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Archivio
di grandi eventi
nazionali ed internazionali,
inchieste, reportages su
quotidiani e riviste celebri |
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FINESTRE APERTE
SUL TERRITORIO |
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GENOVA
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Il capoluogo
della Liguria
ha il centro storico più grande
d'Europa. Nel 2004 è stata la
"Capitale Europea della Cultura"... |
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Close Up |
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Elementi urbani
e particolarità |
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Il Porto antico
La "Piazza sul
Mediterraneo", area
ristrutturata per le
Colombiadi del 1992 |
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Un menù interno a
questa pagina consente
di accedere a immagini
e informazioni sui
seguenti argomenti:
- La
Bolla
- Il Bigo
- Il galeone Neptune
- Via Balbi
- Giro Turistico
- Simboli Urbani
- Tradizioni del mare |
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Via XX Settembre
L'antica Via Giulia.
Strada elegante e
spaziosa, al primo posto
nel cuore dei Genovesi |
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seguenti argomenti:
- La
casa di Colombo
- Porta Soprana
- Teatro Carlo Felice
- Corte Lambruschini
- Castello d'Albertis
- Piazza della Vittoria |
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Centri d'interesse
Palazzi, chiese, musei,
biblioteche, gallerie,
che testimoniano la
ricchezza artistica e
culturale della città |
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Questa pagina
contiene
immagini e informazioni
sui seguenti argomenti:
- Casa
di Colombo
- Biblioteca Univers.
- Duomo S. Lorenzo
- I Forti
- Galleria Mazzini
- Palazzo Bianco
- Palazzo Ducale
- Palazzo Rosso
- Palazzo S. Giorgio
- Chiesa di S. Matteo |
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EUROFLORA |
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In
primavera, ogni 5 anni,
alla Fiera di Genova va in scena
lo spettacolo dei fiori per eccellenza.
I giardini più belli del mondo... |
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VIA FRANCIGENA |
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Col Giubileo
del 2000 è stata
definitivamente rivalutata
la via di Sigerico, che i pellegrini
percorrevano a piedi fino a Roma,
in segno di pentimento... |
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PARCO
DEL MAGRA |
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A
Gennaio 2008 il Parco Naturale Regionale del Magra è il
territorio
eco-certificato più esteso d'Europa... |
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LA VAL DI MAGRA |
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Nobili, vescovi, mercanti e pellegrini
lungo l'asse della Via Francigena.
Culture differenti
per storia e tradizioni,
nei secoli, si sono sovrapposte
e hanno permeato il territorio con
i segni del loro passaggio... |
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LA VAL DI VARA |
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La "Valle
dei borghi rotondi"
è anche conosciuta come
la "Valle del biologico" per le sue
produzioni agricole ottenute con
metodi antichi e naturali.
Varese Ligure nel 1999 è stato il
1° comune ecologico d'Europa... |
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LA LUNIGIANA |
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La "Terra
della Luna", in
Italia,
ha la più alta concentrazione di
antichi castelli. Se ne contano
circa 160. Alcuni sono bellissimi e perfettamente
conservati...
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ZENEIZE
a lengua çiû
bella d'u mundu
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La più celebre canzone
in dialetto genovese |
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Pronuncia,
proverbi, filastrocce, modi di dire, feste in dialetto
genovese... |
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Ma se ghe
penso |
Ma se ci
penso |
O l'ëa partïo, ma sensa na
palanca;
l'ëa za trent'anni e forse anche ciû:
o l'àia lottòu pe mette i dinae a-a banca,
pe poéisene ûn giorno tornâ in zû.
Per fâse a palassinn-a e o giardinetto
cö rampicante, e a cantinn-a e o vin,
a branda attaccä ai erboi a ûso letto
pe dâghe ûnn-a schennä seią e mattin.
Ma o figgio o ghe dixeiva: " No ghe pensâ;
a Zena, cöse ti ghe vêu tornâ?" |
Era partito, ma senza un
soldo;
erano già trent'anni e forse anche più:
aveva lottato per metter soldi in banca,
per poter un giorno tornar giù.
