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MAGGIO 1949 - Irresistibile volo di Fausto Coppi che stacca tutti nel Giro della Romagna
"Mattino Sport" del 9 maggio 1949 - Fausto Coppi vince il Giro della Romagna

Magni secondo - Bartali rinviene alla distanza e finisce la corsa al quarto posto

La ventiseiesima edizione del Giro della Romagna ha avuto tre distinte conclusioni. Una media altissima, un buon collaudo di giovani corridori ed un finale travolgente del campionissimo Fausto Coppi. La media oraria di oltre 38, su quasi trecento chilometri di percorso, con due salite aspre e ripide (specialmente l'ultima), è addirittura spettacolare. Gli stessi corridori, dopo l'arrivo, ne sono rimasti quasi sbigottiti. Il collaudo dei giovani è stato lusinghiero. E' evidente che le loro forze non sono state sapientemente sfruttate. Comunque Barducci, Seghezzi, Bof e Pasotti hanno avuto modo di dimostrare la loro buona stoffa. Coppi è stato grande ed ha piegato tutti con evidente superclasse. A metà del Trebbio era ancora con Fiorenzo Magni, Fondelli, Ronconi e Pasotti, ma poi ha detto loro addio nel vero senso della parola. La pedalata di Fausto era poderosa, facile e incontrastata; e più si avvicinava la meta e più aumentava l'andatura. E' stato un

crescendo irresistibile, quale lo poteva offrire solo un atleta di capacità superiori ad ogni aspettativa. Fiorenzo Magni, giunto secondo al traguardo, ha condotto un finale di gara da buon campione. Nonostante una foratura lungo la discesa del Trebbio, ha ripreso i suoi compagni verso Faenza, li ha staccati e infine ha ripreso e superato anche Ronconi poco prima di Russi. Purtroppo per la vittoria finale non c'era più niente da fare; il cronometro dava un netto progresso a Coppi, via via che passavano i chilometri, ma lui non ha desistito, giungendo a Lugo in ottime condizioni fisiche... Luciano Maggini ha avuto un incidente di macchina quando imperversava la lotta: ha saputo riprendere magnificamente e risalire posizioni su posizioni, fino a portarsi col gruppetto di Bartali. Serse Coppi va sensibilmente migliorando. La rivelazione della giornata è stato il toscano Fondelli: ha lasciato la ruota di Coppi solo a quattro chilometri dalla vetta del Trebbio, è transitato al culmine con Magni e Bartali ed è stato un vero peccato che nei pressi dell'arrivo sia stato colto da crampi della fame; voleva ritirarsi, ma ha saputo reagire con ferrea volontà e ha difeso a denti stretti la sua combattuta gara, chiudendo al settimo posto... Gino Bartali era transitato sul Trebbio con Fondelli e Magni, a 2'5" di distacco da Coppi, rinvenendo fortissimo. Nel finale, insieme a Maggini, aveva raggiunto il gruppetto alle spalle di Magni e Ronconi (che si era poi staccato da Magni per crampi allo stomaco), per finire la corsa con un onorevole quarto posto, a 10'30" dal vincitore... Brutta la gara di Adolfo Leoni, che non sapeva neppure lui spiegare come erano andate le cose. Il bravo Adolfo non avrebbe voluto continuare e solo le paterne parole di Pavesi e l'aiuto efficace di Nardini prima e Frosini poi, lo hanno fatto desistere dal suo proposito di ritiro. Ortelli, il campione d'Italia, ha abbandonato a Forlì, in preda ai crampi che non gli davano tregua... Vi sono stati alcuni incidenti: il più grave è quello di Introzzi, caduto in seguito all'urto con una bambina che ha improvvisamente attraversato la strada nei pressi di Forlì. Trasportato all'ospedale di Cesena, i medici ne hanno disposto l'immediato ricovero con prognosi riservatissima...

Da "Mattino Sport" del 9 maggio 1949 - (sintesi da un art. di Francesco Pestelli) - Ordine d'arrivo della gara: 1°) Fausto Coppi che compie i 296 Km del percorso in 7 ore 45'52", alla media di Km/h 38,029 - 2°) Fiorenzo Magni a 3'50" - 3°) Ronconi a 6'07" - 4°) Bartali a 10'30" - 5°) Luciano Maggini - 6°) Serse Coppi - Classifica del campionato italiano dopo il Giro della Romagna: 1°) Fausto Coppi con 18 punti - 2°) Fiorenzo Magni (14) - 3°) Bartali, L.Maggini e Leoni (11) - 6°) Tosi (5) - 7°) Casola (4) - 8°) Conte (3)

In altra sezione le fotografie di nomi illustri nella storia del ciclismo

MAGGIO 1949 -  Un'altra grande vittoria di Gino Bartali nel Giro della Svizzera Romanda
"Tuttosport" del 14 maggio 1949 - Bartali vince ancora nel Giro della Svizzera Romanda

