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Archivio
di grandi eventi
nazionali ed internazionali,
inchieste, reportages su
quotidiani e riviste celebri |
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FINESTRE APERTE
SUL TERRITORIO |
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GENOVA
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Il capoluogo
della Liguria
ha il centro storico più grande
d'Europa. Nel 2004 è stata la
"Capitale Europea della Cultura"... |
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Close Up |
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Elementi urbani
e particolarità |
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Il Porto antico
La "Piazza sul
Mediterraneo", area
ristrutturata per le
Colombiadi del 1992 |
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Un menù interno a
questa pagina consente
di accedere a immagini
e informazioni sui
seguenti argomenti:
- La
Bolla
- Il Bigo
- Il galeone Neptune
- Via Balbi
- Giro Turistico
- Simboli Urbani
- Tradizioni del mare |
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Via XX Settembre
L'antica Via Giulia.
Strada elegante e
spaziosa, al primo posto
nel cuore dei Genovesi |
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Un menù interno a
questa pagina consente
di accedere a immagini
e informazioni sui
seguenti argomenti:
- La
casa di Colombo
- Porta Soprana
- Teatro Carlo Felice
- Corte Lambruschini
- Castello d'Albertis
- Piazza della Vittoria |
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Il dialetto genovese
Un menù
interno a
questa pagina consente
di avere informazioni
sui seguenti argomenti:
-
Origini e influenze
- La pronuncia
- Mini Dizionario
- Ma se ghe penso
- Proverbi
- Filastrocche
- Modi di dire |
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Euroflora
Un menù interno a
questa pagina consente
di avere informazioni
sui seguenti argomenti:
-
Euroflora 2001
- Euroflora 2006
- Album fotografico
dal 1981 al 2006
- Storia di Euroflora
- Fiori della Liguria
- Villa Hanbury |
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L'arte di strada
Mimi, clown, acrobati
per il divertimento
di grandi e piccini |
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EUROFLORA |
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In
primavera, ogni 5 anni,
alla Fiera di Genova va in scena
lo spettacolo dei fiori per eccellenza.
I giardini più belli del mondo... |
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VIA FRANCIGENA |
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Col Giubileo
del 2000 è stata
definitivamente rivalutata
la via di Sigerico, che i pellegrini
percorrevano a piedi fino a Roma,
in segno di pentimento... |
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PARCO
DEL MAGRA |
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A
Gennaio 2008 il Parco Naturale Regionale del Magra è il
territorio
eco-certificato più esteso d'Europa... |
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LA VAL DI MAGRA |
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Nobili, vescovi, mercanti e pellegrini
lungo l'asse della Via Francigena.
Culture differenti
per storia e tradizioni,
nei secoli, si sono sovrapposte
e hanno permeato il territorio con
i segni del loro passaggio... |
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LA VAL DI VARA |
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La "Valle
dei borghi rotondi"
è anche conosciuta come
la "Valle del biologico" per le sue
produzioni agricole ottenute con
metodi antichi e naturali.
Varese Ligure nel 1999 è stato il
1° comune ecologico d'Europa... |
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LA LUNIGIANA |
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La "Terra
della Luna", in
Italia,
ha la più alta concentrazione di
antichi castelli. Se ne contano
circa 160. Alcuni sono bellissimi e perfettamente
conservati...
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Genova
(4) |
La perla del Mediterraneo |
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Le Colombiadi |
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L'Expo
1992, concepita
per il 5° centenario della scoperta dell'America, è stata l'occasione per realizzare modifiche
urbanistiche che hanno dato un nuovo volto alla città. |
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Alcuni centri di interesse culturale
Some fine arts centres |
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CASA DI CRISTOFORO COLOMBO
- Vico Dritto Ponticello (Piazza
Dante) |
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Quella
che viene indicata come la "casa di Cristoforo Colombo"
non è precisamente l'abitazione in cui il grande
navigatore nacque nel 1451, in un giorno imprecisato, ma
forse quella della sua infanzia. Cristoforo
Colombo
sarebbe infatti nato in vicolo
dell'Olivella, nel quartiere di
Portoria. Domenico
Colombo, padre del navigatore, si trasferì con la famiglia
nella casa di Vico
Dritto
Ponticello (fuori
Porta Soprana) nel 1455, quando
Cristoforo aveva quattro anni. L'aspetto attuale è il
risultato di un salvataggio operato alla fine del '700.