Per farsi la palazzina e il giardinetto
col rampicante e la cantina e il vino,
la branda fissata agli alberi, uso-letto
per darvi una schienata sera e mattino.
Ma il figlio gli diceva: "Non pensarci:
a Genova, perché ci vuoi tornare?" |
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GENOVA:
Mimo in San Lorenzo - Chiesa della Nunziata
- Galleria Garibaldi - Piazza della
Nunziata e inizio di Via Balbi |
Ma se ghe penso, alloa mi
veddo o mâ,
veddo i mae monti e a ciassa da Nunsiâ;
riveddo o Righi, e me se strenze o chêu,
veddo a Lanterna, a Cava e lazzû o Mêu.
Riveddo a-a seia Zena illûminä,
veddo là a Foxe e sento franze o mâ,
e alloa mi penso ancon de ritornâ,
a pösa e osse dove ò mae madonnâ. |
Ma se ci penso, allora vedo
il mare,
vedo i miei monti e la Piazza della Nunziata;
rivedo il Righi e mi si stringe il cuor
vedo la Lanterna, la Cava e laggiù il Molo.
Rivedo a sera Genova illuminata,
vedo là la Foce e sento frangere il mar
e allora io penso ancor di ritornare
a posar le ossa dove ho mia nonna. |
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GENOVA:
Skyline dal mare - Cortile e Portico di
Palazzo Ducale - Museo Luzzati a Porta
Siberia - Via Garibaldi |
L'ëa zà passòu do tempo,
forse tròppo:
o figgiêu o ghe dixeiva: " Stemmo ben,
dove t'êu andâ, papà, pensiëmmo doppo:
o viaggio...o mâ...t'ë vëgio; non convèn..."
Oh no, oh no, me sento ancon in gamba
son stanco e non ne posso proprio çiû:
son stûffo de sentî "Señor Caramba";
mi vêuggio ritornâmene ancon in zû.
Ti t'ë nasciûo e t'ae parlòu spagnollo,
mi son nasciûo Zeneise, e no ghe mollo. |
Era già passato del tempo,
forse troppo
il figlio gli diceva: "Stiamo bene,
dove vuoi andare, papà, ci penseremo dopo:
il viaggio...il mare...sei anziano; non conviene..."
Oh no, oh no, mi sento ancora in gamba
sono stanco e non ne posso proprio più:
sono stufo di sentir: "Señor Caramba",
io voglio ritornarmene ancora in giù.
Tu sei nato e hai parlato lo spagnolo,
io sono nato Genovese e non mi arrendo. |
Ma se ghe penso...
E senza tante cöse o l'è partïo,
e a Zena o gh'à formòu torna o sò nïo. |
Ma se ci penso...
E senza tante cose se n'è andato
e a Genova ha formato di nuovo il suo nido. |
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Le canzoni in genovese del maestro Attilio Margutti |
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Il brano "Ma se ghe penso" fu composta
dal maestro Attilio Margutti, uno dei più noti
compositori di canzoni genovesi.