Giornata nella pioggia e nel gelo - Il fiorentino recupera 5' negli ultimi 29 Km

Bartali stacca tutti e giunge solo e acclamatissimo all'arrivo della Sion-Porrentruy di 265 chilometri, compiendo il percorso in 8 ore 12'19". Gli altri italiani hanno terminato nelle ultime posizioni, ma ancora in tempo massimo, perchè il direttore della corsa, visto il freddo eccezionale e il maltempo, ha aumentato al 25% la percentuale del tempo massimo. Dopo le prime due giornate e tre tappe, Bartali comanda la classifica generale davanti a Kubler e Simonini.
Le notizie che giungono dalla Svizera fanno piacere a tutti gli sportivi italiani, specie nei riguardi dell'imminente Giro d'Italia. Bartali era giunto 15° alla Milano-Sanremo vinta da Coppi e non aveva partecipato alle corse della Settimana franco-belga. Al Giro di Romagna poi, era arrivato 4°, ma a più di 10 minuti dal primo (Coppi). E le opinioni erano discordi: chi parlava di un suo raffreddore, chi di un ritardo di preparazione, chi addirittura ipotizzava

un suo possibile declino. I successi che Bartali ha ottenuto nelle prime tre tappe al Giro della Svizzera Romanda sono rassicuranti sull'anziano campione. Si potrà dire che non ha trovato in Svizzera grandi avversari; tuttavia uomini come Fachleitner (6° alla Sanremo), come l'arrampicatore Lazaridès e via dicendo non danno l'impressione dei <seconda serie>. Inoltre i distacchi, il modo autorevole usato da Bartali nei finali, il dominio su tutti i concorrenti, non sono particolari da campione in declino, ma piuttosto da campione in crescendo di forma. Stando così le cose, Bartali è ancora lì. Si possono trarre i migliori auspici per il successo nella maggiore gara ciclistica italiana che tanto sta a cuore a tutti gli sportivi: il Giro d'Italia. I grossi pretendenti alla corsa saranno al meno tre e poichè sono tutti di calibro rispettabilissimo, l'attesa, in mancanza di altri motivi di conversazione (per esempio... del regolamento ancora sconosciuto) resta riempito dell'argomento migliore: quello della fiducia.

Da "Tuttosport" del 14 maggio 1949 - (estratto da un art. di Carlin)
GIUGNO 1950 - Trionfale giornata con due vittorie per Hugo Koblet nel Giro della Svizzera
"Tuttosport" - edizione Carlin del 28 giugno 1950 - Doppia vittoria per Hugo Koblet al Giro della Svizzera

Strenua difesa di Kubler - L'italiano Ronconi quinto in classifica generale

Oggi la folla degli sportivi elvetici può finalmente dormire tranquilla e soddisfatta: Koblet, l'idolo sul quale avevano riposto tante speranze per l'andamento di questo Giro della Svizzera, è stato pari alla fama che gli ha procurato quello d'Italia; ed ha confermato la sua grande classe. Non solo egli è giunto primo nella prova contro il cronometro nella prima metà della tappa Ginevra-Losanna, ma ha anche raddoppiato il successo nell'altra metà, Losanna-Gstaadt - dopo aver scalato il colle del Pillon - nonostante la grande fatica della mattinata, nella quale ha potuto battere il primato stabilito da Coppi nel 1947. Infatti il detentore della maglia rosa ha coperto i 61 chilometri che separano le due città del Lemano alla media oraria di 45,266. Il tortonese, tre anni fa, percorse lo stesso tratto di strada alla media oraria di 44,325. Ora i tifosi svizzeri non si stancano di mettere in rilievo che Fausto effettuò la prova in senso inverso e di sottolineare che Losanna è a 519 metri d'altezza

e Ginevra a 375; quindi il nostro corridore potè beneficiare del leggero dislivello di 144 metri. Inoltre stamane soffiava una leggera <bisa> proveniente da nord e pertanto Koblet aveva il vento contrario. Anche questo è esatto, ma non si può garantire che durante la prova di Coppi si levasse dal lago una leggera brezza tale da favorirlo alle spalle, così come oggi ha ostacolato di fronte Koblet. Il fatto di rilievo comunque è che lo zurighese è di colpo ritornato alla ribalta della grande popolarità sportiva, che l'inerzia delle precedenti tappe aveva alquanto velata... I nostri rappresentanti hanno ben figurato, strappando minuti preziosi con corse molto regolari: al termine della faticosa giornata, Ronconi è 5° in classifica generale con un ritardo da Goldschmidt (primo) di 10'24", mentre Barozzi è 10°... L'altro grande campione elvetico, Kubler, ha peggiorato invece la sua posizione di fronte a Koblet, perdendo nella semitappa a cronometro un minuto e un secondo. Anche il terzo e grande favorito, il campione francese Louison Bobet, nella  corsa  contro  il  tempo  non  ha  ben  figurato, terminando a ben 4'47" dallo svizzero.

Giro d'Italia - Una curiosa immagine di Ferdy Kubler e Hugo Koblet che in un momento di relax si fanno trainare da un'auto dell'organizzazione

Così il trio che nelle precedenti tappe aveva marciato quasi sempre di conserva ed era classificato a pari merito, si scaglionava nella classifica generale. Male anche Weilenmann la cui prova incolore lo fa precipitare dal secondo al settimo posto...

Da "Tuttosport" - edizione Carlin - di mercoledì 28 giugno 1950
AGOSTO 1950 - Il fiammingo Brik Schotte di nuovo Campione del Mondo di ciclismo su strada
"Tuttosport" del 21 agosto 1950 - Sul circuito di Moorslede, Brik Schotte di nuovo campione mondiale di ciclismo su strada. Brutta figura degli italiani: tutti ritirati!

