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Il Secolo XIX del 21 luglio 1985 - Val di Fiemme - Per la rottura di un bacino, una valanga di acqua e fango semina morte e distruzione a Stava

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A persona minimo 50 litri di
acqua al giorno per parlare di condizioni di vita accettabili

 

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FIUMARETTA - Panorama dall'alto

L'acqua dolce accessibile è la base di ogni civiltà, un bene rinnovabile ma limitato, che rischia anzi di divenire scarso.
Fra 1950 e 1990 i consumi di acqua sul pianeta sono triplicati; nel 1996 si usava più della metà dell'acqua di superficie disponibile.
Prevedendo che, nei prossimi 35-40 anni il consumo raddoppierà, i rubinetti, senza operare delle indispensabili contromisure, potrebbero rimanere all'asciutto.
Attualmente nel mondo ci sono popolazioni che per approvvigionarsi di acqua devono compiere tragitti giornalieri anche di 30/40 Km, sottostando a regole ferree per l'accesso a pozzi e sorgenti.
Il fabbisogno minimo biologico pro-capite per la sopravvivenza umana è di 5 litri d’acqua nelle 24 ore. Senza cibo si può vivere un mese. Senz’acqua non si supera una settimana.
Per poter parlare di condizioni accettabili di vita occorrono non meno di 50 litri d’acqua al giorno per ogni essere umano.
Nella realtà, ci sono miliardi di persone sulla Terra che non dispongono di ciò.
Guardando in faccia alla realtà, nel mondo si passa da una disponibilità media di 425 litri al giorno di un abitante degli Stati Uniti, ai 237 in Italia, ai 150 in Francia. Come rovescio della medaglia un abitante del Madagascar deve sopravvivere (se ci riesce) con 10 litri al giorno.
Le stime medie indicano un consumo di 350 litri d’acqua al giorno per una famiglia americana, di 165 per una europea e di 20 litri per una famiglia africana.
I consumi per usi domestici sono molto diseguali: in media un cittadino degli Stati Uniti

Equi Terme, incastonata nelle Alpi Apuane. L'acqua radioattiva della sua sorgente ha svariate proprietà terapeutiche, note in Italia e all'estero d'America consuma una quantità di acqua 100 volte superiore rispetto a un cittadino del Burundi o dell'Uganda. Non sempre, inoltre, questo prezioso bene è impiegato nel modo migliore: nei Paesi ricchi, la maggior parte dell'acqua di prima qualità resa disponibile nelle abitazioni viene usata indifferentemente per l'alimentazione, per innaffiare i giardini o per lavare la macchina oppure si perde lungo le condutture spesso vecchie e in cattivo stato di manutenzione; molto più oculato è l'impiego in zone quali l'Asia e l'Africa.
Le Nazioni Unite hanno perciò fissato in 40 litri il diritto minimo pro-capite come obiettivo di mobilitazione della Giornata Mondiale dell'acqua, il 22 marzo di ogni anno. L'OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità afferma, però, che al di sotto della soglia di 50 litri d’acqua al giorno si può già parlare di sofferenza per mancanza di acqua e che il 40% della razza umana vive in condizioni igieniche impossibili soprattutto per carenza di acqua. Un abitante su due della Terra, tre miliardi di persone, abita in case che non hanno sistema fognario.
Il consumo d’acqua nel mondo negli ultimi anni è aumentato di sei volte, ad un ritmo più del doppio del tasso di crescita della popolazione. Città del Messico sta sprofondando di 1 cm ogni 2 settimane a causa dello sfruttamento intensivo delle falde freatiche sulle quali poggia. E questo non basta: milioni di suoi abitanti vengono riforniti di acqua potabile con autobotti o provvedono a comprarla da fornitori privati. Questo incide circa per un 30% del loro reddito.
Ad aumentare la forbice tra bisogni e risorse ci pensano le avverse condizioni climatiche.
In tutto il bacino del Mediterraneo nell’ultimo secolo si è verificata una diminuzione delle precipitazioni estive pari a circa circa il 20%, accompagnata da un aumento medio delle temperature di 1,5 gradi centigradi.

L'acqua di Equi Terme

Dalla sorgente di Equi Terme sgorga un'acqua ipotermale o tiepida. La sua temperatura è variabile tra i 17° e 27°, con una media di 24°. Contiene un'elevata quantità di sali minerali e può essere anche bevuta, come quella di Montecatini-Terme. E' intensamente radioattiva, grazie all'emanazione del radium e trova indicazione nella cura di molte malattie.
Più specificatamente: affezioni cutanee, reumatiche, del sistema nervoso, dell'apparato respiratorio, gastrointestinali e ginecologiche.