Dal 1887 il rudere è di proprietà del Comune.
Dall'ultimo restauro effettuato è possibile vedere
all'interno, attraverso un vetro appositamente
installato, l'originale posizione di una parte di
fondamenta della casa risalente al V secolo.
Per tutto il medioevo essa ebbe carattere di borgo
artigianale, destinato soprattutto alle attività
connesse alla tessitura della lana.
La "Casa di Colombo"
fa parte di quei monumenti che da anni sono stati
rivalutati e aperti ai turisti grazie all'interessamento
dell'Associazione
Culturale Genovese "Porta Soprana".
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BIBLIOTECA GOVERNATIVA UNIVERSITARIA
-
Via Balbi
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La vecchia sede della principale biblioteca genovese é
annessa al
"Palazzo dell'Università" di Via Balbi. A carattere
storico e letterario, frequentata da studenti e
studiosi, dispone di oltre 320.000 volumi, 100.000
opuscoli, 4.870 periodici. Nel corso della sua lunga
storia si è arricchita di cospicue donazioni, tra cui la
raccolta di libri intitolata a Manuel Belgrano,
la biblioteca del senatore Gerolamo Gaslini
e quella del Presidio
Militare.
A dicembre 2008 cerimonia, in Piazza Acquaverde, per la
consacrazione della nuova sede del prestigioso centro
culturale genovese, che sarà presto |
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ospitata nei locali del dismesso
Hotel Colombia, uno dei primi esempi a Genova di
stabile costruito in cemento armato.
Il trasferimento si rende necessario in quanto i locali
della storica biblioteca sono ormai inadeguati alle
esigenze di universitari e studiosi. Il nuovo progetto
era stato voluto nel 2002 dall'allora
direttore della Direzione Generale per i Beni Librari,
Francesco Sicilia, con l'intento di
valorizzare la cultura del libro ed avvicinarla alle
moderne tecnologie. I primi lavori sono iniziati nel
settembre del 2004 e hanno posto mano al restauro
della facciata e delle opere strutturali
per allestire il magazzino librario sotterraneo. Grande
cura è stata posta nella conservazione e restauro
dell'apparato decorativo monumentale e dei serramenti.
Il nuovo polo della vita culturale genovese avrà a
disposizione spazi per circa 12.500 mq e 755
posti. Degli oltre 300.000 volumi, 950
saranno a scaffale aperto.
La nuova struttura, ubicata
nella zona di Genova-Porta Principe, supporterà
gli studi universitari e assicurerà un' informazione
generale in ambito culturale, turistico, giuridico e
commerciale.
I locali della nuova Biblioteca Universitaria saranno
anche teatro di mostre, conferenze, convegni, il tutto
con l'ausilio didattico di moderne informazioni e
tecnologie digitali.
Il termine dei lavori e l'apertura ufficiale sono
previsti nel 2011. |
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DUOMO DI SAN LORENZO -
Piazza San Lorenzo |
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Secondo la tradizione popolare, fu eretto sul luogo ove
albergò il Santo quando, recandosi dalla Spagna a Roma, si trovò
di passaggio a Genova (260).
