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Archivio
di grandi eventi
nazionali ed internazionali,
inchieste, reportages su
quotidiani e riviste celebri |
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FINESTRE APERTE
SUL TERRITORIO |
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GENOVA
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Il capoluogo
della Liguria
ha il centro storico più grande
d'Europa. Nel 2004 è stata la
"Capitale Europea della Cultura"... |
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EUROFLORA |
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In
primavera, ogni 5 anni,
alla Fiera di Genova va in scena
lo spettacolo dei fiori per eccellenza.
I giardini più belli del mondo... |
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VIA FRANCIGENA |
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Col Giubileo
del 2000 è stata
definitivamente rivalutata
la via di Sigerico, che i pellegrini
percorrevano a piedi fino a Roma,
in segno di pentimento... |
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PARCO
DEL MAGRA |
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A
Gennaio 2008 il Parco Naturale Regionale del Magra è il
territorio
eco-certificato più esteso d'Europa... |
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LA VAL DI MAGRA |
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Nobili, vescovi, mercanti e pellegrini
lungo l'asse della Via Francigena.
Culture differenti
per storia e tradizioni,
nei secoli, si sono sovrapposte
e hanno permeato il territorio con
i segni del loro passaggio... |
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LA VAL DI VARA |
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La "Valle
dei borghi rotondi"
è anche conosciuta come
la "Valle del biologico" per le sue
produzioni agricole ottenute con
metodi antichi e naturali.
Varese Ligure nel 1999 è stato il
1° comune ecologico d'Europa... |
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LA LUNIGIANA |
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La "Terra
della Luna", in
Italia,
ha la più alta concentrazione di
antichi castelli. Se ne contano
circa 160. Alcuni sono bellissimi e perfettamente
conservati...
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Andrea Doria
ammiraglio |
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Un abilissimo condottiero, principe e gentiluomo |
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Andrea Doria, appartenente alle prime famiglie
genovesi, nacque ad Oneglia il 30 novembre del 1466,
figlio di Ceva, consignore di quella città e di
Carascosa dei signori di Dolceacqua. Si avviò alla
carriera militare appena ventenne, traendo profitto
da un parente, Domenico Doria, capitano a Roma delle
guardie di Innocenzo VIII. Nella capitale sposò una
nipote del Papa, donna Peretta, vedova di Alfonso
del Carretto, marchese di Finale. Il matrimonio non
diede figli, cosa che indusse il Doria a tenersi
molto cari i suoi nipoti.
Nel 1522 i lanzichenecchi di Carlo V mettono a ferro
e fuoco Genova e Clemente VII arruola |
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Andrea Doria affinché combatta gli spagnoli.
Passato al servizio della Francia, arma numerose
galee e insieme al cugino Filippino, nel 1528
riporta una clamorosa vittoria sugli spagnoli nelle
acque napoletane. La flotta spagnola è in larga
parte distrutta e molti uomini di alto lignaggio
vengono fatti prigionieri.
La sua natura di temporeggiatore e abile condottiero
gli fa prendere però una decisione inaspettata.
Invece che rinnovare il contratto con i francesi,
tra lo stupore di molti, usa clemenza allo sconfitto
e cristianissimo re spagnolo. Stringe con lui
un'intesa della quale il sovrano iberico dichiara di
accettare tutti i patti previsti.
Nel documento l'imperatore si impegna ad aiutare
Andrea Doria nella liberazione di Genova dai suoi
nemici e di rimetterla a vivere in forma di
repubblica, reintegrandola di tutti i suoi domini,
specialmente |
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della terra di Savona. Le galee armate
che il Doria comanderà avranno l'equipaggio
reclutato soprattutto nei borghi rivieraschi liguri.
L'intesa compendiava anche fruttuosi accordi
economici, tra i quali spiccava il fatto che la
spagnola Sicilia avrebbe aperto i suoi granai ai
bisogni dei genovesi. Nell'ambito di questo
"capolavoro diplomatico", Carlo V lo elegge
anche"Principe di Melfi".