L’Italia è il Paese che consuma più acqua in Europa, il terzo al mondo dopo Canada e Stati Uniti. Da un'indagine di Altroconsumo (Associazione Indipendente di Consumatori), la maggior parte degli italiani non dispone dei dispositivi casalinghi per ridurre il consumo di acqua domestica: solamente il 25% dichiara di avere la cassetta del water con il pulsante acquastop per il flusso differenziato dello scarico; migliore la situazione per docce e lavandini dove il 40% della popolazione dichiara di fare uso di riduttori ai rubinetti. Le perdite non sono molto consolanti: il 6% dichiara di avere il water con il caratteristico "filo d'acqua", mentre il 12% segnala il problema della goccia in caduta libera dai rubinetti.
Molta acqua viene sprecata anche nelle errate abitudini casalinghe quotidiane. Per esempio: quando si ha a che fare con piatti, stoviglie e bicchieri, nel 40% dei casi vengono lavati sotto l'acqua corrente senza riempire il lavello della cucina.
Va meglio invece, ma solo per abitudini non dettate da intenti ambientalisti, nell'uso di acqua per l'igiene personale. L'80% degli italiani si lava solitamente nel box doccia invece che nella vasca da bagno: questo fa risparmiare circa 2/3 di acqua.
Tra le città italiane Torino conserva la palma del maggior consumo d’acqua e Firenze è quella che ne consuma meno, ma è quella che ha la bolletta annua più salata.

Le bollette dell'acqua stanno diventando sempre più salate...

Un'inchiesta di Altroconsumo, effettuata ad Agosto 2011, indica che una famiglia di tre persone residente nel capoluogo toscano (200 metri cubi di consumo annuo ipotizzato) spende circa 503 Euro, un autentico salasso se paragonato ai costi di una famiglia milanese, che invece ne spende solo 129, fruendo della tariffa più bassa rilevata.
Tra le città dove le tariffe dell'acqua sono molto elevate, cioè decisamente oltre la media italiana figurano Arezzo, Pesaro, Pisa, Ravenna, Frosinone.... Molto alte risultano anche a Genova e La Spezia.
Torino consuma molta acqua, che viene pagata però come nella media delle altre città sottoposte all'inchiesta (raffrontando l'esempio sopra di Firenze, il costo è pari solo a 281 Euro). Dal punto di vista geografico, si è rilevato come l'acqua costi mediamente di più nell'Italia centrale (media come sopra di 371 Euro all'anno) e di meno al Nord (media di 271 Euro). Al Sud risulta un poco meno cara che al Nord (254 Euro).
Le città che hanno la palma dell'acqua più conveniente sono appunto Milano e, a seguire, Campobasso, Udine, Varese, Catanzaro e Bergamo.
Un confronto effettuato con i dati del 2009 dice impietosamente che le bollette dell'acqua sono aumentate mediamente di oltre il 12%, con punte massime fino al 42%.
 Le città dove negli ultimi due anni si sono verificati i maggiori rincari sono: Aosta (+42%), Palermo (+35%), Trieste (+25%), Roma (+21%), Genova (+17%), Milano (+17%), Pescara (+17%)...
Le città più virtuose sono Campobasso, Catanzaro e Salerno  dove prezzi sono rimasti invariati, mentre rincari esigui si sono registrati a Catania (+1%), Brescia e Potenza (+3%).
Nello spezzino, da un rilievo diretto sulle bollette degli ultimi tre anni, si evince che una famiglia media di 3 persone - sul consumo base minimo essenziale di 150 m3 annui - ha visto le tariffe aumentate di oltre il 15%. L'acqua in 1a fascia di eccedenza costa un 37% in più rispetto al 2009, mentre il prezzo unitario sui servizi di fognatura e depurazione (1a fascia di eccedenza) ha toccato un +73%. Insomma, a chi ne fa un uso smoderato, l'acqua viene a costare molto cara.
Ovviamente le differenze tariffarie possono essere spiegate in vari modi, come riferito dall'Anea, l'Associazione dei gestori dei servizi idrici. In particolare si citano: distanza delle fonti dalle città, l'orografia del territorio, la qualità della risorsa idrica rinvenuta nel sottosuolo, gli investimenti operati dagli acquedotti, l'efficienza di impianti e tubature...