SUL CIRCUITO DI MOORSLEDE BRUTTA FIGURA DEGLI ITALIANI: TUTTI RITIRATI!

Dopo alcuni tentativi iniziali condotti dagli svizzeri, arriva la prima fuga seria della giornata: protagonisti Schaer e Rolland che riescono ad avvantaggiarsi di oltre quattro minuti - Si ritira Bevilacqua e gli altri azzurri cedono tranne Bartali e Leoni, appartenenti a qual gruppo di venti corridori che dopo 200 chilometri di corsa si ricongiunge ai fuggiaschi - Subito se ne vanno sette uomini tra cui Schotte, Bobet, Kubler e Schulte - Forzando l'andatura il belga si presenta solo al traguardo - All'ultimo giro anche Bartali abbandona.
Il rude fiammingo Brik Schotte è quindi per la seconda volta maglia iridata: Bartali e tutti gli azzurri si sono ritirati, come pure Van Steenbergen e Koblet. Due anni fa a Valkenburg, dopo l'infausta giornata che tutti gli sportivi ricordano, si disse che era stata una vera "Fiaschenburg" per gli azzurri. Ma almeno un quarto posto lo si era ottenuto con Luciano Maggini, che oggi non era in corsa perchè lasciato al palo quale riserva, naturalmente a

fin di bene. E nessuno dei nostri corridori ha tagliato il traguardo... Questa volta è stato un vero è proprio disastro e si possono giustificare solo Bevilacqua (ritiratosi per un guasto meccanico in seguito ad una caduta) oltre a Salimbeni e Martini che hanno fatto appieno il loro dovere. Gli altri hanno dato tutto quanto potevano: e di più non potevano dare. Gli avversari perciò sono stati più forti. E' questo il punto cruciale: più forti, nettamente più forti. E in simili condizioni i nostri non potevano che essere battuti. Bisogna anche dire che questo circuiti di Moorslede, gabellato per facile, è risultato invece severissimo e gran selezionatore... Soltanto i belgi hanno tenuto; quei belgi che, allenatisi sul posto, ben preparati e praticissimi del percorso, sapevano bene di che si trattava... Neppure Bartali, ormai solo, ha potuto (o voluto) portare a termine la gara, perchè ogni volta che metteva il naso alla finestra insieme a Leoni, veniva sempre agguantato da quelli che stavano alla sua ruota e non ha potuto colmare quei piccoli 30" che lo dividevano dai 7 fuggiaschi in testa alla corsa. Così la demoralizzazione ha preso il sopravvento...
In tutte le corse bisogna arrivare, in tutte le corse bisogna accettare la sconfitta e dare le soddisfazioni ai migliori d'aver vinto. Ci siamo ritirati al Tour: ma quello è stato un caso di ritiro per forza maggiore.
C'era una dignità ed una ragione in quel ritiro. In questo non vi è dignità nè ragione; e serve a menomare la dignità e la ragione del ritiro dal Tour. Questo è solo orgoglio ferito od economia di di professionisti o confessione grottesca di non saper nemmeno perdere: sia come si vuole, una meschina figura, se nemmeno un italiano è arrivato, se tutti quanti si sono ritirati. O che si vuole? Che le ritirate italiane diventino proverbiali?

Da "Tuttosport" del 21 agosto 1950 (sintesi dagli artt. di Ruggero Radice e Carlin)
BRIK SCHOTTE ERA "L'UOMO DI SETTEMBRE"

Ogni anno, di questi tempi, e cioè alla vigilia dei campionati del mondo su strada, corrono sulle bocche di tutti i nomi dei favoriti. Se qualcuno facesse una statistica, potrebbe stabilire che sei o sette sono i favoriti: Koblet, Bobet e Van Steenbergen fra gli stranieri; Coppi, Bartali e Magni - secondo i punti di vista o le preferenze - fra gli italiani. Ogni anno sfugge un nome: Schotte.
Questa dimenticanza non è affatto sgradita all'interessato, il quale anzi fa di tutto per cadere nel dimenticatoio. Ma mentre le opinioni dormono lui lavora: Brik lavora in crescendo e senza clamore. Si direbbe che si nasconde e poi, all'ultimo momento, salta fuori. Facciamo un riassunto di queste dimenticanze degli sportivi: due titoli mondiali nel 1948 e 1950, un quarto posto nel 1949.
Bisognerà ricordarsi di questo fiammingo, non fosse altro che per scaramanzia e perchè non venga proprio qui in Italia a "papparsi" la terza maglia. Ricordiamoci dunque che Schotte è "l'uomo di settembre": puntuale come una cambiale in scadenza, egli si presenta a questa gara di trecento chilometri - di solito tiratissimi - e regge a tutti i tentativi, insegue, si spreme, finchè piazza il suo colpo...
Questo detentore del titolo ha 32 anni, non parla mai, ma cammina tuttora fortissimo. E' da porre ancora una voltra, senza esitazione, tra i favoriti. Ieri mattina ha fatto 140 Km insieme con Anthonis e Van Kerkhove; poi è tornato all'albergo, si è concesso un bagno, quindi ha fatto fuori una bistecca gigante. Nel pomeriggio, mentre uscivano De Rijcke e De Feyter, il terzetto mattutino non si riposava ma tornava sul percorso, compiva tre giri e sconfinava nel Varesotto. Come già detto Brik è uomo di poche parole; tuttavia si è dichiarato soddisfatto delle sue condizioni fisiche e ha pronunciato solo due nomi - Van Steenbergen e Bartali - come suoi favoriti.