A soli 18 mesi d'età, perduto il padre, restò
affidato alle cure amorevoli della madre e di una
zia, le quali lo avviarono ancora giovanissimo allo
studio del pianoforte. Dotato di una fresca vena,
cominciò presto a comporre musica da camera e per
banda. Ottenne la notorietà con la caratteristica "Serenatella
spagnola" che fece il giro del mondo e fu la
prediletta del noto chitarrista genovese Pasquale
Taraffo. Eguale successo ottennero "Violinata
czardas" , "Suona la mezzanotte",
"Sotto il nostro cielo". Come è noto,
a lui si deve la creazione della canzone genovese,
nata dalla fertile collaborazione con il poeta
vernacolo Costanzo Carbone. Fra le migliori canzoni
in dialetto genovese di Margutti vanno ricordate: "Tranvaietti
da' Doria", "Ciassa de Pontexello",
"Canson d'arvì", "Boccadase",
"Ma se ghe penso (Cappello -
Margutti)" e tante altre affidate alla voce del
compianto Mario Cappello. A Margutti spetta inoltre
il merito di aver portato per primo i complessi di
"varietà" sul palcoscenico del Giardino d'Italia,
del Politeama Genovese e del Teatro Verdi. Il
maestro se ne andò alla soglia dei novant'anni, nel
febbraio del 1963, mentre era ospitato nella casa di
riposo "Martinez" a San Fruttuoso. Lavorò fino
all'ultimo, portando a termine la partitura di
un'opera lirica in tre atti, il cui libretto di
Giuseppe Piersantelli trae ispirazione da una favola
sarda del 1400. |
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Da "Il
Secolo XIX" del 20 febbraio 1963 |
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A Zena, quande ûn o l'è affortûnou, se dixe ch'o l'à a
grigoa a due coe |
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A Genova,
quando uno è fortunato, si usa dire che ha trovato una
lucertola con due code |
"Da e prie che fan fissûa / ti spunti, grigoa. / Bello
l'è ammiate. / E quaexi sento /
fermase o mae respio pe no sciatâte."... |
" Dalle pietre che fanno fessura / tu spunti, lucertola.
/ E' bello ammirarti. / E quasi sento /
fermarsi il mio respiro per non spaventarti."...(versi
del poeta Sandro Patron) |
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Uno scioglilingua che qualcuno ha inventato per
accostare il genovese al cinese |
Un fratello domanda alla sorella: "Ci, nu ciòe ciû?"
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(Traduzione: "Francesca, non piove più?") |
La sorella risponde: "O sci, Cincìn, ciòe ancùn, ma
ciû ciàn ciàn"
(Traduzione: "Oh si, Franceschino, piove ancora, ma
molto più piano) |
Il teatro dialettale genovese di Gilberto Govi |
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Gilberto Govi (1885 - 1966)
dedicò tutta la sua vita all'affermazione di un teatro
dialettale genovese, di cui è stato l'esponente più
valido, a capo di una propria compagnia e con un
repertorio che, salvo poche eccezioni, fu scritto su
misura per lui.
Nacque nel popolare quartiere di Oregina e la sua
naturale predisposizione verso il disegno lo spinse a
frequentare gli studi dell'"Accademia di Belle
Arti".
Già da ragazzo cominciò a calcare l'angusto palcoscenico
del teatrino parrochiale di San Rocco, sino a giungere
gradatamente all'autorevole "Accademia
Filodrammatica Genovese". Nel 1914 fu tra i
fondatori della "Dialettale Genovese",
riportando successi a Sampierdarena, a Sestri Ponente e
anche in teatri più lontani, a Savona e a Chiavari.
Ad un certo punto però l'"Accademia" lo pose di fronte
ad un bivio: abbandonare il dialetto oppure essere
espulso dall'istituzione stessa. Govi scelse
quest'ultima strada. Era il 1916 quando prese la
decisione di dedicarsi anima e corpo al vernacolo, che
per quasi un cinquantennio gli regalò grandi
soddisfazioni.
Era dotato di una recitazione spontanea, fresca e
moderna. Anche la sua carica di umana e bonaria simpatia
contribuirono ad un successo che si estese in ogni parte
d'Italia e dell'America del Sud (la sua prima tournèe in
quei luoghi dove erano emigrati molti italiani risale al
1926), ingigantito nel 1955 da un ciclo di trasmissioni
televisive, registrate dal vivo, che lo fecero
maggiormente apprezzare anche dal grande pubblico.
In scena, Govi ebbe sempre a fianco come primattrice
la moglie Rina Gaioni (con la quale si era unito in
matrimonio nel 1917) e nella sua carriera artistica
prese parte a tre film, tra cui "Colpi
di Timone" (1942).