L'Italia consuma molta acqua in bottiglia ovvero "acqua minerale"

Dai dati del 2007 l'Italia è il paese primo in assoluto in Europa nel consumo pro-capite di acqua in bottiglia, genericamente e volgarmente meglio conosciuta come "acqua minerale". Ne consumiamo quasi 200 litri l'anno (194 per la precisione), ben oltre la media del nostro continente.
Praticamente un italiano su due beve solamente acqua con l'etichetta, perchè non si fida di quella che arriva in casa tramite gli acquedotti pubblici. Dopo essere stati per molto tempo al primo posto, nel mondo siamo ora scesi in terza posizione, dietro i consumi degli Emirati Arabi (260 litri a testa all'anno) e il Messico (205).
Il WWF ha calcolato che ogni anno miliardi di contenitori (prevalentemente in plastica), pari a circa 22 milioni di tonnellate di acqua, si spostano da un paese all'altro del mondo a causa di questa abitudine alimentare. In Italia, annualmente, vengono prodotti 12 miliardi di bottiglie di acqua minerale, che corrispondono a 255 mila tonnellate di plastica, 665 mila tonnellate di petrolio e 910 mila di anidride carbonica. L'80% delle bottiglie, inoltre, viene trasportato su gomma da oltre 480.000 Tir, che producono 1.300 chilogrammi di anidride carbonica ogni 1.000 chilometri.
Per favorire la riduzione degli sprechi, è giusto menzionare che Coop, da aprile 2011, ha iniziato a ridurre la grammatura delle bottiglie per il commercio delle acque minerali col proprio marchio, provvedimento che consentirà di disperdere nell'atmosfera circa 3.300 tonnellate di CO2 in meno. Così come verrà promozionata la vendita delle acque locali, che per arrivare nei punti di distribuzione dovranno essere trasportate per meno chilometri. Segnalazione anche per quei marchi che utilizzano mezzi di trasporto ecologici, come le ferrovie o per aziende che offrono prodotti per migliorare la qualità dell'acqua pubblica...

