La via dello "struscio" e delle "vasche" è al primo posto nel
cuore dei genovesi.
Origina dall'unione della Strada Felice col Vico del
Vento, così chiamato per la tramontana che vi si incanalava
da Piazza San Domenico, l'attuale Piazza De Ferrari. Tale unione
diede vita alla Via Giulia che aveva una superficie complessiva
di 2178 metri quadrati. Il nome derivava dal patrizio Giulio
della Torre che, nel 1628, presentò un progetto per renderla
carrozzabile e consentire ai nobili del tempo di raggiungere le
loro residenze estive in Albaro, Marassi, Terralba, Sturla e
Quarto con più facilità.
I lavori cominciarono nel 1642 e comportarono l'abbattimento
di numerosi edifici. I proprietari delle demolende botteghe di
panissaroti, farinatari et venditori di torte (i più
contrari alle modifiche) ricevettero una buonuscita per il
risarcimento del danno patito.
La Via Giulia dai quattro Canti di Portoria saliva per
quasi tutto il suo percorso, per sorpassare la catena collinosa
che univa il colle di Piccapietra a quello di Morcento e
ridiscendere, per un breve tratto nei pressi di San Domenico,
fino all'angolo del palazzo dell'Accademia. A fianco del palazzo
dell'Accademia, la Via Giulia era attraversata da un arco
di grande altezza che sorreggeva la conduttura dell'Acquedotto
Civico, che portava l'acqua a Sarzano ed a Castello.
Dal lato della Chiesa di Santo Stefano (dove trovavasi la
famosa Porta dell'Olivella che immetteva all'Acquasola) ed in
direzione della Crosa delle Brignoline (anticamente detta Crosa
Larga - dal 1856 prese il nome di Via Galata), passati i quattro
Canti di Portoria, entrava sotto le Porte degli Archi, oggi
sostituite dal Ponte Monumentale. Dopo le Porte degli Archi la
strada era chiamata Via della Consolazione fino a Porta Pila,
posta dove sbocca l'attuale Via XX Settembre.
Nel '700 fu richiesto un ulteriore allargamento. Le opere di
ampliamento, approvate dal Governo nel 1717, furono completate
nel 1755 a causa delle numerosissime liti dei cittadini
interessati dal provvedimento.
Nell'800 il traffico veicolare aumentò a tal punto che la Via
Giulia era di nuovo insufficiente. Il Re Sabaudo nel 1840 firmò
un nuovo decreto di allargamento che però rimase inapplicato
fino al 1897, sempre a causa dei reclami dei proprietari di
edifici e terreni espropriati.
In epoca moderna, negli anni a cavallo tra l'ottocento ed il
novecento, Genova "cambiò d'abito". Si instaurò cioè un processo
di rivoluzione urbanistica che coinvolse molte strade cittadine,
tra le quali via XX Settembre, che, in breve tempo divenne per i
genovesi motivo d'orgoglio campanilistico. Una guida turistica
di Genova datata 1902 così recitava: "...nessun'altra
città italiana può vantare una via così spaziosa ed
aristocratica..".
A causa dei nuovi lavori, che la resero così come è visibile
attualmente, furono ulteriormente espropriati circa 600 esercizi
commerciali e 400 tra appartamenti, fondi e cantine. La
valutazione globale del costo dell'opera ammonta a circa 500
milioni degli attuali Euro. Per gli inizi del novecento era una
cifra faraonica, e ciò testimonia l'amore dei genovesi per la
propria città e pone in evidenza il patrimonio di inestimabile
valore che la strada racchiude. Un consorzio di ditte si sta
occupando oggi del suo recupero architettonico. Due guerre
mondiali, lavori senza piani urbanistici adeguati, l'azione
dello smog causato dall'intenso traffico veicolare hanno
lasciato il segno soprattutto su portici e facciate. A giugno,
nel pieno delle celebrazioni di Genova 2004 Capitale Europea
della Cultura, via XX Settembre celebrerà il centenario della
sua realizzazione in tutto il suo rinnovato splendore.
Centri d'interesse principali: Il Ponte Monumentale
(nella foto), utilizzato dal 1949 come sacrario dei caduti nella
guerra di liberazione; la chiesa di Santo Stefano; la
chiesa di nostra Signora della Consolazione, edificata tra
il 1681 ed il 1706 da Simone Cantone, mentre la facciata (1864)
è opera di Carlo Biale. |