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INDICE
ARCHIVIO NEWS |
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Finestre fotografiche su Liguria e Toscana |
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GENOVA
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Il capoluogo
della Liguria
ha il centro storico più grande
d'Europa. Nel 2004 è stata la
"Capitale Europea della Cultura"... |
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EUROFLORA |
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In
primavera, ogni 5 anni,
alla Fiera di Genova va in scena
lo spettacolo dei fiori per eccellenza.
I giardini più belli del mondo... |
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VIA FRANCIGENA |
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Col Giubileo
del 2000 è stata
definitivamente rivalutata
la via di Sigerico, che i pellegrini
percorrevano a piedi fino a Roma,
in segno di pentimento... |
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PARCO
DEL MAGRA |
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A
Gennaio 2008 il Parco Naturale Regionale del Magra è il
territorio
eco-certificato più esteso d'Europa... |
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LA VAL DI MAGRA |
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Nobili, vescovi, mercanti e pellegrini
lungo l'asse della Via Francigena.
Culture differenti
per storia e tradizioni,
nei secoli, si sono sovrapposte
e hanno permeato il territorio con
i segni del loro passaggio... |
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LA VAL DI VARA |
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La "Valle
dei borghi rotondi"
è anche conosciuta come
la "Valle del biologico" per le sue
produzioni agricole ottenute con
metodi antichi e naturali.
Varese Ligure nel 1999 è stato il
1° comune ecologico d'Europa... |
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LA LUNIGIANA |
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La "Terra
della Luna", in
Italia,
ha la più alta concentrazione di
antichi castelli. Se ne contano
circa 160. Alcuni sono bellissimi e perfettamente
conservati...
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Close Up |
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Argomenti del
sito
in primo piano |
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SITE GALLERY
Galleria
fotografica per
visionare solo immagini,
anche extra argomenti trattati |
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Le Alpi Apuane
"Monumento
geologico"
unico al mondo |
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Ferrovia Aulla-Lucca
Il fascino dei
treni d'epoca
e delle locomotive a vapore |
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Ferrovia Pontremolese
Una linea di
vitale importanza
per La Spezia e la Lunigiana |
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Il Premio Bancarella
Sintesi di una
passione
per il libro che dura a
Pontremoli da oltre 5 secoli.
Storia di stampatori e librai.
Primati culturali della Lunigiana |
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Disfida degli arcieri
A Fivizzano la rievocazione di
una competizione avvenuta
nel 1572 e tramandata
da Frate Tommaso |
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La Festa del Libro
A Montereggio di Mulazzo
tutte le piazze e le strade
sono intitolate ad un editore... |
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Castelli in Lunigiana
In Italia, la
Lunigiana possiede
la più alta concentrazione
di antichi castelli... |
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Il Giro della Lunigiana
Corsa ciclistica
internazionale
per la categoria juniores |
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Infiorate a Brugnato
"Per tetto un
cielo di stelle e
per strada un tappeto di fiori..." |
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Orti di Pignone
Prodotti tipici
della terra dagli
agricoltori delle valli del
Pignone e del Casale |
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Pesca col rezzaglio
La foce del Magra
ambiente ideale per questo tipo di pesca, vera e propria arte e
attrattiva turistica
(Info, foto & video) |
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Frecce Tricolori
La Pattuglia
Acrobatica Nazionale:
gli "artisti del cielo" |
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Tall Ships
Navi scuola e
vele d'epoca
sulle acque del mare di Liguria |
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Il Tuning
L'arte delle 4
ruote.
Fotogallery con le più originali
auto presenti ai raduni |
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Contatti:
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INDICE GENERALE
CRONACA 01
02
03 04
05
06
SPORT GIRO
TOUR
CICLISMO (1)
ALTRI
FAUSTO
COPPI INTER
RIVISTE 01 02 |
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MAGGIO 1949
- Irresistibile volo di Fausto Coppi che stacca tutti nel Giro
della Romagna |
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Magni secondo - Bartali rinviene alla distanza e
finisce la corsa al quarto posto |
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La ventiseiesima edizione del Giro della
Romagna ha avuto tre distinte
conclusioni. Una media altissima, un
buon collaudo di giovani corridori ed un
finale travolgente del campionissimo
Fausto Coppi. La media oraria di oltre
38, su quasi trecento chilometri di
percorso, con due salite aspre e ripide
(specialmente l'ultima), è addirittura
spettacolare. Gli stessi corridori, dopo
l'arrivo, ne sono rimasti quasi
sbigottiti. Il collaudo dei giovani è
stato lusinghiero. E' evidente che le
loro forze non sono state sapientemente
sfruttate. Comunque Barducci, Seghezzi,
Bof e Pasotti hanno avuto modo di
dimostrare la loro buona stoffa. Coppi è
stato grande ed ha piegato tutti con
evidente superclasse. A metà del Trebbio
era ancora con Fiorenzo Magni, Fondelli,
Ronconi e Pasotti, ma poi ha detto loro
addio nel vero senso della parola. La
pedalata di Fausto era poderosa, facile
e incontrastata; e più si avvicinava la
meta e più aumentava l'andatura. E'
stato un |
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crescendo irresistibile, quale lo poteva
offrire solo un atleta di capacità
superiori ad ogni aspettativa. Fiorenzo
Magni, giunto secondo al traguardo, ha
condotto un finale di gara da buon
campione. Nonostante una foratura lungo
la discesa del Trebbio, ha ripreso i
suoi compagni verso Faenza, li ha
staccati e infine ha ripreso e superato
anche Ronconi poco prima di Russi.