Da "Stadio" di venerdì 31 agosto 1951  - (Varese - in attesa del mondiale di ciclismo su strada - vinto poi da Kubler)
OTTOBRE 1950 - Alfredo Martini primo nel Giro del Piemonte. Pagliazzi battuto in volata
Tuttosport del 16 ottobre 1950 - Alfredo Martini vince il Giro del Piemonte - 3° Loretto Petrucci - 5° Fausto Coppi
Tutti in fuga. Da Cuneo a Torino il Giro non ha mai avuto un momento di respiro

Anche Coppi e Bobet si sono prodotti in un assolo dopo Montà, ma solo Martini e Pagliazzi riuscivano a giungere soli al Motovelodromo dopo 30 km di corsa scatenata... Col vincitore si sono distinti Astrua, Magni, Bevilacqua, Pasotti, Alfo Ferrari e Petrucci... Alfredo Martini e non gia uno dei numerosi "big" scesi in gara, ha vinto il 40° velocissimo Giro del Piemonte battendo in volata il piccolo e tarchiato Pagliazzi... E' stata una corsa vertiginosa, tutta piena di fughe e condotta a più di 41 all'ora... Forse, nelle retrovie, Coppi era preoccupato di chieder troppo alla sua forma per portare in prima linea Bobet (bisogna capirlo): gli altri non tiravano il fiato da cinque ore e forse non avevano neppure potuto mangiare. Certamente Martini, in gran forma - come non lo è da mesi - non si dava pensiero dei crucci  degli  staccati  e Pagliazzi, combattivo  per  natura, non  si  voltava  nemmeno. Fatto  è  che  i due,

Alfredo Martini (supervisore delle squadre nazionali di ciclismo) con Franco Ballerini, deceduto nel febbraio 2010 per un incidente rallystico. Al momento era il CT della Nazionale Italiana di ciclismo

pedalando meravigliosamente, come se fossero in partenza e non all'arrivo, se ne sono andati via e Martini ha colto un importante successo dopo aver perso, per un'inezia, la Coppa Bernocchi... Nella classifica finale, al 3° posto, Loretto Petrucci (Legnano) - 5°  Fausto Coppi (Bianchi) - 11° Fiorenzo Magni". -  (Da "Tuttosport" del 16 ottobre 1950)

SETTEMBRE 1951 -  A Varese lo svizzero Ferdy Kubler diventa Campione del Mondo di ciclismo

"Tuttosport" del 3 settembre 1951 - A Varese lo svizzero Ferdy Kubler vince il Campionato del Mondo di ciclismo su strada - 2° Magni - 3° Bevilacqua

Il capolavoro dello svizzero non umilia i nostri atleti - All'indomito Fiorenzo Magni la piazza d'onore

(TUTTOSPORT del 3 settembre 1951) - "Conclusi i Campionati Mondiali di ciclismo. Irresistibile guizzo finale di Ferdy Kubler su due indomiti azzurri: Fiorenzo Magni (2°) e Bevilacqua (3°). Il pubblico ha molto sportivamente applaudito con calore la netta vittoria in volata del grande campione svizzero. E' un titolo - questo di Campione del Mondo - che premia degnamente la splendida carriera di un asso al suo trentaduesimo anno di età: è un punto esclamativo di diamante in un libro d'oro. Il popolare Ferdy, adorato in Svizzera, è amato dalle folle di tutt'Europa. Un corridore leale e generoso, un corridore audace e intelligente, possente e veloce, capace di ogni tipo di vittoria. Il vincitore della Freccia Vallone è anche il vincitore di un Tour de France. Attaccato nella sua fama dall'astro nascente, Koblet, egli ha ancora saputo batterlo quest'anno al Giro della Svizzera... La Svizzera può andare veramente orgogliose di questo suo rappresentante... Kubler è raggiante. Sceso di bicicletta, viene subito attorniato dal presidente della Federazione Svizzera, signor Senn, da Enrico Ghelfi della "Frejus", la marca di biciclette per la quale Ferdy

ha vinto il Campionato del Mondo, da Villa, dal sempre entusiasta Arnoldo Pacifici. Poi viene accompagnato alla tribuna d'onore dove riceve la maglia iridata da monsieur Joinard e può raccontare ai microfoni di diverse radio la sua gioia. L'altoparlante trasmette l'inno svizzero e quando il grosso del plotone comprendente Bobet, Van Steenbergen, De Santi, Pasotti e gli altri è ormai arrivato Kubler se ne va dopo aver compiuto un giro d'onore sul rettilineo d'arrivo.
UNA FOLLA IMPONENTE SUL CIRCUITO DELLE "TRE VALLI VARESINE" - Di sicuro il varesotto non ha mai visto tanto movimento e tanta folla. Tutta la notte è durato il traffico lungo le strade che portano al circuito delle "Tre Valli". Nonostante la pioggia che, verso le 11 di ieri sera, è cominciata a cadere, automobili, motociclette, motoscooter si sono succeduti incessantemente. Numerosi rappresentanti della stampa estera hanno tenuto a dichiarare di non aver mai visto nulla di simile. Un annuncio diramato dall'altoparlante durante il primo giro dei professionisti ha parlato di 400.000 spettatori. Un primato assoluto per un campionato ciclistico, un primato probabilmente anche d'incasso, giacché i prezzi per accedere al circuito non erano certo bassi.
MANCATO IL TITOLO PIU' AMBITO, MA LA SQUADRA ITALIANA SI E' BEN COMPORTATA
FIORENZO MAGNI  ha portato a termine una rincorsa incredibile, compiendo una rara prodezza sportiva. Raggiungere da solo 9 corridori che avevano circa 5 minuti di vantaggio è  impresa  che  solo  un  campione di classe superiore può permettersi. Una tale prova va

