della luce come rivelazione, ma il suo aspetto attuale è il frutto di vari rimaneggiamenti avvenuti nel tempo. La sua prima datazione sembra non precedere il 1000. Si ritiene che l'impianto primitivo fosse già di tipo basilicale, a tre navate, come suggeriscono capitelli corinzieschi rinvenuti in loco. A Codiponte (toponimo romano "Capite Pontis"), frazione di Casola, sovrastano il borgo i ruderi del Castello trecentesco mentre, nella piana alluvionale, sulla sponda destra del torrente Aulella, insiste la Pieve di Codiponte, in stile romanico, giunta intatta fino a noi anche perchè nascosta e protetta da costruzioni postume. Edificata tra il VII° e l'VIII° secolo, dedicata ai Santi Cornelio e Cipriano, rappresenta un raro esempio di basilica in stile protoromanico. L'immagine attuale della chiesa si deve ai vistosi rifacimenti del XIV secolo e l'impianto basilicale è a tre navate, separate da una doppia fila di tre colonne, che sostengono archi a tutto sesto. Alla meta del 1100 molto probabilmente risale la decorazione scultorea dei capitelli raffiguranti motivi floreali, sirene bicaudate, fiere, oranti ed atleti. Sono figure di significato allegorico, opera di maestranze ritardatarie, legate a schemi tendenzialmente ripetitivi. Nei libri delle Decime della Diocesi di Luni era già nominata, nel 1148, la Pieve di San Lorenzo, oggi nel territorio del comune di Minucciano (provincia di Lucca), praticamente al confine tra Lunigiana e Garfagnana.

 

CASOLA e L'ALTA VALLE AULELLA

Casola in Lunigiana, dal toponimo romano "Casuli", si è sviluppata nel medioevo su uno sperone roccioso costeggiato su due lati dai torrenti Aulella e Tassonaro, intorno ad un nodo viario di grande importanza per la Lunigiana, la Garfagnana e l'Emilia, in una zona montagnosa tra la catena Appenninica e quella delle Alpi Apuane.

CASOLA - La torre medievale oggi utilizzata come campanile La sua struttura urbana è rimasta intatta nel tempo ed è difesa da un triplice giro di mura. Dal IX secolo fu un possedimento del vescovo di Lucca  e dopo la pace di Castelnuovo (1306), stipulata da Dante col vescovo Camilla, Casola col suo territorio passa al marchese di Fosdinovo dei Malaspina dello "Spino Fiorito".
Lucca allarga la sua influenza in Lunigiana e Casola diventa l'ultimo baluardo lucchese contro gli insediamenti fiorentini di Caprigliola, Fivizzano e Gragnola, fino al 1496, anno in cui si dà spontaneamente ai Medici. Sotto il dominio di Firenze diventa sede di podesteria, che conserverà anche sotto il Granducato (1569-1777), ed un fiorente centro commerciale, molto conosciuta grazie anche alle coltivazioni dell'ulivo presenti sul lato destro del Tassonaro. Ed è in

questi anni che il borgo godette di un certo sviluppo e di benessere, ancora oggi leggibili nei vari edifici pubblici e privati.
Dopo una breve parentesi francese (1808), Casola diventa comune autonomo nel 1816, con un territorio identico a quello attuale. Nel 1844 subisce l'annessione forzata ad opera degli Estensi, per essere poi inglobata dal 1861 nel Regno d'Italia.
Appena alle spalle del vecchio borgo si trova la chiesa della Madonna del Carmine (secoli XVI - XVII), con altare in stile barocco e la cui decorazione interna è affidata alla bicromia dell'arenaria grigia e del marmo bianco di Carrara. Il ritrovamento sul suo sagrato di due capitelli in stile gotico induce a pensare che la sua costruzione possa essere avvenuta su una più antica cappella.
La chiesa parrocchiale intitolata a Santa Felicita è di origine romanica e la sua attestazione compare per la prima volta nelle decime bonifaciane del 1296-97.
Nel XV secolo l'edificio subì alcuni interventi di ristrutturazione, come indica un'incisione sulla testata d'angolo della parete sinistra.