Purtroppo per la vittoria finale non
c'era più niente da fare; il cronometro
dava un netto progresso a Coppi, via via
che passavano i chilometri, ma lui non
ha desistito, giungendo a Lugo in ottime
condizioni fisiche... Luciano Maggini ha
avuto un incidente di macchina quando
imperversava la lotta: ha saputo
riprendere magnificamente e risalire
posizioni su posizioni, fino a portarsi
col gruppetto di Bartali. Serse Coppi va
sensibilmente migliorando. La
rivelazione della giornata è stato il
toscano Fondelli: ha lasciato la ruota
di Coppi solo a quattro chilometri dalla
vetta del Trebbio, è transitato al
culmine con Magni e Bartali ed è stato
un vero peccato che nei pressi
dell'arrivo sia stato colto da crampi
della fame; voleva ritirarsi, ma ha
saputo reagire con ferrea volontà e ha
difeso a denti stretti la sua combattuta
gara, chiudendo al settimo posto... Gino
Bartali era transitato sul Trebbio con
Fondelli e Magni, a 2'5" di distacco da
Coppi, rinvenendo fortissimo. Nel
finale, insieme a Maggini, aveva
raggiunto il gruppetto alle spalle di
Magni e Ronconi (che si era poi staccato
da Magni per crampi allo stomaco), per
finire la corsa con un onorevole quarto
posto, a 10'30" dal vincitore... Brutta
la gara di Adolfo Leoni, che non sapeva
neppure lui spiegare come erano andate
le cose. Il bravo Adolfo non avrebbe
voluto continuare e solo le paterne
parole di Pavesi e l'aiuto efficace di
Nardini prima e Frosini poi, lo hanno
fatto desistere dal suo proposito di
ritiro. Ortelli, il campione d'Italia,
ha abbandonato a Forlì, in preda ai
crampi che non gli davano tregua... Vi
sono stati alcuni incidenti: il più
grave è quello di Introzzi, caduto in
seguito all'urto con una bambina che ha
improvvisamente attraversato la strada
nei pressi di Forlì. Trasportato
all'ospedale di Cesena, i medici ne
hanno disposto l'immediato ricovero con
prognosi riservatissima... |
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Da "Mattino Sport" del 9 maggio 1949 -
(sintesi da un art. di Francesco
Pestelli) - Ordine d'arrivo della gara:
1°) Fausto Coppi che compie i 296 Km del
percorso in 7 ore 45'52", alla media di
Km/h 38,029 - 2°) Fiorenzo Magni a 3'50"
- 3°) Ronconi a 6'07" - 4°) Bartali a
10'30" - 5°) Luciano Maggini - 6°) Serse
Coppi - Classifica del campionato
italiano dopo il Giro della Romagna: 1°)
Fausto Coppi con 18 punti - 2°) Fiorenzo
Magni (14) - 3°) Bartali, L.Maggini e
Leoni (11) - 6°) Tosi (5) - 7°) Casola
(4) - 8°) Conte (3) |
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In altra sezione le
fotografie di nomi illustri nella storia del
ciclismo |
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MAGGIO 1949
- Un'altra grande vittoria di Gino Bartali nel Giro della
Svizzera Romanda |
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Giornata nella pioggia e nel gelo - Il
fiorentino recupera 5' negli ultimi 29 Km |
Bartali stacca tutti e giunge solo e
acclamatissimo all'arrivo della
Sion-Porrentruy di 265 chilometri,
compiendo il percorso in 8 ore 12'19".
Gli altri italiani hanno terminato nelle
ultime posizioni, ma ancora in tempo
massimo, perchè il direttore della
corsa, visto il freddo eccezionale e il
maltempo, ha aumentato al 25% la
percentuale del tempo massimo. Dopo le
prime due giornate e tre tappe, Bartali
comanda la classifica generale davanti a
Kubler e Simonini.
Le notizie che giungono dalla Svizera
fanno piacere a tutti gli sportivi
italiani, specie nei riguardi
dell'imminente Giro d'Italia. Bartali
era giunto 15° alla Milano-Sanremo vinta
da Coppi e non aveva partecipato alle
corse della Settimana franco-belga. Al
Giro di Romagna poi, era arrivato 4°, ma
a più di 10 minuti dal primo (Coppi). E
le opinioni erano discordi: chi parlava
di un suo raffreddore, chi di un ritardo
di preparazione, chi addirittura
ipotizzava |
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un suo possibile declino. I successi che
Bartali ha ottenuto nelle prime tre
tappe al Giro della Svizzera Romanda
sono rassicuranti sull'anziano campione.