Costruito in posizione decentrata presso le mura carolingie,
con i proventi dell'impegno genovese durante la prima crociata,
il Duomo di San Lorenzo impresse, con la sua presenza, una
svolta importante allo sviluppo urbanistico della città. Ebbe
speciale dignità nel 985, quando vi fu trasportata la sede
episcopale, con la cessata esistenza della Cattedrale a San
Siro. La chiesa fu riedificata dai consoli nel 1100 e consacrata
da Papa Gelasio (1118). Assunse la dignità metropolitana nel
1133, quando Innocenzo II conferì ai presuli genovesi il rango
di arcivescovi. Il duomo di Genova conobbe però l'aspetto
attuale nel XIII secolo quando maestranze francesi ne
impostarono la facciata sul modello delle cattedrali della
Francia settentrionale ( Chartres,
Rouen, Nantes
). San Lorenzo subì gravi danni nel 1296 a causa di un
incendio ed in seguito ad un'esplosione di polveri nel vicino
palazzo vescovile. Nel 1550 lavori di restauro che rimasero
incompleti furono affidati a Galeazzo Alessi. |
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E' il principale tempio di Genova e si presenta col
fianco sulla Via San Lorenzo e la facciata sulla piazza,
con aspetto severo e grandioso. San Lorenzo è in Genova
un monumento legato alla storia cittadina che si svolse
intorno a esso; ricorre ad ogni momento nei ricordi
delle feste, nelle ordinanze comunali, nei legati.
Contiene le spoglie di San Giovanni Battista,
patrono del capoluogo ligure, sbarcate a Capo d'Arena
presumibilmente il 6 maggio dell'anno 1098.
La successione dei lavori architettonici fece sì che
attualmente presenta tre stili: romanico, gotico e
rinascimentale. La facciata è di marmo, a zone bianche e
nere. Ai lati della
spaziosa scalinata sono
due leoni in marmo di Carlo Rubatto.
I tre portali (metà del secolo XIII), dalla svelta
arcata acuta, sono ornati da fasci di colonnine esili, a
disegno alterno di marmi bianchi e neri. Nel timpano
centrale, Cristo in gloria fra
i simboli degli Evangelisti; più sotto il
Martirio di San Lorenzo
in un bassorilievo posato sull'architrave, ornato di
pitture lombarde del Rinascimento (secolo XVI) e retto
da due stipiti nei quali sono scolpiti bassorilievi
raffiguranti a sinistra i
Misteri di N.D., a destra la Genealogia di Cristo. |
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All'angolo di destra della facciata si eleva il
campanile, ultimato nel 1522; vi lavorarono Michele
Pessolo, Pietro Carlone,
Domenico da Caranca. E' ornato ai piedi da una
statua reggente un disco, ridotto ad orologio solare,
popolarmente detta l'"Arrotino".
Sulle grandi finestre, alcune statue di scuola pisana.
Nel fianco destro della chiesa (Via San Lorenzo) sono
collocati i resti di sculture medievali e si apre la
porta romanica di San Gottardo, sulla quale, nel secolo
XV° si costruì la loggetta. Più avanti l'arca di
Antonio Grimaldi, trasportata qui dalla commenda di
San Giovanni di Prè. Nel fianco sinistro vi sono
resti di sarcofaghi ellenisti e romani, trovati negli
scavi della chiesa, e il portale romanico detto di San
Giovanni. L'interno è severo, solenne e imponente, ma
allo stesso tempo semplice e vario. Presenta tre navate,
sostenute da colonne corinzie in pietra che sorreggono
il falso matroneo. Il soffitto della navata grande fu
alzato nel 1550 e la cupola è su disegno dell'Alessi.
Conserva opere di Luca Cambiaso, Giovanni Carlone, Carlo
Barabino e F. Barocci.
La Cappella di San Giovanni Battista è una realizzazione
dei Gagini (1450).
Nella cripta della cattedrale è stato ordinato nel 1956
dall'architetto Franco Albini e dalla dott.sa
Caterina Marcenaro il "Tesoro".
Questo piatto, reliquia dell'Ultima
Cena di Cristo, avrebbe accolto la testa di
San Giovanni Battista dopo la decapitazione. Secondo
la tradizione, sempre nell'Ultima
Cena
con il "Catino di smeraldo",
portato a Genova da Guglielmo Embriaco nel 1101, sarebbe
stato servito l'agnello. Studi più recenti indicano il
reperto come un composto di vetro verde di epoca romana.