CASOLA - Panorama del centro storico

Il borgo di
Ugliancaldo e le
Alpi Apuane

UGLIANCALDO - Panorama con sfondo le Alpi Apuane
Il rimaneggiamento più pesante avvenne invece nel XVIII secolo ed impresse il definitivo e inconfondibile stile barocco, sia all'esterno che all'interno. All'interno trovano posto altari in marmi policromi, un fonte battesimale con piletta d'acqua santa in marmo.
Pesantemente colpita dal terremoto che nel 1920 provocò diversi crolli e moltissime lesioni urbane,

Casola ha subito un considerevole ampliamento grazie alla costruzione di moderne abitazioni ai lati delle strade carrozzabili che confluiscono nella piazza principale dove è posta una caratteristica torre trecentesca, trasformata in campanile.
La torre medievale subì anch'essa notevoli danni e fu parzialmente ridotta in rovine. Un accurato restaurò consolidò la parte inferiore (meno danneggiata) e ripropose i motivi medievali del corpo cilindrico nel resto dell'alzata, con ottimi risultati ottici. Oggi è adibita a campanile.
Nel 1964, a poca distanza da Casola (località Reusa), lungo la mulattiera per Vigneta, è stata rinvenuta una statua stele di tipo arcaico di difficile collocazione cronologica. Il pezzo, ricavato da uno strato di arenaria locale, trova molta rispondenza con gli esemplari maschili della serie ritenuta più antica per la primitiva tecnica di costruzione. 

CODIPONTE  - Il centro storico e la moderna area urbana sottostante. Sul "Castellaro" i ruderi del Convento delle Clarisse, eretto nel 1400 e disciolto per Editto Granducale nel 1785

Codiponte:
A sinistra il
borgo, a destra
la Pieve.

CODIPONTE - La Pieve romanica (XII secolo), intitolata ai Santi Cornelio e Cipriano

La figura umana è vista nei suoi tratti essenziali, un'immagine schematica piuttosto che descrittiva, presumibilmente identificabile con quella di una divinità o di un mitico antenato. La Statua Stele di Casola in Lunigiana potrebbe perciò essere un idolo, forse già interrato sulle soglie dell'Età del Ferro, anche se nessun dato certo conforta questa ipotesi.
Nel luogo dove venne rinvenuta la Statua Stele di Casola è sorto un Parco Archeologico, che contiene un calco della scultura originale (conservata invece nel Museo del Piagnaro a Pontremoli).
A Casola in Lunigiana è doveroso visitare il Museo del Territorio dell'Alta Valle Aulella, uno dei Musei del Parco delle Apuane. Il complesso, dotato di servizi audiovisivi e didattici e collegato alla Biblioteca Comunale a all'Archivio Storico, è un raccoglitore e contenitore dell'identità culturale delle popolazioni locali ed è diviso in varie sezioni. In quella archeologica sono contenuti, tra gli altri, i reperti venuti alla luce nella Tecchia di Equi, nella Tana della Volpe, negli scavi di Luscignano e Codiponte. Nella sezione arte sacra e religiosità popolare vengono mostrati oggetti relativi alle funzioni liturgiche, tipici locali

CASOLA - Il Museo del Territorio intitolato all'illustre studioso Prof. Augusto Cesare Ambrosi

Il Museo
del Territorio
dell'Alta
Valle Aulella
a Casola

come le maestà (edicole con immagini o statuette raffiguranti la Madonna o i Santi), paramenti sacri ecc.
Questo centro polivalente di documentazione di tipo comprensoriale è inoltre di vitale importanza nella conservazione di quelle che sono le tracce della funzione socio-economica della famiglia lunigianese, dal cinquecento in avanti, con l'esposizione di arredi, corredi, stoviglie ecc. di varie epoche. Un museo quindi non concepito come

semplice raccolta di materiale ma strumento dinamico di una politica culturale intesa come servizio sociale.
Dal punto di vista economico la zona è vincolata alla sua conformazione orografica, che non consente grossi insediamenti produttivi.
Come in quasi tutte le località collinari della Lunigiana c'è una buona presenza di aziende agrituristiche e bed&breakfast.
Su territorio comunale sono ancora molto sviluppate le coltivazioni della vite e dell'olivo, la raccolta dei prodotti del bosco (legname) e sottobosco (principalmente funghi e castagne) ed i prodotti agricoli derivanti dagli allevamenti di bovini e ovini. La zona si presta molto anche alle battute di caccia, soprattutto quella al cinghiale.
Oltre ai luoghi di culto indicati a lato, nelle vicinanze di Casola sono molto caratteristici i borghi di Reusa, Regnano, Ugliancaldo e Castiglioncello.