Si potrà dire che non ha trovato in
Svizzera grandi avversari; tuttavia
uomini come Fachleitner (6° alla
Sanremo), come l'arrampicatore Lazaridès
e via dicendo non danno l'impressione
dei <seconda serie>. Inoltre i
distacchi, il modo autorevole usato da
Bartali nei finali, il dominio su tutti
i concorrenti, non sono particolari da
campione in declino, ma piuttosto da
campione in crescendo di forma. Stando
così le cose, Bartali è ancora lì. Si
possono trarre i migliori auspici per il
successo nella maggiore gara ciclistica
italiana che tanto sta a cuore a tutti
gli sportivi: il Giro d'Italia. I grossi
pretendenti alla corsa saranno al meno
tre e poichè sono tutti di calibro
rispettabilissimo, l'attesa, in mancanza
di altri motivi di conversazione (per
esempio... del regolamento ancora
sconosciuto) resta riempito
dell'argomento migliore: quello della
fiducia. |
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Da "Tuttosport" del 14 maggio 1949 -
(estratto da un art. di Carlin) |
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GIUGNO 1950
- Trionfale giornata con due vittorie per Hugo Koblet nel Giro della Svizzera |
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Strenua difesa di Kubler - L'italiano Ronconi
quinto in classifica generale |
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Oggi la folla degli sportivi elvetici
può finalmente dormire tranquilla e
soddisfatta: Koblet, l'idolo sul quale
avevano riposto tante speranze per
l'andamento di questo Giro della
Svizzera, è stato pari alla fama che gli
ha procurato quello d'Italia; ed ha
confermato la sua grande classe. Non
solo egli è giunto primo nella prova
contro il cronometro nella prima metà
della tappa Ginevra-Losanna, ma ha anche
raddoppiato il successo nell'altra metà,
Losanna-Gstaadt - dopo aver scalato il
colle del Pillon - nonostante la grande
fatica della mattinata, nella quale ha
potuto battere il primato stabilito da
Coppi nel 1947. Infatti il detentore
della maglia rosa ha coperto i 61
chilometri che separano le due città del
Lemano alla media oraria di 45,266. Il
tortonese, tre anni fa, percorse lo
stesso tratto di strada alla media
oraria di 44,325. Ora i tifosi svizzeri
non si stancano di mettere in rilievo
che Fausto effettuò la prova in senso
inverso e di sottolineare che Losanna è
a 519 metri d'altezza |
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e Ginevra a 375;
quindi il nostro corridore potè
beneficiare del leggero
dislivello di 144 metri. Inoltre
stamane soffiava una leggera
<bisa> proveniente da nord e
pertanto Koblet aveva il vento
contrario. Anche questo è
esatto, ma non si può garantire
che durante la prova di Coppi si
levasse dal lago una leggera
brezza tale da favorirlo alle
spalle, così come oggi ha
ostacolato di fronte Koblet. Il
fatto di rilievo comunque è che
lo zurighese è di colpo
ritornato alla ribalta della
grande popolarità sportiva, che
l'inerzia delle precedenti tappe
aveva alquanto velata... I
nostri rappresentanti hanno ben
figurato, strappando minuti
preziosi con corse molto
regolari: al termine della
faticosa giornata, Ronconi è 5°
in classifica generale con un
ritardo da Goldschmidt (primo)
di 10'24", mentre Barozzi è
10°... L'altro grande campione
elvetico, Kubler, ha peggiorato
invece la sua posizione di
fronte a Koblet, perdendo nella
semitappa a cronometro un minuto
e un secondo. Anche il terzo e
grande favorito, il campione
francese Louison Bobet, nella
corsa contro il
tempo non ha
ben figurato, terminando a
ben 4'47" dallo svizzero. |
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Così il trio che nelle
precedenti tappe aveva marciato
quasi sempre di conserva ed era
classificato a pari merito, si
scaglionava nella classifica
generale. Male anche Weilenmann
la cui prova incolore lo fa
precipitare dal secondo al
settimo posto... |
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Da "Tuttosport" - edizione
Carlin - di mercoledì 28 giugno
1950 |
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AGOSTO 1950 - Il fiammingo Brik Schotte di nuovo Campione del
Mondo di ciclismo su strada |
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SUL CIRCUITO DI MOORSLEDE BRUTTA FIGURA
DEGLI ITALIANI: TUTTI RITIRATI! |
Dopo alcuni tentativi iniziali condotti
dagli svizzeri, arriva la prima fuga
seria della giornata: protagonisti
Schaer e Rolland che riescono ad
avvantaggiarsi di oltre quattro minuti -
Si ritira Bevilacqua e gli altri azzurri
cedono tranne Bartali e Leoni,
appartenenti a qual gruppo di venti
corridori che dopo 200 chilometri di
corsa si ricongiunge ai fuggiaschi -
Subito se ne vanno sette uomini tra cui
Schotte, Bobet, Kubler e Schulte -
Forzando l'andatura il belga si presenta
solo al traguardo - All'ultimo giro
anche Bartali abbandona.
Il rude fiammingo Brik Schotte è quindi
per la seconda volta maglia iridata:
Bartali e tutti gli azzurri si sono
ritirati, come pure Van Steenbergen e
Koblet. Due anni fa a Valkenburg, dopo
l'infausta giornata che tutti gli
sportivi ricordano, si disse che era
stata una vera "Fiaschenburg" per
gli azzurri. Ma almeno un quarto posto
lo si era ottenuto con Luciano Maggini,
che oggi non era in corsa perchè
lasciato al palo quale riserva,
naturalmente a |
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fin di bene. E nessuno dei nostri
corridori ha tagliato il traguardo...
Questa volta è stato un vero è proprio
disastro e si possono giustificare solo
Bevilacqua (ritiratosi per un guasto
meccanico in seguito ad una caduta)
oltre a Salimbeni e Martini che hanno
fatto appieno il loro dovere. Gli altri
hanno dato tutto quanto potevano: e di
più non potevano dare. Gli avversari
perciò sono stati più forti. E' questo
il punto cruciale: più forti, nettamente
più forti. E in simili condizioni i
nostri non potevano che essere battuti.
Bisogna anche dire che questo circuiti
di Moorslede, gabellato per facile, è
risultato invece severissimo e gran
selezionatore... Soltanto i belgi hanno
tenuto; quei belgi che, allenatisi sul
posto, ben preparati e praticissimi del
percorso, sapevano bene di che si
trattava... Neppure Bartali, ormai solo,
ha potuto (o voluto) portare a termine
la gara, perchè ogni volta che metteva
il naso alla finestra insieme a Leoni,
veniva sempre agguantato da quelli che
stavano alla sua ruota e non ha potuto
colmare quei piccoli 30" che lo
dividevano dai 7 fuggiaschi in testa
alla corsa. Così la demoralizzazione ha
preso il sopravvento...
In tutte le corse bisogna arrivare, in
tutte le corse bisogna accettare la
sconfitta e dare le soddisfazioni ai
migliori d'aver vinto. Ci siamo ritirati
al Tour: ma quello è stato un caso di
ritiro per forza maggiore.