Altri oggetti sono: le arche delle presunte ceneri del
Battista, portate a Genova durante la
Prima Crociata (1098), la preziosa croce degli
Zaccaria e un reliquiario di arte bizantina del XII
secolo.
All'interno della cattedrale sono custoditi
pregevolissimi quadri ed affreschi dei più noti pittori
delle scuola genovese, i quali profusero a piene mani la
loro caratteristica arte per abbellire il loro massimo
Tempio. |
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LE MURA E I
FORTI |
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Uno degli
aspetti più appariscenti del panorama collinare che circonda
Genova è il complesso delle opere difensive: 19 chilometri di
mura, una ventina di forti e altrettanti appostamenti campali,
oggi in gran parte scomparsi. A questo imponente sistema la
città affidava, alla fine del Settecento, la sua fama di essere
la
fortezza più munita d'Europa, un luogo inespugnabile sia per
attacchi portati dal mare, che via terra. Ancora oggi i Forti di
Genova costituiscono un enorme patrimonio culturale e uno
spettacolare colpo d'occhio sulle colline dietro la città.
Ricordano i fasti di
Genova Repubblica Marinara e delle sue strategie
di difesa architettate per tutelare il proprio territorio a
causa della sua particolare conformazione orografica.
La cinta delle Nuove Mura fu costruita in poco meno di quattro
anni, tra il 1629 e il 1633, da un esercito anonimo di
sterratori, scalpellini, muratori - chi dice 800, chi
addirittura 3.000 - suddivisi in 28 squadre dirette dai migliori
capidopera del momento. Molti di questi "scarzeratori" o
piccoli impresari venivano per tradizione secolare dalla
Lombardia: così i Cantone, i Bianco, i Lurago;
ma un buon numero era anche ligure: i Boero, Scaniglia
e Francesco da Nove "architetto camerale" che
qualche anno dopo, assieme al Ponsello, altro genovese,
fu assistente alle fondamenta del Molo
Nuovo.
Il progetto delle Nuove Mura, di cui i genovesi andavano molto
fieri, risale al periodo fra il 1626 e il 1628. Tutte le fonti
sono concordi nell'affermare che l'opera, per lo meno nella sua
ideazione di massima, venne concepita da un frate domenicano
Vincenzo Maculano da Fiorenzuola d'Arda (1578-1667) che
aveva fama di essere un insigne studioso di matematica. Al
termine della sua attività al servizio della Repubblica
Genovese, il Maculano andò a dirigere le fortificazioni di Malta
e infine, ormai cardinale, si stabilì a Roma per verificare, in
nome di Papa Urbano VIII, la costruzione della cinta
gianicolense.
A sovrintendere i lavori di costruzione delle Nuove Mura di
Genova fu nominato Giovan Battista Baliani, uomo di
scienza e amico di Galileo Galilei. Al Baliani venne
affidato il compito di calcolare e verificare sul posto ogni
angolo saliente o rientrante dei bastioni, la distanza tra un
bastione e l'altro e la loro lunghezza, che a Genova per la
prima volta nella storia dell'architettura militare, assunse una
notevole dimensione. E' curioso scoprire che il Maculano non
presenziò mai alla costruzione delle mura, ma fu sempre prodigo
di consigli e raccomandazioni, attraverso le sue epistole
spedite da Gavi.
Un primo restauro e recupero dei Forti genovesi avvenne agli
inizi del '900 per farne dei punti di appoggio militari.
L'ultimo è stato curato dal Demanio Italiano che ne è il
proprietario.