Sempre nel 1528, forte dell'aiuto spagnolo, si muove
alla presa del Forte Briglia che i Francesi avevano
fatto costruire presso la "Lanterna"
riuscendo a cacciarli e liberando Genova dal dominio
straniero. Il 13 settembre dello stesso anno
preannuncia l'indipendenza della Repubblica
genovese, una nuova costituzione e il recupero della
francese Savona, di Ovada, di Gavi e di Novi.
Fu immediatamente osannato, appellato "Redentore
della Patria" ed acclamato "Priore Perpetuo dei
Censori". Le nuove leggi della Respublica
Januensis non furono da lui imposte, ma
elaborate da un'apposita commissione che era stata
costituita durante il dogato di Ottaviano Fregoso.
Il nuovo ordinamento raggruppava tutti i casati
nobili in 28 alberghi nell'intento di rompere la
trama delle frazioni e sostituiva i dogi a vita con
quelli biennali: Andrea Doria non si era attribuito
alcun potere, se non quello di aggregare i
sindicatori.
I genovesi, ammaliati dalla grandezza del
personaggio, gli regalarono anche un palazzo in |
Gli ex possedimenti dei Doria a San Fruttuoso di
Camogli |
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Uno degli angoli più suggestivi della Terra è
sicuramente la baia di San Fruttuoso di Camogli,
facente parte del Parco naturale regionale di
Portofino e nelle cui acque, a circa 20 metri di
profondità, si trova la statua del "Cristo
degli Abissi", alta 2,5 metri.
L'opera, fusa in bronzo
dallo scultore Guido |
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Galetti, pesa 260
Kg. ed è stata lì
collocata il 27 agosto del 1954 in memoria
dei caduti in mare e a protezione di pescatori e
subacquei , che vengono ad omaggiarla da tutto il
mondo
L'edilizia costiera è composta dall'Abbazia di
San Fruttuoso di Capodimonte, un piccolo gruppo
di abitazioni dette "case dei pescatori" e
una torre di avvistamento a base quadrata che
domina gli altri edifici e la baia. L'abbazia venne
rinforzata intorno alla metà del Cinquecento proprio
da Andrea Doria e nel 1562 i suoi eredi,
Giovanni Andrea e Pagano, provvidero alla
costruzione della torre d'avvistamento per meglio
difendere il territorio e la fonte di acqua (ben
conosciuta anche dalle navi romane che vi si |
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fermavano a fare rifornimento) dalle incursioni di
corsari e pirati provenienti dalla Turchia e dal
Nord Africa. Già dal XIII° secolo gli antenati dell'ammiraglio
avevano provveduto ad un ampliamento del complesso
monastico (le cui fondamenta risalgono agli inizi
del VIII° secolo), ricevendo il privilegio di
potervi seppellire i propri morti. Il sepolcro dei
Doria è ospitato nel chiostro (risalente al XII° e
interamente restaurato nel XVI° da Andrea Doria)
dell'abbazia e contiene le tombe in marmo bianco e
pietra grigia di 7 componenti della
famiglia deceduti tra il 1275 e il 1305.
Il borgo dei pescatori era già esistente in epoca
romana. Nel XII° secolo i monaci di San Fruttuoso |
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avevano diversi
possedimenti nel Genovesato e ricevevano dai
pescatori locali un quantitativo fisso sul pescato.
San Fruttuoso di Camogli può essere
raggiunto solo via mare, attraverso i battelli
in partenza da varie località della Riviera di
Levante, oppure attraverso i sentieri che scendono
lungo il Parco naturale di Portofino (non molto
agevoli). Non ci sono strade percorribili con mezzi
a motore e questo rende il posto veramente
tranquillo, incantevole ed esclusivo. |
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Nel febbraio del 1979 l'avvocato Emilio Berio,
amministratore dei beni del nobile casato dei Doria
Pamphili, portava a conoscenza del sindaco di
Camogli, tramite una breve lettera, la volontà dei
suoi amministrati di donare le "case dei
pescatori" di San Fruttuoso di Camogli al
Comune. La donazione modale era subordinata al fatto
che quest'ultimo si assumesse gli oneri di
manutenzione della chiesa sulla quale la famiglia
Doria aveva diritto di patronato. I Doria
intendevano in questo modo restaurare i loro beni e
renderli di pubblico interesse, onde evitare future
manovre speculative.