C'era una dignità ed una ragione in quel
ritiro. In questo non vi è dignità
nè ragione; e serve a menomare la
dignità e la ragione del ritiro dal
Tour. Questo è solo orgoglio ferito od
economia di di professionisti o
confessione grottesca di non saper
nemmeno perdere: sia come si vuole, una
meschina figura, se nemmeno un italiano
è arrivato, se tutti quanti si sono
ritirati. O che si vuole? Che le
ritirate italiane diventino proverbiali? |
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Da "Tuttosport" del 21 agosto 1950
(sintesi dagli artt. di Ruggero Radice e
Carlin) |
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BRIK SCHOTTE ERA "L'UOMO DI
SETTEMBRE" |
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Ogni anno, di questi tempi, e cioè alla
vigilia dei campionati del mondo su
strada, corrono sulle bocche di tutti i
nomi dei favoriti. Se qualcuno facesse
una statistica, potrebbe stabilire che
sei o sette sono i favoriti: Koblet,
Bobet e Van Steenbergen
fra gli stranieri; Coppi,
Bartali e Magni - secondo i
punti di vista o le preferenze - fra gli
italiani. Ogni anno sfugge un nome:
Schotte.
Questa dimenticanza non è affatto
sgradita all'interessato, il quale anzi
fa di tutto per cadere nel
dimenticatoio. Ma mentre le opinioni
dormono lui lavora: Brik lavora in
crescendo e senza clamore. Si direbbe
che si nasconde e poi, all'ultimo
momento, salta fuori. Facciamo un
riassunto di queste dimenticanze degli
sportivi: due titoli mondiali nel 1948 e
1950, un quarto posto nel 1949.
Bisognerà ricordarsi di questo
fiammingo, non fosse altro che per
scaramanzia e perchè non venga proprio
qui in Italia a "papparsi" la terza
maglia. Ricordiamoci dunque che Schotte
è "l'uomo di settembre": puntuale come
una cambiale in scadenza, egli si
presenta a questa gara di trecento
chilometri - di solito tiratissimi - e
regge a tutti i tentativi, insegue, si
spreme, finchè piazza il suo colpo...
Questo detentore del titolo ha 32 anni,
non parla mai, ma cammina tuttora
fortissimo. E' da porre ancora una
voltra, senza esitazione, tra i
favoriti. Ieri mattina ha fatto 140 Km
insieme con Anthonis e Van
Kerkhove; poi è tornato all'albergo,
si è concesso un bagno, quindi ha fatto
fuori una bistecca gigante. Nel
pomeriggio, mentre uscivano De Rijcke
e De Feyter, il terzetto
mattutino non si riposava ma tornava sul
percorso, compiva tre giri e sconfinava
nel Varesotto. Come già detto Brik è
uomo di poche parole; tuttavia si è
dichiarato soddisfatto delle sue
condizioni fisiche e ha pronunciato solo
due nomi - Van Steenbergen e Bartali
- come suoi favoriti. |
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Da "Stadio" di venerdì 31 agosto 1951
- (Varese - in attesa del mondiale di
ciclismo su strada - vinto poi da Kubler) |
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OTTOBRE 1950
- Alfredo Martini primo nel Giro del Piemonte. Pagliazzi battuto in volata |
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Tutti in fuga. Da Cuneo a Torino il Giro
non ha mai avuto un momento di respiro |
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Anche Coppi e Bobet si
sono prodotti in un assolo dopo Montà,
ma solo Martini e Pagliazzi riuscivano a
giungere soli al Motovelodromo dopo 30
km di corsa scatenata... Col vincitore
si sono distinti Astrua, Magni,
Bevilacqua, Pasotti,
Alfo Ferrari
e
Petrucci... Alfredo Martini e non
gia uno dei numerosi "big" scesi in
gara, ha vinto il 40° velocissimo Giro
del Piemonte battendo in volata il
piccolo e tarchiato Pagliazzi... E'
stata una corsa vertiginosa, tutta piena
di fughe e condotta a più di 41
all'ora... Forse, nelle retrovie, Coppi
era preoccupato di chieder troppo alla
sua forma per portare in prima linea
Bobet (bisogna capirlo): gli altri non
tiravano il fiato da cinque ore e forse
non avevano neppure potuto mangiare.
Certamente Martini, in gran forma - come
non lo è da mesi - non si dava pensiero
dei crucci degli staccati
e Pagliazzi, combattivo per
natura, non si voltava
nemmeno. Fatto è che i
due, |
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pedalando meravigliosamente, come se
fossero in partenza e non all'arrivo, se ne sono
andati via e Martini ha colto un importante
successo dopo aver perso, per un'inezia, la
Coppa Bernocchi...
Nella classifica finale, al 3° posto, Loretto
Petrucci (Legnano) - 5° Fausto Coppi
(Bianchi) - 11° Fiorenzo Magni". -
(Da
"Tuttosport" del 16 ottobre 1950) |
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SETTEMBRE 1951 -
A Varese lo svizzero Ferdy Kubler diventa Campione del Mondo di
ciclismo |
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Il capolavoro dello svizzero non umilia
i nostri atleti - All'indomito Fiorenzo
Magni la piazza d'onore |
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(TUTTOSPORT del 3 settembre 1951) -
"Conclusi i Campionati Mondiali di
ciclismo. Irresistibile guizzo finale di
Ferdy Kubler su due indomiti azzurri:
Fiorenzo Magni (2°) e Bevilacqua (3°).
Il pubblico ha molto sportivamente
applaudito con calore la netta vittoria
in volata del grande campione svizzero.