 
Grafica di chiusura testo Grafica di chiusura testo Grafica di chiusura testo  Fotografie © GIOVANNI MENCARINI  
 
Titolo argomento - Urbanistica, usi e costumi dei romani nella Lunigiana Storica  Urbanistica, usi e costumi dei romani nella Lunigiana Storica

La città di Luni fu colonizzata con 2.000 cittadini romani, a ciascuno dei quali vennero affidati 51 iugeri e mezzo di terreno, pari in tutto a 257,5 Kmq circa, presumibilmente dislocati nelle immediate adiacenze del centro abitato e primo nucleo della futura provincia. Essa, nel VI° secolo d.C. sarà parte della Marittima Italorum, fascia costiera soggetta al potere imperiale di Bisanzio.
Alcune opere pubbliche ricordano ancora la conquista romana di tutte le terre posizionate ad est del fiume Magra e di molte anche ad occidente di esso, terminata nel 179 a.C.
A quel lungo periodo risalgono alcuni importanti sistemi di comunicazione come la Via Francesca, la Cassia e la Romea che da Lucca conduceva a Luni per terminare lungo la costa francese. La via Emilia (da Emilio Scauro) o Aurelia Nuova da Pisa, attraverso Viareggio e Massa, conduceva fino nell'Emilia.
Da uno stralcio della Tavola Peutingeriana, antica carta geografica della rete stradale dell'Impero Romano, considerata una copia medievale da un originale dell'età imperiale, si evince che dalla città di Luni si dipartivano tre strade. Una puntava verso occidente, arrivando in "Alpe Pennino" (identificato oggi comunemente come Passo del Bracco); la seconda proseguiva a levante lungo la costa tirrenica, passando per "ad Taberna Frigida" (la città di Massa) e "Pisis" (Pisa); la terza infine prendeva la via dei monti raggiungendo il "Forum Clodi" (forse l'attuale città di Fivizzano) e "Luca" (Lucca).
L'importanza delle vie commerciali ha alimentato attraverso il tempo un'efficiente organizzazione alberghiera. Non è noto il sistema di scambio degli antichi Liguri Apuani, come gran parte delle loro istituzioni. Inoltre l'archeologia non ha ancora fornito le prove dell'esistenza in Lunigiana di mansiones romane, ovvero di stazioni attrezzate per la sosta e il cambio dei cavalli, ne di grandi centri del periodo repubblicano e imperiale situati al di fuori della fascia costiera.
Stante l'impiego in grande stile di mezzi di trasporto su ruote, le asperità montuose venivano comunque affrontate solo in casi di estrema necessità. Tali zone si presentavano ancora malsicure perchè, molto probabilmente, erano divenute rifugio di alcune tribù indigene scampate alle deportazioni del 180 a.C.. Nonostante l'assoggettamento alla volontà dei vincitori, la familiarità dei luoghi avrebbe potuto essere di aiuto nella conduzione di sporadiche azioni di lotta.
L'amministrazione romana favorì lo sviluppo di un'economia più specializzata per garantire, tra l'altro, alle sue industrie un grosso mercato. Le antiche proprietà tribali vennero affidate ad un colono, spesso come mercede della sua partecipazione ad imprese militari, che le utilizzava come fundi agricoli; i compascui e una parte dei campi restano in mano alle comunità. Sussisteranno pertanto singole aziende agricole private e società pastorali meno organizzate (dedite soprattutto alla produzione di cibo), fino al XI° secolo quando il Vescovo di Luni diventa, in modo certo, il primo feudatario che dispone a proprio piacimento di un grande latifondo nella Valle dell'Aulella.
La colonizzazione delle genti capitoline instaurò sul territorio (forzatamente abbandonato dai Liguri Apuani) nuovi costumi, abitudini e civiltà. I nuovi abitanti, col tempo, occuparono paesi e castelli e dettero ad essi nomi di famiglie romane, di condottieri che avessero preso parte alla conquista, di centurioni ecc. Nella fattispecie, originarono così i nomi di Minucciano da Minucio; Sillano, Sillico, Sillicagnano da Silla; Gallicano da Galli; Ceserano e Ceserana da Cesare; Giuncugnano da Giunio; Mangliano da Manlio; Terenzano da Terenzio; Casciano da Cassio; Volsci da Volsci; Bibola da Bibuli; Equi dagli Equii, ecc.
Ai coloni romani si deve la conservazione dell'uso delle acque termali (di cui la Lunigiana abbonda), già notoriamente diffuso nelle loro metropoli. Costruirono anche un centro balneare in prossimità della
sorgente di Equi, per farvi le cure con le acque solforose.
I resti di un fabbricato assai ampio, con evidente sistema di muratura a reticolato, tipico dell'impero romano (a Roma molti edifici ancora si conservano costruiti in questo modo) furono rinvenuti durante gli scavi per le fondamenta dello stabilimento progettato a fine Ottocento.

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