Dalle colonne de "Il Secolo XIX" del 24 giugno
1979 si legge che il sindaco (avv. Enrico De
Gregori) e la giunta municipale di Camogli
espressero parere favorevole all'offerta fatta dagli
esponenti del nobile casato e che l'iter di questo
passaggio di proprietà, ancora alla prime fasi, non
sarebbe stato breve per l'importanza del luogo e
l'entità del patrimonio.
Nel 1983 invece l'intero complesso abbaziale e la
torre di San Fruttuoso di Camogli vennero poi donati
dalla famiglia Doria al FAI - Fondo per
l'Ambiente Italiano, il quale ha già provveduto
ad importanti opere di conservazione e
all'allestimento di un museo dove sono raccolti
documenti sulla vita dei monaci e della storia
dell'abbazia. |
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San Matteo perchè volevano sentire la sua presenza
nel cuore della città. Lui invece, ormai ricco e
potente, si fece costruire una reggia in località
Fassolo. Dalla loggia affacciata sul mare, il
complesso saliva fin sulla collina di Granarolo,
dove era sistemata la statua detta "del Gigante".
Dal 1528 si apre a Genova un periodo di grande
prosperità, caratterizzato da una politica
finanziaria basata sui prestiti, i famosi
asientos, attraverso i quali i genovesi,
aristocratici e non, presteranno (per circa 100
anni) somme ingenti di denaro ai sovrani di Spagna,
sempre |
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più indebitati a causa delle loro onerose
guerre. Nel 1556 l'ammontare di questi
prestiti era pari a 9 milioni e 700 mila
ducati, dei quali più della metà erano
genovesi. I contratti di
asientos stipulati erano 421 e i genovesi vi
partecipavano in 256. Nessuna ricca famiglia ligure
rimase estranea a quelle operazioni finanziarie
portatrici di enormi profitti.
Le fortune dei Doria, riversatesi sulle
famiglie nobili genovesi, diedero vita a |
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Genova ad un grande rinnovamento urbanistico. Le
dimore dei vicoli vennero spostate in quelle
magnifiche della Via Aurea (o Strada Nuova,
l'attuale Via Garibaldi, dichiarata dall'Unesco
Patrimonio Mondiale dell'Umanità), nuovo "quartiere
residenziale" costruito per l'occasione.
Andrea Doria continuò a raccogliere onori, ma anche
sofferenze, dovute all'invidia degli avversari.
Il 2 gennaio 1547 riuscì fortunosamente a reprimere
la congiura dei Fieschi, ordita da Gianluigi con
l'intelligenza del Papa Paolo III e dei Francesi,
ostili al governo Doria. I congiurati gli uccisero
l'amatissimo nipote Giannetto, nel quale il vecchio
abilissimo condottiero riponeva tante speranze.
Anche all'indomani della congiura, uscì fuori la sua
natura incline ad usare clemenza agli sconfitti.
Assecondò pertanto una riforma costituzionale volta
a smussare le fazioni e chiamata <<du gaibettu>>.
Inviò copiose provviste al corsaro Barbarossa
affinché veleggiasse fuori dalle coste liguri,
lasciando in pace i rivieraschi.
Morì a Genova il 25 novembre del 1560, all'età di 94
anni, raccomandando al nipote Gio Andrea di
continuare la stretta intesa economica con la terra
di Spagna. Le sue spoglie riposano nella
chiesa di S.Matteo dei
Doria.
Lorenzo Capelloni, nell'affettuosa biografia
stampata dal Giolito veneziano nel 1565, un lustro
dopo la morte del suo protagonista, scrisse che
Andrea Doria "haveva aspetto eroico, gravità
virile e gesto umano". Il biografo aggiunge
anche che "il sobrio vivere et il parco suo
vestire non era da principe ma da privatissimo
gentilhuomo". |
Fonti: vedi pagina principale "Genova
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