E' un titolo - questo di Campione del
Mondo - che premia degnamente la
splendida carriera di un asso al suo
trentaduesimo anno di età: è un punto
esclamativo di diamante in un libro
d'oro. Il popolare Ferdy, adorato in
Svizzera, è amato dalle folle di
tutt'Europa. Un corridore leale e
generoso, un corridore audace e
intelligente, possente e veloce, capace
di ogni tipo di vittoria. Il vincitore
della Freccia Vallone è anche il
vincitore di un Tour de France.
Attaccato nella sua fama dall'astro
nascente, Koblet, egli ha ancora saputo
batterlo quest'anno al Giro della
Svizzera... La Svizzera può andare
veramente orgogliose di questo suo
rappresentante... Kubler è raggiante.
Sceso di bicicletta, viene subito
attorniato dal presidente della
Federazione Svizzera, signor Senn, da
Enrico Ghelfi della "Frejus", la marca
di biciclette per la quale Ferdy |
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ha vinto il Campionato del Mondo, da
Villa, dal sempre entusiasta Arnoldo
Pacifici. Poi viene accompagnato alla
tribuna d'onore dove riceve la maglia
iridata da monsieur Joinard e può
raccontare ai microfoni di diverse radio
la sua gioia. L'altoparlante trasmette
l'inno svizzero e quando il grosso del
plotone comprendente Bobet, Van
Steenbergen, De Santi, Pasotti e gli
altri è ormai arrivato Kubler se ne va
dopo aver compiuto un giro d'onore sul
rettilineo d'arrivo.
UNA FOLLA IMPONENTE SUL CIRCUITO
DELLE "TRE VALLI VARESINE"
- Di sicuro il varesotto non ha mai
visto tanto movimento e tanta folla.
Tutta la notte è durato il traffico
lungo le strade che portano al circuito
delle "Tre Valli". Nonostante la pioggia
che, verso le 11 di ieri sera, è
cominciata a cadere, automobili,
motociclette, motoscooter si sono
succeduti incessantemente. Numerosi
rappresentanti della stampa estera hanno
tenuto a dichiarare di non aver mai
visto nulla di simile. Un annuncio
diramato dall'altoparlante durante il
primo giro dei professionisti ha parlato
di 400.000 spettatori. Un primato
assoluto per un campionato ciclistico,
un primato probabilmente anche
d'incasso, giacché i prezzi per accedere
al circuito non erano certo bassi.
MANCATO IL TITOLO PIU' AMBITO, MA LA
SQUADRA ITALIANA SI E' BEN COMPORTATA
FIORENZO MAGNI
ha
portato a termine una rincorsa
incredibile, compiendo una rara prodezza
sportiva. Raggiungere da solo 9
corridori che avevano circa 5 minuti di
vantaggio è impresa che
solo un campione di classe
superiore può permettersi. Una tale
prova va |
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considerata, di per sé, sufficiente per
considerare il battuto degno del
vincitore... Fiorenzo era andato a nanna
prestissimo facendo delle previsioni
scherzose sulla gara:
"Più dormi e più pigli pesci poi...
Kubler sono due mesi che... dormicchia,
vedrai se sbaglio... Specie in volata
sarà difficile batterlo, anche per
Bevilacqua. L'ultima salita del
cavalcavia a 300 metri dallo striscione
d'arrivo è un brutto handicap per un
tipo come "Toni". La volata Toni deve
attaccarla da lontano, lunghissima. E
nel mio caso vale presso a poco lo
stessa cosa... se non peggiore, anche se
la distanza poi la tengo meglio di Toni
e di Kubler".
ANTONIO BEVILACQUA
ha compiuto una grande corsa, restando
sempre in testa. Il suo merito non è
inferiore a quello del vincitore Kubler,
salvo che nel guizzo finale. L'averlo
messo in squadra all'ultimo momento è
stata saggia decisione, benchè sarebbe
stata saggissima quella di immetterlo
sin dal principio, evitandogli disturbi
di preparazione e un turbamento psichico
prolungato. Bevilacqua - specie col
malanno capitato poi a Coppi - non ha
certo indebolito la squadra e non ha
deluso le aspettative del nostro
Commissario Tecnico e le speranze che il
pubblico riponeva in lui.
GINO BARTALI,
il vecchio leone, è stato commovente e
sbalorditivo. Ha tentato più volte di
andarsene sulle salitelle, ma era Koblet
a fargli la guardia, a raggiungerlo e a
non coadiuvarlo nel tentativo ne, del
resto in caso contrario, Bartali avrebbe
coadiuvato lui... Quando nel finale ha
potuto liberarsi del suo più terribile
guardiano è quasi riuscito nel prodigio
di raggiungere, in meno di un giro, otto
uomini che si apprestavano alla volata.
Bartali arrivava a ruota libera, ma con
appena un minuto e cinque secondi di
ritardo dal primo. Nell'ultimo giro
aveva dunque riguadagnato circa tre
minuti al gruppo di testa. Un
meraviglioso finale: peccato che non
abbia potuto iniziarlo mezzo giro prima.
Il fiorentino, all'arrivo, con la sua
solita verve aveva scherzato
sull'episodio:
"Avete letto quel cartello sulla
salita di Bedero? C'era scritto - Gino,
la vita comincia a quarant'anni! -
Pensai di averne quasi tre di tempo
ancora e così dimenticai di tagliare la
corda un momento prima. E poi c'era
Koblet che non mi mollava un attimo.
Quando mi lasceranno stare questi
giovani campioni?"...
Non poteva fare di più e il pubblico gli
ha giustamente tributato una grande
ovazione. |
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I Campionati del Mondo sono finiti. non
abbiamo alcun motivo di essere
malcontenti: quattro titoli su sette
sono rimasti in Italia e nelle prove in
cui gli azzurri sono stati battuti essi
hanno più che onorevolmente figurato.