LE ACQUE IMBOTTIGLIATE SONO DI VARIO GENERE: abbiamo le vere e proprie acque minerali, che per essere riconosciute tali devono essere sottoposte al Ministero della Salute, tramite domanda corredata dall'analisi dell'acqua e della sorgente (alle Regioni compete il rilascio delle autorizzazioni per l'uso delle sorgenti) - Ci sono poi le acque di sorgente, estratte pure alla fonte (come le minerali), ma sottoposte a trattamenti per migliorarne le caratteristiche (come accade per le acque pubbliche) - Infine troviamo la vera acqua da tavola (senza asterischi), nient'altro che un'acqua potabile (come quella del rubinetto) sottoposta a trattamenti per migliorarne il gusto e commercializzata in bottiglia.
E' per questo motivo che quando si parla genericamente di acqua minerale per identificare un'acqua confezionata, in vetro, in plastica o altri tipi di contenitori, è preferibile usare il virgolettato o la dicitura acqua imbottigliata.
Sull'argomento "acque minerali" sono nate, nel tempo, molte leggende metropolitane e i consumatori sono spesso vittime di luoghi comuni che li inducono a scelte disinformate.
Per esempio, un'altissima percentuale di coloro che bevono acqua in bottiglia la ritiene più buona e meno inquinata di quella che esce dai propri rubinetti. In realtà, ci sono "acque minerali" le cui caratteristiche fisico-chimiche sono peggiori di quelle degli acquedotti pubblici. Lo stesso dicasi per il sapore e le percentuali di agenti inquinanti. Pur rispettando tutti i parametri di legge, non è detto che tutte le acque imbottigliate siano igienicamente più sicure di quelle pubbliche.
L'unico modo per verificare se l'acqua in bottiglia che beviamo è migliore o peggiore di quella che ci arriva attraverso il rubinetto è controllarne le caratteristiche, confrontando i dati presenti sulle etichette con quelli forniti dai gestori degli acquedotti. Nel farlo, potremmo avere qualche sorpresa.
Si può parlare solo di migliore o peggiore in quanto diciture nell'etichetta come "batteriologicamente pura" o "microbiologicamente pura" (abbastanza abusate) sono superflue: tutte le acque poste in commercio per usi potabili devono essere pure per legge (il decreto Min. della Salute del 29 dicembre 2003, che ha recepito la Direttiva Europea 2003/40/CE, ha reso più omogeneo il mercato dell'acqua, imponendo nuove regole maggiormente restrittive anche per le "acque minerali"), con parametri ben definiti.
Le acque in bottiglia sono molto diverse l'una dall'altra. In caso di loro consumo, piuttosto che acquistare a caso, sarebbe logico scegliere quella più adatta al fabbisogno quotidiano personale.
Per esempio bere acqua con poco residuo fisso va bene per persone con particolari patologie, ipertese o sedentarie che devono limitare l'assunzione di sodio, ma non va bene affatto per uno sportivo (che fa uso anche di reintegratori minerali per accelerare il recupero), per chi è addetto a lavori gravosi, per i bimbi molto piccoli (il cui organismo è composto da più del 90% di acqua e necessita di molti sali minerali per la crescita) ecc. ecc.
Chi invece non ha particolari problemi di salute, può trarre giovamento dal bere, nelle quantità consigliate dai medici, un'acqua ipersodica (vedi quella della sorgente di Equi Terme) che può svolgere anche un'azione terapeutica sui tegumenti, sul sistema nervoso e sullo stato generale...
Molti consumatori sono portati ad associare il prezzo di un'"acqua minerale" alla qualità. A tale proposito bisogna dire che, generalmente, un prezzo più alto è spesso dovuto a particolari caratteristiche dell'acqua che viene imbottigliata.
Ma va anche sottolineato che i passaggi pubblicitari che vengono fatti al prodotto determinano una lievitazione del suo prezzo finale. Un'acqua più "conosciuta" è facile che abbia un costo maggiore.
Comunque, considerare solo il prezzo come fattore determinante per l'acquisto di un'acqua in bottiglia che finisce sulla nostra tavola non è un atteggiamento corretto. Ci sono in vendita ottime "acque minerali", con un prezzo contenuto, che nulla hanno a che invidiare a quelle di marche più famose e blasonate.
Un punto a favore delle "acque minerali" gassate
è invece l'anidride carbonica addizionata. Le critiche all'acqua e alle bevande con le bollicine nel tempo si sono sprecate, senza ottenere una grande presa. Chi è a favore, per esempio, afferma che l'acqua gassata è più dissetante di quella normale. Anche questo è un luogo comune. Noi riduciamo la sensazione di sete a seconda della quantità d'acqua perduta che riusciamo a reintrodurre nel nostro organismo.
Un litro di liquidi persi con la sudorazione va reintegrato con un litro di acqua o altre bevande, anche gassate, se non abbiamo a disposizione quelle naturali. Guai se non fosse così, perchè altrimenti incorreremmo in problemi di salute.....
Piuttosto, autorevoli studi medici hanno evidenziato come l'anidride carbonica aggiunta all'acqua possa migliorare la conservabilità del prodotto e abbattere drasticamente, nello stomaco, la presenza di batteri introdotti con i cibi, migliorando la digestione e l'assorbimento delle sostanze.
Dove finisce la plastica prodotta per confezionare bevande e cibi?
I rifiuti di plastica non correttamente riciclati finiscono principalmente nei mari, dando vita a delle vere e proprie isole galleggianti. Nell'Oceano Pacifico il gioco delle correnti ha prodotto una "pattumiera galleggiante" di dimensioni pari a due volte il territorio del Texas, che staziona permanentemente nelle acque tra la California e le Hawaii.
Dalla metà degli anni Ottanta gli scienziati stanno monitorando anche l'Atlantico, in una zona compresa tra i Caraibi e il Mare del Nord. Gli studi sono stati pubblicati recentemente dalla rivista "Science" e parlano di circa 64.000 pezzi di plastica raccolti annualmente in poco più di 6.000 stazioni di campionamento. La concentrazione più elevata di questi rifiuti è stata trovata in un'area all'altezza di Atlanta, in Georgia, che si estende tra i 22 e i 38 gradi di latitudine nord (densità di 200.000 frammenti per Kmq.).
Negli ultimi 25 anni, pur essendo aumentato notevolmente lo smaltimento di materie plastiche, la dimensione di questa pattumiera galleggiante atlantica è però rimasta ferma. Gli studiosi sono orientati a pensare che la plastica, ridotta in frammenti sempre più piccoli, possa finire in altri lidi o nelle profondità marine, diventando il cibo di molte specie acquatiche.
La plastica contiene un buon numero di sostanze nocive che, assorbite da pesci o altri esemplari marini, potrebbero alterare il loro ciclo riproduttivo e finire anche nella nostra catena alimentare. Non è infrequente che animali acquatici di grossa stazza (balene, capodogli, orche marine, delfini ecc.) possano perdere la vita in seguito all'ingestione di contenitori di plastica scambiati per prede, che vanno poi a ostruire o danneggiare il loro apparato digestivo.
Sono stati consultati:
3° Pianeta, Altroconsumo -
Associazione Indipendente di Consumatori, Coop - Consumatori, Corpo Forestale dello Stato, Corriere della Sera - Magazine, Green Cross Italia, Il Secolo XIX, Legambiente, QN Quotidiano Nazionale, United Nations - Unep
Ultimo aggiornamento il 08 Gennaio 2012 / Last updating on January 08th 2012
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