Tra le sue rappresentazioni meglio riuscite si
ricordano: "I Gustavin e i
Passalaegna" di E. Canesi; "Pignasecca
e Pignaverde" di E. Valentinetti; "Sotto
a chi tocca" di G. Orengo; "Colpi
di Timone" di E. La Rosa.
Era solito disegnare in proprio le maschere attraverso
le quali prendevano poi corpo sul palcoscenico i suoi
personaggi. Questo gli consentiva di tenere nota di ogni
espressione del viso, di ogni ruga, di ogni movimento
con cui avrebbe catturato l'attenzione degli spettatori.
A tal proposito, è giusto ricordare la sua magistrale
mimica durante l'interpretazione di Steva (Stefano, il
padre della sposa) nella commedia "I
manezzi per majâ 'na figgia"
(Gli
artifizi per maritare una figlia). |
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Conoscere il genovese attraverso celebri proverbi
(con traduzione) |
A-a Madonna da Candelora
de l'inverno ne semmo fora;
ma a ciæve e a nevâ
quaranta giorni han ancôn da passa. |
Alla Madonna della Candelora
dell'inverno ne siamo fuori;
ma a piovere e a nevicare
quaranta giorni hanno ancora da passare. |
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Chi lingua ha, a Romma va. |
Chi lingua ha, a Roma va. |
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Chi mâ intende, pêzo risponde. |
Chi mal capisce, peggio risponde. |
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Chi nasce matto, no guarisce mai. |
Chi nasce pazzo, non guarisce mai. |
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A veitaê a l'è unn-a sola. |
La verità è una sola. |
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A vorpe a perde o pei, ma non o vizio. |
La volpe perde i peli, ma non il vizio. |
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Bandêa vêgia, onô de capitanio. |
Bandiera vecchia, onore di capitano. |
Bezeugna mangiâ pe vive, no vive
pe mangiâ |
Bisogna mangiare per vivere, non vivere per
mangiare |
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Chi ciù spende, meno spende. |
Chi più spende, meno spende. |
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Chi dorme, no piggia pesci. |
Chi dorme non piglia pesci. |
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Natale a-o barcon, Pasqua a-o tisson. |
Natale al balcone, Pasqua al tizzone.
(Se a Natale è caldo da stare fuori sul
balcone, a Pasqua farà freddo da stare
vicino al fuoco del camino) |
Au ciaeu dâ candeia, u cannevasso pâ
teia. |
Al chiaro di candela, il cannovaccio sembra
tela.
(Alla luce di una candela, anche uno
straccio sembra un tessuto di pregio) |
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A tutto ghe rimedio, foea che a-a morte. |
A tutto c'è rimedio, fuorché alla morte. |
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A veitae a ven sempre a galla. |
La verità viene sempre a galla. |
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I amixi vêi sôn comme e musche gianche. |
Gli amici veri sono
come le mosche bianche
(molto rare). |
Chi è boxiardo, bezeugna ch'aggie bonn-a
memoja. |
Chi è bugiardo,
bisogna che abbia buona
memoria
(per ricordarsi le
bugie che ha detto) |
Ben, faeto pe forza, o va meno d'unn-a
scorza. |
Il bene, fatto per
forza, vale meno di una
scorza
(della buccia di un
frutto). |
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Chi sta con u lû impara a urlâ. |
Chi sta col lupo impara a urlare. |
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L'è mêgio nasce fortunae che ricchi. |
E' meglio nascere fortunati che ricchi. |
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Chi troppo voeu, ninte ha. |
Chi troppo vuole, niente ha
(nulla stringe). |
Chi no voeu ben a-e bestie, non ne
voeu manco ai crestien. |
Chi non vuole bene alle bestie, non ne vuole
nemmeno ai cristiani
(persone). |
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Di pugni in çê no se ne ghe poe dâ. |
Di pugni in cielo non se ne può dare. |
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Altri celebri proverbi li trovate anche a
Pagina 1
Pagina 2
e nelle pagine del Mini Dizionario |
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GENOVA
nel 2004 è stata la Capitale Europea della Cultura |
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