Oggi sono meta di turisti, escursionisti, appassionati di
trekking e mountain bike e di molti genovesi che vi fanno la
passeggiata domenicale o i pic-nic nelle aree verdi attrezzate
dei parchi circostanti. |
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GALLERIA MAZZINI |
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Costruita
contemporaneamente alla contigua Via Roma tra il 1874 ed il
1875, fu realizzata in stile Liberty
e dotata di quattro gigantschi lampadari in bronzo, fusi a
Berlino, che tuttavia durante l'ultimo conflitto furono
sacrificati. Dal 1926 è la sede ufficiale della
Fiera Annuale del Libro.
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PALAZZO BIANCO (Museo Artistico) -
Via Garibaldi -
(UNESCO WORLD
HERITAGE CENTRE) |
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La pinacoteca di palazzo Bianco è oggi la principale
raccolta d'arte di Genova. E' ordinata in una ventina di
sale ed è particolarmente importante per l'ampia
panoramica che offre sugli artisti genovesi dal XIII al
XVIII secolo (conserva il famoso
"Trattenimento in un giardino di Albaro" di
Alessandro Magnasco) nonchè per le numerose opere di
pittori fiamminghi ed olandesi ( Memling, G.David,
Rubens, Van Dyck, Steen, Cuyp, Van der Neer ).
Accoglie inoltre dipinti di scuola italiana (Filippino
Lippi, il Veronese, il Caravaggio), olandese (Steen,
Cuyp, Van der Neer), francese (Vouet, Lancret) e
spagnola (Murillo e Zurbarán). Nel 1884 la proprietaria,
Maria Brignole Sale, duchessa
di Galliera,
lo donò al Comune di Genova con l'unica condizione che
venisse adibito a galleria d'arte. E così fù....
Il palazzo è di origine cinquecentesca, trasformato e
ingrandito agli inizi del XVIII secolo. Gravemente
danneggiato durante l'ultima guerra fu restaurato su
progetto di Franco Albini e aperto al pubblico
nel 1950.
Di pregevole fattura il pallino
di seta purpurea ricamato, donato alla città nel
1261 dall'imperatore bizantino Michele VIII
Paleologo. |
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PALAZZO DUCALE -
Piazza Matteotti
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Costruito in parte sul tracciato delle mura cittadine
innalzate all'epoca del Barbarossa (1155-1163),
occupa oggi con la sua vasta e articolata struttura
l'area tra la centrale Piazza De Ferrari e
l'Arcivescovado, protendendo i due corpi laterali a
racchiudere
l'ampio cortile. Fu progettato e costruito a
partire dal 1591, da Andrea Ceresola, detto il
Vannone, nativo di Lanzo
(Como). Fu sede del Governo della
Repubblica di
Genova ed in seguito della
Repubblica
Ligure sino al 1805, nonchè residenza
coatta dei Dogi, fortezza e teatro di eventi storici
straordinari.
Nel luglio del 2001 è balzato all'onore delle cronache
per essere stato la sede del G8. |
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PALAZZO ROSSO (Museo Artistico) -
Via Garibaldi -
(UNESCO WORLD
HERITAGE CENTRE) |
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Palazzo Rosso fu costruito molto probabilmente
dall'architetto lombardo Matteo Lagomaggiore
per incarico di Ridolfo
e Gio Francesco Brignole Sale.
La costruzione fu iniziata nel 1671 ed ultimata nel
1677. Il palazzo, che prende il nome dal colore
originario della facciata, fu per due secoli residenza
dei Brignole Sale. Nel 1874 venne donato al Comune di
Genova da Maria Brignole Sale,
duchessa di Galliera. Anche questo edificio è adibito a
galleria d'arte pur non essendo una pinacoteca nel vero
senso del termine. Nelle sue dipendenze sono conservate
raccolte di ceramiche, di monete, di disegni, di stampe.