Per il ciclismo italiano non c'è che
motivo di conforto e fierezza". |
ORDINE D'ARRIVO DEL CAMPIONATO DEL
MONDO 1951:
1°) Ferdy Kubler (Svizzera) che compie
il percorso di Km. 295,200 in 8 ore
28'28", alla media di Km/h 34,802 - 2°) Fiorenzo Magni (Italia) - 3°
Antonio Bevilacqua (Italia) - 4°) De
Feyter (Belgio) - 5°) Woorting (Olanda)
- 6°) Schwarzer (Germania) - 7°)
Wagtimans (Olanda) - 8°) Giuseppe
Minardi (Italia) - 9°) Gino
Bartali (Italia) a 1'5" - 10°)
Dekkers (Olanda) a 1'35"
*** In altra pagina Ferdy Kubler al Tour
de France |
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MONDIALI DI CICLISMO 1951 - Il parmense Gianni
Ghidini maglia iridata nella categoria
dilettanti |
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QUARTO CAMPIONE DEL MONDO PER L'ITALIA
IN QUESTE GIORNATE DI TRIONFO |
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Venti uomini in gruppo: il parmense
precede in volata l'altro azzurro
Benedetti, l'olandese Plantaz e lo
svizzero Pianezzi, al termine di una
corsa che è stata quasi sempre dominata
dai corridori italiani - Una
spettacolosa fuga del toscano Nencini è
stata neutralizzata a quattro chilometri
dal traguardo - E quattro! Il quarto
italiano che ha conquistato la maglia di
campione del mondo, in queste giornate
che per noi sono un vero trionfo, è il
parmense Gianni Ghidini. Il toscano Rino
Benedetti ha completato il successo
classificandosi secondo a pochi
centimetri dal vincitore e un suo
conterraneo, Gastone Nencini, è stato
protagonista di eccezionale rilievo
della competizione. Il romano Ciancola,
a sua volta, ha costituito una pedina
importantissima del gioco mirabilmente
riuscito alla nostra squadra. Trionfo
quindi su tutta la linea ed è
comprensibile la commozione che ha preso
Giovanni Proietti, il Commissario
tecnico che da mesi ormai vive a fianco
di questi |
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ragazzi, che ha sofferto con loro, che è
stato criticato, ma che infine ha potuto
far quadrare un bilancio veramente
stupendo. Perchè i ragazzi di Proietti
non soltanto hanno vinto, ma hanno
dominato per tutta la corsa... Il neo
campione del mondo Gianni Ghidini è nato
a Golese, in provincia di Parma, il 21
maggio 1930. Corre per i colori
dell'Unione Sportiva Italia di Parma
dall'inizio della sua carriera. Anche
questa valorosa Società quindi -
presieduta dall'avvocato Vincenzo
Bianchi che in Ghidini ha sempre avuto
enorme fiducia - può andare ben fiera
del successo odierno. Ghidini è alto
1,71 e pesa 70 chilogrammi. Faceva il
meccanico in un'officina prima di
dedicarsi esclusivamente alle corse; è
al suo quinto anno di attività ed ha già
ottenuto 26 vittorie. Si scoprì un
probabile corridore percorrendo
quotidianamente in bicicletta, per
ragioni di lavoro, i 7 chilometri che
separano Golese da Parma. E' un atleta
fresco, generoso, che ama le azioni
d'attacco ed emerge soprattutto in
volata e in salita.
BINDA ANNUNCIA LE SUE DIMISSIONI
- Durante il mondiale Alfredo Binda
confida ad alcuni giornalisti la sua
volontà di dimettersi da CT della
squadra azzurra. Questo perchè ha
ricevuto quasi un'imposizione popolare
per far correre Bevilacqua al posto di
Pasotti. L'UVI se ne è lavata le mani e
lui, venuto a conoscenza che se
Bevilacqua non avesse corso ci sarebbe
stata gente decisa a mettere a soqquadro
la corsa, ha dovuto cedere. Riferiva
però anche prontamente che non intendeva
rassegnarsi a fare quello che vogliono
gli altri e pertanto aveva deciso di
lasciare il suo incarico. L'UVI, per
bocca del vicepresidente Umberto Bina,
ha fatto quindi sapere che non intende
accettare le dimissioni di Binda...
Vedremo chi si stancherà prima!
FAUSTO COPPI NON CORRERA' LA GARA
PROFESSIONISTI
- Fausto Coppi non sarà in gara domani a
Varese perchè i sanitari hanno
dichiarato che è a letto con 39° di
febbre, evitando comunque di
pronunciarsi con precisione sulla sua
malattia. |
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Da "Stadio" del 2 settembre 1951 -
(sintesi dagli artt. di Dante Ronchi e
Luigi Chierici) |
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LUGLIO 1969
- Nell'anno della Luna, Eddy Merckx il "cannibale" stravince il
Tour de France |
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Un divario davvero "spaziale" tra sé e
gli altri |
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(IL MESSAGGERO dello SPORT del 21
luglio 1969)
Parigi ha decretato il trionfo al
campionissimo belga - EDDY MERCKX HA
VINTO TUTTO - Dopo il successo di
Spruyt, un corridore della sua squadra,
nella prima frazione di ieri, la "maglia
gialla" ha onorato il pronostico,
stravincendo anche l'ultima semitappa a
cronometro - Il suo "Tour" è stato un
viaggio di Gulliver nel paese dei
lillipuziani: oltre alla classifica
generale, ha riportato quelle a punti e
a squadre, il "Premio della Montagna" e
la combinata. |
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La partecipazione degli italiani alla "Grande
Boucle" è stata complessivamente grigia: il
meglio piazzato, Felice Gimondi, è finito
4° in classifica generale ad un ritardo di quasi
mezz'ora dal vincitore... *** Non a caso il
trionfo di Eddy Merckx nel Giro di Francia
coincide con lo sbarco dell'uomo sulla Luna.