Campionato del Mondo di ciclismo su strada 1951: Ferdy Kubler guida il gruppetto dei fuggitivi che giungerà al traguardo. Si riconoscono in 3a e 4a posizione gli italiani Bevilacqua e Minardi

considerata, di per sé, sufficiente per considerare il battuto degno del vincitore... Fiorenzo era andato a nanna prestissimo facendo delle previsioni scherzose sulla gara: "Più dormi e più pigli pesci poi... Kubler sono due mesi che... dormicchia, vedrai se sbaglio... Specie in volata sarà difficile batterlo, anche per Bevilacqua. L'ultima salita del cavalcavia a 300 metri dallo striscione d'arrivo è un brutto handicap per un tipo come "Toni". La volata Toni deve attaccarla da lontano, lunghissima. E nel mio caso vale presso a poco lo stessa cosa... se non peggiore, anche se la distanza poi la tengo meglio di Toni e di Kubler".
ANTONIO BEVILACQUA ha compiuto una grande corsa, restando sempre in testa. Il suo merito non è inferiore a quello del vincitore Kubler, salvo che nel guizzo finale. L'averlo messo in squadra all'ultimo momento è stata saggia decisione, benchè sarebbe stata saggissima quella di immetterlo sin dal principio, evitandogli disturbi di preparazione e un turbamento psichico prolungato. Bevilacqua - specie col malanno capitato poi a Coppi - non ha certo indebolito la squadra e non ha deluso le aspettative del nostro Commissario Tecnico e le speranze che il pubblico riponeva in lui.
GINO BARTALI, il vecchio leone, è stato commovente e sbalorditivo. Ha tentato più volte di andarsene sulle salitelle, ma era Koblet a fargli la guardia, a raggiungerlo e a non coadiuvarlo nel tentativo ne, del resto in caso contrario, Bartali avrebbe coadiuvato lui... Quando nel finale ha potuto liberarsi del suo più terribile guardiano è quasi riuscito nel prodigio di raggiungere, in meno di un giro, otto uomini che si apprestavano alla volata. Bartali arrivava a ruota libera, ma con appena un minuto e cinque secondi di ritardo dal primo. Nell'ultimo giro aveva dunque riguadagnato circa tre minuti al gruppo di testa. Un meraviglioso finale: peccato che non abbia potuto iniziarlo mezzo giro prima. Il fiorentino, all'arrivo, con la sua solita verve aveva scherzato sull'episodio: "Avete letto quel cartello sulla salita di Bedero? C'era scritto - Gino, la vita comincia a quarant'anni! - Pensai di averne quasi tre di tempo ancora e così dimenticai di tagliare la corda un momento prima. E poi c'era Koblet che non mi mollava un attimo. Quando mi lasceranno stare questi giovani campioni?"... Non poteva fare di più e il pubblico gli ha giustamente tributato una grande ovazione.

I Campionati del Mondo sono finiti. non abbiamo alcun motivo di essere malcontenti: quattro titoli su sette sono rimasti in Italia e nelle prove in cui gli azzurri sono stati battuti essi hanno più che onorevolmente figurato. Per il ciclismo italiano non c'è che motivo di conforto e fierezza".

ORDINE D'ARRIVO DEL CAMPIONATO DEL MONDO 1951:  1°) Ferdy Kubler (Svizzera) che compie il percorso di Km. 295,200 in 8 ore 28'28", alla media di Km/h 34,802 - 2°) Fiorenzo Magni (Italia) - 3° Antonio Bevilacqua (Italia) - 4°) De Feyter (Belgio) - 5°) Woorting (Olanda) - 6°) Schwarzer (Germania) - 7°) Wagtimans (Olanda) - 8°) Giuseppe Minardi (Italia) - 9°) Gino Bartali (Italia) a 1'5" - 10°) Dekkers (Olanda) a 1'35"
*** In altra pagina Ferdy Kubler al Tour de France

MONDIALI DI CICLISMO 1951 - Il parmense Gianni Ghidini maglia iridata nella categoria dilettanti

"Stadio" del 2 settembre 1951 - A Varese Gianni Ghidini è campione del mondo di ciclismo su strada, categoria dilettanti