Un patrimonio enorme, se si considera che gli oggetti
mobili esposti nelle sale insieme a quelli ordinati nei
depositi del palazzo ammontano ad oltre
44.000 esemplari. Questa fastosa dimora nobiliare
è ricca di affreschi dei maggiori pittori del Seicento
ligure e contiene un'eccezionale quadreria con dipinti
raccolti in un'arco di più di 200 anni dalla famiglia
Brignole-Sale. Tra questi spiccano i ritratti di
famiglia opera di Van Dyck, Rigaud, von Maron, Gross.
L'edificio ospita anche il
Gabinetto Disegni e Stampe e l'Archivio
Fotografico del Comune.
LA FAMIGLIA BRIGNOLE SALE |
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Quanto
i Brignole fossero ricchi e importanti a Genova è presto
detto: di stirpe antichissima, abitavano in questo
palazzo, fra i più belli della città, fastoso e
raggiante di ori e di damaschi. Si erano abituati a
farsi ritrarre dai più celebrati e pagati pittori del
tempo. Già agli inizi del Settecento, le loro sale erano
una galleria sola di ritratti famosi: Antonio Van
Dyck ospitato, alloggiato, corteggiato in famiglia -
un secolo prima - aveva dipinto la severa e regale
Geronima e la figlioletta Raggia compresa
dell'eccellenza materna e dell'immortalità dell'artista;
Antonio Giulio Brignole Sale, poeta marinista e bel
cavaliere; Paolina Adorno, dal volto paffuto e
dagli occhi ambigui, ritta in una fonda varietà di
broccati. E Van Dyck si era anche invaghito di quelle
donne sottili ed eleganti, morbide e proibite. E
un'altro pittore, il ritrattista del Re Sole, era salito
a Palazzo Rosso: era Hyacinthe Rigaud e vi aveva
dipinto il Doge di Balilla della fortunata cacciata
degli austriaci, Giovanni Francesco Brignole. Non
a caso l'educazione di Anna Pieri, tutta
sprizzante umorismo e mondanità, si verificava giorno
per giorno nello splendore secolare di quei ritratti e
subito fuori di casa, nella "Rue de Rois", dove i
palazzi tutti simili nella magnificenza ordinavano
prospettiva e architettura in un rigoroso stupore. I
Brignole, anche il doge delle "cinque giornate" che il
Rigaud aveva dipinto entro una rutilante armatura sullo
stile e con i modi ambiti e abituali alla corte di
Francia, erano pacifici già da qualche secolo e più
votati alla diplomazia che alle ardimentose gesta.
Passato con altera dignità in tutte le corti d'Europa,
si ricorda Antonio Brignole Sale, marchese di
Gròppoli, genovese, pronipote di dogi, astuto e
brillante diplomatico, talmente raffinato e riflessivo
da apparire imperturbabile e a volte insensibile, come
lo mostra un calligrafico ritratto di Edoardo von Heuss.
Ultimo di una famiglia di dogi, educato dalla madre
senese Anna Pieri - una rarità per Genova del fine
Settecento - parlava correttamente quattro lingue, tanto
da trovarsi sempre perfettamente a proprio agio sia a
Genova, quanto a Parigi, Madrid, Vienna o Londra. Maturò
la sua giovinezza a Parigi. Esordì in diplomazia al
Congresso di Vienna, subito brillante antagonista del
principe di Metternich. Incuriosì la regina
Vittoria d'Inghilterra, stupì tutti
all'incoronazione dello zar Nicola I°, quando
arrivò a Pietroburgo da ambasciatore ma con carrozze
proprie, per non gravare le finanze del regno sabaudo.
Però vi aveva fatto apporre, con splendore e
naturalezza, le insegne appaiate dei Savoia e dei
Brignole. Il fatto suscitò l'ammirazione dello zar, che
esclamò: "Le grand Ambassadeur du petit rois" -
Il grande ambasciatore del piccolo re (basso di
statura).