Sono fatti dell'era moderna, eccezionali come i
loro protagonisti, vere perfette possenti
macchine umane guidate dalla luce
dell'intelligenza - Il vincitore nel momento del
trionfo: "Io adoro la bicicletta, il mestiere
e l'ambiente"- Gimondi: "Mi hanno
applaudito... Bel pubblico!".
(IL TEMPO del 21 luglio 1969)
- Accoglienze clamorose a Parigi per la storica
impresa del campione belga - ANCHE MERCKX E'
SULLA LUNA - Il mattatore belga ha posto un
divario, davvero spaziale, tra se e gli altri:
ha trionfato aggiudicandosi il primato anche
nelle varie classifiche speciali e lasciando al
connazionale Leman quello dei "Traguardi
Volanti". Nonostante una caduta, Eddy ha
sgominato il campo nella frazione conclusiva a
cronometro - Ad un altro belga, Spruyt, la prima
semitappa di Creteil - Eddy Merckx, il dittatore
su due ruote, ha aperto una nuova era del
ciclismo...
CLASSIFICA GENERALE FINALE:
1°) Eddy Merckx (Bel) in 116 ore 16' 01"
- 2°) Pingeon (Fr) a 17'54" - 3) Poulidor (Fr) a
22'13" - 4° Gimondi (It) a 29'24". |
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SETTEMBRE 1973 - Al "Montjuich" Felice
Gimondi è campione mondiale di ciclismo su
strada |
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Con la maglia di Coppi, il mondiale più
bello davanti a Maertens, Ocaña e Merckx |
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2 settembre 1973 - Sul traguardo del
circuito del Montjuich sta per concludersi
la prova iridata. A poco meno di novanta
chilometri dall'epilogo, Merckx ha
sganciato una pattuglia di sette uomini.
Sono con lui
Maertens, Gimondi, Ocaña,
Battaglin,
Perurena, e Zoetemelk. Agli
scatti di Eddy cedono prima Battaglin
(crampi), poi Perurena e Zoetemelk. Quando
il quartetto superstite è annunciato
all'ultimo chilometro, Felice Gimondi è nella morsa
del belga. Ci si chiede se riuscirà almeno a
conquistare la medaglia d'argento. Dai
duecentocinquanta metri Maertens conduce, in
progressione, la volata a Merckx alla cui
ruota c'è Gimondi. Ai cento metri Felice
sbuca all'esterno, lotta gomito a gomito con
Merckx, poi con Maertens. Irrompono
quasi in contemporanea sul
traguardo. Chi ha vinto? C'è un
attimo d'incertezza... Poi esplode
l'entusiasmo. E' il quarto titolo
iridato dopo quello di
Coppi nel 1953.
Il ciclismo è
sport affascinante, di notevole presa |
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passionale,
proprio per la sua
imprevedibilità. Non sempre
vince il favorito. Come appunto
nel caso di Felice Gimondi e
anche di
Ercole Baldini (Reims
-1958), di
Vittorio Adorni
(Imola - 1968), di Marino
Basso
(Gap - 1972), le cui maglie
iridate furono conquistate
attraverso vicende
appassionanti, emozionanti,
perfino inattendibili. Quattro
mondiali "illogici" dopo quello
"logico" di Coppi nel 1953. |
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Da "Stadio - trent'anni di
sport" - supplemento alla
testata del 16 novembre 1975
(estratto da un art. di Ermanno
Mioli) |
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GIUGNO 1984 - Con una crono fantastica, Francesco
Moser vince a Verona 67° Giro d'Italia |
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L'asso trentino batte Fignon di 2'24" e
chiude in maglia rosa nell'ultima fatica |
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(STADIO/CORRIERE DELLO SPORT 11
giugno 1984) - "MOSER LEGGENDA! -
Il campione di Palù di Giovo ha deciso
dopo un test in mattinata di usare
le ruote lenticolari. E' stata la più
veloce crono mai corsa in un Giro.
Distacchi galattici: Fignon a 2'24",
Gisiger a 2'28", Freuler a 2'44". Sesto
Baronchelli, ottavo Argentin. Per
Francesco trionfo all'Arena di Verona
con tifo calcistico. A Palù campane a
festa. Il commento di Felice Gimondi:
"Con lui il ciclismo ha voltato pagina".
IL VINCITORE: "Solo adesso ho capito
quanto sia duro vincere il Giro. La mia
è sempre stata una corsa in salita, una
sfida col tempo.
LO SCONFITTO FIGNON
è crollato al suolo dopo la crono. Le
sue prime parole sono state per lui:
"Grande Moser, è stato davvero il più
forte." - UN'IMPRESA MUNDIAL: Moser
segnala, col suo trionfo, una realtà
che ci coinvolge. L'impresa
impossibile, la vittoria di un
Giro d'Italia, inutilmente inseguita |
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per dieci volte, all'undicesima
arriva, frutto di una cocciuta, tenace,
italianissima volontà d'arrivare. Come il
Campionato del Mondo di calcio, un paio d'anni
fa in Spagna, anche la maglia rosa finale di
Moser commuove ed esalta la gente in un festoso
pomeriggio dell'imminente estate. I grandi del
ciclismo osannano il campionissimo dopo la
nuova, leggendaria impresa. Le parole di Gino
Bartali:" Fignon non era superiore agli altri,
Francsco si"; Alfredo Martini:"Con questa
folla in Messico (record dell'ora) avrebbe
raggiunto i 53"; Jacques Anquetil taglia corto:
"Semplicemente fantastico....". |
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DOPO IL TRIONFO AL
GIRO MOSER PUNTA AL MONDIALE |
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Chi
avrebbe mai immaginato che si sarebbero create
le condizioni di un nuovo "Moser day" dopo i
festeggiamenti per l'epica impresa del record
dell'ora a Citta del Messico? Francesco Moser ha
voluto sorprendere tutti, ha strabiliato la sua
gente, quei fedelissimi dei Moser-club, almeno
trentamila persone organizzate in tutt'Italia. E
mentre continuano ad arrivare centinaia di
telegrammi, compreso quello di Carraro -
presidente del CONI - Palù di Giovo, il
paese nel quale Moser è nato e vive, si è
inebriato di gioia. Ieri mattina, nel suo
maxi-negozio alle porte di Trento, Moser si è
concesso una pubblica riflessione a meno di 24
ore dal trionfo.