QUARTO CAMPIONE DEL MONDO PER L'ITALIA IN QUESTE GIORNATE DI TRIONFO

Venti uomini in gruppo: il parmense precede in volata l'altro azzurro Benedetti, l'olandese Plantaz e lo svizzero Pianezzi, al termine di una corsa che è stata quasi sempre dominata dai corridori italiani - Una spettacolosa fuga del toscano Nencini è stata neutralizzata a quattro chilometri dal traguardo - E quattro! Il quarto italiano che ha conquistato la maglia di campione del mondo, in queste giornate che per noi sono un vero trionfo, è il parmense Gianni Ghidini. Il toscano Rino Benedetti ha completato il successo classificandosi secondo a pochi centimetri dal vincitore e un suo conterraneo, Gastone Nencini, è stato protagonista di eccezionale rilievo della competizione. Il romano Ciancola, a sua volta, ha costituito una pedina importantissima del gioco mirabilmente riuscito alla nostra squadra. Trionfo quindi su tutta la linea ed è comprensibile la commozione che ha preso Giovanni Proietti, il Commissario tecnico che da mesi ormai vive a fianco di questi

ragazzi, che ha sofferto con loro, che è stato criticato, ma che infine ha potuto far quadrare un bilancio veramente stupendo. Perchè i ragazzi di Proietti non soltanto hanno vinto, ma hanno dominato per tutta la corsa... Il neo campione del mondo Gianni Ghidini è nato a Golese, in provincia di Parma, il 21 maggio 1930. Corre per i colori dell'Unione Sportiva Italia di Parma dall'inizio della sua carriera. Anche questa valorosa Società quindi - presieduta dall'avvocato Vincenzo Bianchi che in Ghidini ha sempre avuto enorme fiducia - può andare ben fiera del successo odierno. Ghidini è alto 1,71 e pesa 70 chilogrammi. Faceva il meccanico in un'officina prima di dedicarsi esclusivamente alle corse; è al suo quinto anno di attività ed ha già ottenuto 26 vittorie. Si scoprì un probabile corridore percorrendo quotidianamente in bicicletta, per ragioni di lavoro, i 7 chilometri che separano Golese da Parma. E' un atleta fresco, generoso, che ama le azioni d'attacco ed emerge soprattutto in volata e in salita.
BINDA ANNUNCIA LE SUE DIMISSIONI - Durante il mondiale Alfredo Binda confida ad alcuni giornalisti la sua volontà di dimettersi da CT della squadra azzurra. Questo perchè ha ricevuto quasi un'imposizione popolare per far correre Bevilacqua al posto di Pasotti. L'UVI se ne è lavata le mani e lui, venuto a conoscenza che se Bevilacqua non avesse corso ci sarebbe stata gente decisa a mettere a soqquadro la corsa, ha dovuto cedere. Riferiva però anche prontamente che non intendeva rassegnarsi a fare quello che vogliono gli altri e pertanto aveva deciso di lasciare il suo incarico. L'UVI, per bocca del vicepresidente Umberto Bina, ha fatto quindi sapere che non intende accettare le dimissioni di Binda... Vedremo chi si stancherà prima!
FAUSTO COPPI NON CORRERA' LA GARA PROFESSIONISTI - Fausto Coppi non sarà in gara domani a Varese perchè i sanitari hanno dichiarato che è a letto con 39° di febbre, evitando comunque di pronunciarsi con precisione sulla sua malattia.

Da "Stadio" del 2 settembre 1951 - (sintesi dagli artt. di Dante Ronchi e Luigi Chierici)
LUGLIO 1969 - Nell'anno della Luna, Eddy Merckx il "cannibale" stravince il Tour de France
Il Messaggero dello Sport del 21 luglio 1969 - Eddy Merckx vince il Tour de France Un divario davvero "spaziale" tra sé e gli altri Il Tempo del 21 luglio 1969 - La vittoria "spaziale" di Eddy Merckx al Tour de France

(IL MESSAGGERO dello SPORT del 21 luglio 1969)
Parigi ha decretato il trionfo al campionissimo belga - EDDY MERCKX HA VINTO TUTTO - Dopo il successo di Spruyt, un corridore della sua squadra, nella prima frazione di ieri, la "maglia gialla" ha onorato il pronostico, stravincendo anche l'ultima semitappa a cronometro - Il suo "Tour" è stato un viaggio di Gulliver nel paese dei lillipuziani: oltre alla classifica generale, ha riportato quelle a punti e a squadre, il "Premio della Montagna" e la combinata.

La partecipazione degli italiani alla "Grande Boucle" è stata complessivamente grigia: il meglio piazzato, Felice Gimondi, è finito 4° in classifica generale ad un ritardo di quasi mezz'ora dal vincitore... *** Non a caso il trionfo di Eddy Merckx nel Giro di Francia coincide con lo sbarco dell'uomo sulla Luna. Sono fatti dell'era moderna, eccezionali come i loro protagonisti, vere perfette possenti macchine umane guidate dalla luce dell'intelligenza - Il vincitore nel momento del trionfo: "Io adoro la bicicletta, il mestiere e l'ambiente"- Gimondi: "Mi hanno applaudito... Bel pubblico!".
(IL TEMPO del 21 luglio 1969) - Accoglienze clamorose a Parigi per la storica impresa del campione belga - ANCHE MERCKX E' SULLA LUNA - Il mattatore belga ha posto un divario, davvero spaziale, tra se e gli altri: ha trionfato aggiudicandosi il primato anche nelle varie classifiche speciali e lasciando al connazionale Leman quello dei "Traguardi Volanti". Nonostante una caduta, Eddy ha sgominato il campo nella frazione conclusiva a cronometro - Ad un altro belga, Spruyt, la prima semitappa di Creteil - Eddy Merckx, il dittatore su due ruote, ha aperto una nuova era del ciclismo... CLASSIFICA GENERALE FINALE: 1°) Eddy Merckx (Bel) in 116 ore 16' 01" - 2°) Pingeon (Fr) a 17'54" - 3) Poulidor (Fr) a 22'13" - 4° Gimondi (It) a 29'24".