In precedenza, durante il regno di Vittorio Emanuele
I, il giovane ex prefetto napoleonico aveva
strappato l'ammirazione di Talleyrand per avere
tenuto testa al Metternich. Il re, non se la sentì di
inviarlo subito a Parigi come ambasciatore, ma lo
incaricò di una missione in Toscana dove i rapporti con
il granduca non erano facili per via delle antiche
controversie di confine in
Lunigiana e per regolare il servizio di
polizia marittima che le navi sarde esercitavano anche
per conto del granducato. La destinazione fu comunque
gradita ad Antonio perché Firenze non era poi così
lontana da Genova e perché i Brignole
possedevano terre
e ville nella stessa Lunigiana e nelle campagne di Siena.
L'ultimo atto della sua intensa vita diplomatica,
passata in tutte le corti europee, lo compì nel 1857
quando, in un memorabile discorso al senato di Torino,
si oppose fermamente al trasferimento dell'Arsenale
Militare da Genova a La Spezia voluto dal governo.
Ipotizzava ancora immutabile il regno di Sardegna, che
invece quattro anni dopo diventò il regno d'Italia,
fatto che ne causò le dimissioni dal senato stesso.
Pochi anni dopo la morte. |
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PALAZZO SAN GIORGIO -
Via della Mercanzia |
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E' il risultato della fusione di due edifici,
uno medievale ed uno cinquecentesco. Una coraggiosa
operazione di restauro, condotta a termine alla
fine del secolo scorso, ci consente oggi di
distinguere i due corpi, almeno all'esterno. In
origine il mare lambiva la base dell'edificio,
proprio al limitare del bacino del
Mandraccio, primo nucleo del porto a
ponente del Molo
Vecchio. Dirimpetto a Palazzo San
Giorgio, ancora nel secolo XIX, esisteva la
calata del Ponte Reale, località di attracco per
la galea del Doge. Il corpo medievale, visibile
dal lato monte, è infatti la
parte superstite del
Palazzo
del Mare, |
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fatto costruire da Guglielmo
Boccanegra nel 1256 (come ricorda
un'iscrizione sopra la loggia) per adibirlo a
sua dimora privata e quindi, nel 1260, adattato
da Frate Oliverio
a sede dei Capitani
del
Popolo
(palazzo delle Compere
di San Giorgio, in stile gotico, le
cui pietre furono importate dall'oriente). Nel
XIV secolo ospitò la dogana e alcune
magistrature di controllo dei traffici portuali
e di esazione fiscale.
Nei piani superiori, dal 23 aprile 1407,
trovarono collocazione gli uffici del Banco
di San Giorgio, primo esempio di banca a
livello mondiale, amministrante l'intero debito
pubblico dello stato genovese. I
mercanti-banchieri della "superba" furono anche
gli inventori della cambiale e delle prime
polizze |
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assicurative sulle merci. Nel '500, insieme ai
notai della Loggia di Banchi, diedero
vita al primo esempio di Borsa Valori,
utilizzata soprattutto come servizio dei
mercanti portuali.
Nel 1570, a causa di questo continuo
accrescimento delle funzioni del Banco, lo
stabile venne ampliato |
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verso il mare e il prospetto principale fu
dapprima affrescato dal Semino, quindi (nel
1608) da Lorenzo Tavarone
e in seguito da altri celebri artisti. La
corrosione della salsedine marina e le manie di
rifacimento hanno fatto si che oggi nulla si
conservi dei dipinti originali.
Il Banco di San Giorgio fu sciolto nel 1805
per volontà di Napoleone Bonaparte.
Alla fine dell’Ottocento, il complesso edilizio
venne restaurato da Alfredo |
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D’Andrade, direttore dell’ufficio per la
conservazione dei monumenti del Piemonte e della
Liguria che ricostruirà i più significativi
spazi all’interno: sala
del Capitano del Popolo,
Manica Lunga e
Manica Corta.
Nel 1889 ci furono delle accese polemiche sul
cosiddetto "avancorpo" di Palazzo San Giorgio,
la parte più antica che si può osservare nella
prima foto sopra a sinistra. Il manufatto
medievale, secondo larghi strati dell'opinione
pubblica, nuoceva gravemente alla viabilità
cittadina e ai traffici commerciali. Ne veniva
chiesto addirittura l'abbattimento.