Francesco ha subito chiarito che il ritorno in
rosa da Verona è stato per lui addirittura più
entusiasmante di quello del Messico. Ora ha
altri impegni: una settimana di circuiti dei
quali farebbe volentieri a meno. Ma come si fa?
Quasi certamente non correrà la Coppa
Bernocchi (campionato italiano) per puntare
a quello a squadre. Alla domanda su cosa
mancasse ancora a Moser in questo anno magico,
risponde: "Manca il titolo mondiale. ma il
tracciato del Montjuich è difficile: si tratterà
di correre una specie di crono in classifica, è
vietato perdere terreno. Ma mi piacerebbe molto"
- Come ti sembra il Giro che hai appena vinto? -
"Mi pare sia stato un bel Giro e la mia una
vittoria meritata. Ho sofferto solo in occasione
delle tappe brevi, ma non ho mai conosciuto una
vera crisi. Anche ad Arabba, in definitiva, non
ero proprio distrutto, visto quello che sono
riuscito a fare nei giorni seguenti" - E dei
tuoi avversari cosa dici? - "Fignon ha
compiuto una grande impresa nella tappa dei
cinque colli, non si discute. E' un ottimo
corridore e potrà anche rivincere il Tour,
Hinault permettendo... Visentini è
andato bene fino a quello sfogo clamoroso, che
non era diretto a me ma all'organizzazione. Ma
la vera sorpresa è stato Argentin, che ha
fatto grandi cose anche grazie a nuovi metodi di
allenamento. Può essere il Moser del futuro,
anche se dovete ricordarvi che di Moser ce n'è
uno solo!".
Secondo Michele Ferrari, 30 anni,
braccio destro del prof. Conconi e medico
sociale della GIS - Tuc Lu, la squadra
del vincitore del giro, il corridore trentino,
adeguatamente preparato ed assistito, può
sicuramente puntare a vincere il Tour de
France 1985.
Francesco ha ancora margini di miglioramento
notevoli e la fiducia si basa sul fatto che è un
atleta straordinariamente resistente: il suo
"motore" rende molto in condizioni estreme, come
quelle che propone la corsa francese ed ha
battuto Fignon, che il Tour l'ha vinto l'anno
scorso. Moser fra un anno avrà 34 anni, ma è
ancora un atleta pieno di energie... |
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(Da
"La Nazione" del 12 giugno 1984 - estratto da un
art. di Gianni Marchesini) |
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LUGLIO 1985 -
Bernard Hinault si aggiudica per la quinta volta il Tour de France |
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"Nanard"
diventa il più grande
corridore francese di tutti i tempi |
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(IL SECOLO XIX
del 21 luglio 1985) - Oggi il Giro di Francia si
conclude con la classica tappa che porterà i
corridori ai Campi Elisi. Per Hinault si
tratterà di una trionfale passerella e anche del
quinto bersaglio in questa difficile corsa. A
quota cinque, Bernard Hinault eguaglia il record
di Jacques Anquetil e Eddy Merckx. Inoltre, in
base ai risultati ottenuti nelle varie classiche
e nelle altre corse a tappe, il bretone nella
classifica generale del ciclismo sorpassa
Anquetil e si piazza alle spalle di Merckx e del
grande Fausto Coppi. Diventa così il più grande
corridore francese di tutti i tempi.
Ieri ad Auphelle lo statunitense Greg Lemond
aveva vinto la 21a tappa del Tour, una
cronometro individuale sulla distanza di Km.
45,700, distanziando di cinque secondi proprio
il compagno di squadra e maglia gialla Bernard
Hinault. L'americano si è imposto alla
rispettabile media oraria di oltre 43 orari,
nonostante che il tracciato, disegnato su un
saliscendi attorno al lago di Limousine, fosse
estremamente nervoso. |
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Anquetil ha
definito la prova la più difficile corsa contro
il tempo istituita al Tour. Questa
conometro ha scandito la scala dei valori
attualmente esistenti in questa appassionante
corsa a tappe. C'è stato il duello tra Hinault e
Anderson, poi ancora la sfida fra i due
irlandesi Roche e Kelly. Ma l'ha spuntata
proprio Greg Lemond che, a cinque chilometri
dall'arrivo di Auphelle accusava un ritardo di
cinque secondi sulla maglia gialla. In effetti
Hinault aveva fatto segnare il miglior tempo
intermedio, ma ha leggermente ceduto nella fase
finale, di fronte ad un dislivello di 10
chilometri. La classifica generale vede Hinault
in maglia gialla, al secondo posto Lemond con un
ritardo di 1'54", al terzo Stephen Roche a
4'29".
TOUR DE FRANCE DONNE
- Si conclude oggi anche il Tour de France
riservato alle donne. Saldamente al comando
della classifica è l'italiana Maria Canins, che
si avvia al trionfo parigino. L'Italia è in
testa anche alla classifica per nazioni in
quanto la Bonanomi è al quarto posto della
generale e la Chiappa al quinto... |
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INDICE GENERALE
CRONACA 01
02
03 04
05
06
SPORT GIRO
TOUR
CICLISMO (1)
ALTRI
FAUSTO
COPPI INTER
RIVISTE 01 02 |
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