SETTEMBRE 1973 -  Al "Montjuich" Felice Gimondi è campione mondiale di ciclismo su strada
"Stadio" del 3 settembre 1973 - Tutta la prima pagina dedicata a Felice Gimondi, neo Campione Mondiale di ciclismo su strada
Con la maglia di Coppi, il mondiale più bello davanti a Maertens, Ocaña e Merckx
2 settembre 1973 - Sul traguardo del circuito del Montjuich sta per concludersi la prova iridata. A poco meno di novanta chilometri dall'epilogo, Merckx ha sganciato una pattuglia di sette uomini. Sono con lui Maertens, Gimondi, Ocaña, Battaglin, Perurena, e Zoetemelk. Agli scatti di Eddy cedono prima Battaglin (crampi), poi Perurena e Zoetemelk. Quando il quartetto superstite è annunciato all'ultimo chilometro, Felice Gimondi è nella morsa del belga. Ci si chiede se riuscirà almeno a conquistare la medaglia d'argento. Dai duecentocinquanta metri Maertens conduce, in progressione, la volata a Merckx alla cui ruota c'è Gimondi. Ai cento metri Felice sbuca all'esterno, lotta gomito a gomito con Merckx, poi  con Maertens. Irrompono  quasi  in  contemporanea  sul  traguardo. Chi  ha  vinto? C'è un attimo d'incertezza... Poi esplode l'entusiasmo. E' il quarto  titolo  iridato  dopo  quello di  Coppi nel 1953.  Il  ciclismo  è  sport  affascinante, di notevole presa

passionale, proprio per la sua imprevedibilità. Non sempre vince il favorito. Come appunto nel caso di Felice Gimondi e anche di Ercole Baldini (Reims -1958), di Vittorio Adorni (Imola - 1968), di Marino Basso (Gap - 1972), le cui maglie iridate furono conquistate attraverso vicende appassionanti, emozionanti, perfino inattendibili. Quattro mondiali "illogici" dopo quello "logico" di Coppi nel 1953.

Da "Stadio - trent'anni di sport" - supplemento alla testata del 16 novembre 1975 (estratto da un art. di Ermanno Mioli)
GIUGNO 1984 - Con una crono fantastica, Francesco Moser vince a Verona 67° Giro d'Italia
"Stadio/Corriere dello Sport" dell' 11 giugno 1984 - Moser nella leggenda del ciclismo dopo aver vinto il 67° Giro d'Italia
L'asso trentino batte Fignon di 2'24" e chiude in maglia rosa nell'ultima fatica

(STADIO/CORRIERE DELLO SPORT 11 giugno 1984) -  "MOSER LEGGENDA! - Il campione di Palù di Giovo ha deciso dopo un  test in mattinata di usare le ruote lenticolari. E' stata la più veloce crono mai corsa in un Giro. Distacchi galattici: Fignon a 2'24", Gisiger a 2'28", Freuler a 2'44". Sesto Baronchelli, ottavo Argentin. Per Francesco trionfo all'Arena di Verona con tifo calcistico. A Palù campane a festa. Il commento di Felice Gimondi: "Con lui il ciclismo ha voltato pagina". IL VINCITORE: "Solo adesso ho capito quanto sia duro vincere il Giro. La mia è sempre stata una corsa in salita, una sfida col tempo. LO SCONFITTO FIGNON è crollato al suolo dopo la crono. Le sue prime parole sono state per lui: "Grande Moser, è stato davvero il più forte." - UN'IMPRESA MUNDIAL: Moser  segnala, col suo trionfo, una realtà  che  ci  coinvolge. L'impresa  impossibile, la  vittoria di un Giro d'Italia, inutilmente  inseguita

Francesco Moser al Giro d'Italia 1980

per dieci volte, all'undicesima arriva, frutto di una cocciuta, tenace, italianissima volontà d'arrivare. Come il Campionato del Mondo di calcio, un paio d'anni fa in Spagna, anche la maglia rosa finale di Moser commuove ed esalta la gente in un festoso pomeriggio dell'imminente estate. I grandi del ciclismo osannano il campionissimo dopo la nuova, leggendaria impresa. Le parole di Gino Bartali:" Fignon non era superiore agli altri, Francsco si";  Alfredo Martini:"Con questa folla in Messico (record dell'ora) avrebbe raggiunto i 53"; Jacques Anquetil taglia corto: "Semplicemente fantastico....".