Alla fine però prevalsero i fautori della
conservazione, per esigenze di carattere
artistico e culturale.
A ricordo delle glorie della Superba, sotto il
loggiato sono infisse due teste di leone, tolte
dai Genovesi al Pantocratore, un palazzo
che i Veneziani possedevano a Costantinopoli.
La leggenda vuole che nelle segrete di Palazzo
San Giorgio Marco Polo abbia dettato al
compagno di cella, Rustichello da Pisa, "Il
Milione", cioè le memorie dei
suoi viaggi nel favoloso Estremo Oriente.
Al primo piano è ben conservato il
Salone delle Congreghe,
ornato delle statue di coloro per la cui opera
lo stendardo di San Giorgio combattente col
drago, emblema del Banco di San Giorgio, impose
rispetto e riconoscenza al mondo finanziario e
politico del tempo.
Dal 1903 Palazzo S.Giorgio è sede dell'Autorità
Portuale di Genova. |
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CHIESA DI SAN MATTEO - Piazza San Matteo |
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Sorse come cappella gentilizia nell'anno 1125 per iniziativa di
Martino Doria. E' uno degli esempi più evidenti della
commistione frequente nei monumenti genovesi tra architettura
gotica e rinascimentale. Nel 1278 i Doria, in
concomitanza della ristrutturazione della piazza, intorno alla
quale sorsero i palazzi di famiglia, decisero di abbellire
l'edificio sacro, che fu rifatto dalle fondamenta, nello stesso
luogo del precedente, ma molto più vasto ed in stile gotico.
Negli anni succesivi, tra il 1300 ed il 1310, fu aggiunto il
chiostro. La chiesa fu trasformata ancora alla metà del
Cinquecento per iniziativa di
Andrea Doria: vi lavorarono
dapprima Giovanni Angelo Montorsoli e quindi Giovanni
Battista Castello
detto "Il
Bergamasco" e Luca Cambiaso.
La chiesa si trova a lato del Palazzo di Branca Doria. La
facciata è molto semplice, scarna di elementi decorativi.
L'unico ornamento è un antico mosaico raffigurante San Matteo,
posto nella lunetta del portone. Sotto la finestra di destra è
collocato un sarcofago romano contenente le ceneri di Lamba
Doria, lo stesso che asportò da Curzola la preziosa opera
scultorea risalente al III-IV secolo a.C.
Nella battaglia dell'Isola di Curzola
(1298) i Genovesi sconfissero la flotta veneziana,
catturando circa 7.000 prigionieri e il comandante nemico,
Andrea Dandolo, che poi si suicidò in carcere. Lo scontro
navale rimase famoso perchè tra i prigionieri veneziani c'era
anche Marco Polo, da poco rientrato dai suoi viaggi in
Estremo Oriente.
L'interno è impreziosito da una varietà di dipinti, tra i quali
si riscontrano opere di G.B Castello e Luca Cambiaso,
e contiene anche una scultura lignea del Maragliano.
Nella cripta (opera di
G. Angelo Montorsoli) riposano le spoglie dell'ammiraglio
Andrea Doria; sotto l'altare maggiore è conservata la spada
che il grande condottiero ebbe in dono da Paolo III.
Sia dalla chiesa che da Piazza San Matteo si può accedere al
chiostro quadrangolare che contiene le lapidi di molti esponenti
della nobile famiglia che tennero alto il nome di Genova nel
mondo intero.
Il chiostro venne fatto erigere dal priore Andrea da Goano,
tra il 1308 e il 1310, e subì due restauri nel 1719 e nel 1909.
Le colonnine binate reggono archi acuti; su un capitello
riccamente decorato è inciso il nome di colui che è ritenuto il
progettista e scultore del chiostro: Magister Marcus
Venetus. |
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