DOPO IL TRIONFO AL GIRO MOSER PUNTA AL MONDIALE

Chi avrebbe mai immaginato che si sarebbero create le condizioni di un nuovo "Moser day" dopo i festeggiamenti per l'epica impresa del record dell'ora a Citta del Messico? Francesco Moser ha voluto sorprendere tutti, ha strabiliato la sua gente, quei fedelissimi dei Moser-club, almeno trentamila persone organizzate in tutt'Italia. E mentre continuano ad arrivare centinaia di telegrammi, compreso quello di Carraro - presidente del CONI - Palù di Giovo, il paese nel quale Moser è nato e vive, si è inebriato di gioia. Ieri mattina, nel suo maxi-negozio alle porte di Trento, Moser si è concesso una pubblica riflessione a meno di 24 ore dal trionfo.
Francesco ha subito chiarito che il ritorno in rosa da Verona è stato per lui addirittura più entusiasmante di quello del Messico. Ora ha altri impegni: una settimana di circuiti dei quali farebbe volentieri a meno. Ma come si fa?
Quasi certamente non correrà la Coppa Bernocchi (campionato italiano) per puntare a quello a squadre. Alla domanda su cosa mancasse ancora a Moser in questo anno magico, risponde: "Manca il titolo mondiale. ma il tracciato del Montjuich è difficile: si tratterà di correre una specie di crono in classifica, è vietato perdere terreno. Ma mi piacerebbe molto" - Come ti sembra il Giro che hai appena vinto? - "Mi pare sia stato un bel Giro e la mia una vittoria meritata. Ho sofferto solo in occasione delle tappe brevi, ma non ho mai conosciuto una vera crisi. Anche ad Arabba, in definitiva, non ero proprio distrutto, visto quello che sono riuscito a fare nei giorni seguenti" - E dei tuoi avversari cosa dici? - "Fignon ha compiuto una grande impresa nella tappa dei cinque colli, non si discute. E' un ottimo corridore e potrà anche rivincere il Tour, Hinault permettendo... Visentini è andato bene fino a quello sfogo clamoroso, che non era diretto a me ma all'organizzazione. Ma la vera sorpresa è stato Argentin, che ha fatto grandi cose anche grazie a nuovi metodi di allenamento. Può essere il Moser del futuro, anche se dovete ricordarvi che di Moser ce n'è uno solo!".
Secondo Michele Ferrari, 30 anni, braccio destro del prof. Conconi e medico sociale della GIS - Tuc Lu, la squadra del vincitore del giro, il corridore trentino, adeguatamente preparato ed assistito, può sicuramente puntare a vincere il Tour de France 1985.
Francesco ha ancora margini di miglioramento notevoli e la fiducia si basa sul fatto che è un atleta straordinariamente resistente: il suo "motore" rende molto in condizioni estreme, come quelle che propone la corsa francese ed ha battuto Fignon, che il Tour l'ha vinto l'anno scorso. Moser fra un anno avrà 34 anni, ma è ancora un atleta pieno di energie...

 (Da "La Nazione" del 12 giugno 1984 - estratto da un art. di Gianni Marchesini)
LUGLIO 1985 - Bernard Hinault si aggiudica per la quinta volta il Tour de France
Bernard Hinault in azione durante la cronometro di Auphelle
"Nanard" diventa il più grande corridore francese di tutti i tempi
Il ciclista statunitense Greg Lemond, secondo in classifica generale (foto Bianchi)

(IL SECOLO XIX del 21 luglio 1985) - Oggi il Giro di Francia si conclude con la classica tappa che porterà i corridori ai Campi Elisi. Per Hinault si tratterà di una trionfale passerella e anche del quinto bersaglio in questa difficile corsa. A quota cinque, Bernard Hinault eguaglia il record di Jacques Anquetil e Eddy Merckx. Inoltre, in base ai risultati ottenuti nelle varie classiche e nelle altre corse a tappe, il bretone nella classifica generale del ciclismo sorpassa Anquetil e si piazza alle spalle di Merckx e del grande Fausto Coppi. Diventa così il più grande corridore francese di tutti i tempi.
Ieri ad Auphelle lo statunitense Greg Lemond aveva vinto la 21a tappa del Tour, una cronometro individuale sulla distanza di Km. 45,700, distanziando di cinque secondi proprio il compagno di squadra e maglia gialla Bernard Hinault. L'americano si è imposto alla rispettabile media oraria di oltre 43 orari, nonostante che il tracciato, disegnato su un saliscendi attorno al lago di Limousine, fosse estremamente nervoso.

Anquetil ha definito la prova la più difficile corsa contro il tempo istituita al Tour. Questa conometro ha scandito la scala dei valori attualmente esistenti in questa appassionante corsa a tappe. C'è stato il duello tra Hinault e Anderson, poi ancora la sfida fra i due irlandesi Roche e Kelly. Ma l'ha spuntata proprio Greg Lemond che, a cinque chilometri dall'arrivo di Auphelle accusava un ritardo di cinque secondi sulla maglia gialla. In effetti Hinault aveva fatto segnare il miglior tempo intermedio, ma ha leggermente ceduto nella fase finale, di fronte ad un dislivello di 10 chilometri. La classifica generale vede Hinault in maglia gialla, al secondo posto Lemond con un ritardo di 1'54", al terzo Stephen Roche a 4'29".
TOUR DE FRANCE DONNE - Si conclude oggi anche il Tour de France riservato alle donne. Saldamente al comando della classifica è l'italiana Maria Canins, che si avvia al trionfo parigino. L'Italia è in testa anche alla classifica per nazioni in quanto la Bonanomi è al quarto posto della generale e la Chiappa al quinto...

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